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Autore Topic: Quella bestia di mia zia  (Letto 3619 volte)

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Quella bestia di mia zia
« il: 05 Febbraio 2018, 19:53:40 »
Ciao a tutti! Non se qualcuno di voi conosce mia zia. Secondo me dovrebbe piacervi. Ora vi parlo un po di lei.
Mia zia paterna vive in campagna coi miei nonni, e gestisce la sua piccola azienda agricola. Un tempo dava una mano ai nonni, ma col passare degli anni, praticamente ora è lei ad occuparsi di tutto. Infatti la zia è una vera contadina, come quelle di una volta: si alza all'alba, va nei campi, accudisce gli animali e poi bada pure alle faccende di casa! Io solo a scrivere queste cose mi sento stanco, ihihihihihi. Ma non è tutto. Mia zia è anche una grande amante degli sport. Praticamente l'ho vista fare di tutto. Ma i suoi sport preferiti sono nuoto, canottaggio, mountan-bike, equitazione (ha anche un cavallo). Ma soprattutto lei è super nelle arti marziali e nel bodybuilding! Pensate che dopo tutto il lavoro che fa nella fattoria ha ancora le energie per allenarsi! La passione per questi sport c.d. "machi" è iniziata quasi per caso, quando aveva tra i 14 e 15 anni. Gia all'epoca lavorava nella fattoria assieme ai nonni quando qualcuno, non mi ricordo se un medico o l'insegnante di ginnastica, le consiglio di iscriversi ad una palestra per potenziare le sue doti fisiche (evidentemente già allora erano evidenti e non stento a crederlo!). E da allora è continuato l'amore per lo sport e per la palestra. E nel corso degli anni i risultati ci sono stati eccome! Pensate che ora zia Mariolina (è questo il suo nome, forse non ve lo avevo ancora detto, opss...) è alta 180 cm e pesa quasi centro chili di muscoli! Direi che poi non è così tanto "ina" eheheheheh.... Ora a 35 anni (ma non dite che vi ho detto la sua età!) è più super che mai. Quello che più colpisce non è tanto il suo fisico scolpito e i suoi muscoli enormi ma la sua forza davvero incredibile. I suoi bicipiti (e tutto il resto) non sono solo per fare scena! Lei scherzando dice che è merito dell'aria di campagna oppure che ha mangiato tanti spinaci da piccola (beh questa non è molto originale come battuta, lo ammetto...). Indubbiamente la vita dei campi è un ottimo allenamento. Così come la vita a contatto con la natura. Ma lei si impegna davvero tanto anche in palestra. FIno a qualche anno fa frequentava la palestra dove si era iscritta da ragazzina, in un paese vicino. E' lì che ha iniziato ad allenarsi sia nei pesi che nelle arti marziali. Ci andava in bicicletta. All'inizio due volte a settimana; poi tre; poi quattro. Parlo al passato perche con il tempo si è fatta la sua palestra di casa. Ha ricavato uno spazio da una stanza che non veniva utilizzata nel casolare dove vive di fronte alla casa dei nonni e che da sullo stesso spiazzo. Siccome ad un certo punto ha pensato giustamente che era meglio vivere da sola, pur rimanendo sempre nella fattoria, ha deciso di spostarsi nel vecchio casolare che lei ha ristrutturato quasi completamente da sola! Eh sì perche la zia è pure un muratore autodidatta: ci sono delle foto con lei ricoperta di polvere e calce che trasporta sacchi di cemento sulle spalle come se fossero senza peso! Ora quindi ha la sua piccola palestra personale munita di moltissimi attrezzi e strumenti che è riuscita a procurarsi anche acquistandoli da palestre che purtroppo nel corso degli anni hanno dovuto chiudere. Notizia dell'ultima ora è che ora vuole installare persino una piccola sauna! Fortissimo!  Come fa a trovare tutte quelle energie proprio non lo so. Ma evidentemtne è anche un dono di natura perche devi essere indubbiamente predisposto di natura per sviluppare doti fisiche come quella di mia zia.
Io fin da piccolo frequento la fattoria, soprattutto in estate, ed è sempre stato il momento più atteso di tutte le vacanze. Anche oggi che sto per compiere 16 anni non vedo l'ora che arrivi giugno per andare a passare qualche settimana dai nonni!
Mia zia è poi una persona molto alla mano. Anche nel modo di vestirsi preferisce il casual e gli abbigliamenti comodi, più adatti a lavorare in campagna: maglietta/camicia e salopette a pinochietto per i campi e la stalla; tute, pantaloncini e top per la vita di tutti i giorni. In campagna sta quasi sempre a piedi nudi, specialmente in estate e riesce a camminare cosi anche in mezzo alle spine e alla pietre! Troppo forte! Quando invece deve uscire per altre occasioni tipo fare la spesa o andare ad esempio a qualche fiera, preferisce di solito un lungo tunicone giallognolo  con maniche piuttosto larghe che indossa direttamente infilandolo dalla testa e stringendolo attorno alla vita con una larga cintura. Lei dice che lo mette perche è molto comodo. Le copre tutto il corpo e nasconde i muscoli anche se rimangono evidenti le spalle imponenti e il seno (che, anche se mi vergogno un po a dirlo, è davvero grande, proporzionato ai bicipitoni....ihihihhi). In questo modo dice che da meno nell'occhio.... Pensate poi, anche quando fa le faccende di casa oppure va a fare cose normali come la spesa o altro, lei continua ad allenarsi. Eh sì perche ho scoperto quasi per caso che spesso indossa fasce intorno a polsi e polpacci che sotto il tunicone non si vedono, ma ci sono e contengono pesi di diversa entità alcuni fino a dieci  quindici chili, che lei indossa per mantenere sempre i suoi muscoli al top! Io non riuscirei a portarne uno neppure per un ora figurarsi quattro per tutto il giorno come fa lei e continuando a lavorare!
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Re:Quella bestia di mia zia
« Risposta #1 il: 10 Febbraio 2018, 14:08:28 »
La passione per il culturismo è andata di pari passo con quella per le arti marziali. In casa di mia zia ci sono diverse foto di lei che ha partecipato a diversi tornei regionali e provinciali, soprattutto di judo. Ho sentito dire che aveva tutte le carte in regola per partecipare anche a gare più importanti a livello nazionale e non solo. Forse sarebbe potuto andare fino alle Olimpiadi. Ma la zia ha sempre minimizzato la cosa dicendo che sono voci esagerate, che sì se la cavava nel judo, ma non fino a quel punto... (Anche modesta! ;-) ). La verità è che a lei piace fare sport non tanto per competere, quanto per stare bene con se stessa e divertirsi. Inoltre la passione per il bodybuilding e la cura della fattoria non le avrebbero lasciato molto tempo, tanto più che per gare più importanti avrebbe dovuto spostarsi e quasi sicuramente andare a vivere altrove. In ogni caso la zia ha continuato ad allenarsi anche nelle arti marziali per conto suo e anzi mi ha promesso che quest'anno mi darà anche qualche lezione! Non vedo l'ora di essere un allievo di Mariolina-San, ahahahahahah!
A dimostrazione che la zia fin da adolescente era una campionessa ci sono i trofei che ha vinto nei tornei di cui parlavo prima. L'album più bello è quello riguardante la sua vittoria nel campionato regionale quando aveva 19 anni. Già a quell'età si potevano notare in modo evidente gli effetti degli allenamenti in palestra, anche attraverso il judogi: spalle larghe e solide, braccia e gambe nerborute, polpacci di granito. Un vero schianto! Alle foto della premiazione, seriose e formali, se ne aggiungevano altre più scherzose e leggere, con la zia che metteva in mostra il trofeo in varie pose ironiche e sbarazzine. In una delle foto più belle e divertenti regge sulle spalle due sue comapagne di squadra! Ma la cosa più strabiliante e che venni a sapere dopo è che la zia riuscì a battere, in un incontro informale, pure il vincitore del torneo maschile! Che forza! Avrei voluto essere là presente a fare il tifo per lei!
Oltre alla fattoria poi la zia ha avuto diverse esperienze lavorative fin dai tempi della scuola. Aveva frequentato la scuola di agraria, che finì però con un anno di ritardo: ad un certo punto era più interessata ai ragazzi che ai libri di scuola e questo le costò la bocciatura, ma poi si rimise in careggiata e portò a termine gli studi (ah, ovviamente mi disse pure di non azzardarmi neanche a pensare di tralasciare gli studi per qualsiasi motivo, altrimenti....beh, quando me lo dissi fidatevi che non mi passò neppure per l'anticamera del cervello di conraddirla!). Avrebbe voluto studiare veterinaria, ma sarebbe stato necessario spostarsi in un altra città e questo la costrinse a rinunciare. Cmq, vi dicevo, non è mai rimasta con le mani in mano. Un estate andò a fare pure un esperienza lavorativa su di una barca da pesca di un nostro parente di Mazara del Vallo. Manco a dirlo era l'unica donna dell'equipaggio ma fin da subito si fece apprezzare e rispettare. Si racconta che uno dei tizi dell'equipaggio quando venne a sapere che a bordo c'era una ragazza iniziò diciamo così a fare il galletto. Fino a quando la zia non lo alzo di peso e lo buttò in acqua! Non solo, subito dopo si tuffo e lo ando a recuperare depositandolo come un mucchio di reti sul ponte del peschereccio, zuppo come un pulcino. Dopo questa lezione non fece più troppo il cascamorto! Ahahahahah! E brava la zia!
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Re:Quella bestia di mia zia
« Risposta #2 il: 15 Febbraio 2018, 19:48:15 »
Forse a questo punto qualcuno di voi si sarà chiesto se la zia è libera, insomma sì se è fidanzata, se ha un compagno. Ebbene, sappiate che la zia ha uno stuolo di pretedenti (e questo in fondo mi rende un po geloso, ihihihihihi), ma al momento posso dire che non ha una relazione fissa. A dire il vero non parla molto di queste cose. Però posso dirvi che per un periodo, qualche anno fa, ha avuto una relazione duratura con un tizio che veniva lì vicino in campagna in villeggiatura. Me lo ricordo abbastanza bene perche qualche volte che era venuto a prenderla, ero anche io presente. Non mi stava molto simpatico. In base a quello che ricordo mi sembrava parecchio sbruffone. Si vantava di essere particolarmente "sportivo" e la zia assecondava un po queste vanterie (anche se sono sicuro che ci sia più sport nel dito mignolo della zia che in lui per intero). Ma che ci volete fare...era innamorata. Proprio per questo quando si è accorta che non solo non stava facendo sul serio, ma che addiruttura la stava usando....beh....si è incavolata parecchio! Mai fare soffrire una ragazza tutta muscoli di quasi cento chili....eh no. Come vi dicevo non parla volentieri di queste cose, ma sono riuscito a sapere che il tizio in questione aveva già moglie e figli in città... La zia non ci ha piu visto. Dopo una violenta telefonata (a proposito lui non ha avuto neppure il coraggio di ammeterglielo in faccia, e forse cìè da capirlo....) per un po non si fece più vedere. Fino a quando un bel giorno la zia non vide la sua auto in giro.... Beh se fosse finita sotto un treno probabilmente avrebbe avuto meno danni. Questo è un sentito dire, specifico, ma non stento a credere che possa essere vera. La zia riesce a rompere una noce di cocco stingendola con una mano sola come se fosse un uovo. Figurati che può fare se è incavolata! Dopo quell'esperienza non mi risulta abbia avuto più relazioni fisse. Un episodio diventente e allo stesso tempo indicativo del carattere della zia avvenne quando all'improvviso capitai in cucina mentre stava parlando con mia madre (sua cognata). Successe qualche anno fa. Stavano parlando di cosa si sarebbe fatto alla sera. Mia zia con naturelezza rispose che quella sera sarebbe uscita a farsi una bella tromb...opss! ma c'ero io lì! Si interruppe subito, mia madre rossa, e mia zia che cerca di correggersi dicendo che sarebbe uscita a prendere una lezione di tromba....! ahahahha! wow anche una zia musicista, sempre più mitica dissi. E uscii. Poi col tempo capii che la zia da ragazza moderna anche se di campagna, ogni tanto esce a farsi qualche sana trombata senza impegno! E per me fa benissimo! Anche perche con la sua Nakajima è un amazzone davvero irrestibile!
