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Autore Topic: La terza occasione  (Letto 5692 volte)

Offline DavideSebastiani

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La terza occasione
« il: 07 Maggio 2018, 20:22:54 »
Quello che vi propongo è un racconto particolare. Chi ha letto altri miei racconti saprà che non sono un insieme di esibizioni muscolari ma piuttosto delle storie da leggere anche al di fuori di quelle situazioni ma che comunque all'interno di esse non può mancare un'eroina fortissima ed un po' dominante ed abile nelle arti marziali. E' così anche questa volta. Si tratta di una storia che potremmo dividere in due parti. Nella prima è un racconto un po' serioso mentre nella seconda diverrà più giovanilistico con una bella dose di umorismo che di solito non mi è congeniale. Per tutti i lettori, che spero siano numerosi, ho un consiglio da dare. Fate attenzione a tutte le situazioni della prima parte, anche quelle apparentemente banali perché saranno basilari nella seconda. E naturalmente sarò lieto di rispondere a chi volesse intervenire ricordando però che la storia è già conclusa e non si può modificare

I nomi dei personaggi sono inventati. Qualunque riferimento a persone realmente vissute è puramente casuale
Primo episodio
Sono davanti allo specchio. Mi annodo la cravatta, mi osservo ma storco la bocca. No, non va bene. il nodo mi sembra decisamente troppo grosso e sembro uscito da un vecchio film anni settanta. D’accordo che sto per fare un piacevole salto nel passato per andare ad un riunione con i miei vecchi compagni di liceo per il ventesimo anniversario della maturita’  ma non mi sembra il caso di andarci con la cravatta come la portava Kojak. Finalmente riesco a farmi il nodo come Dio si deve. Mi giro e la figura di mia moglie Sabrina intenta a vedere una specie di soap opera in televisione e, come al suo solito, a sgranocchiare qualcosa, stravaccata sul letto in tenuta tutt’altro che sexy, non mi rallegra molto
 “ Come sto? “ le chiedo comunque dopo aver indossato una giacca di lino blu sopra i jeans e ad una camicia bianca. Lei mi osserva alzando un sopracciglio
 “ Ti interessa un mio giudizio? E da quando?”
 “ Sei mia moglie. Certo che mi interessa” rispondo senza fare polemiche. Non mi sembra il caso di fare di fare l’ennesima litigata. Sabrina alza anche l'altro sopracciglio e poi scuote la testa
 “ Mmmm, secondo me i jeans non vanno bene”
 “ Non mi va di vestirmi col classico completo. Mi sembra un look piu’ giovanile e piu’ informale”
 “ E certo, vuole essere giovanile lui. Ma si, vestiti come ti pare. Per quanto me ne frega” mi dice infine rimettendosi a guardare la tv
 “ Grazie, sempre gentile tu”
 “ Dovrei esserlo? Sapere che ti vai a divertire e forse che ti andrai a scopare qualche ex compagna di classe dovrebbe rendermi gentile?” Scoppio a ridere
 “ E’ tutta gente che non vedo da vent’anni, a parte Andrea. E Andrea non e’ propriamente il mio tipo. Se hai tutti questi dubbi su di me potevi venire anche tu. La festa e’ aperta anche ai compagni e alle compagne di coloro che fecero la maturita’” Gira la testa verso di me e per un attimo ho l’impressione di vedere la scena dell’esorcista quando la protagonista, sotto l’influsso del diavolo, fa girare la sua testa di 360 gradi. Anche il suo tono di voce sembra provenire dall’oltretomba
 “ E come ci vado? Non ho niente da mettermi” sentenzia infine. La osservo. Dio, com’e’ cambiata. Ma dove e’ andata a finire la donna che ho sposato? So che dovrei starmi zitto ma stavolta non ce la faccio
 “ Non hai niente da metterti perche’ ingrassi di cinque chili al mese” Ecco fatto. Ora si che ho fatto il danno. Ed infatti il suo volto cambia espressione, digrigna i denti e poi scoppia a piangere
 “ Sei uno stronzo. Un maledetto stronzo. Lo sai che non e’ colpa mia se sono diventata grassa ma della tiroide che non funziona bene” Non dovrei replicare ma, ancora una volta, non ce la faccio
 “ E no Sabrina, stavolta non te la do vinta tanto per non litigare. La malattia tiroidea e’ solo una scusa e lo sai benissimo. La tua tiroide non funziona benissimo, d’accordo, ma non e’ quella a farti ingrassare ma il fatto che stai perennemente a mangiare. Guardati adesso. Patatine, cioccolata, che altro hai vicino a te?” Per un momento non risponde. Il suo pianto rallenta ma il suo sguardo e’ adesso di vero odio nei miei confronti
 “ Sei una merda Fabrizio”
 “ Perche’ ti ho detto la verita? E va bene, mi tengo pure questa” le dico andandomene dalla camera da letto. Dovro’ troncare tutto questo. Ha ragione mia sorella ed io l’ho pure mandata a farsi fottere. Ha ragione ma non deve intromettersi nella mia vita. Lo so benissimo anch’io che questa vita con Sabrina e’ un inferno, come se non bastassero tutti gli altri problemi che ho. Il fatto e’ che non trovo il coraggio di dirle che continuare e’ perfettamente inutile. Non parliamo e se lo facciamo e’ solo per litigare, non scopiamo piu’ da tempo immemorabile, cosa ci sto a fare insieme a lei? E’ diventata praticamente una balena e dubito che potrei riuscire ad eccitarmi se anche lei volesse fare sesso ed ora ci stiamo odiando l’un l’altra. No, a dir la verita’, io non la odio. Non ancora almeno ma se continua di questo passo finiro’ per farlo molto presto.
E poi, quella scusa banale della tiroide ingrossata! Quante volte glie l’ho sentita dire. L’endocrinologo che la teneva in cura invece, l’aveva guarita ma lei continua a ripeterla ossessivamente ogni qualvolta qualcuno le fa notare della sua grossezza. I problemi dovuti all’ingrassamento continuo sono purtroppo  ben altri e quelli di mia moglie Sabrina sono esclusivamente psicologici e altrettanto sicuramente dovuti ai suoi tentativi falliti di rimanere incinta. Ci abbiamo provato per diverso tempo senza riuscirci e poi abbiamo scoperto che lei soffriva di endometriosi, una malattia che, nei casi gravi come il suo, annulla ogni possibilita’ di fecondazione e da li’ e’ nato il dramma. Se solo lei avesse capito in tempo  i sintomi di quella malattia, forse adesso avremmo per casa un paio di ragazzini urlanti. Ed invece non ci fece caso, scambiando quei dolori fortissimi per dolori mestruali oltre la norma e riempiendosi di semplici antidolorifici. E poi la diagnosi. Fu una batosta per entrambi ma fu lei quella a subirne le conseguenze maggiori che l’hanno portata, nel prosieguo del tempo, a tralasciare me e se stessa, ingozzandosi ed ingrassando a dismisura ed a nulla sono valsi i miei tentativi di portarla da uno psicologo. Non avendo figli si sente probabilmente una donna a metà e, pur se a volte mi fa molta tenerezza, io non sono piu’ in grado di sostenere questa vita. Sono ancora giovane, non ho compiuto nemmeno quarant’anni, e vorrei qualcosa di piu’ di quello che lei mi offre che e’ tra l’altro quasi niente. Avrei voglia di sesso, ad esempio, ma anche di tante altre cose che dovrebbero far parte del rapporto matrimoniale. Si, dovro’ parlarci e dovro’ prendere l’inevitabile decisione di lasciarci anche se temo che possa compiere qualche sciocchezza. Oh, non certo per amore nei miei confronti ma perche’  non avrebbe proprio piu’ nulla e sarebbe l’ ennesimo suo fallimento visto che, bene o male, io rappresento ancora quella figura maschile di cui lei ha bisogno. O forse sono semplicemente un vigliacco ed ha ragione mia sorella Elena.
Il trillo del mio telefonino mi distoglie da questi tristi pensieri. E’ il mio amico del cuore Andrea. Forse l’unico vero amico che ho
 “ Sono sotto casa tua. Che fai, scendi?”
 “ Due minuti e scendo” gli rispondo e attacco. Torno in camera da letto e faccio finta di non aver appena litigato con Sabrina
 “ Sabri, non aspettarmi. Non so che orario faro’?” Lei sorride ironica
 “ Fai pure il comodo tuo. Tanto, cosa conto io?” Sospiro e non replico. Cosa potrei dirle? Scendo di corsa per non far attendere ulteriormente Andrea ed anche perche’ siamo leggermente in ritardo. L’invito diceva alle 21 e mancano solo pochi minuti a quell’ora. Arriveremo sicuramente quando gli altri saranno gia’ arrivati da un bel pezzo. Il mio amico mi attende con un sorriso a trentadue denti
 “ Pronto a tornare indietro nel tempo, Fabrizio?”
 “ Guarda, vengo giusto per cercare di trascorrere qualche ora senza i miei soliti problemi”
“ Si va beh ma ci saranno anche un sacco di belle fighe. Non parlo di Maria Giulia che e’ inarrivabile per qualunque mortale ma della Tozzi o della Mastrangeli. Te le ricordi?”
 Eccome se me le ricordo. Marina Mastrangeli e Valeria Tozzi, due belle fighette. E poi Maria Giulia Ferri, la piu’ bella della scuola ma non inarrivabile come pensa Andrea. Lei me la ricordo ancora meglio e credo che mai me la dimentichero’ anche se per motivi che nulla hanno a che vedere con la sua esplosiva bellezza. Do una pacca sulla spalla ad Andrea
 “ Calma i bollenti spiriti, amico mio. Saranno tutte sposate e saranno diventate inguardabili. E poi io sono sposato. Sei tu lo scapolo”
 “ Faresti meglio a dire divorziato”
 “ E cosa vuoi che cambi?”
 “ Cambia che se fossi scapolo non avrei dovuto sopportare il tradimento di Manuela” E gia’, come dargli torto. Quella puttana della sua ex moglie e’ stata colta con le mani nella marmellata. O forse dovrei dire con la bocca sul pene del suo amante. Credo che una scena del genere rimanga impressa nella mente per sempre. Per fortuna, il mio amico ha uno spirito particolarmente allegro e l’impressione e’ che si sia ripreso da quel brutto colpo. O forse e’ appunto solo un’impressione e soffre ancora. Ci ha pure provato ad allacciare qualche relazione ma finora e’ stato sfortunato e non ha trovato la donna giusta per lui. Per fortuna che non avevano figli. Se nel mio caso la mancanza di figli e’ stata la rovina del mio matrimonio, nel suo forse e’ stato un bene. Un nuovo squillo del telefonino arriva ad interrompere i miei pensieri. Stavolta si tratta di mia madre
 “ Fabrizio, come stai?”
 “ Bene mamma. E tu?” Mai fare una domanda del genere ad una come mia madre
 “ E come vuoi che vada? Da povera vecchietta sola che per sentire suo figlio deve telefonare lei perche’ lui si dimentica di avere una madre”
 “ Oddio mamma no, ti prego, non cominciare. Non e’ mica colpa mia se papa’ e’ morto e se sei rimasta da sola”
 “ Non dico che sia colpa tua ma almeno potresti ricordarti di avere una madre e venirmi a trovare”
 “ Hai ragione, mamma. E’ che ho tanti di quei problemi col negozio che non ho nemmeno il tempo di respirare”
 “ Cinque minuti per una madre si trovano”
 “ D’accordo. Ti prometto che domani verro’ a trovarti”
 “ Bravo figlio mio. Ah senti, mi ha telefonato tua sorella Elena. Era cosi’ giu’ di morale. Mi ha detto che avete litigato e che l’hai trattata male” E ti pareva che Elena non andava a piangere sulle spalle di nostra madre? A quarantaquattro anni compiuti sente ancora il bisogno di confidarsi con la mamma
 “ Subito a raccontarti tutto eh”
 “ Ma no, che dici. Ho sentito che era triste ed una madre vuol sapere i motivi che rendono triste i propri figli. Le ho dovuto tirare le parole fuori dalla bocca con le pinze perche’ non voleva dirmi niente. E niente poi mi ha detto. Semplicemente che avete litigato e che le hai risposto male” Ed invece ci scommetterei qualunque cosa che le ha raccontato tutto
 “ Senti mamma, abbiamo avuto una discussione e fra qualche giorno faremo pace, ok?”
 “ Ma tu non trattarla male, capito? E’ pur sempre tua sorella piu’ grande”
 “ Le ho semplicemente detto di farsi i fatti suoi e quando lei insisteva….. Beh le ho detto di andare a quel paese”
 “ Va beh dai, rifate pace, mi raccomando. E poi lo sai che lei ha qualche problema con il cuore dopo l’incidente di Maicol. Se la fai arrabbiare, corri il rischio di farle venire un attacco cardiaco. E tu non vuoi questo, vero?” Ci mancava solo che mi rinfacciasse che Elena potrebbe sentirsi male. In effetti pero’, non ha tutti i torti visto che a causa di suo figlio Maicol, il mio nipote piu’ grande, ha cominciato ad avere delle aritmie cardiache di poco conto ma che non devono essere trascurate. Oddio, la colpa di Maicol e’ relativa visto che alcuni anni fa’ ebbe un incidente con lo scooter e telefonarono a mia sorella dicendole che era ricoverato in grave condizioni all’ospedale quando invece e per fortuna aveva solo varie escoriazioni su tutto il corpo che guarirono in poche settimane senza ulteriori problemi ma lei, a quella notizia, si senti’ male e da quel giorno ha appunto lievi aritmie che pero’ non devono essere prese sotto gamba. In compenso, Maicol ha smesso di correre con lo scooter e si e’ notevolmente calmato. E se penso a mio nipote, mi viene una rabbia per il nome che gli hanno messo. Ma non potevano scriverlo nel modo originale, ovvero Michael, invece di italianizzarlo? Lo odio quel nome. Bah, adesso ho altri problemi che pensare al nome di mio nipote
 “ Ma si, certo che faremo la pace” rispondo infine a mia madre “ Adesso ti saluto mamma. Un bacione, ciao” concludo riattaccando. A dir la verita’, le parole che ho detto ad Elena erano un tantino piu’ pesanti e le ho detto di farsi i cazzi suoi e poi l’ho mandata appunto a cagare. E quello che mi fa piu’ incazzare e’ che lei ha ragione e soprattutto che lo fa per il mio bene. Mi ha detto che devo prendere la decisione da uomo e che ormai il mio matrimonio non regge piu’. Non a queste condizioni, almeno. Tra l’altro, lei ci ha provato in tutti i modo a parlare con Sabrina per cercare di farle cambiare atteggiamento nei miei confronti, comportandosi con lei come se fosse una sorella maggiore e non una cognata, consigliandole che gli uomini bisogna tenerseli, non solo conquistarli ma a mia moglie questi consigli sono entrati in un orecchio per uscire immediatamente dall’altro. E quindi, mia sorella e’ giunta alla conclusione che se vuole vedere suo fratello felice, devo assolutamente cercare di rifarmi una vita con un’altra donna.



