Crea sito

Autore Topic: Sinfonia Ipertrofica - Cap. 1  (Letto 1141 volte)

Offline Destino_Infinito

  • Beginner
  • Post: 5
    • Mostra profilo
Sinfonia Ipertrofica - Cap. 1
« il: 30 Settembre 2016, 17:53:13 »
SINFONIA IPERTROFICA
di Destino Infinito

Capitolo 1

Nella grande sala risuonavano le note immortali, l’aria era impregnata della maestosa bellezza della voce di Maria Callas. Nella penombra, gocce di sudore imperlavano la fronte di Aurora, mentre con un respiro affannoso lasciava cadere il bilanciere a terra: le pareti dell'enorme sala da concerto vibrarono. Era sfinita per l'enorme sforzo,quel deadlift l'aveva provata: dopotutto, non é da tutti sollevare 850 chilogrammi per venti ripetizioni. Avida di aria, Aurora si appoggiò sulle ginocchia, poteva sentire il sangue pompare in mille direzioni diverse mentre i muscoli delle cosce, potenti e flessibili, sembravano incandescenti. Mentre dalle casse dello stereo la Callas si esibiva in 'Habanera', una scintilla di piacere selvaggio serpeggiava nell'anima della giovane: era quella la condizione che preferiva. Da quella posizione inarcò il collo taurino levando la testa al soffitto, l’elastico si allentò e la folta chioma bruna corse libera lungo le spalle, insinuandosi nell’incavo del suo enorme seno, mentre lei proruppe in un potente acuto vibrato.

Sin dalla più tenera età, Aurora era sempre stata affascinata dalla lirica: quelle voci straordinarie erano in grado di suscitare in lei emozioni contrastanti, sempre uniche ed irripetibili. Una passione sbocciata presto, quasi per caso. Mentre le amiche ascoltavano fino alla sfinimento le canzonette proposte dalle boyband del momento, Aurora andava a caccia di lirica. La voglia di conoscere era insaziabile, divorava di tutto: melodie, arie, opere intere di qualsiasi autore, da Puccini a Verdi, passando per Ponchielli, Schuman, Wagner e Mascagni. Collezionava libretti e riproduzioni di fotografie e dipinti raffiguranti Maria Callas, sua unica musa ispiratrice. Le sue stanze ben presto diventarono un vero e proprio museo della lirica. Per seguire le orme della Divina, a sei anni chiese con insistenza a mamma e papà di poter prendere lezioni di canto. Il signor Robori accolse di buon grado i desideri della figlia e fece in modo di assicurarsi i servigi della migliore insegnante in circolazione. Negli anni, con pratica e dedizione, la giovane voce di Aurora acquistò smalto ed intensità: la sua curiosità, seconda soltanto alla ferrea disciplina che applicava nel dedicarsi verso ciò che più amava, la spingeva in un perenne stato di insoddisfazione. Nulla era mai abbastanza, provava costantemente un forte desiderio di crescere e migliorarsi.

La passione di Aurora per il canto dettò le scelte riguardanti il futuro della giovane: a quattordici anni scelse di continuare gli studi presso un liceo musicale. Ben presto si mise in mostra per le spiccati doti umanistiche, oltre che per la straordinaria voce. In quegli anni iniziò a maturare fisicamente, forse anche troppo velocemente. Il suo seno, in particolare, crebbe molto velocemente, attirando l’attenzione dei compagni di scuola e l’invidia delle ragazze. Quelle attenzioni non la infastidivano in maniera particolare, anzi. Era abituata a primeggiare in tutto ciò che faceva, attirando lodi e consensi: di conseguenza, che il suo fisico venisse riconosciuto femminile ed attraente non poteva che riempirla d’orgoglio. La crescita del seno, però, divenne ben presto un problema: oltre ad impacciarla nei movimenti, stava diventando un peso troppo grande per la sua schiena. Incoraggiata dalla famiglia, Aurora decise di sentire il parere di uno specialista. La diagnosi fu chiara: la giovane ragazza soffriva di una forma acuta di gigantomastia. Nonostante i consigli dei medici, Aurora rifiutò categoricamente di sottoporsi ad un intervento di mastoplastica riduttiva, andava troppo fiera del suo corpo. Per correggere i difetti posturali, decise di rinforzare la schiena con del sano esercizio fisico. Una decisione, quella, che segnò la sua vita per sempre.