Lei cmq non è tipo da farsi mettere in piedi in testa, lo avrete capito. Ad esempio dice sempre che non ha mai avuto problemi ad insegnare l'educazione ai maschietti arroganti...ehehehhehe. Findai tempi della scuola quando dava "lezioni di buone maniere" a certi bulletti anche più grandi (d'età). E non solo. Un episodio mi riguarda direttamente. Circa otto o nove anni fa c'era qui vicino alla casa di campagna dei miei nonni un recinto con un toro. Era enorme e molto irascibile. Ovviamente mi avevano raccomandato di non avvicinarmi troppo al recinto. Ovviamente io non lo feci....Perche ci entrai direttamente dentro! Mi avvincinai e il toro sembrava ignorarmi. Mi avvicinai di più e lui sempre nisba. Vabbe. Iniziai ad allontanarmi, quando all'improvviso quello incomincia a sbuffare...io mi affretto e lui inizia a caricarmi....! Cavoli corro come un disperato e finisco con l'inciampare. Per fortuna che c'era la zia. Quello che ricordo mentre ero a terra è un paio di piedi nudi (la zia sta sempre scalza in campagna) che mi superano. Mi alzo e vedo la zia che ha afferrato il toro per le corna bloccandolo!Mi urla di allontanarmie io rimango per un istante basito da quella scena spettacolare: una ragazza che ferma un toro enorme e arrabbiato (chissa per cosa poi, boh), non muovendosi di un cm! Che forza! Mi ha prorprio salvato la vita direi. Il toro però insisteva ancora più furioso. Ma la zia era granitica e alla fine...beh...manco a dirlo vinse lei! Atterro l'animale e poi aspetto che si calmasse.... E poi si allontano lasciando la bestia frastornata e confusa.... Ma la zia è stata più bestia di lui! AHAHAHAH! Io però non la passai del tutto liscia: i miei me le diedero di santa ragione per avere disubbito! Per fortuna che la zia non lo fece, altrimenti mi avrebbe distrutto!
Un altro episodio significativo per descrivere il carattere della zia è il seguente. Non solo muscoli e forza ma anche grande determinazione e coraggio. Proprio nel periodo vicino all'episodio del toro domato, e forse proprio quell'anno, i nonni avrebbero voluto acquistare delle nuove attrezzature per la fattoria che sarebbero stati molto utili. I soldi ci sarebbero anche stati, ma non se la sentivano troppo di spendere cifre alte. E cosi la questione sembrava chiusa cosi. Fatto sta che la zia per caso, navigando su internet si imbatte in un annuncio pubbliciatario che sponsorizzava un torneo amatoriale di braccio di ferro, in Spagna, ad Ibiza per la precisione. Il torneo prevedeva un premio in denaro per chi arrivava nelle prime due posizioni. Il terzo sarebbe rimasto a bocca asciutta. Questo probabilmente per aumentare i premi per il vincitore e il secondo posto. Il torneo era aperto anche alle donne. Per esse il primo posto prevedeva cinque mila euro. Il secondo tremila (per gli uomini le cifre erano simili anche se leggermente più alte). La zia non ci penso due volte. Sapeva che poteva vincere e cosi decise di partire per la Spagna....
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Re:Quella bestia di mia zia
« Risposta #3 il: 24 Febbraio 2018, 12:47:18 »
Ma non crediate che questa puntata in Spagna fosse stata pianificata nei minimi dettagli. E nemmeno a grandi linee. La zia è così. anche oggi quando decide di fare una cosa, fosse un particolare piatto a cena o spaccare un quintale di legna con l'accetta oppure allenarsi sotto la pioggia battente, lo fa. E ci sono ben poche possibilità di farle cambiare idea. Figuriamoci all'epoca quando era un po più giovane e "scapestrata"! Non aveva la forza fisica che ha oggi, nè l'esperienza per poterla usare al meglio, ma compensava in parte con l'entusiasmo. E cmq non pensiate che fosse un pulcino bagnato! (ricordatevi l'episodio del toro...). Quasi tutte le volte che vado in campagna dai nonni mi faccio raccontare almeno una volta come è andata. E la zia pazientemente mi accontenta. Quando decise di partire al momento non disse nulla ai nonni. Anche perchè era lei stessa a non avere le idee chiare. Il torneo si sarebbe svolto fra due settimane, quindi il tempo iniziava a stringere. L'iscrizione si poteva fare al momento e sarebbe costata qualche centinaio di Euro. Che al momento lei non aveva, cmq. Ma ci avrebbe pensato in seguito. Cmq la mattina in cui decise che sarebbe partita si alzo come sempre alla solita ora (che poi è la stessa in cui mi viene sempre a svegliare quando sono in campagna e mi illudo di poter fare il contadino e lei letteralmente solleva me e il letto per farmi scrollarmi il sonno di dosso!) fece doccia, colazione e poi torno su in camera. Si era messa in pari con il lavoro nella fattoria, almeno per quel che riguardava le mansioni più importanti, quindi al momento poteva considerarsi libera. Salì in camera e si preparo lo zaino per il viaggio. Indosso short e top e infradito. E scese. La nonna quando la vide penso che stesse andando al mare. Lei rispose come sempre fa in quelle occasioni: dicendo la verità:" Guarda sto andando in Spagna. C'è un torneo di braccio di ferro. Il montepremi è interessante. Penso di poter vincere. Quei soldi ci farebbero comodo." Quella che sembrava essere una giornata di riposo magari con una capatina al mare, in realta era tutt'altro! Mia nonna trasalì. Ma la zia ormai aveva deciso. Inoltre era maggiorenne e con lo sguardo più che determinato. Dopo lo sgomento inziale, si passo al lato pratico. Come avrebbe fatto a raggiungere Ibiza. La risposta fu laconica:"Ci penserò strada facendo. Intanto mi incammino. Se mai faro autostop. In ogni caso mi faro sentire tutte le sere per telefono." E partì. In soggiorno c'è una foto di mia zia poco prima della partenza. E' una delle mie foto preferite: capelli raccolti,sguardo determinato, top bianco, spalle da portuale, addominali non evidentissimi ma cmq ben visibili, bicipiti solidi e pronti, short blu, polpacci da guerriero, e infra dito. "Quelli però li tolsi quasi subito" racconta lei "anche perche abituata a cammiare a piedi nudi.E cmq non sono calzature adatte per lunghe camminate. Non valeva la pena consumarli per niente". Una bellezza e una forza femminile un po acerba rispetto a quella debortante di oggi, ma sempre impressionante. (continua)

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Re:Quella bestia di mia zia
« Risposta #4 il: 03 Marzo 2018, 14:41:51 »
L'idea era quindi di fare l'austop fino al porto più vicino, ossia La Spezia e poi decidere cosa fare al momento. Avrebbe trovato maggiori  possibilita in una citta di mare per raggiungere la Spagna. Magari avrebbe potuto trovare pure un imbarco: la zia aveva già avuto l'epserienza del peschereccio dove aveva dato ottima prova di se, smentendo il mito che le donne a bordo portino jella (anzi qualcuno le riconobbe persino che un equipaggio di sole donne come lei sarebbe stato il migliore in assoluto!). Ma sarebbe stato meglio affrontare un pensiero per volta. Se nessuno si fosse fermato, la zia avrebbe camminato fino a quando qualcuno non l'avesse fatto. Non era spaventata più di tanto dalla lunga distanza. Tanto meno di dover camminare molto. Il peso dello zaino poi non era affatto un problema almeno per lei. La zia ha sempre sopportato fatiche immense con grande abnegazione e non solo per via del suo fisico eccezionale, ma anche grazie alla mente che le conferisce una grande energia psicologica (in questo un aiuto importante viene dallo yoga che la zia praticava e pratica frenquentemente...).  così si mise in cammino. Le macchine di passaggio erano rare nella campagne isolata, e quelle che spuntavano o non si fermavano o andavano nella direzione opposta. A poco serviva alzare il pollice per chiedere un passaggio. Chissà cosa pensavano quegli automobilisti quando vedevano quella ragazzona tutta muscoli, scalza, gambe nerborute,con zaino in spalla che camminva sul bordo della strada. Come minimo da rimanere perplessi! Anche incuriositi credo. Fosse stato oggi sarebbe forse partita in moto, ma all'epoca non ce l'aveva ancora. Oltre allo zaino, si era portata anche una tenda da campo con l'occorrente per piantarla e sacco a pelo: avrebbe sicuramente qualche notte all'aperto. La cosa non la spaventava: l'aveva già fatto altre volte, era estate e sicuramente i male intenzionati eventuali avrebbero avuto una brutta sorpresa se l'avessero presa di mira.... L'occasione di raccimolare un passaggio in auto arrivò quasi insaspettata. Era il tardo pomeriggio. Sul ciglio delle strada un auto ferma, con una coppia, uomo e donna, accanto. Man mano che la zia si avvicinava la zia iniziava a percepire che c'era qualcosa che non andava, Sembrava stessero litigando. Arrivata vicino all'auto la zia chiese se era tutto ok. Lui un tipo piuttosto irruento, a quanto sembrava, coi capelli intrisi di gel, si rivolse alla zia, maleducatamente, intimandole di farsi i "cavoli" suoi. La donna che era con lui sembrava aver appena pianto. La zia si propose di mantenere la calma. Aveva già capito la situazione: fidanzati in viaggio, auto in panne o qualcosa del genere; lui tipo pieno di se, ma fondamentelmente insicuro e sicuramente maleducato e forse anche violento; lei timida, ma soprattutto innamorata sinceramente del primo. Situazione abbastanza frequente. Anche lei era stata se non innamorata quanto meno attratta da tipi del genere. Quindi poteva comprendere lo stato d'animo dell'altra ragazza. Tuttavia i fidanzati della zia non credo si siano mai presi la libertà di essere maleducati e men che meno maneschi con lei....! La zia rispose che non era il caso di essere sgarbati, e che aveva solo chiesto se poteva dare una mano. Lo fece con tono fermo ma alzando di poco la voce e soprattutto guardando con determinazione il tipo dritto negli occhi. Era più alto di lei di un paio di cm, atletico, ma non a livello della zia. Un uomo di bell'aspetto, di quelli che non aveva difficolta con le donne, ma anche sicuramente arrogante e dal carattere non facile. Lui rimase interdetto dalla reazione della ragazza che aveva di fronte, forse anche perchè si era accorto del suo aspetto particolare... A quel punto disse in tono più calmo che la macchina aveva forato. Ci sarebbe stato bisogno di cambiare una gomma, ma che non riusciva a posizione il cric sotto il mezzo. Che nessuno lo aiutava; che il cellulare prendeva poco e che non era riuscito a chiamare un carroattrezzi.... "Ma mica ci vuole un carroattrezzi per cambiare una gomma!" fu l'ironica risposta dalla zia. Si avvicinò chiedendo per favore se poteva dare un'occhiata. Il tizio si fece da parte. Lei si sfilò lo zaino chiedendogli se poteva reggerglielo un secondo, sapendo quale sarebbe stata la sua reazione: lo prese con non curanza, pensando che il peso fosse alla sua portata ma ma quasi subito perse l'equilibrio e dovette posarlo a terra con un tonfo! "Ehi! Piano!" disse la zia, non nascondendo un sorrisetto. Cmq si avvicinò all'auto. La ruota che si era bucata era quella posteriore sinistra. Era una Golf le pareva o cmq una VW. Con la coda dell'occhio si