Offline DavideSebastiani

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Re:La terza occasione
« Risposta #1 il: 10 Maggio 2018, 17:23:36 »
Secondo episodio

Andrea intanto, continua a guidare per raggiungere il luogo dove incontreremo i nostri vecchi compagni di liceo ma ha ascoltato tutto. D’altronde, non ho segreti con lui come lui non ne ha per me
 “ Ancora problemi con il negozio?” mi chiede dopo qualche istante di silenzio
 “ Problemi infiniti, amico mio. Mio padre, che riposi in pace, mi ha lasciato in eredita’ un negozio di calzature con quattro scarpe ed un mare di debiti a causa del suo vizio del gioco”
 “ Questo lo so ma visto che da un po’ di tempo non ne parlavi piu’, speravo che fossi riuscito a risanare un po’ la situazione”
 “ Non te ne parlo perche’ mi sembra inutile affliggerti con i miei problemi visto che pure tu hai i tuoi ma mi sembra di lottare contro i mulini a vento. Sto sempre a pagare i debiti e questi diminuiscono di una sciocchezza a causa degli interessi”
 “ Ma scusa Fabrizio, perche’ non ti arrendi? Lascia stare tutto, chiudi il negozio e dichiari fallimento” Sorrido e non e’ un sorriso di gioia
 “ Perche’ i debiti mio padre non ce l’aveva solo con le ditte fornitrici ma anche con gente pericolosa. E a quelli non glie ne frega un cazzo che mio padre e’ morto. Quelli i soldi li vogliono da me. Mio padre giocava e scommetteva in posti dove non era lecito scommettere, mica alle sale giochi di adesso dove tutto e’ legale. E se anche dichiarassi fallimento, quelli i soldi continuerebbero a volerli. Almeno con il negozio posso rimuovermi. Pur con la crisi riesco a fare degli incassi accettabili ma non quanto basterebbe per  cancellare quei maledetti debiti”
 “ Capisco”
 “ Gia’. Non e’ solo per il ricordo di mio padre che mi sono messo in mezzo a questo casino. Fosse dipeso da me, dopo la laurea avrei cercato un lavoro adatto a quel pezzo di carta che mi ero guadagnato ed invece prima lui si e’ ammalato e sono dovuto andare io a lavorare al negozio e poi…. Beh, lo sai come e’ andata a finire”
 “ Siamo sfortunati, amico mio” fa con filosofia Andrea
 “ E poi c’ho il problema di Sabrina” riprendo dopo alcuni secondi
 “ Io non la capisco proprio tua moglie. Era cosi’ carina da ragazza e guarda come si e’ andata a ridurre. Senti, se ti confesso una cosa, t’incazzi?” Lo guardo con tenerezza
 “ Mi vuoi confessare dopo vent’anni che tu avevi una cotta per lei?” Stavolta e’ lui a guardarmi in modo strano
 “ Lo sapevi?”
 “ Smettila di fissarmi e pensa a guidare. Ci voglio arrivare sano alla festa. Comunque si che lo sapevo. Lo sapevamo tutti” gli rispondo. In realta’, me lo disse un certo Carlo, un amico comune, ma non feci caso piu’ di tanto alla notizia . Non per scarsa amicizia ma perche’ pensavo che con Sabrina lui non avesse possibilita’ essendo cotta di me. Ed anche perche’ lui si stava buttando a corpo morto su Manuela. Pessima idea di entrambi
 “ E non mi hai mai detto niente?” mi domanda dopo qualche secondo
 “ Cosa mai avrei dovuto dirti? Con lei non ti eri mai dichiarato. Piuttosto, perché mi hai lasciato campo libero?”
 “ Perche’ eri il mio migliore amico e sembravi cosi’ preso. E poi non avevo possibilita’ visto che lei sembrava innamorata pazza di te. E poi anche perche’ avevo conosciuto Manuela. E comunque io certe cose agli amici non le faccio” Abbraccio Andrea
 “ Tu si che sei un vero amico”
 “ Piano con gli abbracci mentre guido se no andiamo a sbattere davvero” replica lui sorridendo
 “ Si, forse e’ meglio. Il fatto e’ che forse non eravamo veramente innamorati. A quell’eta’ i sentimenti si confondono. Io non avevo nemmeno diciannove anni, lei diciassette e non sapevamo cosa fosse l’amore. Ci piacevamo e ci volevamo bene ma l’amore e’ un’altra cosa. Il problema e’ che te ne accorgi soltanto dopo”
 “ Quanto sei filosofo stasera. Pero’ adesso basta con i pensieri tristi. Stasera ci si diverte”
 “ Magari trombando con la Mastrangeli o con la Tozzi” E non lo dico solo per battuta. Ho un grandissimo bisogno di fare l’amore, di abbracciare una femmina che mi faccia sentire maschio
 “ Magari. Sempre se nel frattempo non sono diventate dei cessi”
 “ Tutto puo’ succedere” Andrea annuisce, forse pensando proprio a mia moglie Sabrina
 “ Scommetto che con Maria Giulia non e’ successo ed e’ piu’ bella di vent’anni fa’” replico
 “ Su di lei non accetto scommesse.  Era la perfezione fatta femmina” Annuisco a mia volta. Di gran lunga la piu’ bella e sensuale della classe. Un corpo strepitoso e atletico, impreziosito da una muscolatura non eccessiva ma  decisamente efficace, come purtroppo scopii. Un corpo che lei amava mettere in mostra senza falsi pudori ed un viso perfetto incorniciato da lunghi capelli neri che spesso portava raccolti con una coda, due fari abbaglianti, per dirla come il vecchio Mal, al posto degli occhi, azzurri come un lago di montagna ed una bocca perfetta che lei non lesinava a rendere ancora piu’ appetibile dipingendola di rosso fragola. E poi quei movimenti  quasi ipnotici che sembravano paralizzare l’attenzione di ogni ragazzo della scuola. Eh si, bella da togliere il fiato ma con un grosso, enorme,  gigantesco difetto, almeno ai miei occhi.