Fu in palestra che conobbe sé stessa, entrando in contatto con quella che si rivelò l’altra sua grande passione. Mentre il personal trainer la indirizzava di giorno in giorno verso esercizi per potenziare la schiena, la curiosità di Aurora galoppò ancora una volta. Era come se una scintilla gemella si fosse accesa nel suo animo. Rimase folgorata da quel mondo fatto di corpi scolpiti da sudore e abnegazione, di macchinari ed esercizi con i pesi. Dopo ogni seduta, insisteva per rimanere ancora, per sfidare i limiti del proprio corpo. Lentamente cominciò ad immaginare il suo corpo fortificato, desiderando di poter sviluppare muscoli. Nonostante fosse determinata nel suo intento, ancora non riusciva ad avvicinarsi all’immagine che aveva di sé. Per quanto si sforzasse, la musica della palestra era assordante per il suo orecchio educato a melodie ben più ricercate. Nonostante lo scoramento iniziale, Aurora non avrebbe rinunciato per nulla al mondo. Fu così che costrinse suo padre a costruire una palestra su misura per le sue esigenze. La spesa, a onor del vero, un ingente, ma ben poca cosa per le facoltose tasche della famiglia. In tutta onestà, il signor Robori, che preferì archiviare tutta la faccenda come uno sfogo adolescenziale, non aveva idea degli obiettivi della figlia. “Aurora ha sempre passato il suo tempo a studiare canto” pensava. “Forse un po’ di esercizio non potrà che giovarle”. Ancora una volta, la giovane Aurora vide il suo desiderio esaudito. Era nell’enorme sala da concerto personale che la ragazza passava gran parte del suo tempo, esercitandosi nel canto e allenando il suo corpo, gonfiando sempre più i muscoli sotto l’impulso della vanità. Era come se la sua essenza attuale fosse l’esatta espressione di ogni suo bruciante desiderio.
Fu tra i quattordici e i quindici anni che Aurora fece la più consistente delle scoperte. La sua estensione vocale migliorò sensibilmente, andando di pari passo con l’evoluzione fuori scala del corpo. In poco più di un anno di allenamenti estremi era arrivata a pesare 148 chili, partendo da una base di 54. Inutile dirlo, il signor e la signora Robori erano terrorizzati: temevano che la figlia assumesse di nascosto una qualche sostanza pericolosa. Costrinsero la figlia a sedute da psicologi, nutrizionisti ed esperti di ogni genere. Nessuno, però, sembrava capire cosa stesse accadendo alla ragazzina. Ad ogni modo tutti erano in egual misura affascinati ed intimoriti da quella giovane ragazza, entusiasta e determinata, che non capiva cosa stesse accadendo al mondo che la circondava. Solo il dottor Brodwell, luminare di genetica di fama internazionale, dopo lunghe a approfondite analisi, riuscì a svelare il segreto che ci celava nella genetica di quella ragazza. Brodwell battezzò la sua scoperta ‘Sinfonia Ipertrofica’: nonostante non fosse chiaro il procedimento esatto, era come se le due fiamme pilota dell’anima di Aurora fossero entrate in qualche modo in risonanza, accumulando e scaricando continuamente energie psico-fisiche, in una spirale che costantemente alimentava sé stessa. L'allenamento, intenso ed estremo, era un ricostituente per la sua voce, il canto su di lei aveva un effetto maggiore di qualsiasi sostanza dopante conosciuta. Fu proprio nell’apprendere quella notizia che per la prima volta Aurora Robori sperimentò all’interno del suo cuore quella familiare sensazione selvaggia di piacere.

La Callas aveva smesso di cantare, Aurora non sentiva altro che il battito del cuore che si stabilizzava. Riprese fiato e si alzò in piedi. Guardò dritto di fronte a sé, mentre l’immagine riflessa nello specchio le restituiva lo sguardo; non poteva che essere fiera di quel corpo monumentale. La mano scivolò sotto il seno, esplorando gli addominali sporgenti. “Che spalle enormi” pensò. Da quasi un anno prestava attenzione prima di passare per una qualsiasi porta. Presa da un moto di collera, flesse quei bicipiti colossali, che in un attimo si misero a spingere contro i pugni. Roteò leggermente su sé stessa per avere una visione migliore dei polpacci, talmente gonfi che sembravano sul punto di esplodere. Un’altra ondata di quel sentimento indescrivibile. Si guardò intorno. La sala da concerto: la sua vera casa, il suo mondo. Non poté fare a meno di provare una fitta al cuore. Ancora qualche settimana e suo padre l’avrebbe cacciata di casa.
« Ultima modifica: 30 Settembre 2016, 19:19:34 da Destino_Infinito »


Destino Infinito

Offline Destino_Infinito

  • Beginner
  • Post: 5
    • Mostra profilo
Re:Sinfonia Ipertrofica - Cap. 1
« Risposta #1 il: 30 Settembre 2016, 18:20:41 »
Si tratta della mia prima storia. Che ne pensate? Ho pronte idee per nuovi capitoli ma vorrei sentire la vostra opinione.
Destino Infinito

Offline TheMuscleGG

  • Newbie
  • *
  • Post: 242
    • Mostra profilo
Re:Sinfonia Ipertrofica - Cap. 1
« Risposta #2 il: 01 Ottobre 2016, 16:38:56 »
Un incipit davvero molto molto interessante. La storia oltre che scritta bene é anche molto fantasiosa. Sucuramente mette curiosità per sapere come prosegue. Ottimo lavoro ;)