occorge che il tipo sempre più interdetto, teneva lo sguardo fisso sul fondoschiena "palestrato" della zia china, fasciato negli aderenti e cortissimi hot pants di jeans che indossava. La zia dentro di sè sogghignava e pensava "Ora gli diamo una bella lenzioncina, ihihihihihi". Si portò sul retro dell'auto, mise le mani sotto il para-urti posteriore e sollevò l'auto! La zia si voltà per vedere la reazione della coppia. L'uomo rimase senza parole con la bocca semi socchiusa! L'altra ragazza spalancò gli occhi e si fece scappare un "wow!" e subito dopo un "complimenti!" accompagnato da un applauso. La zia a quel punto disse rivolta a lui:" Visto? non era necessario chiamare un carroattrezzi...". Lui era come imbambolato! AHahahahah avrei voluto essere lì per assistere alla scena! Che spettacolo! "Ehi, ora si puo cambiare la gomma, forza". Quel "forza" venne pronunciato con una nota più alta rispetto al resto della frase. E ciò fu sufficiente a far smuovere il tipo che inizio a chinarsi e a svitare la ruota bucata. Ci mise qualche minuto in più di quanto la zia si sarebbe aspettata: un po perche forse non era il tipo pieno di risorse che voleva far credere di essere; e un po sicuramente per quella vicenda spettacolare che mai più si sarebbe aspettato di vivere: lui messo a tacere da una ragazza di campagna! E in quel modo. A quel punto si doveva solo sostituire il pneumatico. Il tipo si volse e rimase di sasso: un braccio nudo ricoperto di muscoli e vene e con un piccolo fiorellino e un cuoricino tatuati sul polso che gli porgeva la ruota! La zia stava tenendo l'auto con un braccio solo e con l'altro aveva passato la ruota all'improvvisato "meccanico". Ormai era cotto!AHAHAHAHAH! Una volta terminato il tutto, lui rimase ancora più stordito! A quel punto fu la ragazza ad avvinarsi alla zia porgendole per prima uno straccio e una bottiglietta d'acqua per sciacquarsi le mani e bere un sorso d'acqua. "Grazie" le disse "Senza il tuo aiuto non ce l'avremmo mai fatta e saremmo ancora qui...VERO CARO?" La stessa nota più intensa! Anche la ragazza aveva recepito quel piccolo ma efficace artificio della zia, e lo aveva anch'essa adoperato con il fidanzato. Che come al solito si riscosse (almeno in parte) dallo stordimento completo e mormorò un Sì stentato....Ahahahahah! A quel punto la ragazza fece le presentazioni scusandosi per non averlo fatto prima. "Tranquilli" rispose la zia "C'era un problema da risolvere prima" disse indicando la ruota appena cambiata."Una faccenda alla volta", concluse con un sorriso, presentandosi e stringendo la mano ad entrambi. (ovviamente quando la strinse al ragazzo applicò una "leggera" pressione maggiore, quel tanto che bastava per fargli capire che se avesse voluto gliela avrebbe stritolata...ihihihihihhihi). La ragazza indicando lo zaino della zia chiese se potevano contraccambiare il favore dandole un passaggio. "Dipende" replicò la zia. "Dove siete diretti?" La ragazza rispose:"Andiamo in vacanza in Sardegna. Per poco non rischivamo di perdere il traghetto che parte tra un paio d'ore da La Spezia..." (continua)
« Ultima modifica: 05 Marzo 2018, 10:37:57 da step »

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Re:Quella bestia di mia zia
« Risposta #5 il: 08 Marzo 2018, 15:31:07 »
Uno degli ostacoli era quindi superato: raggiungere il porto di La Spezia sarebbe stato molto più semplice. E soprattutto veloce. Perchè alla zia interessavano principalmente due cose: guadagnare tempo e non spendere soldi. Tanto più che lei mi dice sempre che era partita con neanche cinqua euro in tasca.... Ad ogni modo il viaggio in auto procedette tranquillamente e senza intoppi. Fece pure amicizia con la coppia che aveva aiutato. Anche il ragazzo si rivelò essere più simpatico di quanto non sembrò all'inizio (merito della piccola lezioncina che gli aveva impartito la zia...? mmmm io credo di si). una volta arrivati a destinazione, prima di separarsi i due regalarono alla zia un piccolo bracciale come ricordo e come ringraziamento ulteriore dopo l'aiuto prestato. Un dono molto gradito che lei lego subito alla caviglia destra. L'auto ripartiì dopo un abbraccio a lei e una stretta di mano a lui (meno intensa questa volta). A quel punto però la zia si ritrovò quasi da capo. Ormai era quasi sera e ripartire sarebbe stato sconsigliabile. Men che meno cercare a quell'ora un imbarco per la Spagna. Meglio passare la notte li, magari piantando la tenda in una spiaggia libera. Tuttavia si presentò anche un altro problema: la cena. Come fare a mettere qualcosa sotto i denti senza venire prosciugati delle esigue risorse monetarie che aveva...? il mare era uno spettacolo assai invitante e a quell'ora l'acqua sarebbe stata fantastica. Ma era troppo tardi per una nuotatina. La zia dovette rinunciare e con gran disappunto. Dovete sapere infatti che lei è una grande appassionato di nuoto e dell'acqua in generale. Appena vede una pozzanghera ci si deve tuffare! (vi racconterò poi di alcuni episodi della zia al mare). La prima volta che mi raccontò questa cosa mi disse pure che tra l'altro non si era portata nemmeno un costume da bagno (non ci aveva pensato), ma che cmq la cosa non sarebbe stata un grosso problema se avesse potuto fare un tuffo. All'inizio non capii bene che intendeva dire, ma dopo l'ennesima volta che le chiesi di raccontarmi la storia (che cmq sapevo gia a memoria) glielo chiesi e lei rispose:"Beh sai, se avevo il costume tanto meglio. Ma senza una nuotatina l'avrei fatta anche senza! Intanto non c'era nessuno!" Cavoli! pensai, la zia nuda! Che spettacolo! Ma andiamo avanti. Il problema della cena si sarebbe potuto risolvere consumando anche qualcuna delle provviste che la zia si era portata con se. Ma non voleva consumarle subito. Cosi inizio a fare una passeggiata nei dintorni. Capitò nei pressi di un ristorantino vicino alla spiaggia con una montagna di casse di bibite posizionate all'ingresso. Accanto ad esse quello che sembrava essere il proprietario vicino ad un tizio con tutta l'aria di essere un autista. I due discutevano. La zia avvicinandosi sentì scampoli della conversazione via via sempre più agiatata. In pratica il ristoratore aveva fatto un ordine e la merce gli era regolarmente arrivata. Solo che quella sera si trovava a corto di personale e percio non aveva nessuno che lo aiutasse a mettere a posto tutte quelle casse. La richiesta in tal senso rivolta al camionista venne come c'era da aspettarsi rifiutata. La zia capì che era un'opportunita da sfruttare. O almeno di provarci. Inoltre un po di allenamento non sarebbe certo guastato. Dopo che l'autista ripartì, si avvicinò al ristoratore, al quanto indeciso sul da farsi, e gli fece questa proposta:"L'aiuto io a mettere le casse a posto". L'uomo sulle prime quasi non si accorse di lei. Quasi neanche si voltò quando le rispose uno sconsolato:"Lascia stare...sono troppe e troppo pesanti". Mariolina rispose:"Mi metta alla prova. Non credo che sia cosi pesanti..." Il ristoratore quasi scoppiò a ridere. Quasi perchè non appena guardò meglio la zia, capì che forse non c'era tanto da scherzare.... Inoltre da imprenditore capì che in fondo non aveva nulla da perdere ma se mai da guadagnare: se quella ragazza avesse portato a termine il compito avrebbe avuto un vantaggio; altrimenti le casse sarebbero cmq rimaste lì. "Però vorrai qualcosa in cambio..." chiese guardingo. "Beh, sono in viaggio per la Spagna. Sto cercando un lavoretto per guadagnare due soldini... Ma a lei chiederei solo un boccone e un posto dove poter piantare la mia tenda". L'uomo ci penso su un attimo e poi accettò. "Affare fatto! Voglio proprio vederti all'opera". Le mostrò il deposito dove portare la merce e la zia si mise subito all'opera. Avrei voluto assistere allo spettacolo! La zia in pratica sollevava quelle casse una per una, quasi fossero di polistirolo. Avrei voluto assistere all'ennesimo spettacolo di super Mariolina all'opera! Bhe per farla breve, la zia portò a termine l'incarico in poco più di un'ora. Il ristoratore rimase sbalordito. Mai più si sarebbe aspettato una cosa del genere. E da una donna! La zia gli risolse il problema e lui fu anche compiaciuto di averci visto giusto. Alla fine del lavoro offri alla ragazza la possibilità di darsi una lavata e poi le disse che se voleva poteva dormire in un ripostiglio provvisto di letto e servizi. Lei rispose che avrebbe volentieri usato i servizi del ristorante ma che avrebbe dormito fuori perchè all'indomani sarebbe dovuta partire molto presto. Alla fine della cena offerta il ristoratore le fece avere una busta con un centone per il disturbo. La zia fu soddisfatta: aveva messo qualcosa sotto i denti; si era fatta una doccia; aveva trovato un posto dove dormire; si era allenata. Il tutto gratuitamente. Anzi aveva pure guadagnato cento euro. Inoltre capì che una delle soluzioni che aveva pensato di adottare durante il viaggio poteva essere efficace: fare la "donna di fatica" sarebbe stato utile per mantenersi, provvedere alle piccole spese e in definitiva finanziare il viaggio fino in Spagna. Inoltre, quella sera, ci scappò persino una veloce nuotatina....! E brava la zia! (continua)
« Ultima modifica: 15 Marzo 2018, 17:06:38 da step »

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Re:Quella bestia di mia zia
« Risposta #6 il: 10 Marzo 2018, 14:24:51 »