Il mio amico Andrea approfitta di un semaforo rosso e si volta a guardarmi
 “ Ancora non mi hai risposto, Te la ricordi o no Maria Giulia?” mi chiede sorridendomi
 “ E chi e’ quel ragazzo della scuola che potrebbe dimenticarsela?” faccio “Bona come il pane”
 “ Si, bona senz’altro.  Peccato che fosse pure pazza, antipatica, strafottente, voleva comandare su tutto e su tutti e soprattutto era maledettamente in gamba con le arti marziali. Quella se ti prende per vivo ti lascia per morto. Te lo ricordi come ridusse quei due?” E come posso dimenticarlo? Mi sembra che fosse il giorno seguente alla festa delle donne, forse il 9 o il 10 di marzo e che si trattasse di una specie di fidanzato che lei aveva mollato per mettersi con un tipo che aveva incontrato proprio durante la festa delle donne. Il suo ex moroso era venuto, spalleggiato dal fratello, per discutere con lei. Beh, diciamo pure per offenderla. Evidentemente, non la conosceva bene. Appena pronuncio’ la parola <puttana> infatti, Maria Giulia scateno’ un tale inferno che, a confronto, quello scatenato da < Il gladiatore> era un oasi di pace e tranquillita’.  Maria Giulia divenne una belva e dimostro’ a tutta la scuola di che pasta fosse fatta e quali fossero le sue capacita’ con le arti marziali riempiendo di botte quei due senza che nessuno osasse intervenire. E non solo. Li costrinse poi ad inginocchiarsi ai suoi piedi, a farseli baciare e naturalmente a chiedere pieta’ tra l’ilarita’ idiota di tutti noi. Il problema fu che dopo pochi giorni tocco’ proprio al sottoscritto di dover saggiare le sue capacita’ e fu una tragedia. Per me, ovviamente. E altrettanto ovviamente, e’ questo il motivo per cui non me la potro’ mai dimenticare, oltre alla sua travolgente bellezza. Accadde proprio un paio di settimane dopo, durante la festa per  il suo diciottesimo compleanno che organizzo’ nella sua abitazione. Oddio, parlare di abitazione e’ riduttivo. E si perche’ la Ferri era anche schifosamente abbiente, a riprova che la fortuna e’ tutt’altro che cieca e bussa sempre alle stesse porte. In effetti, si trattava di una bella villa situata nella zona nord di Roma  con tanto di giardino e piscina che ospito’ tutti gli invitati per quella mega festa che fu la sua entrata nella maggiore eta’. Quasi un anno piu’ piccola di tutti noi. Almeno di eta’ perche’ per il resto ci sovrastava tutti nettamente, a cominciare dalla sua statura. Centottanta centimetri ai quali abbinava sistematicamente scarpe col tacco elevatissimo. Eravamo ormai al termine della festa quando me ne stavo per andare. L’andai a salutare e a rinnovarle gli auguri quando mi chiese se potevo attendere che andassero via anche gli altri invitati in quanto doveva farmi vedere una cosa, senza capire cosa volesse realmente. Tanto per cominciare, era strano che mi desse confidenza in quanto, fino a quel momento, pur stando nella stessa classe da ben cinque anni, era pure troppo se ci salutavamo. Ad ogni modo, chiesi ad Andrea che era venuto alla festa con la mia macchina di rimediare un passaggio con qualcun altro e attesi che andassero via tutti con il cuore in gola. Maria Giulia mi metteva soggezione, sia con la sua stratosferica bellezza sia col suo modo di fare autoritario e soprattutto con la consapevolezza da parte mia che fosse notevolmente piu’ forte di qualsiasi maschio della scuola, come il pestaggio dei due ragazzi aveva ampiamente dimostrato. Pertanto, non riuscivo proprio a comprendere cosa volesse da me. Mi porto’ in una camera, chiuse la porta a chiave e, tra il mio sbigottimento piu’ totale,  venne poi di fronte a me. Era bella, maledettamente bella, con il suo solito abbigliamento fatto apposta per stimolare le fantasie maschili e quando si avvicino’ per baciarmi non potevo rifiutare. Come avrei potuto? E fu un bacio meraviglioso. La sua bocca aveva un sapore particolare, intrigante. Tutto in lei era intrigante e sensuale. Ma poi quelle parole
 “ Voglio che tu diventi il mio ragazzo” Il suo ragazzo? In pochi secondi mi passarono in mente tutte le scene che la riguardavano tra cui ovviamente il pestaggio di quei due ma anche le sue dimostrazioni di superiorita’, il modo in cui si comportava in classe con chiunque, ovvero con autorita’ , pensando di essere un essere superiore nei nostri confronti, sempre sprezzante ed ironica ed ovviamente senza che qualcuno avesse il coraggio di farglielo notare. Anche prima del pestaggio dei due ragazzi infatti, Maria Giulia ci aveva dato ampie dimostrazioni di essere in grado di stendere chiunque avesse osato andarle contro ed anche uno come me che non era mai passato da vigliacco, aveva un certo timore nel rapportarsi con lei. Per fortuna, fino a quel momento i nostri rapporti erano stati quasi inesistenti, malgrado, come detto,  fossimo nella stessa classe ma con altri, sia ragazzi che ragazze, non si faceva problemi di ordinare e pretendere di essere obbedita. E malgrado questo suo atteggiamento, o forse proprio per questo, aveva un codazzo di ragazzi, sia maschi che femmine, pronti a fare qualunque cosa pur di far parte del suo gruppo ristretto di adoratori. A dir la verita’, sembrava quasi che fossero gli altri a cercare la sua dominazione piu’ che lei ad imporla, quasi come se riconoscessero in Maria Giulia una superiorita’ ed un carisma tali da potersi permettere qualsiasi comportamento, ma rimaneva il fatto che quelli li trattava veramente come schiavetti sempre pronti ai suoi ordini. Gli altri, coloro che non facevano la fila per essere nelle sue grazie,  per lei non esistevano. Io ero appunto tra gli altri e tantissimo fu il mio stupore nel sentire quella frase. Dopo quel bacio, che era comunque gia’ molto strano, credevo che volesse semplicemente scopare, che volesse togliersi uno sfizio, visto che ero comunque considerato un ragazzo carino e simpatico e ad una bellissima ragazza come Maria Giulia non si dice di no. Per qualunque maschio, sarebbe stata la chicca della propria vita, il gradino piu’ alto di ogni desiderio maschile, una di quelle cose che racconti in eterno agli amici ed il cui ricordo ti accompagnera’ per tutta la vita. Ma diventare il suo ragazzo no. Come avrei potuto essere il ragazzo di una tipa che voleva comandare sempre lei, che voleva decidere tutto lei e che soprattutto aveva i mezzi fisici per farsi obbedire. Solo il tono con cui mi aveva fatto quella richiesta diceva tutto. Che poi, chiamarla richiesta era un eufemismo visto che aveva dato l’impressione di essere un vero e proprio ordine. E se un giorno si fosse arrabbiata? Avrei dovuto tremare di lei ed inginocchiarmi ai suoi piedi per chiederle perdono, cosi’ come erano stati costretti quei due,  altrimenti mi avrebbe picchiato? No, la mia ragazza avrebbe dovuto essere dolce, remissiva ed innamorata. Una come Sabrina che mi faceva il filo ormai da un bel po’. Certo, paragonarla a Maria Giulia era improponibile. Qualunque ragazza non poteva essere paragonata a lei. Ma non si vive mica di sola bellezza. E quindi, dopo quel bacio e dopo quella dichiarazione, rimasi sconcertato
 “ Vuoi che io sia il tuo ragazzo?” ripetei quasi come un ebete
 “ Esatto. Senti io…..”
 “ No Maria Giulia, ascolta tu” la interruppi . E gia’ il semplice fatto di interromperla poteva essere considerato un atto di coraggio. Cercai comunque un tono accondiscendente che non la facesse arrabbiare“Tu sei bellissima, la piu’ bella ragazza che io conosca ma io non sono in grado di essere il tuo ragazzo”
 “ Cosa significa? E allora perche’ hai accettato il mio bacio?” Avevo poco piu’ di diciotto anni e pur se ero abbastanza sveglio con le ragazze avevo ancora qualche ingenuita’ e le dissi cosa pensavo. Grosso errore. Dal coraggio dimostrato stavo scivolando verso la totale incoscienza
“ Perche’ pensavo che volessi scopare. Fare sesso insomma. Se vuoi, io ci sto. Ma diventare proprio il tuo ragazzo non fa per me. Tu sei abituata a comandare su tutti, incuti timore con la tue abilita’ e…. Insomma, hai capito, no? Non fa per me tremare di fronte ad una ragazza. Anche se e’ bella come te” Fece un respiro profondo e poi si giro’ per uscire
 “ Sei una merda Fabrizio. Non hai capito un cazzo. E ringrazia Dio che non ti riduca a pezzi” Io la raggiunsi, le afferrai il braccio e la guardai negli occhi
 “ Sinceramente non capisco. Pensavo che fossi abituata ad avere ragazzi piu’ grandi. Pero’ se volevi che io diventassi il tuo ragazzo, significa che ti piaccio. E siccome anche tu mi piaci tantissimo, non ci sarebbe niente di male se io e te….. Insomma, se facessimo sesso senza doverci mettere insieme per forza” Ecco, quello fu l’errore ancora piu’ grande. Si volto’ verso di me e mi guardo’ quasi con odio. Sicuramente con rabbia. Tanta rabbia. E far arrabbiare una con le doti di Maria Giulia non era proprio da ragazzi sani di mente
 “ Con chi cazzo ti pensi di stare a parlare? Con una puttana per caso? Toglimi quella mano. Non mi toccare” Ed invece rimasi ancorato al suo braccio. Terzo e definitivo errore che la fece mettere in azione. Lei si giro’ su se stessa e mi catapulto’ sopra di lei, con una elegante mossa di judo. Atterrai dolorosamente rialzandomi pero’ ancora completamente integro ma invece di maledirmi per la mia stupidita’ e chiederle scusa mi usci’ dalla bocca un <brutta stronza>.  Non lo avevo pensato ma fu spontaneo. Spontaneo e idiota. Lo sapevo che era pericolosa eppure avevo reagito come se fosse una ragazza normale. E lei tutto era tranne che normale. Ma ormai la frittata era fatta e Maria Giulia si era incazzata e avanzava verso di me. In un lampo, mi vennero in mente le scene del pestaggio dei due fratelli, di tantissime altre volte in cui si dilettava a dimostrare che lei era la piu’ forte, la piu’ brava e capii il guaio in cui mi ero cacciato. Provai a fuggire ma andai a cozzare contro la sua gamba tesa che mi colpi’ proprio allo stomaco e che mi fece piegare in due. Appena una manciata di secondi e mi aveva gia’ neutralizzato. Ero in suo potere. Un altro calcio dato con estrema maestria stavolta al volto e caddi come una pera cotta ai suoi piedi. Lei si chino’ e mi afferro’ per i capelli e chiuse l’altra mano a mo’ di pugno. In quel momento,  forse per la prima ed unica volta nella mia vita, ebbi paura per la mia vita. Si, ebbi piu’ terrore in quell’istante che quando, anni dopo,  i creditori  di mio padre vennero a cercarmi per dirmi che i debiti che lui, allora ancora vivo ma ricoverato all’ospedale, aveva nei loro confronti, li avrei dovuti estinguere io. Maria Giulia pero’  non fece altro. Mi lascio’ e si avvio’ verso la porta
 “ Non meriti nemmeno di baciare i miei piedi, coglione” Rimasi li’ per un po’, dopodiche’ cercai un bagno per lavarmi e cercare di nascondere l’occhio nero e curarmi la ferita al labbro che mi aveva causato e che mi faceva perdere sangue. Inutilmente. Per fortuna, riuscii a sgattaiolare fuori dalla villa e ad andarmene senza incontrare nessuno degli altri invitati che erano ormai andati tutti via. Rimasi tutta la notte agitato, pensando che Maria Giulia mi avrebbe fatto pagare anche in seguito per quello che era accaduto ma mi sbagliai. Lei continuo’ a non rivolgermi la parola come aveva fatto fino ad allora ed io feci altrettanto. L’occhio nero e la ferita al labbro che io addussi ad un urto notturno contro una porta, scomparvero dopo qualche giorno, la ferita al mio animo e la paura che io ebbi nei suoi confronti, durarono un bel po’ di piu’, almeno fino al termine della maturita’, quando Maria Giulia usci’ definitivamente dalla mia vita dopo cinque anni di liceo vissuti a stretto contatto. Ecco a cosa alludevo quando parlavo di quel suo grosso, enorme, maestoso e gigantesco difetto.

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Re:La terza occasione
« Risposta #2 il: 14 Maggio 2018, 20:59:10 »
Terzo episodio

Sono trascorsi oltre vent’anni da quella serata rimasta scolpita in modo indelebile nella mia mente e adesso quest’invito per questa festa che proprio lei organizza. Beh, vent’anni sono tanti. Non ci siamo piu’ rivisti e forse quel rancore per cio’ che accadde quella sera e’ scomparso. D’altronde, siamo diventati grandi. O forse nemmeno se lo ricorda e sono soltanto uno dei tanti che lei ha ridotto male, come quel suo ex fidanzato e suo fratello, ad esempio.
Sono talmente preso da quei ricordi che nemmeno mi accorgo che siamo arrivati. La location scelta da Maria Giulia per l’organizzazione della festa e’ un rinomato albergo sopra un colle che domina Roma, con una vista mozzafiato. In silenzio, ci avviamo verso l’entrata dell’albergo e, appena entrati, un cartello ci mette al corrente di quale sara’ la stanza prenotata solo per noi ex allievi. Le sara’ costato un occhio della testa. Evidentemente, per sua fortuna non conosce la parola crisi, al contrario di noi comuni mortali. La sala e’ enorme, di quelle adatte ad un matrimonio, gia’ piena come prospettavo. Io e Andrea ci guardiamo intorno alla ricerca di persone conosciute ma saremo oltre duecento invitati e non e’ facile rintracciarle. D’altronde, quattro sezioni di quinto liceo, una trentina di allievi a sezione, le loro compagne, moglie e mariti ed il conto e’ presto fatto. A ridosso del muro di destra e di sinistra, due tavoli imbanditi pieni di ogni ben di Dio con la gente che riempie i propri piatti e chiacchiera amabilmente. Ci avviamo anche noi. Molti non li conosco o non riesco a ricordarli e si tratta di quelli delle altre sezioni, dei loro compagni e compagne ma finalmente scorgo anche alcune facce conosciute. Marina Mastrangeli ci accoglie con un sorriso enorme e ci presenta il marito. Non e’ piu’ quella bella fighetta del tempo del liceo ed ha messo su qualche chiletto di troppo ma fa ancora una discreta figura con quel vestitino scollato che indossa. Poco piu’ in la’, altri due miei ex compagni di classe. Si tratta di Francesco Nappi e di Claudio De Cristofori. Ci abbracciamo. E’ bello incontrare di nuovo queste persone. Ci presentano le loro mogli, due tipe discrete senza infamia e senza lode e poi torniamo indietro coi ricordi ai bei tempi andati
 “ Sempre in forma, a quanto vedo, il nostro Fabrizio Villa. E tu Andrea, che fine hai fatto fare alla tua bella chioma?” dice Francesco rivolgendosi poi al mio amico che comincia a dar qualche evidente segno di perdita di capelli “ Mi sa che ti sono rimasti pochi lavaggi. Vorra’ dire che risparmierai sullo shampoo” Sempre il solito simpaticone ma non e’ male come persona. Almeno non lo era. Andrea alza le spalle, io invece sorrido
 “ E certo che sono sempre in forma. Ci tengo io” rispondo. In verita’, credo che sia una questione di fortuna o di genetica visto che non faccio piu’ sport dai tempi dell’universita’. E chi c’ha il tempo con tutti i miei problemi
“ E gia’. Il nostro campione. Te la ricordi la finale del torneo?” prosegue il mio vecchio compagno. Annuisco. E come potrei dimenticarla? Mi faccio prendere anch’io dai ricordi
 “ Te lo ricordi che gol che feci? Dribbling sulla sinistra, uno, due, tre avversari smarcati come birilli e poi palla a rientrare di destro ed il torneo delle scuole di Roma e’ stato nostro. Del Piero ha imparato da me a fare quei gol”
 “ E mo’ non esagerare. Comunque si, bel gol. E pensare che ti eri fatto male e che stavi per essere sostituito” Scoppio a ridere
 “ Mamma mia che testata. Vedevo tutto confuso. Poi ho visto che quell’idiota di Valeri, il nostro professore di educazione fisica che si atteggiava ad allenatore stava per far entrare <er figurina> e mi sono rialzato di colpo. Mica poteva entrare quell’impedito proprio nella finale” Marcello Lorenzi, detto <er figurina> per la sua scarsa attitudine al gioco del calcio. Cioè, giocare con lui o con una figurina era esattamente la stessa cosa
 “ E gia’. A proposito di Lorenzi, coi piedi era scarso ma con le mani ci sa fare. Eccolo la’ insieme alla moglie. Pensa, e’ diventato uno dei migliori ginecologi di Roma. Le donne fanno a gare per farsi visitare da lui” Mi volto e lo scorgo. Lui e’ sempre il solito, alto e allampanato ma la moglie e’ una figa da paura. Hai capito <er figurina>? Ha fatto carriera. Lui era un nerd ed io uno dei piu’ svelti della scuola e adesso, a vent’anni di distanza, ci troviamo praticamente all’opposto. Poi rifletto un attimo. Un ginecologo? Lascio i miei ritrovati amici a chiacchierare con Andrea e mi avvicino a Lorenzi, intento a scegliere qualcosa sulla tavola imbandita con in mano un bicchiere di vino. Lo chiamo e si rigira. Un sorriso franco gli riempie il volto
 “ Villa, sei proprio tu? Che piacere rivederti!” Gli dico che anche per me e’ un piacere. Mi presenta la sua bella moglie e poi lo prendo per un braccio
 “ Senti Lorenzi, permetti una parola in privato?” Lui mi segue docile
 “ Che c’e’ Villa?”
 “ Ho saputo che sei diventato un rinomato ginecologo. Potrei chiederti un parere professionale?” Lui sorride
 “ Vuoi cambiare sesso e farti visitare da me? ” Sto allo scherzo
 “ Ma sentilo < er figurina>. Ha fatto carriera e adesso rinnega i suoi vecchi amici”
 “ E gia’. < Er figurina> ormai e’ solo un ricordo sbiadito, per fortuna”
 “ Sono contento per te. Chi l’avrebbe mai detto che uno come te sarebbe stato sempre in mezzo alla fica” Scoppia a ridere
 “ Ne ho viste piu’ io di Rocco Siffredi” Sorrido anch’io alla sua battuta ma sono pronto alla replica
 “ Si ma lui le vede tutte giovani e belle. Ho l’impressione che per te non sia cosi’”
 “ Mah! Difficile che da me venga la vecchia di 70/80 anni. La mia clientela e’ piuttosto giovane, invece” Mi avvicino di piu’ a lui per non farmi sentire da altri
 “ Ma dimmi, se ti capita una ventenne da panico, non ti ecciti a vederla nuda?”
 “ A parte che raramente la vedo interamente nuda ma le vedo solo la fica oppure solo le tette”
 “ E ti pare poco?” lo interrompo
 “ Ma dai, e’ una questione di professionalita’. Nessun ginecologo degno di questo nome guarderebbe una donna pensando al sesso. Quelli che lo fanno sono da togliere immediatamente dall’albo professionale. Piuttosto, stavi parlando di un consulto. Dimmi pure” Mi faccio serio
 “ Senti Marcello, si puo’ guarire dall’endometriosi?” Si fa serio anche lui
 “ No Fabrizio. Nel modo piu’ assoluto no. Ce l’ha tua moglie?”
 “ Purtroppo si. Non siamo riusciti ad avere figli” ammetto
 “ Mi dispiace. L’endometriosi si puo’ bloccare ma non curare e credo che te l’abbia detto anche il medico che glie l’ha diagnosticata. Si eliminano ad esempio i dolori e le perdite di sangue tipiche di questa malattia con una cura a base di farmaci ormonali, sul tipo della classica pillola anticoncezionale o, in casi piu’ gravi, anche con un intervento chirurgico”
 “ E quindi, nessuna possibilita’ di rimanere incinta?” chiedo sconsolato
 “ Non ho detto questo. La valutazione deve essere effettuata caso per caso. Se la malattia non e’ estesa, ad esempio, e se non ci sono lesioni nelle tube, ci sono le possibilita’ di una gravidanza, sospendendo la cura ormonale per la durata necessaria. Insomma, come nella maggior parte delle malattie, la prevenzione e’ la miglior cura. Il caso di tua moglie com’e’?”
 “ Purtroppo grave. Anche lei ha fatto una cura ormonale ed ormai non ha piu’ dolori e perdite di sangue ma le hanno anche detto che una gravidanza e’ impossibile” Si guarda in tasca e poi mi porge un bigliettino da visita
 “ Evidentemente, l’endometriosi le e’ stata diagnosticata in ritardo. Se vuoi, portala da me ma temo che ormai non ci sia piu’ nulla da fare. Avete pensato ad un’adozione?”
Eccome se ci abbiamo pensato. Ma non e’ una via facile da percorrere. E comunque, il problema di Sabrina e’ anche di carattere psicologico. Lei non vuole solo sentirsi mamma, cosa che con dei figli adottivi forse le riuscirebbe, ma soprattutto generare lei stessa. Lo metto al corrente di questa situazione e poi torniamo in mezzo agli altri. Almeno stasera, vorrei non pensare a nulla e cercare di trascorrere una bella serata.  Ne ho bisogno come l’aria che respiro.