L'indomani mattina di buon'ora (come ogni buon contadino) la zia raccolse le sue cose, smontò la tenda e si diresse a piedi verso il porto. Obiettivo: trovare un imbarco che quanto meno l'avvicinasse alla meta. Ma fu tutto inutile. A quel punto l'unica soluzione sarebbe stata quella di proseguire per Genova e sperare di avere più fortuna per allora. La zia decise che questa volta avrebbe preso il treno, salendo però non a La Spezia, ma in una stazione vicina. La strada che la separva la fece come al solito a piedi (questa volta non trovò nessuno che le desse un passaggio). Ma decise pure di barare almeno un po. Non volendo utilizzare soldi per comprare il biglietto, salì senza. Una irregolarità tutto sommato veniale, ma che, potete crederci, la mette molto in imbarazzo quando la racconta. La zia infatti non sopporta chi se ne approffitta pensando di essere più furbo. Il fatto che nella stazione di partenza non ci fosse la biglietteria aperta o un emettitrice automatica per lei non era una vera giustificazione. Si era cmq promessa che se fosse stata scoperta non avrebbe fatto storie e sarebbe scesa spontaneamente (anche perchè provateci un po' a far fare una cosa alla zia contro la sua volontà....e vi ritrovate un toro che diventa un vitellino spaventato o un rude marinaio buttato in acqua e infreddolito come un pulcino bagnato!). In ogni caso il treno, pieno di vancazieri, era stracolmo. E non passò nessun controllore. Arrivata a Genova, la riceca proseguì. Ma anche qui senza successo. Non si trattava tanto del trito e ritrito o ormai stantio "non è un compito adatto alle donne..." (anzi la zia è ancor più stimolata quando se lo sente dire, perchè già pregusta la soddisfazione di far rimangiare la frase a chi l'ha pronunciata), ma più che altro per il fatto che non vi era nessun ingaggio per la Spagna. Ad un certo punto pensò pure di salire clandestinamente su qualche traghetto, ma anche se fosse stato possibile nascondersi per la durata del viaggio, la cosa venne subito scartata in quanto non troppo praticabile. Ma ancora una volta la fortuna arrivò in soccorso della determinata ragazza. Mentre girava zainone in spalla per le viuzze del centro storico, (destando, sono sicuro, più di uno sguardo e qualche fischio di amminirazione) le capitò di incontrare una sua vecchia conoscenza. Una sua amica, che aveva conosciuto quando ancora frequentava la storica palestra (e cioe prima che si facesse lei una sua palestra personale, come forse via vevo già detto). La ragazza di qualche anno più giovane della zia, faceva la maestra d'asilo di professione. Ma aveva l'hobby del fitness e della arti marziali. Fu abbastanza logico che stringesse un buon rapporto di amicizia con la zia, visto che lei (anche se nega sempre) era un vero e proprio punto di riferimento della palestra, per uomini e donne. La maestra, che si chiamava Roberta, se la cavava bene, anche se non era certamente al livello fisico della zia. Si trovava lì come accompagnatrice per una Parrocchia che aveva una colonia estiva in Provenza, Francia. Genova era una tappa del viaggio di andata. A quel punto venne fuori anche il motivo per cui la zia si trovava lì. La soluzione fu immediata: la zia (che aveva una certa esperienza anche in fatto di colonie parocchiali) si sarebbe aggreggata al gruppo, favorita in questo dal fatto che uno degli accompagnatori aveva dovuto rinunciare all'ultimo momento. Quindi ci sarebbe stato un posto in più, sul pulmann per la Francia. Già spesato. Ottimo. La "copertura" sarebbe stata quella di una collega di Roberta. Tuttavia per passare per un timida e tranquilla maestra d'asilo occorreva qualche accorgimento: top con pancino di fuori e hot pants, non si addicevano alla cosa. Gli infradito potevano andare bene e questa volta la zia avrebbe dovuto rinunciare a camminare scalza ("un ottimo allenamento" dice lei). Roberta pensò di prestarle qualche suo abito. Ma la soluzione si rivelò impraticabile per i muscoli della zia era davvero incontenibili e avrebbe seriamente rischiato di ridurli quasi a brandelli non appena avesse fatto qualche movimento improvviso, ahahahahah! Poi il lampo di genio. Su di una bancarella di alcuni ambulanti stranieri trovarono un enorme camicione beige, di lino, simile a quello che indossono a volte le donne africane. Non erano mai riusciti a venderlo perche fuori misura per una donna: ma non avevano ancora incontrato la zia Mariolina! Se lo provò e le andoò subito a genio. Le arrivava fino ai piedi, lasciando scoperto il collo fino alle clavicole. Le maniche erano piuttosto larghe e vaporose, ma tutto ciò lo rendeva fresco e quindi adatto alla stagione calda. Lo comproò subito per pochi euro. In omaggio le regalarono una cintura con cui stringerlo intorno alla vita. Fu così che la zia iniziò ad usare questo tipo di abbigliamento per le sue uscite che lei scherzando chiama "in incognito" (ahhahahah!). Sulle prime io rimasi un po perplesso quando me lo raccontò per la prima volta: non credevo fosse un abbigliamento adatto alla zia, perchè ero abituato a vederla sempre casual, in maglietta, canotta e pantaloncini o in salopette. Spesso in tuta. Ma lei invece mi dice che un ottimo vestiario, comodo, facile da lavare e femminile. Un abbigliamento tranquillo per stare tranquilli. Credo che abbia ragione. Cmq sia, tolti finalmente pants e top e infilato il nuovo abito, potè continuare il suo viaggio. E brava la zia! ;-) (continua)
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Re:Quella bestia di mia zia
« Risposta #7 il: 15 Aprile 2018, 15:08:47 »
Il viaggio verso la Francia si svolse con tranquillità. La zia ne approffittò per conservare le energie e per concentrarsi sulle successive mosse che avrebbe dovuto fare. L'inattività un po le pesava. Ma in mano aveva sempre la sua fidata Hand Grip con la quale si allenava anche se apparentemente sembrava non stesse facendo nulla. Ce l' ha ancora, la stessa di quel viaggio. Si tratta di un attrezzo regalatole, per l'ennesima vittoria in un torneo di arti marziali, dai suoi amici che vollero omaggiarla con un oggetto personalizzato, modificato in modo tale che la resistenza offerta fosse maggiore di quella di una normale Hand Grip. Una volta ho provato ad azionarla: oltre ad essere pià pesante del normale non sono riuscito a stringerla neppure con due mani! Ma non sono di certo il solo ad avere avuto difficoltà in questo senso, perchè la zia mi spiegò tranquillamente che molti uomini ben più allenati di me avevano la stessa difficoltà. Mentre mi diceva questo, teneva in mano la Grip, azionandola come se non ci fosse resistenza alcuna  gonfiando i muscoli e le vene del braccio senza apparentemente sforzo alcuno! Mitica! Ma torniamo al viaggio. Una degli aspetti problematici di esso sarebbe stato quello di potersi allenare durante il tragitto. Posto che non sarebbe stato sempre fattibile trovare una palestra in cui potere esercitarsi con dei normali attrezzi ginnici, occorreva pensare a qualcos'altro. Le nuotate in mare potevano essere un rimedio, utile anche a rilassarsi e a scaricare la tensione. Ma non sarebbe bastato. La zia pensò anche a quello. Posto che non poteva portarsi appresso bilancieri e  manubri optò per oggetti meno ingombranti ma sicuramente utili (come la Grip appunto). Ma soprattutto decise che si sarebbe allenata con quello che trovava. A cominciare dallo zaio, dove non c'erano forse bilanceri, ma che cmq arrivava ai suoi buoni 40 kg di peso; facendo qualche lavoro pesante  che le consentisse anche di guadagnare qualche extra (come lo scarico delle casse al ristorante di cui ho già parlato e come poi fece molte altre volte nel prosieguo del viaggio); e poi con un po di fantasia, cosa che la zia possiede in abbondanza assieme a forza e resistenza. Come molte volte mi dice infatti non è necessario avere un bilanciere per allenare i muscoli: si può utilizzare un tronco d'albero ad esempio (come spesso fa in  campagna ), oppure fare flessioni e addominali; oppure trazioni utilizzando come sbarra strutture metalliche generiche (anche se in questo caso occorre stare molto attenti e valutare se possono reggere il nostro peso). Una volta arrivati a Nizza la zia separò dal gruppo. Non aveva ancora finito di salutare i temporanei compagni di viaggio che, ancora una volta, la zia diede prova di riflessi e prontezza di spirito eccezionali. Erano infatti arrivati in prossimitò della costa e i ragazzini del gruppo dopo divesre ore di pullman erano impazienti di raggiungere la spiaggia che appariva loro come un premio dopo le lunghe e noiose ore di autostrada. Uno dei maschietti, il più vivace che quasi sempre è presente in gruppi del genere, sfuggendo al controllo si era precipitato in mezzo alla strada senza la benchè minima preoccupazione di essere investito. Nel frattempo stava sopraggiungendo un furgone a tutta velocità. Gli accompagantori adulti rimasero impietriti come spesso accade in circostanze del genere. Ma non la zia. Con uno scatto ferino, a discapito della corporature imponente, balzò in mezzo alla strada e afferro il ragazzino con le braccia  chiudendo il corpo in posizione fetale. Il furgone frenò ma non abbastanza presto per evitare di colpire la zia che venne sbalzata in avanti. I presenti rimasero impietriti. La zia dopo qualche secondo si rialzò, con il tunicone strappato in più punti. Ma il ragazzino, protetto dai formidabili muscoli della zia, era incolume. I presenti rimasero come di sale. Lo spavento fu grande, ma anche il sollievo per avere evitato conseuguenze ben peggiori. La zia se la cavò con qualche graffio e una leggera ( a suo dire, ma ci credo) contusione ad una gamba. Tutti rimasero sbalorditi dell'atto di coraggio di quella giovane donna davvero eccezionale. La zia ovviamente minimizza l'accaduto, dicendo che chiunque avrebbe fatto lo stesso al suo posto e che era intervenuta con prontezza solo perchè si trovava più vicino degli altri adulti alla strada. Inoltre in circostanze del genere quando si viene sbalzati in aria è molto utile sapere come si fa a cadere senza subire troppi danni, utilizzando riflessi e coordinazione oltre che una buona dose di sangue freddo. In definitiva, sempre lei afferma, che è stata soprattutto una questione di fortuna. In quanto alla botta presa, lei sostiene che non fosse nulla di che, perchè il furogne in pratica era già quasi fermo del tutto quando la scontrò, e che anzi ad avere la peggio fu proprio il veicolo visto che ne usci con il parafango staccato: doveva essere in pessime condizioni, sostiene lei... Beh sappiate, che la zia fra le foto che ha nel soggiorno, ce n'è una che la ritrae con il ragazzino che ha salvato e con accanto il parafango divelto del furgone: quest'ultimo vi garantisco sembra nuovo di zecca, anche se tutto ammaccato. Altro che in pessime condizioni! E' stato l'urto con la ziaa farlo diventare quasi un rottame! Che roccia che è questa donna! Alla fine di tutto ottenne oltre che la riconoscenza e la gratitudine del gruppo, anche.....una proposta di matrimonio! Infatti il ragazzino che salvò chiese alla zia se l'avrebbe sposata! Ahahahahahah! Del resto, direi proprio che al suo posto anche io avrei fatto esattamente lo stesso. E brava la zia! ;-) (continua)
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Re:Quella bestia di mia zia
« Risposta #8 il: 06 Maggio 2018, 14:17:25 »
Evidentemente la zia è abbonata al salvataggio dei ragazzini distratti, siano essi alla prese con attraversamenti di strada avventati, oppure come è successo a me, sulla traiettoria di un grosso toro infuriato. A parte gli scherzi, meno male che c'era lei in entrambe le occasioni, perchè francamente mi vengono i brividi alla schiena a pensare cosa sarebbe potuto succedere se non ci fosse stata lei.... Cmq riprendiamo con il racconto. Arrivata ora in Francia l'obiettivo era quello di raggiungere la costa spagnola davanti ad Ibizia il più velocemente possibile. La soluzione sarebbe stata sempre la stessa: A) trovare un passaggio; altrimenti B) camminare fino a quando non si fosse trovato A); e C) trovare qualche lavoretto da fare lungo la strada in modo da poter guadagnare qualcosa da mettere da parte soprattutto per eventuali emergenze durante il viaggio. Era arrivato anche il momento di togliere il camicione da viaggio in incognito, ormai strappato in più punti dopo l'incontro/scontro con il furgone (nel quale cmq quest'ultimo aveva avuto la peggio) e tornare ad un abbigliamento non tanto più comodo quanto più funzionale ad una ragazza in viaggio. Decise di entrare in uno dei tanti locali di Nizza. Ne avrebbe approffittato per spolverare il suo francese. Dovete sapere infatti che pur non essendo mai stata (per sua stessa ammissione) una cima a scuola, la zia se la cavava abbastanza bene con la lingua di Cartesio e di Moliere. La ragione era abbastanza semplice: per qualche anno ha avuto un fidanzato francese più o meno nello stesso periodo in cui faceva parte dell'equipaggio del peschereccio di Mazara del Vallo di cui vi avevo già accennato. Lui era un in vacanza con la famiglia in una località vicina; si incotrarono per caso, una sera in un locale della zona; lui era uscito con alcuni amici francesi; la zia era uscita dopo una lunga giornata in mare per farsi una trombata (sue testuali paroli! quando me lo raccontò per la prima volta non vi nascondo che mi imbarazzai....); fatto sta che i suoi amici ad un certo punto andarono via e lui rimase solo. Per ragioni non troppo chiare venne a discutere con un paio di bulletti del luogo, pare per una vicenda relativa ad una partita al biliardo. Anche allora fu il provvidenziale intervento della zia a salvare la situazione. Si frappose tra il ragazzo francese e i due chiedendo che problema ci fosse. I due energumeni senza troppi complimenti le intimarono di farsi gli affari suoi; lei per tutta risposta dissero che quelli erano affari suoi perchè era uscita per divertirsi e che dopo un intera giornata in mare circondata da uomini ne aveva gia abbastanza di ridicole esibizioni di testosterone. I due si guardarono sbalorditi perchè mai più si sarebbero aspettati una risposta cosi e da una donna per giunta. Una donna che però fisicamente, e questo divenne via via più chiaro mentre lei si avvicinava a loro guardandoli dritti negli occhi, oltre ad essere di qualche cm più alta di loro presentava un fisico decisamente più in forma e muscoloso dei loro. E come se non bastasse ciò, quando uno dei due ebbe la brillante idea di lanciarle contro una delle palle del biliardo che teneva contro, credendo di prenderla alla sprovvista, non solo la zia intercettò subito la sfera con una mano, ma con la stessa mano la stritolò come se fosse stata di zucchero. Facendo intendere che lo stesso sarebbe potuto accadere loro, ma con altre biglie, mise subito a tacere i bollenti spiriti dei due attaccabrighe che si ritirarono con la coda tra le gambe, ahahahahahah. Fatto sta che la zia fece conoscenza con Etienne, che per ringraziarla, da vero gentiluomo (parole sempre sue), le offri da bere. Di lì a poco iniziarono a frenquentarsi abitualemente. Lui le diede lezioni di francese; lei di autodifesa e immagino anche di qualcos'altro....ihihihihihih (ma non dite che ve l'ho detto). Non so se Etienne divenne un artista marziale (anche se vi assicuro che la zia è un ottima maestra in queste cose), ma di certo so che la zia imparò il francese. "Anche se però a scuola non mi servì più di tanto, perchè prima di tutto avevo già finito le superiori e cmq la lingua straniera era l'inglese non il francese!" Ritorniamo al viaggio. Una volta entrate decise di ordinare da bere una spremuta di arancia e poi chiese dove fosse il bagno. Il suo francese era ancora buono. Mentre il barista si accingeva a spremere gli agrumi, entrò in bagno e si cambiò. Via il camicione,  che cmq venne conservato e riposto nello zaio, per fare posto all'abbigliamento che indossava alla partenza: top sportivo e pants di jeans, indumenti che era risucita anche a lavare poco prima di unirsi al seguito della scuola. Quando uscì dalla toilette con bicipiti e quadricipiti in bella vista, pettorali cesellati e resi pià evidenti da una misura coppa c, addominali sporgenti e glutei d'acciaio quasi alla vista lo spettacolo lasciò molti degli avventori senza fiato, e non solo gli uomini, come era prevedibile. Tutte le volte che mi racconta l'episodio le dico sempre che avrebbe stupito di meno se fosse uscita vestita con il costume di Superman, mantello e S compresi. Lei tutte le volte risponde che innanzi tutto sono proprio un nerd; poi che cmq quel tipo di costume non le piace, perchè troppo scomodo secondo lei; e terzo e più importante perchè, se mai, lei preferisce Batman! Ahahahahahahah! Vuoi vedere che anche la zia è un po nerd...? ;-) (continua)
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Re:Quella bestia di mia zia
« Risposta #9 il: 27 Maggio 2018, 13:42:43 »
L'obiettivo della zia Mari a questo punto del viaggio era quello di trovare un'occupazione temporanea, in modo tale da raccimolare qualcosa per le piccole spese, le quali cmq era sempre opportuno tenere sotto controllo, dal momento che il viaggio, come sapete, non poteva definirsi una vacanza vera e propria, e ma finalizzato ad un obiettivo ben preciso: il trattore nuovo. Questo aveva la priorità su tutto e sebbene Mari fosse molto sicura delle sue chance di vittoria o di piazzamento nel torneo, non poteva escludere a priori qualche imprevisto che avrebbe potuto compromettere, forse irrimediabilmente, il suo progetto. Fino ad allora per fortuna era andato tutto abbastanza liscio, (ma presto, come vedremo, la situazione sarebbe cambiata...). Occorreva quindi molta cautela, senza però farsi assillare da ansie e paure eccessive (io al suo posto avrei già avuto la tensione alle stelle). Anche i tempi del viaggio erano tenuti sotto controllo, perchè il torneo si sarebbe svolto a breve. Non badando quindi troppo agli sguardi che si posavano su di se, Mari chiese al tipo che stava dietro al bancone se per caso stessero cercando qualcuno che desse una mano nel locale, come cameriera o nelle cucine, anche come lavapiatti o per fare delle pulizie. La voglia di lavorare non mancava e non manca di certo alla zia Mari che non è mai stata con le mani in mano. Fin dai tempi della scuola infatti, soprattutto durante le vacanze estive, non perdeva occasione per trovarsi qualche lavoretto, oltre a quelli della fattoria. Anche molto lontano da casa, se c'era la convenienza economica e se in casa non c'era bisogno del suo aiuto. Il periodo sul peschereccio era di uno di questi. Ma ci furono anche altri casi. Per diverse stagioni ad esempio Mari fece la cameriera in Versilia e sulla riviera Romagnola; l "assistente bagnina" in Ligura; la tutto fare in molti locali della sua zona; una volta aveva accompagnato una sua amica per un'audizione come cubista in discoteca: l'amica venne scartata, la zia venne presa (ma questa è un altra storia). Cmq prima ancora che il tizio, che era il gestore del locale, potesse rispondere, una voce femminile perentoria lo interruppe, dicendo che al momento non avevano bisogno di personale. Si trattava evidentemente della moglie/compagna del gestore, il quale accolse il suo intervento con un certo grado di disappunto in volto, senza tuttavia smentire la donna. Quest'ultima aveva visto Mari come una potenziale fonte di distrazione per il compagno/socio che non riusciva a staccare gli occhi dalla scollatura del top estivo della ragazza? Probabile. Tuttavia subito dopo il tono della voce della donna si fece più amichevole, consigliando Mari di provare in uno dei locali vicini, che sicuramente stavano cercando qualcuno che desse loro una mano, soprattutto negli orari serali e notturni. La cosa non sarebbe stata complicata perchè si era nell'ata stagione. Inoltre la buona padronanza del francese e la madrelingua italiana, avrebbe sicuramente agevolato nella ricerca. Sorridendo e ringraziando la zia, prese in spalla lo zaino e si accinse a pagare la consumazione che aveva ordinato , ma venne subito fermata dalla donna che le disse che visto che stava cercando lavoro la consumazione che aveva preso, sarebbe stata offerta dal locale.  Ringraziando ancora la zia uscì dal locale e continuò la sua ricerca. Al terzo tentativo ce la fece. Riuscì a trovare un posto come aiutante di cucina in un caffè-discoteca sulla Promenade. La posizione del locale era molto buona e prometteva molte bene. Al momento era deserto, e infatti sulle prime Mari pensò fosse chiuso. Ma quel tipo di luoghi iniziava ad animarsi sul serio verso sera. Le dissero che una delle lavoranti del locale si era licenziata proprio il giorno prima e la zia avrebbe dovuto sotituirla per quella serata. La zia non cercava altro. Le dissero infine che poteva presentarsi lì per le 18: mancava ancora qualche ora e la zia ne approffitò di quel periodo per allenarsi un po in spiaggia. Il suo turno sarebbe finito alle 07 del mattino del giorno dopo. Tuttavia non era raro che nei giorni di grande affluenza ci potesse trattenere ben oltre l'orario normale. La cosa non poteva di certo spaventare la zia. La paga per di più non era male: quindici euro all'ora più eventuali gratifiche non specificate. Ottima cosa. Una volta finito la zia avrebbe avuto la possibilità di rimettersi subito in viaggio. Inoltre se doveva lavorare in quella fascia d'orario non si sarebbe presentato il problema di dove passare la notte, anche se il dormire all'aperto non spaventava di certo la determinata e vigorosa ragazza. L'abbigliamento poteva essere libero e se non aveva guanti e grembiule, il locale glieli avrebbe forniti. Ottimo. Una volta concluso l'accordo, Mari si riprese lo zaino e si diresse verso l'uscita decisa a raggiungere la spiaggia. A quel punto però le fecero una particolare domanda. Le chiesero infatti se per caso facesse palestra.... La domanda poteva sembrare banale (se vedeste la zia capireste che è chiaro che fa palestra e anche tanta), ma la zia grantisce che molte altre volte le venne fatta. Tutte le volte lei cerca sempre di rispondere sorridendo magari facendo autoironia. In quella occasione disse che sì faceva palestra, ma che il vero allenamento lo faceva lavorando in fattoria. In effetti zia Mari dice sempre che il lavoro nei campi, la vita sana e all'aria aperta sono molto efficaci per costruirsi un fisico di tutto rispetto, muscoloso, resistente e forte. E che la cosa vale naturlamente anche per le ragazze. Quasi sempre aggiunge, facendomi l'occhiolino, poi di dirlo anche alle mie compagne di classe:"altro che quei fisici anoressici! Dì loro di venire da me che le faccio diventare dei veri schianti! Belle che all'occerenza possono diventare Belve...!" WOW!  Ora che ci penso mi sa che mi deciderò quest'anno fare un po di pubblicità alla vita nei campi tra amiche e compagne di classe... ;-) (continua)
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Re:Quella bestia di mia zia
« Risposta #10 il: 24 Giugno 2018, 11:08:41 »