Offline DavideSebastiani

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Re:La terza occasione
« Risposta #3 il: 17 Maggio 2018, 18:26:54 »
Quarto episodio

Mi intrattengo con altri miei ex compagni di scuola, sempre ricordando i tempi passati. C’e’ anche Mauro Piatti. Avevo poca confidenza con lui e Francesco Nappi, che invece era uno dei miei compagni preferiti, mi mette al corrente che ha preso una brutta strada e che e’ appena uscito di prigione dopo essersi fatto cinque anni. E non e’ la prima volta. Pare che stavolta l’abbiano beccato per furto d’auto e ricettazione ma aveva precedenti  piuttosto considerevoli. Eppure sembrava un ragazzo a posto. Bah! In fondo lo conoscevo poco. Do un’occhiata intorno. Io e quelli della mia classe siamo raggruppati e sembrano essersi formati quattro gruppi distinti, come quante erano le sezioni, come se ognuno di noi volesse intrattenersi soltanto con i propri ex compagni. Mi sembra che della nostra classe dovremmo esserci proprio tutti ma manca proprio l’organizzatrice. Maria Giulia ancora non si vede. Se non e’ cambiata, vorra’ fare un’entrata trionfale nel bel mezzo della festa. E come se i miei pensieri l’avessero evocata, una figura maestosa fa il suo ingresso. Oh mio Dio! Un metro e ottanta piu’ i tacchi di figa allo stato puro avvolto in un abito corto e aderente grigio, due tette che sembrano chiedere aiuto per uscire allo scoperto dalla prigione in cui le relegano lo striminzito vestitino, capelli raccolti con uno chignon intrecciato che mettono in completa luce un volto bellissimo e truccato perfettamente. La sua camminata e’ sicura, malgrado le sue decolte’ col tacco altissimo e a spillo dello stesso colore dell’abito, che la elevano un gradino al di sopra di quasi tutti i presenti. In una mano tiene una micro borsetta abbinata alle scarpe e nell’altra un individuo di sesso maschile che in quel momento deve sentirsi come l’uomo piu’ invidiato del pianeta terra. Ed io ad una del genere ho detto no! Voglio un muro per sbatterci la testa. Ma forte, per farmi male davvero. E voglio qualcuno che mi dica quanto sono coglione. E me lo devono dire in coro e con l’eco. E’ addirittura piu’ bella e desiderabile di quanto lo fosse da ragazza, cosa che pensavo fosse impossibile e, alla sua entrata, la maggior parte dei presenti si sposta nella sua direzione. Lei sorride, abbraccia e bacia chi le viene incontro mentre io preferisco rimanere in disparte insieme ad Andrea che si e’ stampato sul volto uno sguardo da ebete che e’ forse lo stesso che ho io alla visione di Maria Giulia che, dal canto suo, sembra una star di Hollywood che cammina sul tappeto rosso . Quando la folla si dirada, lei si dirige al verso un tavolino posto proprio nella direzione opposta all’entrata, sempre seguita come un’ombra dal tizio che l’accompagna, afferra il microfono posizionato sopra a quel tavolo e ringrazia tutti i convenuti per la loro presenza alla festa da lei organizzata per poi mescolarsi con gli invitati. Che pezzo di donna!
La festa continua e proseguiamo ad ingozzarci di cibo che i camerieri imperterriti portano sulle due tavolate. Dopo gli antipasti e’ il momento di fumanti fiamminghe di pasta e quindi quello dei secondi. Sono gia’ sazio dopo gli antipasti ma comunque e’ difficile rinunciare a tutto quel ben di Dio. Cerco con lo sguardo Maria Giulia e non mi e’ difficile intravvederla, grazie alla sua considerevole altezza, mentre conversa un po’ con tutti. Con me ancora niente ed io non ho il coraggio di andare di fronte a lei. Forse ce l’ha ancora con me ed il suo invito e’ stato solamente un atto dovuto. Anch’io mi butto in mezzo agli altri cercando di dimenticare le mille difficolta’ in cui verso.
La bella Valeria Tozzi sembra disponibile ad una bella chiacchierata, ad esempio. Lei e’ ancora un tipetto niente male. Oh, niente a che vedere con Maria Giulia ma e’ comunque ancora molto appetibile. Mi dice che e’ divorziata, mi fa i complimenti per la mia forma fisica visto che sono uno dei pochi ad averla mantenuta come quando ero ragazzo, complimenti che contraccambio con sincerita’. Malgrado le dica che sono sposato, mi da il suo numero di telefono chiedendomi di sentirci ogni tanto e di non far trascorrere altri vent’anni. Mi da quasi l’impressione che ci stia provando ed io ho tanto bisogno di una donna che mi faccia dimenticare i problemi con Sabrina. Ha ragione Elena, devo lasciarla se non voglio che la mia vita sentimentale e sessuale continui ad essere cosi’ avara di soddisfazioni per me. Continuo a parlare con Valeria che mi chiede della mia vita attuale quando, con la coda dell’occhio, noto la statuaria figura di Maria Giulia, sempre seguita come un’ombra da quello che lei ha presentato come il suo fidanzato, che si fa largo tra gli invitati per venire nella nostra direzione. Forse vorra’ parlare con Valeria. All’epoca del liceo, la Tozzi e la Mastrangeli erano considerate un po’ come le ancelle della regina e brillavano non solo di luce propria visto che erano considerate molto graziose, ma anche di luce riflessa: quella di Maria Giulia. Essere considerate sue amiche le ponevano al centro dell’attenzione di tutti gli altri. Si, sembra proprio venire verso di noi ma, al contrario di come pensassi, saluta con un sorriso la Tozzi e poi mi afferra per un braccio
 “ Valeria, ti dispiace se ti rubo per un attimo il nostro Fabrizio?” Rimango quasi di stucco e poi prosegue nei miei confronti “Vieni, accompagnami di fuori che ho voglia di fumarmi una sigaretta”
 “ Con piacere. Basta che tu non abbia l’intenzione di proseguire cio’ che hai iniziato vent’anni fa’” le sussurro per non farmi sentire dagli altri e riferendomi a quella sera in cui mi pesto’ per bene. Lei ride di gusto
 “ Potrebbe essere un’idea. Sai, le donne rifiutate possono essere molto vendicative” Sto per replicare qualcosa ma non mi viene in mente niente di intelligente. Preferisco tacere ed attendere gli eventi. Non so perche’ ma  qualcosa mi dice che Maria Giulia ha in mente qualcosa e che fumarsi una sigaretta e’ solo una scusa. E non so se essere contento o preoccuparmi seriamente.


Offline DavideSebastiani

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Re:La terza occasione
« Risposta #4 il: 21 Maggio 2018, 18:19:37 »
Quinto episodio