Una volta raggiunta la spiaggia Mari decise che sarebbe stato meglio riposarsi in vista dell'impegno notturno nella cucina del locale. Sapeva bene che il lavoro della lavapiatti, ancorchè apparentemente semplice, poteva rivelarsi comunque molto faticoso (nonchè ripetitivo) anche per un fisico abituato agli sforzi. Inoltre un locale famoso in una zona turistica come quella di Nizza in quel periodo dell'anno poteva registrare volumi di clientela e di consumazioni davvero molto elevati. Aveva una certa esperienza nel settore, visto che aveva lavorato in un locale, molto simile a quello francese, della Riviera romagnola alcuni anni prima. Curioso il fatto di come iniziò la sua collaborazione. Come vi avevo già accenato in precedenza, aveva accompagnato una sua amica per un'audizione come ballerina cubista. Mari non aveva  alcuna ambizione di superare il provino: stava solo facendo un favore alla sua amica. La zia era "in ferie" in quel periodo, e come in tutti i suoi periodi di ferie dalla fattoria, era decisa nel trovarsi un occupazione anche part-time, per unire utile al dilettevole. Ma il lavoro di cubista non la interessava. Era già d'accordo che avrebbe fatto parte dell'equipaggio del peschereccio di Mazara come di consueto. mentre raggiungeva la Sicilia, avrebbe accompagnato l'amica all'audizione. A questo punto i particolari non sono molto chiari, ma la conclusione fu che la zia passò il provino e le venne offerto il posto. I motivi non li ha mai specificati "eivdentemente mi stava meglio il costume, perchè la mia amica era davvero molto brava nella danza e non a caso arrivò seconda....". Io credo probabilmente che i responsabili del locale furono colpiti dalla fisicità particolare della zia, che cmq nella danza non deve cavarsela male visto che per anni ha fatto danza classica, prima che la ghisa e le arti marziali la conquistassero quasi del tutto... La paga non era male, inoltre era più vicina a casa, perciò nonostante le iniziali perplessità, Mari decise di accettare il posto. Riuscì a convicere i proprietari ad assumere anche l'amica: si sarebbero esibiti in un numero in coppia, disse, e la cosa stuzzicò la fantasia di quelli del locale... Cmq la carriera di cubista della zia non fu lunghissima, perchè quasi subito passò a fare.....la buttafuori, anche se le preferisce "responsabile della sicurezza" ihihihihi (se capiterà l'occasione, vi racconterò anche come avvenne la cosa...). Ad ogni modo l'eperienza acquisita l'avvertiva che il lavoro sarebbe piuttosto duro. Così, se si escludono due brevi nuotatine, il resto della giornata fu passato in spiaggia a "perdere tempo" dormendo e rilassandosi. Una perdita di tempo relativa, però. La zia infatti insiste con il dire che il fisico non ha bisogno solo di allenamento per irrobustirsi, ma anche di adeguati periodi di riposo, importanti tanto quanto il primo. Il viaggio fino a quel momento si era svolto senza intoppi particolari, ma era stato cmq abbastanza duro. In media fino a quel momento aveva dormito appena 5-6 ore a notte, poco anche per una come Mari abitatua a fare grandi sforzi fisici. Quindi il periodo in spiaggia fu molto utile da questo punto di vista per recuperare importanti energie. Fatto sta che quando la zia, dopo una doccia sulla spiaggia, si presentò al locale si sentiva fresca a riposata ansiosa di ricominciare. Per una volta decise di rinunciare a girare scalza o in infradito e decise di indossare un paio di vecchie scarpe da ginnastica che si era portata con se. Canotta e pants potevano andare bene. Mise i suoi bagagli nella stanza riservata al personale e ricevette poi guanti e grembiule, come le era stato detto. La zia con il grembiule mi fa venire in mente un curioso e divertemente episodio successo l'estate scorsa. Questo mi fa cogliere l'occasione per raccontarlo. Oh, ma non dite a Mari che l'ho fatto, perchè è una storia davvero imbarazzante e lei si innervosisce parecchio quando viene solo accennato (e la zia innervosita non è un bello spettacolo....). Quindi se non volete che venga sbriciolato, tenete il riserbo. Se poi non vi piacciono gli episodi troppo frivoli, saltate pure questo capoverso e passate direttamente a quello successivo. Faccio una premessa. La zia Mari è un ottima donna di casa. Una donna che sa piegare una padella, ma sa anche usarla per cucinare alla grande. Una passione nata, come molte altre, da autodittata, ma tipica di molte donne di campagna. Le contadine infatti sanno essere anche ottime cuoche. Non è quindi affatto raro vedere Mari indaffarata ai fornelli di casa, con la stessa determinazione che si può vederle nelle sguardo quando si allena duramente. Nonostante il fisico scolpito la sua dieta è variegata. E ancor di più è la sua cucina. Non solo, ma è sempre pronta a nuovi piatti e a nuove idee. Quel giorno d'estate mi ricordo che aveva già iniziato a fare caldo fin dalle prime luci del giorno. Ero lì in vacanza, e ovviamente la maggior parte delle giornate cercavo di passarle con la zia, che tentava di trasformarmi in un contadino, almeno in estate (impresa abbastanza disperata). Cmq una cosa ero riuscito ad assimilarla, ossia quella di svegliarmi abbastanza presto al mattino. Questo soprattutto ai risvegli improvvisi cui mi aveva abituato la zia, solita ad irrompere in camera mia, sollevando me e il letto come fossimo stati cuscini.... Una volta indispettito decisi di chiudermi a chiave nella stanza senza dirlo. Ma fu del tutto inutile. Mari, credendo che la porta fosse aperta, entrò come tutte le volte, scardinando la serratura come se la porta fosse di carta! Inoltre si incavolò parecchio non tanto per il fatto che mi fossi a chiave, ma perchè non glielo avessi detto: ora sarebbe toccato a lei rimettere a posto porta e serratura. Per fortuna recuperai dicdneole che l'avrei aiutata visto che era anche colpa mia. Allora sorrise e disse che accettava il mio aiuto volentieri. Da allora, ogni tanto, per svegliarmi entra direttamente dalla finistra della camera, arrampicandosi agilmente come una scimmia, sulla facciata di casa (chissà come fa...?). Ad ogni modo quel giorno sapevo che non sarebbe venuta a svegliarmi. Avrei avuto la giornata libera, perchè sarebbe venuto a trovarla il suo fidanzato di allora. Confesso che era un po' geloso della cosa. Passando nel cortile vicino alla casa-dipendenza dove la zia vive, vidi da una finestra aperta, che era indaffata ai fornelli con indosso un grembiule color pastello. La salutai e lei mi rispose agitando la mano e sorridendo. Evidentemente sta preparando un bel pranzetto per il suo piccioncino....Cmq gironzolai ancora per un po nei dintorni e poi decisi di andare a fare una passeggiata. Dopo un paio d'ore tornai. Saranno state circa le 10 del mattino. Tornato alla fattoria notai che i nonni erano fuori e stavano parlando amichevolmente con un prete che riconobbi essere don Gino, il parroco di campagna amico di famiglia. Ricordai che la benedizione delle abitazioni laggiù in campagna si svolgeva proprio in quel periodo estivo, visto che molte case durante il resto dell'anno rimanevano vuote, per poi riempirsi di villeggianti a partire dalla primavera-estate. I nonni ci tenevano parecchio alla cosa. Arrivai anche io e salutai don Gino. Aveva già dato la benedizione alla casa colonica principale, ai magazzini e alle stalle. Mancava solo la casa della zia. . Il gruppo quindi si diresse all'abitazione e mi ricordo che fui io a suonare il campanello. Quasi subito Mari venne ad aprire. Sul volto aveva disegnato un sorriso a trentadue denti che in una frazione di secondo scomparve per lasciare il posto ad un espressione tra lo scolvolto e l'imbarazzo... "D-don Gino....che...che sorpesa...cosa ci fa qui..? ah g-già la Benedizione!....prego....prego....si accomodi....!" fu quello che farfugliò in pratica. Il prete salutò bonariamente Mari, che conosceva molto bene, sin da piccola. Inoltre la zia collaborava di frequente con la locale parrocchia sopprattutto come educatrice per le ragazze. Entrammo in casa, ma io capii che c 'era qualcosa che non andava. E i miei sospetti furono confermati quando la zia non faceva altro che restare rasente ai muri. Il prete fece i complimenti sull'ordine della casa, ma soprattutto per gli odori che provenivano dalla cucina, adiacente all'ingresso della casa. La zia rispose con frasi di circostanza, ringraziando per i complimenti, ma sembrava sempre più nervosa. Sorrideva forzatamente e stava divnetando sempre più rossa. Inoltre continuava sempre a camminare stando attaccata al muro, finche non si posizionò davanti alla zanzariera, rimanendo però sempre nella stessa strana posizione di prima quasi fosse un tuttuno con la parete, dall nuca ai talloni. Inoltre aveva iniziato a tenere le braccia dietro la schiena. Questo comportamento mi incuriosiva. La zia è sempre stata una donna forte e sicura di se anche come carattere. Poche volte l'ho vista cosi in difficoltà e solo davanti a ragazzi di cui era cotta (forse questa era la sua unica debolezza evidente). Possibile che si fosse innamorata di don Gino...?! Scacciai subito dalla mente quel pensiero abbastanza folle. Notai che il grembiule della zia era molto ampio anche se aderente. La copriva da poco sotto il collo fino al ginocchio, lasciando libere spalle, braccia e polpacci. Aveva i capelli raccolti ed era piedi nudi. Un classico abbigliamento da massaia contadina. Era un periodo in cui si stava allenando duramente e quindi i muscoli erano particolamente evidenti e vascolarizzati. Ad un certo punto, quando il prete, chiese se poteva assaggiare qualcosa di quello che stava preparando, inziò a stroppiarsi i piedi dando segni ancora maggiori di nervosismo. Il rossore iniziò a riguardare anche il resto del corpo oltre che il viso. "Prego, faccia pure don..." Il prete si avvicinò ai fornelli e inziò ad assaggiare. La zia stava sudando. Notai poi che era senza raggiseno perchè i capezzoli iniziarono a spuntare da sotto il tessuto del grembiule. Rimasi incantanto a quella visione che si accompagnava a tutto il resto, ma la zia si voltò verso di me e distolsi la sguardo, anche se ero sicurissimo che mi aveva notato. Ormai ero in imbarazzo quasi quanto lei. Forse avevo capito. La zia era senza reggiseno e aveva paura che il prete se ne accorgesse. Ma a dire il vero non mi sembrava una cosa tanto grave: il topless oraè molto diffuso, e cmq la zia non era certo il tipo da imbarazzarsi per questo....Cmq don Gino, dopo qualche minuto, benedì la casa e se ne andoò dopo aver fatto i complimenti a Mari per la sua cucina e chiedendole di farle avere un po di quelle sue prelibatezze "Ma certo don Gino...quando vuole...". Salutò e solo allora la zia tolse il braccio destro da dietro la schiena e strinse la mano che il prete le aveva porto. Io, i nonni e don Gino ci dirigemmo verso la porta per uscire. Un cellulare squilò all'improvviso."Davvero una brava ragazza, Mari...", fu il commento del sacerdote. Io fui l'ultimo della fila e e voltandomi mi accorsi che la zia sgattaiolò su per le scale che portano al secondo piano, parlando al cellulare e riuscì a sentire anche la frase "Dove sei finito?!?" . Allora finalmente capii vedendola di spalle. La zia non era senza reggiseno. Sotto il grembiule era completamente nuda! Evidemente si era preparata per l'arrivo del fidanzato. Solo che don Gino è arrivato prima di lui! La telefonata al cellulare era probabilmente il moroso che l'avvisava che sarebbe arrivato più tardi! Mari quindi si ritrovò pratcamente nuda davanti al parroco del Paese! Che storia! ahahahahahahah.
Tornando alla narrazione principale, per la zia iniziava finalmente il turno di lavoro. Non avrebbe mai immaginato che sarebbe stata una nottata davvero movimentata....(continua).
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Re:Quella bestia di mia zia
« Risposta #11 il: 29 Luglio 2018, 15:44:23 »
Non c'è molto da dire sul turno di lavoro come lavapiatti. E' quel tipo di mansione praticamente uguale dappertutto. I piatti e le stoviglie da lavare non finivano mai e anzi sembrano aumentare quasi esponenzialmente man mano che la serata proseguiva. A Mari in quella situazione interessava solo lavorare e arrivare al mattino quando il turno sarebbe finito. Avrebbe poi incassato i soldi e continuato con il suo viaggio, magari chiedendo un passaggio a qualcuno diretto verso la Spagna: non sarebbe stato tanto difficile trovare qualcuno con quella destinazione. Uno degli aiuto cuochi, un ragazzo francese ma evidentemente di origine africana, aveva quasi subito iniziato a farle il filo: una cosa normale per la zia. In ogni luogo in cui si trovava c'era sempre chi la guardava con un misto di timore ed eccitazione. E qualcuno più audace che si faceva avanti c'era sempre. E anche se non c'era la zia non si faceva problemi a farsi avanti lei, se c'era qualcuno che le piaceva o le stava simpatico. Liliam apparteneva al primo gruppo, ed aiutato dalla lingua in comune si era quasi subito fatto avanti, parlando di palestra. Un approccio banale, a mio parere, ma evidentemente a Mari non dispiacque. Ora, la zia non lo dice, ma sicuramente conoscendola satava già pensando di ritardare almeno di qualche ora la partenza da Nizza, e trattnersi ancora un po in città a fine turno. E guarda caso anche Liliam smontava alla stessa ora.... Fate un po due più due.... Cmq al di la delle conquiste sentimentali della zia c'è da dire che non ruppe nemmeno un bicchiere durante il turno: mani che nonostante potrebbero spezzare il collo ad un toro, sanno essere anche delicatissime quando serve...;-) La fine del turno arrivò prima del previsto. Anche se Mari non aveva praticamente mai fatto pausa (se non per andare un paio di volte al bagno) non poteva dirsi stanca. Ci voleva ben altro per affaticare un fisico come il suo...Pensate che una volta pare sia riuscita a stare per una notte intera in equilibrio in piedi su un palo. Questo quando aveva più o meno un paio di anni più di me. Ovviamente lei minimizza la cosa dicendo che si tratta solo di equilibrio e di meditazione. Meno possibilità di mostrarsi modesta ha quando deve giustificare performance come spaccare legna per un giorno intero senza aver il fiatone quando ha finito; oppure quando in inverno spala più neve lei di una ruspa e poi ha energia sufficiente per andare a ballare (e rimorchiare) in discoteca; o quando trasporta un paio di tronchi enormi in spalla come se fossero canne di bambu. Anche in quei casi dice come sempre che è questione di allenamento, certo, ma anche di vita sana all'aria aperta di campagna.... Liliam era già uscito così come la maggior parte del personale delle cucine. La zia decise di trattanersi ancora più per riassettare: il disordine le ha sempre dato molto fastidio, a prescindere che fosse o meno in casa sua: quando la zia ad esempio è a casa e cucina, una volta che ha terminato pulisce tutto e lasciando fornelli e lavabo splendenti; quasi maniacale è poi nella gestione della sua sala attrezzi che ha a casa: ogni singolo manubrio e bilanciere deve essere rimesso al suo posto una volta che è stato utilizzato. Questa è stata una delle prime lezioni che mi ha impartito quando mi ha portato al piano interrato della sua famosa "palestra domestica", assieme alla pulizia degli attrezzi una volta che sono stati usati per l'allenamento. Non esagero quando dico che la zia è intransigente sulla cosa: un suo fidanzato che veniva a casa sua per allenarsi assieme a lei spesso che lasciava sempre tutto sparso per terra in disordine: La zia glielo fece notare e gli disse la stessa cosa che disse a me:" gradirei molto che mettessi a posto i pesi che hai utilizzato una volta che hai finito. Non è solo una questione di rispetto. E' anche una prosecuzione utile dell'allenamento, in quanto è sempre fare esercizio". Glielo disse una volta; due; tre. Alla quarta perse la pazienza: attese che finisse di farsi la doccia e una volta uscito gli strappò di dosso l'accappatoio (che era quello di Mari) e lo csotrinse nudo a riassettare tutta la casa! ahahahahahah! chissà che faccia deve aver fatto! Avrei voluto esserci per vederlo! Che imbarazzo! Da quella volta cmq si lasciarono. Quindi, anche se non si trovava in casa sua, Mari decise che avrebbe dato una bella riassettata. Con Liliam si diedero appuntamento in spiaggia. C'era uno strano silenzio nella cucina. La cosa non era insolita perchè per tutta la notte ci fu devvero molto trambusto sia lì che nel locale. Ma ora, dopo che i clienti e quasi tutto il personale, se ne erano andati l'atmosfera sembrava quasi irreali. Erano rimasti solo il proprietario, una cassiera e un tizio che si occupava della contabilità. Sarebbero andati a casa una volta che avessero fatto i conti degli incassi della serata che parevano essere andati cmq piuttosto bene. La zia però sapeva bene che da essi dovevano essere dedotti spese di gestione e per il personale, fra le quali c'era pure la sua paga. Una delle ragioni per la quale era rimasta ancora era quella infatti di incassare il suo salario. Ma ciò non escludeva il fatto che dovesse, mentre aspettava, rimanere con le mani in mano. Avvisato il personale che sarebbe rimasta ancora un po, torno in cucina. Fu allora che iniziò la parte più frenetica di quell'esperienza lavorativa finora tutto sommato tranquilla. Sier tolta guanti e grembiule. Decise che si sarebbe tolta finalmente anche le scarpe da ginnastica che aveva indossato per tutta la notte. Decise che sarebbe rimasta a piedi nudi da lì in avanti come del resto era abituata a fare da sempre anche in campagna: questa abitudine, che Mari ha sempre definito molto utile e bella e che portava avanti con costanza fin dalla prima adolescenza, aveva reso i piedi della zia molto resistenti e duri (come tutto il resto del corpo in effetti...), tanto da permetterle di camminare e correre agevolmente su quasi qualsiasi superficie, ma aveva l'effetto collaterale di rendere molto più difficoltoso indossare calzature chiuse oltre far disperare qualsisi estetista quando si faceva convicere dalle amiche ad andare alla spa: il momento della pedicure faceva sempre impazzire la povera malcapitata professionista di turno che si trovava di fronte sì un piede snello ed dalla forma elegante, femminile anche se dimensioni più grandi della media, ma duro come il cuoio!tanto è vero che spesso Mari si accontenta di mettere lo smalto sulle unghi (smalto che peraltro dura davvero poco, non più di qualche giorno da quando Mari rinizia a lavorare nei campi). Ad un tratto quel silenzio quasi irreale venne interrotta da una serie di rumori provenienti dal locale. Apparentemente non sembrava nulla di strano. Ma il sesto senso o se volete l'intuito femminile di Mari le dicevano stranamente il contrario. Più di una volta queste sensazioni si era rivelate corrette: era già successo che la zia mettesse in fuga alcuni ladri sprovveduti che avevano avuto la sciagurata idea di prendere di mira la sua fattoria: il minimo rumore insolito risvegliava tutti i sensi e gli istinti belluini della zia, che abituata ai rumori nottorni della campagna non era facilmente ingannabil. Una volta inseguì un paio di ladruncoli rincorrendoli con una mazza per spaccare le pietre. Corsero come pazzi, terrorizzati, ma Mari li avrebbe sicuramente acciuffati (e mandati all'ospedale) se non avesse già deciso di lasciarli andare. Da quel momento non aveva più subito fastido alcuno, e anzi si vantava che in casa sua la porta rimaneva sempre aperta anche di notte, come succedeva 50 anni fa! Forte (lletteralmente si potrebbe dire) di queste esperienze ed anche un po incuriosita la zia decise  di andare a dare prudentemente un'occhiata. L'istinto però le suggerì di non dirigersi verso la porta che dalle cucine conduceva all'interno del locale. Si diresse quindi verso un abbaino situato tra la cucina e la zona clienti. Essendo a piedi nudi non faceva nessun rumore e quindi nessuno l'avrebbe notata. L'abbaino si trovava in alto e sebbene Mari non fosse certo bassa non era cmq abbastanza alta per arrivarci. Decise quindi di aiutarsi trovando qualcosa sul quale potesse arrampicarsi. Le sedie presenti in cucina non erano abbastanza alte e non facevano al caso suo. L'unico supporto abbastanza alto sembrava essere il freezer, che però si trovava dall'altro capo quasi della cucina. Il capo cuoco si era raccomandato che gli elettrodomestici in cucina non dovevano essere spostati minimamente per nessuna ragione. Ma allora lui era già andato a caso e Mari è sempre stata un po refrettaria agli ordini, specie quelli dati senza chiedere per favore. Il freezer era appena stato riempito e non ci sarebbe stato tempo per svuotarlo e poi spostarlo. Quindi avrebbe dovuto sollevarlo a pieno carico. La cosa non spaventava più di tanto la zia: per un periodo aveva lavorato in un impresa di traslochi, e dopo il solito iniziale scetticismo per una ragazza che si dedicava ad un'attività come quella, fece ben presto ricredere responsabili e colleghi che le diedero anche il soprannome di "la montacarichi". Quando riotornò alla fattoria era tutti dispiaciuti. Lo stesso accade nella fattoria: quando c'è da spostare un carico eccezionale, si chiede sempre a zia Mari. Un problema sarebbe stato trasportare il freezer senza fare troppo rumore. Mari per prima cosa staccò la spina dell'alimentazione. Si mise in posizione e iniziò a sollevare l'enorme peso utilizzando i muscoli di braccia, gambe ed addome. Lo sforzo fu considerevole e Mari mugulò. Ma ciò non le impedì di tenere gli occhi ben aperti. Si accorse infatti che accanto al freezer principale se ne trovava un altro decisamente meno capiente, ma più o meno della medesima altezza. Un vero colpo di fortuna. Mari sarebbe riuscita a spostare il fratello maggiore, ma avrebbe sicuramente fatto rumore. Quello più piccolo le avrebbe consetito di raggiungere il suo scopo, con minor sforzo e soprattutto facendo meno rumore. Cos' appoggiò delicamente il freezer grande, e riattaccò la spina dell'alimentazione. Il frigo più piccolo era vuoto e scollegato dalla corrente. Tanto meglio. Mari lo afferrò e lo trasporto in pochi secondi come si trasporta una grossa scatola di biscotti sotto l'abbaino. Salitaci sopra si sporse guardando attraverso la vetrata. La scena che le si presentò alla sguardo era molto più preoccupante di quanto avesse mai immaginato....(continua)
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Re:Quella bestia di mia zia
« Risposta #12 il: 12 Agosto 2018, 14:00:53 »