Cammino affiancando Maria Giulia dirigendoci verso l’uscita della sala, con il fidanzato che invece ci segue ad un paio di metri di distanza. Poi lei si ferma e volta il suo splendido viso verso di me. Mi sorride ed il sorriso di Monna Lisa sarebbe meno enigmatico
 “ Non mi dirai che hai paura di me dopo tutti questi anni?” Deglutisco nervosamente. Quando ero di fronte a lei non riuscivo mai ad essere completamente me stesso e vent’anni dopo le cose sembrano non essere cambiate e mi sembra di essere ritornato adolescente
 “ Con una come te, il timore e’ d’obbligo” rispondo cercando un’ironia che forse non riesco ad esternare perfettamente
 “ No tranquillo, non ho intenzione di picchiarti davanti a tutti. Voglio solo parlare un po’ con te. E tu Pietro” prosegue nei confronti del suo accompagnatore” vai a prendermi un drink. Di corsa” Ecco, se avessi avuto ancora qualche dubbio su come fosse diventata Maria Giulia, adesso non li ho piu’. Ha dato un ordine perentorio a quell’uomo e lui ha chinato la testa ed e’ corso immediatamente ad ottemperare a quell’ordine. Taccio e la seguo nervosamente ma nel contempo mi lascio inebriare dal suo profumo. Questa donna ha una carica erotica che e’ difficile da spiegare e non e’ solo per la sua prorompente bellezza. Usciamo dalla sala e ci dirigiamo verso una vetrata, aperta la quale, ci immettiamo in una specie di enorme terrazza piena di tavolini e sedie dove altri fumatori sono intenti a mandarsi nicotina nei polmoni ed a chiacchierare. La seguo come un automa per una ventina di metri ed infine ci mettiamo seduti in disparte rispetto agli altri. Mi allento il nodo della cravatta. Sara’ il caldo di questa serata di giugno o forse il nervoso. Per quale motivo Maria Giulia vuole parlare con me? Lei mi sorride sicura, mentre il suo fidanzato riappare con in mano un bicchiere di qualcosa e glie lo porge deferente
 “ Ora sparisci” Rimango ancor piu’ sbigottito ma non mi intrometto. E’ chiaro che sta comportandosi in questo modo proprio dinanzi a me per mostrarmi il suo potere ma ancora non capisco dove ha intenzione di arrivare. L’uomo china di nuovo la testa
 “ Si subito” sussurra con un filo di voce. Lei gli prende un braccio
 “ Si cosa, idiota?”
 “ Si padrona” risponde. Maria Giulia gli lascia il braccio e lui si allontana in silenzio. Inizia a sorseggiare il drink mentre un silenzio irreale e pesante sembra essersi incuneato tra di noi. Io continuo a tacere non sapendo minimamente quali siano le sue intenzioni, completamente stupefatto dal suo comportamento e da quello del suo accompagnatore. Che Maria Giulia avesse tendenze dominanti, approfittando del fatto che fosse una spanna piu’ forte di tutti gli altri, mi era chiaro fin dal primo giorno di liceo ma che addirittura fosse diventata una dominatrice a tutto campo, con tanto di schiavetto al seguito non me l’aspettavo. Lei invece mi osserva sorridendo. Mi sta scrutando, cercando di capire chi e’ quell’uomo che le sta di fronte, cosa sono diventato dopo vent’anni. Posa il bicchiere ancora mezzo pieno, tira fuori dalla suo pochette una sigaretta e se l’accende
 “ Allora Fabrizio, non dici niente?”
 “ Di come hai trattato quell’uomo? Non sono affari miei”
 “ Quindi, non ti ha meravigliato la scenetta?”
 “ Solo un po’ ” rispondo “Era chiaro che tu volessi diventare…… ”
 “ Una dominatrice?” mi aiuta lei
 “ Esatto. Ma non credo che tu ti sia voluta appartare con me per farmi vedere una cosa del genere”
 “ Perche’ no? Mi piace dominare in pubblico, quando so che lo posso fare. A lui lo eccita, a me anche e quindi……”
 “ Beh, non voglio essere il tuo pubblico non pagante chiamato ad eccitarvi” Una nuova cristallina risata
 “ Non sei proprio cambiato nemmeno te. Sei nervoso, cerchi di guardarmi senza farti notare, eppure hai sempre il coraggio di dire quello che pensi”
 “ Dopo quello che mi hai fatto, il coraggio mi e’ un po’ passato ma dire cio’ che mi passa per la mente rimane una delle mie prerogative” replico
 “ Bene. Tutto sommato, amo le persone sincere” Stavolta sono io a ridere. Lo faccio nervosamente, avendo stavolta il coraggio di guardarla in faccia mentre fuma in modo sensuale
 “ Non si direbbe visto che sono stato sincero una volta e mi hai pestato di brutto”
 “ Lo sapevi che la Tozzi aveva una cotta per te?” mi domanda a bruciapelo cambiando completamente discorso
 “ Valeria?” Faccio io cadendo dalle nuvole. Se l’avessi saputo, un giretto con lei me lo sarei fatto di sicuro. E quindi, le mie sensazioni quando chiacchieravamo sembravano essere esatte
 “ Dalla tua meraviglia, mi sembra di capire che tu non lo sapessi” riprende lei
 “ No, non lo sapevo. Ma cosa c’entra con quella sera in cui tu……. Insomma, la sera del tuo compleanno”
 “ Ah quanto sei impaziente. Vedo che hai l’anello al dito e quindi che sei sposato. Hai fretta di raggiungere la tua mogliettina?” Mogliettona, sarebbe piu’ consono, considerando quanto pesa ma evito di dire una battuta che in un momento come quello sarebbe fuori luogo
 “ Non e’ per quello”
 “ Chi e’? La conosco?” insiste Maria Giulia
 “ Forse. Ci siamo messi insieme dopo…… Dopo quella famosa serata  ma comunque faceva parte della nostra scuola. Si chiama Sabrina” Il suo volto si illumina
 “ Ma certo, quella biondina della terza che ti osservava sognante. Carina. Un’ottima scelta” Si, come no? Se sapesse com’e’ diventata quella biondina carina
 “ Si, credo che tu abbia capito. Ora possiamo andare al sodo. Sono sicuro che c’e’ dell’altro e che interessarti di mia moglie sia solo un mezzo per arrivare ad una conclusione. Ed io vorrei sapere qual e’ questa conclusione. Ti avevo detto che per essere stato sincero con te, a momenti mi mandavi all’ospedale e poi tiri fuori Valeria Tozzi dicendomi che aveva una cotta per me. Cosa c’entra?”
 “ A parte il fatto che se avessi voluto mandarti all’ospedale ti ci avrei mandato”
 “ Oh, non lo metto in dubbio”
 “ Puoi scommetterci.  Ma non era quella la mia intenzione. E poi te l’ho detto, sei troppo impaziente.  O forse non ti piace la mia compagnia?”
 “ Ma che dici, Maria Giulia? Qual’e’ quell’uomo che non gradirebbe la tua compagnia? E’ che mi metti in agitazione. Quel tuo modo di fare…….. cosi’ dominante mi fa diventare nervoso” Lei tira un’ultima boccata alla sigaretta,  la spegne e contemporaneamente spegne anche il suo sorriso ironico
 “ E va bene, andiamo al dunque. Valeria Tozzi mi chiese il permesso di farti capire che le piacevi. Voleva mettersi con te”
 “ Come sarebbe a dire che ti chiese il permesso? Lei non era libera di scegliersi il ragazzo?”
 “ No, non lo era. Almeno fino a che avesse fatto parte del mio gruppo” Stavolta rimango davvero allibito e la mia bocca aperta lo testimonia. Lei osserva il mio stupore, sorride di nuovo e prosegue “Chiudi quella bocca altrimenti ti mangerai un sacco di mosche”
 “ Vuoi dire che lei ti chiese il permesso per provarci con me?”
 “ Te l’ho appena detto. Ero io che decidevo per tutti loro”
 “ E loro accettavano?”
 “ Oh si che accettavano”
 “ Immagino perche’ altrimenti li avresti picchiati” Lei mi osserva in silenzio per una manciata di secondi e poi scuote la testa
 “ Immagini male. La mia bravura nelle arti marziali e la mia forza fisica mi servivano solamente per aumentare il mio potere. La realta’ e’ che il loro desiderio era quello di far parte del gruppo della ragazza piu’ in vista di tutta la scuola. E per farne parte dovevano fare quello che io dicevo. Molto semplice e tuttavia complicato da comprendere se non si hanno questi desideri”
 “ Quindi, loro accettavano i tuoi ordini non per paura ma per esserti amiche”
 “ Paura? Diciamo che un po’ di timore mi piaceva instaurarlo tra tutti i miei seguaci. Mi bastava fare un flex, mostrare i miei muscoli e ti posso garantire che se la facevano sotto”
 “ Anche su questo non ho dubbi. Ti piaceva farlo anche con chi non ti era amico” Lei ride di nuovo
 “ Oh beh, in qualche modo dovevo pur dimostrare di essere piu’ forte di tutti voi senza dovervi per forza massacrare”
 “ Gia’ “ confermo “ Ed ecco il perche’ di quei tornei di braccio di ferro”
 “ Vedo che ti ricordi proprio tutto. E tu che sei arrivato in finale”
 “ Salvo poi subire una sonora sconfitta da te”
 “ Neanche tanto. Con te ebbi un po’ di riguardo e ti ho sconfitto senza metterci tutta la mia forza” Stavolta sono io a ridere ma per il nervosismo
 “ Pensa se ci mettevi tutta la tua forza, allora”
 “ Braccio ingessato, te l’assicuro. Peccato che poi non hai voluto partecipare agli altri tornei”
 “ Perche’ mi ero reso conto che tu eri la piu’ forte e sinceramente, non mi piaceva farmi umiliare”
 “ Lo immaginavo. Ma stiamo andando su un altro discorso. Parlavamo di quelli che facevano parte del mio gruppo”
 “ I tuoi adoratori”
 “ Esatto, proprio loro. Nessuno pero’ li obbligava ad essere miei amici. La maggior parte dei nostri compagni di classe, te compreso, non si e’ mai potuto considerare mio amico ma non per questo li ho obbligati con la forza. Si e’ sempre trattato di una libera scelta personale. Solo dal momento che accettavano di far parte del mio gruppo io mi divertivo a mostrare loro che ero piu’ forte. Piccole dimostrazioni di superiorita’ fisica, di abilita’ nelle varie arti marziali che, come immagino ben saprai, erano le mie passioni, ma non li picchiavo certo a sangue. Io mi divertivo a mostrare loro che ero una specie di Dea scesa in terra e loro si eccitavano di poter essere al mio fianco come miei devoti servitori ben sapendo cosa avrei potuto far loro. Ma sara’ difficile per te comprendere determinate situazioni, immagino, visto che non fanno parte della tua mentalita’ “ La osservo e mi scappa un mezzo sorriso. Si e’ definita addirittura una Dea scesa in terra ma non sono poi molto meravigliato. Ho sempre saputo che la modestia non fosse una delle doti preferite di Maria Giulia
 “ No, probabilmente non fanno parte della mia mentalita’ certe situazioni” confermo comunque
 “ Gia, me ne sono accorta” mi risponde dopo qualche istante. Non riesco a comprendere dove voglia arrivare. E cosa c’entra Valeria Tozzi e del fatto che io le piacessi con tutto questo discorso? Respiro nervosamente. Ho la netta sensazione che ricordare i nostri momenti al liceo sia solo la prima parte del suo discorso.

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Re:La terza occasione
« Risposta #5 il: 24 Maggio 2018, 21:09:01 »
Sesto episodio

Maria Giulia intanto, continua ad osservarmi sorridente sorridente
“  Sto divagando di nuovo ma e’ cosi’ piacevole questo salto nel passato. Tornando a noi, Valeria mi disse che tu le piacevi ma io le ordinai di non farsi avanti”
 “ E perche’?”
 “ C’e’ bisogno che ti risponda? Non ci arrivi da solo? Perche’ tu piacevi a me” E certo. Quella sua richiesta, anzi, quell’ordine di diventare il suo ragazzo. Era ovvio che almeno un po’ le dovessi piacere
 “ Perche’ io? Me lo sono sempre chiesto in questi anni. Potevi avere tutti i ragazzi che volevi, anche quelli molto piu’ grandi di me ed invece tu volevi me. Perche’?” Maria Giulia alza le spalle
 “ Mah. Non me lo sono mai posta il problema. Tu mi piacevi, provavo dei veri sentimenti nei tuoi confronti e ti volevo. Punto” Spalanco gli occhi dalla meraviglia
 “ Provavi dei veri sentimenti nei miei confronti?”  Sono allibito. Credevo che il suo fosse soltanto uno sfizio di quel momento, una conquista come tante
 “ Te l’ho appena detto” Oh mio Dio. Sono completamente frastornato. Provo comunque a rimanere concentrato su questo nostro discorso ma faccio una gran fatica. Maria Giulia, la bellissima Maria Giulia provava qualcosa per me
 “ E quando avresti scoperto tutto questo?” riesco finalmente a dire
 “ Boh! Forse all’inizio dell’ultimo anno. Cioe’, mi eri sempre piaciuto ma solo nell’ultimo anno avevo cominciato a provare qualcosa per te. Forse il fatto che mi snobbassi, non lo so”
 “ Non era che ti snobbassi. Avevo timore di te. No, forse timore non e’ la parola giusta. Diciamo che i tuoi modi di fare mi mettevano in soggezione. Il timore….. Diciamo pure la paura nei tuoi confronti e’ subentrata dopo quella famosa sera” La faccio ridere di gusto
 “ Beh, vedo che quella lezioncina e’ rimasta impressa nella tua memoria. E pensare che nemmeno ti colpii con troppa violenza”
 “ No, solamente un occhio gonfio per una settimana ed il labbro rotto” replico con ironia
 “ Te lo sei meritato. Stavo per colpirti anche con un pugno ed allora si che per te sarebbero stati dolori. Avresti avuto bisogno di una bella plastica facciale. E sarebbe stato un peccato. Avevi un viso cosi’ maschio e carino”
 “ Oh grazie. E grazie anche dell’accortezza che hai avuto”
 “ Lo so che lo stai dicendo con ironia ma mi avevi fatta veramente arrabbiare. E chi mi fa arrabbiare non la passa liscia”
 “ Me ne sono accorto”
 “ Oh, lo so che te ne sei accorto. Ma dicevamo del tuo timore prima che si tramutasse in paura. Si, c’era anche da considerare questo aspetto ed infatti decisi di fare io stessa la prima mossa perche’ sapevo perfettamente che tu non l’avresti mai fatta. Bah, ormai sono ricordi” conclude. Io intanto rifletto su cio’ che mi ha appena detto
 “ C’e’ una cosa che non capisco. Dici che provavi qualcosa per me ma intanto stavi insieme con quello che…… Dai, quello che ti veniva a prendere in macchina e che ad un certo punto hai picchiato insieme al fratello”
 “ Ah si, Roberto” ricorda e poi fa un mezzo sorriso “Non ci feci niente con quello, a parte qualche bacio. Gli avevo detto che volevo che mi venisse a prendere a scuola perche’ volevo che qualcuno si ingelosisse. Hai presente chi era quel qualcuno?”
 “ Io?” faccio sempre piu’ meravigliato
 “ Si tu. Il problema e’ che quell’idiota mi pressava. Si era convinto che io e lui dovessimo avere un roseo futuro insieme”
 “ E quello per cui l’hai lasciato?”
 “ Mai esistito. Approfittai della festa delle donne per dirgli che avevo conosciuto un altro e che quindi lo lasciavo. Non la prese bene e sono stata costretta a far capire a lui e a suo fratello che con me non si scherza. Te lo ricordi quel giorno, a quanto vedo”
 “ Credo che nessuno che abbia assistito a quella scena possa aver dimenticato. Piuttosto, prima parlavamo di sincerita’ e….. posso dirlo senza che ti arrabbi?” le dico con un certo timore. Quando si ha di fronte una con le potenzialita’ ed il carattere di Maria Giulia, e’ meglio andarci cauti. La lezione di vent’anni fa’ l’ho recepita perfettamente. Lei comunque si accorge del mio timore e sorride
 “ Prometto che non ti prendero’ a botte”
 “ E’ che……. Insomma, sei stata tu a non dirmi la verita’ quando hai asserito che ami le persone sincere. Per essere stato sincero con te mi hai sbattuto come un battipanni”
 “ E qui che ti sbagli. Io non ti ho picchiato per essere stato sincero. Ci stava il fatto che tu avessi timore e soggezione di me ed infatti io volevo spiegarti la situazione. Solo che tu non me ne hai dato l’occasione. Mi hai interrotta ed hai cominciato a dire che malgrado io fossi bella tu non te la sentivi di diventare il mio ragazzo. Te lo ricordi?”
 “ Certo che me lo ricordo E comunque faceva parte di quella sincerita’ di cui parlavo” le faccio presente
 “ Si d’accordo ma io non ti ho picchiato nemmeno per quello. Il fatto che tu mi avessi rifiutata mi aveva delusa, inutile mentire, ma le motivazioni erano lecite e, tutto sommato, me le aspettavo, almeno in parte. Il vero motivo per cui mi ero incazzata era perche’ tu non mi avevi dato la possibilita’ di spiegarti ma, malgrado quello che tutti pensavano di me all’epoca,  non mi sarei messa a prendere a botte un ragazzo nemmeno per quel motivo. Io l’ho fatto perche’ tu mi hai dato della stronza e mi hai trattata come una puttana dicendomi che saresti stato disponibile a scopare ma non a metterti con me mentre io avrei voluto dirti che se tu avessi voluto, io avrei cercato di essere una normale ragazza per te e non quella che ero stata fino ad allora. Capisci Fabrizio? Con te volevo una semplice e banale storia sentimentale” Quell’ultima frase e’ per me come un colpo da ko, forse peggiore di quello che mi rifilo’ con violenza vent’anni addietro. Questa stupenda, meravigliosa donna mi sta dicendo che se io avessi voluto, lei sarebbe potuta diventare una ragazza come tutte le altre. Beh, come tutte le altre con quel corpo che si ritrova e con la sua forza sarebbe stato impossibile comunque, ma avrebbe cercato, avrebbe provato. E solo per compiacermi. Ed io come un’idiota la bloccai impedendole di spiegarsi ed elencandole invece i motivi che mi impedivano di diventare il suo ragazzo
 “ Io…… Io……. Mi dispiace Maria Giulia. Io avevo semplicemente timore. Un rapporto con te sarebbe stato complicato e temevo che tu mi volessi solamente per farmi obbedire ai tuoi ordini. Io non volevo diventare uno dei tuoi sudditi oppure come quel tuo fidanzato”
 “ Oh guarda che lui non si lamenta. E’ felice cosi’. Beh, basta parlare di quello che sarebbe stato. Il passato non si cambia. Forse, se ci fossimo messi insieme, sarei diventata una donna felicissima ma avrei anche potuto non sopportare la situazione. Forse la mia indole dominante sarebbe uscita fuori comunque, chi lo sa? Di sicuro c’e’ una cosa. Tutto sommato sono stata felice e quindi non rimpiango troppo cio’ che non e’ stato”
 “ Ed io sono felice che tu sia stata felice”
 “ Oh certo. Ho avuto diversi uomini e tutti mi hanno amata come nessuna donna puo’ essere amata. Mi hanno idolatrata, adorata come una dea ed io li ho dominati, con la forza e con la mente. Hanno tremato di me ed ogni volta che li vedevo cosi’ timorosi, cosi’ obbedienti, io mi sono sentita appagata” La guardo e mi sembra di cogliere un’espressione malinconica. O forse sono io che non riesco a comprendere la sua mentalita’
 “ Sei diventata una dominatrice?”
 “ Lo sono sempre stata. E’ la mia natura. Volevo far convivere questa natura dominante con l’amore ma forse e’ impossibile. O l’una o l’altro”
 “ E quindi niente amore?” le chiedo
 “ Te lo ripeto. Sono stata amata in modo totale”
 “ Ma tu li hai amati?” Fa di nuovo spallucce
 “ A qualcosa bisogna pur saper rinunciare. No, non ho amato nessuno e l’unico uomo che avrei potuto amare mi ha rifiutata. Comunque, mi accontento di cio’ che ho avuto che e’ tantissimo. Ma mi e’ rimasto un piccolo tratto per chiudere il cerchio”
 “ Cosa, Maria Giulia?”
 “ Non cosa, ma chi. Te Fabrizio. Tu sei l’unico uomo che ha avuto l’ardire di rifiutarmi, sia pure per motivi che nulla hanno a che vedere con il mio aspetto fisico, ed io non voglio avere questa pecca sul mio curriculum. Ero curiosa di sapere come fossi diventato dopo vent’anni ed ho notato con piacere che sei ancora molto attraente. E quindi ti voglio e stavolta voglio proprio quello che volevi te. Voglio scopare con te senza nessun aspetto sentimentale” Temo di non aver compreso bene. Questa donna bellissima dice di voler far sesso con me? Oh mio Dio. Certo che lo voglio anch’io. Lo voglio da sempre
 “ Io si……” balbetto. Non so cosa dire e sono nel pallone piu’ completo
 “ Sta zitto e non interrompermi nuovamente, come facesti a suo tempo. Non ho finito” apre la sua pochette e tira fuori due card, di quelle che servono per aprire le porte degli alberghi al posto delle chiavi, ne rimette una nella sua borsetta e ne lascia una sul tavolino “Insieme alla sala della festa ho prenotato una suite. E stasera io scopero’ nel letto di quella suite. Con te o con Pietro, il mio…… schiavo. Ma scopero’ solo alle mie condizioni”
 “ Quali condizioni?” chiedo con un filo di voce
 “ La totale sottomissione ai miei voleri. Il mio schiavo accettera’ con gioia, visto che e’ gia’ totalmente sottomesso alla mia volonta’. Se tu dovessi accettare, lo mandero’ via e mi intratterro’ con te. Ma sappi che pretendo l’obbedienza piu’ totale. Solo a queste condizioni io accettero’ di fare sesso con te. L’orario e’ mezzanotte in punto, alla fine della festa. Se mi vuoi, non tardare”
 “ Co…..Cosa significa totale sottomissione?” Lei si alza e si volta per rientrare
 “ Te lo diro’ al momento opportuno, se ci sarai. Ricordati, non piu’ tardi di mezzanotte, come Cenerentola” La vedo allontanarsi con quella tipica andatura dondolante ed estremamente sensuale delle donne che camminano con i tacchi alti ammirandola a bocca aperta  e poi mi metto a fissare quella card. Tra poco meno di mezz’ora, lei sara’ nella suite ed io avro’ l’occasione di fare l’amore con la donna piu’ bella che abbia mai conosciuto. Si, ma a quali condizioni? Cosa significa che dovro’ sottomettermi a lei. Non e’ un argomento che conosco ed ho un attimo di esitazione. Cosa vorra’ farmi? Frustarmi? Oppure mi picchiera’ selvaggiamente? Se le sue capacita’ sono ancora quelle di vent’anni prima, puo’ farlo tranquillamente senza che io possa opporre la minima resistenza. E qualcosa mi dice che lei quelle capacita’ le ha addirittura migliorate. Oppure vorra’ semplicemente giocare? Un gioco erotico, qualcosa che ci possa eccitare maggiormente. Oh beh, non credo di aver bisogno di aiutini e mi bastera’ toccare quel corpo stratosferico per eccitarmi come un caimano alla vista di una preda. O forse mi bastera’ vederla, baciarla. Rammento ancora il sapore di quel bacio cosi’ lontano nel tempo ma cosi’ vicino nei ricordi. E mia moglie Sabrina? Non e’ mai stata cosi’ lontana da ogni mio pensiero. Il nostro matrimonio e’ terminato da un bel pezzo ed io voglio sentirmi ancora vivo. E voglio Maria Giulia. Afferro la card e me la metto in tasca al pantalone. La decisione e’ presa.

Offline DavideSebastiani

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Re:La terza occasione
« Risposta #6 il: 28 Maggio 2018, 16:39:04 »
Settimo episodio


La festa e’ ormai agli sgoccioli. Piu’ della meta’ dei partecipanti ha preferito andarsene subito dopo il taglio della gigantesca torta con un 20, come i venti anni che abbiamo trascorso dalla maturita’, impresso sopra. Non c’e’ dubbio che Maria Giulia abbia fatto le cose alla grande e la festa sembra essere riuscita perfettamente. Mi avvicino ad Andrea intento a chiacchierare con Marina Mastrangeli, lo afferro per un braccio e sorrido scusandomi nei confronti di Marina per l’intromissione
 “ Cosa c’e’ Fabrizio?” Mi interroga il mio amico
 “ Ascoltami. Tu vai pure via quando vuoi. Io rimango e poi mi arrangero’. Forse prendero’ un taxi. Intesi?” Mi guarda spalancando gli occhi
 “ Hai rimediato qualcosa?”
 “ Forse. Senti, inutile dirti che con Sabrina devi avere acqua in bocca e dirle che siamo andati via  insieme in quanto la festa si e’ prolungata oltre quanto ci aspettavamo” Mi da una pacca sulla spalla
 “ E’ ovvio. Solidarieta’ maschile” mi dice sorridendo poi pero’ si fa serio “ Mi domando perche’ insisti con Sabrina. Ormai e’ finita e quella ragazza ha gia’ sofferto abbastanza”
 “ E’ il vecchio amore che viene a galla?”
 “ Non lo so ma mi fa star male vederla soffrire e vedere anche tu che soffri come un dannato e scusami se m’intrometto nella tua vita privata ma la nostra amicizia mi permette di farlo, almeno spero”
 “ Come se non bastasse mia sorella a rompermi su questa questione. Hai ragione Andrea, lo faro’ e devo solo trovare l’occasione adatta per non farla soffrire ancora di piu’”
 “ E lei chi e’?”
 “ Lei chi?”
 “ La donna con la quale hai intenzione di passare la notte” Mi fermo un attimo. Dirglielo? Non e’ per mancanza di fiducia ma tentenno, come se fosse troppo personale per confessarglielo ma poi mi lascio andare
 “ E’ Maria Giulia” gli dico infatti
 “ Cosa? Intendi dire proprio quella figa stratosferica?”
 “ Esatto, proprio lei”
 “ Ma e’ venuta col fidanzato”
 “ Noi ci siamo sempre raccontati tutto ma c’e’ una cosa di vent’anni fa che mi sono sempre tenuto per me” gli dico mettendogli un braccio sopra la sua spalla. Lui pero’ mi guarda in modo interrogativo
 “ E che c’entra cosa e’ accaduto vent’anni fa con il fatto che te l’andrai a scopare?”
 “ E’ tutto collegato. Ascolta Andrea, domani ti mettero’ al corrente di cosa accadde. Ora scusami ma devo andare” concludo guardando l’orologio nervosamente e lasciandolo li’ con un palmo di naso. Mancano dieci minuti a mezzanotte e non ho nessuna intenzione di arrivare in ritardo. Saluto anche gli altri miei ex compagni rimasti e mi dirigo verso la hall per chiedere ad uno dei portieri dove e’ posizionata la camera della quale posseggo la card e mi avvio. Sono decisamente nervoso. In tanti anni non ho mai tradito Sabrina ma credo che sia anche la personalita’ della donna che vado ad incontrare che mi fa essere cosi’ nervoso. L’ascensore si ferma. Ecco, ci siamo. Inserisco la card nella fessura ed apro la porta. La stanza e’ meravigliosa, dotata di ogni comfort ma ancora non c’e’ nessuno. Che Maria Giulia mi abbia dato buca per vendicarsi del mio rifiuto risalente a venti anni prima? No, devo solo attendere un paio di minuti e la figura meravigliosa della mia ex compagna di classe appare sulla porta. Insieme a lei Pietro. Che intenzioni ha? Non ho nessuna intenzione di fare il triangolo e tantomeno di fare sesso dinanzi ad uno che per me e’ un completo estraneo. Mi alzo comunque per andarle incontro. Dio che meraviglia! Lei sorride in modo sfrontato, di chi sa che il mondo le appartiene e si mette seduta sopra uno dei divani posizionati nell’immensa suite, grande forse come tutta la mia abitazione. Si gira verso di me
 “ Stavolta ero certa che saresti venuto. Vieni vicino a me” Faccio cio’ che mi ha chiesto mentre alza il suo dito indice muovendolo ritmicamente per ordinare a Pietro di avvicinarsi anch’egli. L’uomo le obbedisce e, in modo melodrammatico, si getta ai piedi di Maria Giulia
 “ Ai suoi ordini, mia padrona”
 “ Ora ti vai a fare un bel giro mentre io e Fabrizio scopiamo e non ti azzardare a rientrare prima che io ti avverta” E’ chiaro?” gli dice mettendogli il piede proprio in faccia. Lui le bacia la scarpa avidamente fino a quando Maria Giulia decide di togliergliela. L’uomo si alza, s’inchina ossequiosamente e sta per ottemperare all’ordine impartitogli quando Maria Giulia lo richiama
 “ Mi stai facendo fare brutta figura dinanzi al mio ospite. Cosa mai potra’ immaginare? Che tu non mi porti il dovuto rispetto?” lo apostrofa. Il suo tono e’ calmo, senza impennate, ma un brivido mi percorre il corpo
 “ Ma no, non sto immaginando niente del genere” intervengo a difesa di Pietro, col risultato di beccarmi un’occhiata tale da incenerirmi”
 “ Tu zitto. Non intrometterti tra me ed il mio schiavo. Lui sa che quando gli concedo di baciarmi un piede deve ringraziarmi  per l’onore che gli concedo ed invece non l’ha fatto. Adesso avra’ la sua giusta punizione” Stavolta non oso intervenire e la osservo mentre si alza e va incontro a Pietro che, dal canto suo, sembra impacciato ed impaurito. Mi dico che e’ tutta finzione, che stanno semplicemente mettendo in atto una scenetta che ha il solo scopo di regalar  loro una certa eccitazione ma la sua paura mi sembra reale. E ne ha ben donde. Il ricordo di quella sera quando mi picchio’ e’ ancora vivido dentro di me, malgrado siano trascorsi ben vent’anni. E come mi immaginavo, le sue doti sono ancora intatte, almeno a giudicare dalla velocita’ con la quale gli afferra il braccio e glie lo torce. Pietro lancia un urlo e poi inizia a frignare
 “ Le chiedo perdono, padrona, sono stato uno stupido” lei sorride. Non riesco a capire, a comprendere ed osservo in religioso silenzio, guardandomi bene dall’intervenire di nuovo
 “ Non urlare. Non vorrai mica che mi caccino dall’albergo. Un altro lamento e ti spezzo il braccio. Sopporta il dolore in silenzio. Lo devi fare per la tua padrona, perche’ io te lo ordino” gli dice ma la torsione deve essere veramente dolorosa in quanto il poveretto si torce ma riesce comunque a non gridare ulteriormente. E riesce a stare in silenzio anche quando Maria Giulia fa partire due ceffoni tremendi. Poi lo lascia e l’uomo si rigetta ai piedi della mia ex compagna di classe, baciandoglieli di nuovo
 “ Grazie padrona. Grazie per avermi concesso di baciare le sue scarpe e per aver avuto pieta’ nei miei confronti” La donna gli mette il suo pericoloso tacco a spillo sulla guancia spingendo. Ho paura per Pietro. Ho quasi l’impressione che quel tacco stia per bucare da parte a parte quella guancia ma poi lei scoppia in una sonora e genuina risata guardandomi
 “ Tranquillo Fabrizio, non lascero’ cadaveri in giro per l’albergo” mi dice rendendosi conto del mio timore e poi si rivolge di nuovo verso il suo schiavo “Per il momento ti perdono. Il nostro amico Fabrizio e’ troppo impressionabile e non capirebbe ma quando saremo di nuovo da soli avrai il resto della punizione che ti spetta. E farai i conti con questi” gli dice ed improvvisamente flette il suo braccio destro. Adesso comprendo da dove viene la sua forza. Non e’ soltanto la sua maestria in chissa’ quali e quante arti marziali. Il suo braccio possiede dei muscoli decisamente fuori dal normale. Oh,  non vi immaginate una di quelle donne troppo muscolose e mascoline. Maria Giulia e’ estremamente femminile e quelle piccole ma stranamente affascinanti collinette che sporgono dal suo braccio sembrano abbellirla ulteriormente. Pietro bacia quei muscoli con avidita’ fino a quando lei lo scansa senza troppa accortezza.  Lei si rivolge  quindi di nuovo verso di me
 “ Vuoi toccarli, Fabrizio?” Scuoto la testa
 “ Non sono un appassionato di queste cose”
 “ Toccali ugualmente. Ti renderai conto chi hai di fronte” insiste Maria Giulia. Mi avvicino non troppo convinto e metto la mia mano sul suo braccio e stringo. Stringo e mi sembra di toccare qualcosa di estremamente duro e nello stesso tempo di morbido e femminile. Sembra acciaio rivestito di un contenitore caldo e soffice
 “ Sono durissimi” esclamo con meraviglia. Non avevo mai sentito qualcosa del genere” esclamo facendo mettere a ridere Maria Giulia
 “ Ti piacciono?”
 “ Non saprei dirlo. Non e’ la prima cosa che guardo in una donna ma non posso fare a meno di dirti che….. Che insomma, ti stanno bene”
 “ Beh, un complimento da parte di un uomo a cui non piacciono molto i muscoli in una donna, e’ senz’altro bene accetto. Pietro invece li adora, anche se li teme. Non e’ cosi’, schiavo?”
 “ Si signora. Sono bellissimi, meravigliosi, la perfezione” risponde l’uomo quasi in estasi
 “ Ed alla prima occasione vedrai per l’ennesima volta di cosa sono capace questi muscoli d’acciaio”
 “ Come vuole lei, padrona. Grazie. Posso andare adesso?” risponde quasi ipnotizzato di fronte a tanta meraviglia
 “ Di corsa. Esci” Pietro non si fa ripetere l’ordine ed in un battibaleno esce dalla suite. Siamo soli io e lei ma qualche dubbio mi assale. Lei se ne accorge “Sei rimasto traumatizzato?” mi domanda
 “ Non mi immaginavo una cosa del genere” sospiro. Da parte sua, un’altra risata cristallina che mette in mostra la sua splendida dentatura
 “ E’ un gioco, Fabrizio. Lui adesso avra’ l’uccello che gli esce dagli slip per l’eccitazione ed io sono felice di aver potuto mettere in mostra il mio potere. Non faccio quasi nulla che lui non voglia che io faccia”
 “ E’ quel <quasi> che mi preoccupa” gli dico riuscendo a farla ridere di nuovo
 “ Bisogna sempre lasciare una parte di imprevisto altrimenti il gioco si fa noioso. Io conosco i suoi limiti ed il mio divertimento maggiore e’ cercare di farglieli superare senza esagerare. E quando questo succede la sua felicita’ e’ immensa perche’ l’ha fatto per me ma temo che difficilmente riuscirai a comprendere questo meccanismo”
 “ Infatti. Posso chiederti cos’e’ lui per te” Si fa seria
 “ Anche questo non credo che rientri nella tua comprensione. E’ il mio fidanzato, il mio schiavo, la mia puttana. Mi appartiene e ci faccio cio’ che voglio. Lo scopo quando ne ho voglia, lo picchio quando mi va, lo punisco quando mi girano e lo accarezzo quando ho momenti di tenerezza ma ogni cosa, e ripeto ogni cosa, che io faccio con lui lo rende felice per il semplice fatto di dedicarmi a lui. Sono sensazioni che puo’ capire solamente un'altra persona che ha le sue stesse attitudini”
 “ Non era mia intenzione criticarti. Era solamente per curiosita’. Mi riesce difficile immaginare un fidanzato che accetta che la sua donna vada con un altro”
 “ Oh certo, se fosse soltanto il mio fidanzato. Ma e’ anche il mio schiavo e non puo’ certo permettersi di dire una sola parola se io ho intenzione di fare sesso con qualcun altro. Funziona cosi’ tra di noi, Fabrizio e cercare di capire con la tua mentalita’ e’ praticamente impossibile”
 “ Forse impossibile no ma in effetti e’ molto complicato”
 “ Non e’ il mio uomo nel senso classico. E’ una persona che adora mettersi al servizio di una donna se questa e’ molto forte come lo sono io, Fabrizio. Io sono una dominatrice atipica. Non domino un uomo soltanto perche’  lui lo vuole. Quella sarebbe una cosa banale che qualunque donna sarebbe in grado di fare. Io prendo il potere perche’ me lo posso permettere, perche’ sono superiore ad un uomo proprio dove di solito e’ superiore lui ovvero nella forza fisica. Se non mi sentissi davvero superiore, non riuscirei a dominare e a dare ordini. Tutto il resto, il fatto che mi faccia chiamare < padrona>, che lo obblighi ad inginocchiarsi ed a baciare i miei piedi, consideralo come coreografia. Spero di essere stata chiara sull’argomento” Accenno di si con la testa. Mi sfuggono certi meccanismi psicologici soprattutto dalla parte maschile ma ho compreso quali sono invece le sue sensazioni. La dominazione e’ semplicemente la parte secondaria dei suoi giochi. In primis viene la sua superiorita’ fisica ed il suo maggior divertimento e’ dimostrare di essere piu’ forte di un uomo. E adesso tocca a me. Ed il pensiero di cosa possono essere in grado di fare quei muscoli che ho appena toccato, non mi lasciano certo tranquillo.