Quello che sto per raccontarvi potrebbe far pensare a molti di voi che sia una falsità o un'esagerazione. Oppure, come si usa dire oggi, una fake news. Io stesso quando penso all'episodio specifico  non finisco mai di meravigliarmi, specie quando chiedo a zia Mari di descrivermelo ancora una volta, nonostante ormai sappia che la zia possiede doti non comuni. Queste ultime sono certamente dovute agli allenamenti durissimi fisici e mentali cui si sottopone, ma anche sicuramente ad una predisposizione naturale o chissà cos'altro.... Qualcuno di voi forse penserà anche al sostante dopanti di un qualche tipo e per qualche tempo in famiglia lo abbiamo pensato. Anzi ne eravamo quasi convinti. Nonostante non ci fossero evidenze sembrava impossibile che una donna sebbene forte e vigorosa riuscisse a fare quello in cui neppure molti uomini altrettanto allenati riescono. Tanto è vero che un giorno in famiglia le fu proprio rivolta la domanda specifica :"Fai uso di doping?". Io non era presente quella volta, ma mi raccontarono che Mari non si scompose per la domanda/accusa che le era stata rivolta: è una  donna troppo intelligente per potersi arrabbiare di fronte a quello che evidentemente è un dubbio legittimo. La modestia e la tendenza a minimizzare certe azioni (come quando intervenne contro il toro infuriato) certe volte non basta. E Mari questo lo sa. La risposta che diede fu pressapoco del tenore seguente :" No, non uso sostanze dopanti.  Mi sono state proposte durante qausi tutti gli anni in cui frequantavo le palestre. Ma rifiutai sempre. Ad un certo punto la cosa mi infastidì tanto che fu uno dei motivi per cui decisi di crearmi una palestra personale a casa. Inoltre, come tutti sanno, io ho un terrore folle degli aghi...." Quest'ultimo punto è risaputo. Mari teme gli aghi più di ogni altra cosa. Infatti sin da bambina, ma anche oggi da adulta quando si trova a fare un iniezione diventa paonazza e inizia a sudare freddo. Una volta, durante un prelievo di sangue, si era talmente innervosita da staccare persino un bracciolo della sedia dell'ambulatorio; un altra volta era corsa via; un'altra ancora era scoppiata a piangere. Tutto ciò nonostante il prelievo non dovesse farlo lei. E questo quando era già adulta. Di conseguenza l'uso di sostante proibite era improbabile, tanto più che in casa o nella sua palestra non è mai stato trovato nulla che lasciasse intedere la cosa. Come forse vi ho già detto, la porta di casa della zia è praticamente sempre aperta e chiunque può entrare in casa in ogni momento (talvolta con esiti imbarazzati come con l'episodio del prete in visita). Anche le altre stanze come la palestra sono accessibili e così il bagno. I medicinali che Mari possiede sono sotto gli occhi di tutti: aspirine, supposte, anticoncezionali. Non ci sono sirighe in casa, per le ragioni già menzionate. Quindi la forza innaturale della zia ha quasi certamente cause diverse. Perdonate la digressione iniziale, ma mi sembrava opportuno fare alcune   precisazioni arrivati a questo punto. Cmq ognuno, se vuole, è ovviamente libero di credere che Mari faccia uso di sostanze dopanti. Solo un consiglio: se doveste incontrarla non diteglielo. Si arrabbierebbe un po. E Mari arrabbiata non è un bello spettacolo e soprattutto le conseguenze possono essere poco piacevoli... Ma torniamo con la storia. Vi preciso però che quello che seguirà non sono parole mie. Ma proprio quelle di zia Mari. Infatti come molte ragazze della sua generazione la zia teneva un diario più o meno segreto con i sogni, le aspirazioni, le cotte, le delusioni. E poi ha continuato a scrivervi anche dopo il periodo scolastico, anche se meno frequentemente. Come tutte le ragazze era molto gelosa del contenuto del suo diario e guai a chi glielo avesse letto di nascosto... Un giorno tuttavia senza alcun preavviso mi chiese di seguirla ed arrivammo davanti ad uno scaffale dove erano riposti alcuni libri. Si trattava principalmente dei testi scolastici di Mari, dei tempi delle superiori. Prese un volume sgualcito un poco più piccolo rispetto agli altri. "Questo è il mio diario segreto", mi disse e me lo porse aggiungendo :" Ho continuato a scriverci fino a poco tempo fa. Poi ho smesso. Ci dovrerai le sciocchezzuole di una bambina, le solite cose. Però ci sono anche alcuni episodi interessanti. La grammatica non è mai stata il mio forte"- arrossì e sorrise nel dirlo-"visto che tu sei molto più in gamba di me vorrei ci dessi un occhiata e correggessi gli strafalcioni più evidenti." "Ma zia è il tuo diario segreto..." obiettai " Sei sempre stata gelosa del suo contenuto....e ora lo dai a me". "Mi fido di te" -a quelle parole arrossii io-"Se vorrai raccontare a qualcuno le vicende del diario, potrai farlo. So che saranno persone fidate... Mi dispiacerebbe lasciare che la mia biografia sia piena di errore di sintassi!"-Rise- Ora, io di italiano non sono poi bravissimo, ma i miei sette li ho sempre presi (anche qualche cinque a dire il vero). In confronto però al quattro fisso della zia forse anche il mio contributo poteva essere utile... Così nonostante le rimostranze accettai anche perchè Mari sembrava determinata a non farsi dire di no...Mi sorrise, mi ringraziò e mi abbracciò sollevandomi come se fossi una piuma. Quando mi appoggiò a terra si voltò e usci dalla stanza dandomi la possente schiena muscolosa e i glutei marmorei e saltellando a piedi nudi uscì dalla stanza. Io imbarazzatissimo, tutto rosso e sudato inziai l'opera che mi era stata affidata. E' da questo diario che sono riuscito a recuperare molti dettagli delle azioni di Mari che ora vi sto raccontando. La gsua grafia era elegante, tonda, tipicamente femminile. Quando arrivava in fondo alla pagina non era raro che facesse terminare l'ultima lettera con un cuoricino. Notai anche che Mari come al solito aveva esagerato in modestia: gli errori di italiano che riuscì a trovare non erano moltissimi. Anzi la narrazione trovai fosse abbastanza scorrevole, anche se incline alle digressioni. Un particolare mi colpì:  molte pagine erano state volutamente strappate. Mancavano diversi mesi. La cosa mi incuriosì, ma per il momento decisi di non chiedere spiegazioni in merito alla zia... In ogni caso l'episodio del ristorante era riportato interamente. Lasciamo ora la parolo a Mari (le frasi tra parentesi sono mie aggiunte):"[u]Quello che si stava svolgendo sotto i mei occhi aveva tutta l'aria di una rapina. Una rapina architettata in maniera semplice ma evidentemente efficace. Un gruppo di persone, ne potevo vedere cinque, tutti a volto coperto e apparentemente tutti uomini avevano preso in ostaggio i tre che si trovavano ancora nel locale: una delle cassiere e  quello che mi pare doveva essere uno dei contabili o dell'amministrazione (che avevo incontratoin quando era andata  per la questione inziale) del colloquio erano stati imbavagliati e legati ad una sedia. L'uomo sembrava avere anche un labbro gonfio ed era privo di sensi. La ragazza era terrorizzata. Il proprietario era stato anch'esso legato ma non aveva bavagli ed era inginocchiato con accanto a sè due malviventi, uno per lato, e un terzo davanti a lui con cui sembrava stesse discutendo. Ad un certo punto i due di lato presero per l'incavo delle ascelle il malcapitato e lo rimisero in piedi. Il terzo davanti si avvicinò e senza alcun motivo apparente diede un fortissimo pugno alla bocca dello stomaco del gestore, che subito si piegò in due per il dolore e cadde a terra avendo gli altri due mollato la presa. Quei maledetti avevano organizzato per bene la cosa attendendo il momento giusto per colpire. Probabilmente sapevano anche che quella sera ci sarebbe stato pure il proprietario presente. Magari avevano un basista all'interno del locale oppure era stato un semplice colpo di fortuna. Mi ricordo che quando lavoravo in Romagna come security delle discoteche non mi accontetavo che la situazione fosse sotto controllo solo in sala, ma anche negli altri spazi soprattutto i bagni (che donna previdente e saggia!). Molto spesso infatti era possibile far entrare da lì persone non autorizzate, in maniera tanto semplice quanto efficace: bastava che qualcuno fingesse di essere ubriaco e venisse portato ai servizi. La sbronza era simulata ovviamente e a quel punto se i bagni avevano un apertura poteva essere facilmente fforzata. A quel punto chiunque sarebbe potuto entrare quasi indisurbato e confodersi nella folla del locale, oppure penetrare quando non c'era più nessuno. Fu questo uno dei motivi per cui non appena venni nominata responsabile della sicurezza disposi che i bagni venissero controllati accuratamente durante la serata anche a costo di entrare dentro i gabbiotti chiusi a chiave da chi li stava occupando. E questo sia per i bagni delle donne che per quelli degli uomini. In quanto unica donna mi assuinsi la reponsabilità di controllare i primi, ma sarebbe stato meglio un domani realizzare basti misti unisex, che avrebbero garantito un controllo più efficace, ne parlai anche con il gestore mi ricordo... se fossi stata io la responsabile di sicurezza nel ******* di Nizza (il nome del locale è illeggibile) non sarebbe accaduto tanto facilmente quello che stava succedendo....Venni riscossa dall'ennesimo colpo inferto al proprietario, uno schiaffo violentissimo questa volta.   Dovevo fare qualcosa. Avevo già perso troppo tempo. Lilam avrebbe dovuto aspettare. In cucina c'era un telefono. Scesi dal freezer cercando di non far rumore e mi diressi al telefono di servizio presente in cucina. Era muto: quei maledetti avevano fatto le cose per bene. Mirocordai allora che il mio cellulare era rimasto nel mio zaino nel ripostiglio del personale a cui si arrivava tramite un corridoio che sbucava proprio in cucina. Avevo riposto lo zaino nell'armadietto chiuso con un lucchetto a combinazione. 1985 era la combinazione: la mia data di nascita. Non scattò. Non potevo perdere altro tempo. Decisi che avrei aperto in un altro modo staccando direttamente l'anta con le mani. Feci rumore ma lo spogliaotio era molto lontano dalla sala principale quindi era molto improbabile che mi avessero sentito. Ero parecchio su di giri ma anche concentrata: lo sportello venne via facilmente. Presi il cellulare. Era quasi scarico ma riuscì a chiamare la polizia e a dire in francese che era in corso una rapina al ******* (il nome è cancellato). Purtroppo la comunicazione si interruppe prima che finissi del tutto. Ricorsi in cucina e risalii sulla mia postazione di osservazione. I criminali avevano cambiato tattica e avevano iniziato a colpire la ragazza. Sempre più forte. Non c'era tempo di aspettare la polizia. Mi innerovisii ancora di più dopo quella vista ma mi imposi di rimanere concentrata. Mi diedi un rapido sguardo attorno. Capii cosa dovevo fare. Sarebbe stato rischioso. Lo feci  [/u] (continua)
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