Offline DavideSebastiani

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Re:La terza occasione
« Risposta #7 il: 31 Maggio 2018, 20:37:14 »
Ottavo episodio

Maria Giulia mi guarda sorridendo. Ha un sorriso sfrontato eppure bellissimo che riesce a rendere quel viso forse piu’ giovanile rispetto alla sua vera eta’
 “ Ora basta.  Non parliamo di lui ma di noi. Hai ancora voglia di fare sesso con me?” Non ci penso nemmeno un secondo. Lei si e’ intanto seduta di nuovo accavallando le sue lunghissime gambe ed il suo micro vestito sembra quasi una maglia che le copre, probabilmente per pochi centimetri, le parti intime
 “ Si, lo desidero piu’ di ogni altra cosa ma ho paura. Vuoi picchiarmi?”
 “ Probabilmente lo faro’ ma mi sembri un uomo in forma e dovresti riuscire a sopportare il mio sadismo. Almeno credo. Posso assicurarti che usero’  solo una piccola parte della mia forza. Hai una parola facile da ricordare?”
 “ Ne ho tante. Perche’?”
 “ Perche’ quella deve essere la tua safe word. Se dovessi essere in difficolta’, tu la dici ed io smettero’, qualsiasi cosa io ti stia facendo” La guardo preoccupato
 “ Maria Giulia, non potremo fare semplicemente del sesso? Non sono per me queste cose” lei scuote la testa
 “ Prendere o lasciare. Fare l’amore in modo normale non mi soddisfa piu’ da tantissimi anni ormai. Per me, per fare del sesso soddisfacente, devo sottomettere l’uomo, devo impormi su di lui, devo sentire che e’ completamente in mio potere, devo vederlo tremare di paura e di desiderio e soprattutto deve sapere che io sono piu’ forte di lui, che potrei fargli qualsiasi cosa io volessi”
 “ Io….. Io non credevo” balbetto
 “ E cosa credevi? Che fossi solamente una sadica desiderosa di infliggere dolore? No, non e’ quello, Fabrizio. Il dolore che a volte infliggo e’ solamente un mezzo per ottenere il potere ed io ho bisogno di quel potere. Nella vita e soprattutto nel sesso. Quando si prova, difficilmente si riesce a tornare indietro. Ed io non voglio tornare indietro. Mi piace troppo per rinunciarci. E poi, perche’ mai dovrei rinunciarci?”
 “ Vent’anni fa ci avresti rinunciato per me”
 “ Vent’anni fa ero una ragazzina che, malgrado avesse gia’ scoperto cosa fosse il potere,  cercava ancora  l’amore. Ora sono una donna che ha i suoi bisogni e che sa come soddisfarli. No Fabrizio, quella era un’altra Maria Giulia e quindi non faro’ sesso normale con te e non provare a ripeterlo perche’ hai esaurito il bonus. Alla prossima richiesta io ti caccero’ da questa stanza a calci in culo e richiamero’ il mio schiavo. Vorra’ dire che e’ destino che quel cerchio che volevo chiudere stasera non debba mai essere chiuso. Qual e’ la tua scelta?” La guardo. E’ bellissima. Troppo bella ed io non posso rinunciare per la seconda volta ad una donna del genere. Sia quel che sia
 “ Accetto, ma ti prego, vacci piano” un bel sorriso si forma su quel viso meraviglioso
 “ Ne sono felice. Ti prometto che ti rimandero’ a casa con le tue gambe. Dicevamo della safe word. Hai una parola che ti possa rimanere bene chiara in mente. Guarda che non smettero’ fino a che non sentiro’ quella parola” La mia preoccupazione cresce in modo esponenziale. Non avrebbe smesso? Cosa diavolo vuole farmi?
 “ Posso usare la parola <mamma>” rispondo infine “Quella non me la dimenticherei di certo”
 “ Si vede che non sei pratico di queste cose. Potresti dire <mamma> anche come semplice esclamazione e quindi e’ da escludere. Serve una parola che c’entri poco con quello che andremo a fare, come il nome di un frutto. Oppure se sei sportivo potresti usare uno slogan che usi quando vedi una partita di calcio”
 “ Ottima idea. Forza Italia, allora” Maria Giulia scoppia nuovamente a ridere
 “ Non sei Berlusconi in campagna elettorale” Scuoto la testa
 “ Hai ragione. Forza azzurri, allora”
 “ Benissimo, vada per <forza azzurri>. Presumo che non te la dimenticherai. Bene, veniamo a noi. Puoi usare questa safe word soltanto se non ti sentissi in grado di continuare a causa di un impedimento fisico o del dolore troppo intenso e non per evitare di ottemperare ad un mio ordine. Chiaro?”
 “ Cosa significa impedimento fisico?” chiedo con un filo di voce
 “ Significa che potrei farti delle scissors, cioe’ potrei afferrarti la testa e stringerla tra le mie gambe o tra le mie braccia. Posso assicurarti che hai zero possibilita’ di sfuggire alla mia presa. E siccome non ti voglio sulla coscienza, se tu dovessi sentire che hai difficolta’ di respirazione dovrai immediatamente dire la tua parola d’ordine”
 “ Oh mio Dio!” esclamo sempre piu’ preoccupato
 “ Sono brava, esperta e so dosare la mia forza fisica e quindi il rischio e’ praticamente nullo. Per di piu’, questa e’ la tua prima volta e ci andro’ con i piedi di piombo” sospiro di sollievo ma Maria Giulia prosegue “Questo non significa che te la caverai con qualche carezza. Il mio modo di dominare un uomo e’ molto fisico. Dovrai tremare di me ”
 “ Se e’ per questo, posso assicurarti che lo sto gia’ facendo. Comunque, e’ gia’ qualcosa sapere che non ci andrai giu’ pesante”
 “ Tu cerca comunque di resistere. Sarebbe deludente per me udire la tua safe word alla prima occasione. Comunque, questo punto mi sembra che tu l’abbia capito. Passiamo oltre. Prima di tutto, ti rivolgerai a me chiamandomi <padrona> e dandomi del lei. Ogni errore lo pagherai e tu sai che io sono in grado di fartela pagare cara e soprattutto in modo doloroso. Hai accettato e tu adesso sei nelle mie mani. Nel momento stesso in cui invece tu dovessi dire basta pronunciando la tua safe word, tutto terminera’ e te ne tornerai a casa senza fare sesso.  E’ chiaro anche questo?”
 “ Hai appena detto che non ci saresti andata giu’ in modo pesante“ le faccio presente con evidente preoccupazione
 “ E lo ribadisco. Tranquillo. Devi avere fiducia in me. La fiducia nella propria padrona e’ essenziale per questo tipo di rapporti. Tutto il resto lo capirai man mano. Da questo momento, io sono la tua padrona e tu il mio schiavo e la situazione durera’ fino a che lo riterremo opportuno, anche oltre questa serata”
 “ Vuoi dire quindi che potrebbe esserci un seguito?”
 “ Alla fine di questa serata, decideremo di comune accordo se proseguire o meno. Se entrambi dovessimo propendere per questa soluzione, tu rimarrai il mio schiavo almeno per una settimana, dopodiche’ valuteremo nuovamente. Nel caso di prosecuzione quindi, tu sarai a mia completa disposizione per tutta la durata della settimana, a parte gli orari di lavoro. Quindi, pensaci bene prima di accettare”
 “ E mia moglie?”
 “ Questi sono problemi tuoi. Non ti sto minacciando e non sei obbligato ad accettare il proseguimento ma se dovessi farlo, tu mi apparterrai completamente” Taccio. La guardo in viso, quel viso che e’ un ovale perfetto, truccato forse troppo ma di sicuro un volto che non mi stancherei mai di ammirare. Lei si alza, mi viene prima di fronte e poi si sposta di lato. Si avvicina con la sua bocca al mio orecchio “ Sono sicura che io e te ci divertiremo un mondo” mi sussurra facendomi venire dei dolci brividi per tutto il corpo. Poi pero’ mi afferra il viso stringendomelo . Le sue unghia sembrano quasi scavarmi il volto
 “ Ahi” grido istintivamente. Lei lascia il mio volto ma mi afferra per un orecchio trascinandomi per qualche metro
 “ Silenzio. Non hai il permesso di aprire bocca fino a nuovo ordine a parte per ringraziarmi e dire <si padrona> o per rispondere a qualche mia domanda. Ora in ginocchio” Lo faccio. Si dia quindi inizio alle danze e che Dio me la mandi buona. Respiro affannosamente. E’ tutto cosi’ strano ma obbedisco pensando a cosa un uomo puo’ fare pur di fare l’amore con una bella donna. E Maria Giulia e’ semplicemente meravigliosa. Si, forse per una come lei si puo’ fare tutto, anche cio’ che mai avrei immaginato di poter fare. 


Offline nitoryu

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Re:La terza occasione
« Risposta #8 il: 01 Giugno 2018, 17:23:06 »
Sei molto bravo a scrivere e a carettizzare i personaggi, ma non capisco perché ci debba essere questa violenza di fondo in tutti i tuoi racconti. Mi fermo qui nella lettura, buon proseguimento

Offline DavideSebastiani

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Re:La terza occasione
« Risposta #9 il: 02 Giugno 2018, 18:35:41 »
Mi dispiace che tu ti fermi qui a leggere. Comunque, questa non è violenza. Come ho detto nella prefazione di questo racconto, non amo le solite esibizioni muscolari, anche se questo è un forum che ama soprattutto quelle caratteristiche, ma inserisco delle scene di una donna forte fisicamente e abile nelle arti marziali. Semmai, ci possono essere scene di lotta ma difficilmente di violenza fine a se stessa. E comunque, in questo racconto ce ne sono veramente poche anche di scene di lotta. Peccato. Ti perdi un racconto davvero particolare e divertente

Offline DavideSebastiani

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Re:La terza occasione
« Risposta #10 il: 04 Giugno 2018, 21:33:12 »
Nono episodio

Eccomi quindi inginocchiato ai suoi piedi in attesa di sue direttive.  Lei pero’ non parla e riesco a vederla mentre scuote la testa in segno di mancato apprezzamento  e quindi mi afferra per i capelli costringendomi a rialzarmi per poi colpirmi con uno schiaffo. Ci siamo. Ecco quello che temevo. Devo pero’ resistere se voglio finalmente avere quel meraviglioso corpo dopo vent’anni. Mi dico che è solo un gioco e che non devo temere. Riesco a non gridare ma fa male e mi chiedo il perche’ di quello schiaffo e se in questo stile di vita sia lecito chiederselo o se tutto e’ permesso. Mi mordo il labbro inferiore per evitare di lamentarmi per il dolore e poi vedo Maria Giulia che avanza verso di me. Credo che voglia schiaffeggiarmi di nuovo ed istintivamente mi copro il volto con le mani. Precauzione inutile in quanto cambia obiettivo e mi sferra un calcio all’altezza dello stomaco che mi costringe a piegarmi in due. Non eccessivamente doloroso, a dir la verita’, ma comunque tale da dimostrarmi cosa potrebbe essere in grado di farmi. Si avvicina velocemente e non mi da il tempo nemmeno di pensare a come difendermi che mi afferra il polso. Non so cosa fare, se lottare e cercare di liberarmi oppure di abbandonarmi all’inevitabile. Mi dico che se provo a lottare e’ la volta buona che prenoto un posto letto all’ospedale reparto traumatologia oppure ortopedia e non faccio resistenza. Lei intanto inizia a torcermi il braccio. Adesso sono completamente nelle sue mani. Ma forse mi sbaglio. E’ da quando che sono rimasto solo con lei che mi trovo in suo completo potere. Maria Giulia intanto, mi osserva sorridendo
 “ Regola numero uno: se ti do un ordine, rispondi <si padrona>. Chiaro?”
 “ Si padrona” rispondo intimorito
 “ Bene. Ora ricominciamo. In ginocchio e massaggia bene i miei piedi. Sono ore che sto coi tacchi alti ed hanno bisogno di un massaggio rilassante” Stavolta non faccio errori. Appena mi lascia, m’inginocchio ai suoi piedi
 “ Si padrona” le dico nuovamente. Mi sento un po’ coglione a parlare in questo modo assurdo ma lo faccio per evitare conseguenze. Inginocchiarmi invece, mi crea poco fastidio. Sara’ perche’ nella mia vita mi sono inginocchiato migliaia di volte ai piedi delle donne. Certo, era per lavoro, per far calzare le mie scarpe alle mie clienti e mai avrei immaginato di farlo nel privato. Lei fa un paio di passi indietro e di siede di nuovo sul divano invitandomi ad avvicinarmi. Decido di farlo carponi immaginando che le possa piacere e quindi per evitare che si possa arrabbiare di nuovo nei miei confronti e mi posiziono di fronte a lei. Alzo gli occhi per guardarla. Mio Dio che spettacolo. Seduta, il suo abitino e’ diventato cortissimo e sono ben visibili i suoi sensuali autoreggenti. Se ne accorge e con la gamba destra mi spinge la testa sul pavimento. Sento il suo stiletto. Ho paura ma nello stesso tempo sono eccitato. Sara’ senz’altro per quella visione paradisiaca aggiunta alla mia lunga astinenza. Devo comunque massaggiarle i piedi se non voglio prendermi qualche altro ceffone, ammesso che si voglia limitare a quello. Le tolgo delicatamente la sua scarpa sinistra. La osservo. Sono un esperto, grazie al mio lavoro e mi accorgo che sono delle <Jimmy Choo>, valore superiore allo stipendio mensile delle mie commesse. Con gli stessi soldi, al mio negozio poteva comprare oltre venti scarpe di buon livello. Inizio quindi a massaggiarle i piedi che hanno ancora indosso le calze. Non sento nulla di particolare a parte un lievissimo odore che non disturba piu’ di tanto le mie narici ma e’  la posizione in cui mi trovo che mi fa riflettere. Perche’ lo sto facendo? Perche’ mi ha detto che alla fine faremo l’amore, e’ ovvio. Per quale altro motivo dovrei farlo? E fare sesso con una donna bellissima ed estremamente sensuale come Maria Giulia mi fa andar bene tutto. Ma devo prima superare questa fase. Continuo a massaggiarle il piede e credo di star facendo bene cio’ che vuole ma sono in errore. Mi toglie praticamente il piede dalla bocca e mi da un calcio al volto. Stavolta mi fa male e cado all’indietro meravigliato. Mi massaggio le labbra ed il naso colpiti da quel calcetto ma non c’e’ sangue ed il dolore e’, tutto sommato, sopportabile. Questo mi rincuora in quanto dimostra che sa dosare bene la potenza. Nel frattempo pero’, lei si alza, si rimette la scarpa e mi afferra nuovamente per i capelli, mi rialza e poi mi fa fare una specie di giravolta per prendermi di spalle, dopodiche’ avvolge il suo braccio destro intorno al mio collo e contemporaneamente mi da un calcetto alle gambe per farmele divaricare
 “ Regola numero due: quando massaggi o baci i miei piedi, i piedi della tua padrona, lo devi fare con passione. Capito?”
 “ Si padrona” rispondo un po’ preoccupato. Il suo abbraccio inizia a farsi sempre piu’ forte intorno al mio collo rendendo la mia respirazione sempre piu’ difficoltosa. Mi dico di star tranquillo in quanto ho sempre a disposizione la mia parola d’ordine ma non e’ facile. Lei stringe sempre di piu’
 “ Avanti, fammi vedere se sei capace di liberarti” Non so se si tratta di un ordine o se vuole mettermi alla prova ma cerco di liberarmi. Tento di togliere quel braccio che mi sta quasi soffocando ma otterrei lo stesso risultato se al posto del braccio di Maria Giulia ci fossero le spire di un enorme boa. Eppure, non e’ un braccio enorme. Si, ha dei muscoli ben delineati ma non sembrerebbero cosi’ potenti. Se non fosse che prima glie li ho toccati e mi sembrava di toccare qualcosa di estremamente duro e muscoloso. Quel braccio ha qualcosa di sensuale e se non mi trovassi in queste condizioni avrei l’istinto di baciarglielo. La sento ridere ”Tutto qui’ quello che riesci a fare?”  Provo ancora a liberarmi ma sembra che stia giocando con me come il gatto con il topo in trappola, esempio banale ma che rispetta in pieno cio’ che sto vivendo. Nienta da fare. Non ci riesco, accidenti. E’ troppo forte e mi ha messo in una posizione dalla quale mi riesce complicato anche semplicemente muovermi. Aveva ragione quando affermava che sarebbe stato impossibile per me liberarmi se avesse provato a soffocarmi. E’ evidente come le sue qualita’ e la sua bravura siano aumentate di molto rispetto a quando eravamo adolescenti. Mi sta neutralizzando senza nemmeno dare l’impressione di impegnarsi troppo
 “ Per favore, padrona. Basta” le dico
 “ Hai la tua parola d’ordine. Dilla ed io smettero’. E tu te ne tornerai a casa senza fare l’amore con me” No, la voglio. Cerco di resistere. Voglio dimostrarle di non essere un bambino. La sua splendida bocca si avvicina intanto al mio orecchio mordicchiandomelo “Sai quante volte ho sognato di tenerti in mio potere in questa posizione? Per vendicarmi di quello che mi facesti? Io ti amavo e tu mi avevi rifiutata. E adesso eccoti qui’, completamente mio. Posso farti qualsiasi cosa e tu non riusciresti ad impedirmelo”
 “ Mi dispiace, ma….. padrona. Se solo potessi tornare indietro”
 “ Te l’ho detto prima. Non si puo’ tornare nel passato” Ho paura. E se volesse vendicarsi? Se volesse uccidermi?  Le basterebbe stringere un pochino di piu’. Gia’ sento le forze che mi stanno in parte lasciando. Ho l’impressione che il soffitto mi stia venendo addosso. Ho paura. Devo dire la parola d’ordine e sperare che lei voglia rispettarla ma proprio quando sto per aprire bocca, lei mi lascia. Tempismo perfetto.  Cado a terra singhiozzando senza ritegno. Ho avuto davvero paura. Lei si avvicina e mi accarezza i capelli
 “ Ti ho detto che devi avere fiducia. Non voglio vendicarmi ma solo dominarti e dimostrarti che tu contro di me non puoi fare nulla. Ora spogliati completamente e ricomincia a massaggiare i miei piedi”
 “ Si padrona” rispondo per l’ennesima volta. Sembra che quella sia l’unica frase che posso far uscire dalla mia bocca. Inizio a spogliarmi. Malgrado i momenti di terrore ho una strana eccitazione e Maria Giulia sorride nel vedere la mia erezione. Mi sento terribilmente a disagio nell’essere nudo di fronte a lei ma poi ricordo che devo ottemperare al suo ordine e mi prostro per massaggiare nuovamente i suoi  piedi e stavolta lo faccio con ardore per non essere nuovamente punito. Non alzo lo sguardo verso di lei ma riesco a percepire il suo sorriso di soddisfazione. Dovrebbe essere estremamente piacevole per una donna vedere un uomo disposto a tutto pur di accontentarla, obbedendo ad ogni suo minimo desiderio, e sapere di essere in grado di gestirlo e manovrarlo, saper di essere piu’ forte di lui.  Stranamente pero’, non sento umiliazione. O almeno non e’ quella la parola giusta. Piuttosto, provo una strana sensazione di ineluttabilita’, come se stessi facendo l’unica cosa che io debba fare in quel preciso istante.

Offline DavideSebastiani

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Re:La terza occasione
« Risposta #11 il: 08 Giugno 2018, 19:07:59 »
Decimo episodio

 Passano alcuni minuti. Sono gia’ passato all’altro piede da un bel pezzo ma aspetto gli ordini di Maria Giulia che finalmente toglie anche l’altro piede dalla mia bocca. Si alza, con movimenti lenti e sensuali e poi si toglie il suo aderentissimo vestitino facendolo scivolare ai suoi piedi. Mi ordina di raccoglierlo e lo faccio, cercando di non guardare la stupenda creatura che ho di fronte a me, parzialmente nuda. E’rimasta in autoreggenti, calze, scarpe col tacco a spillo, reggiseno trasparente e con un minuscolo triangolino a coprire la sua parte piu’ intima mentre il sedere e’ quasi completamente esposto al mio sguardo ed e’ un culo che farebbe invidia alla maggior parte delle ragazze carioca. Complessivamente, una visione che sembrerebbe uscita da un sogno erotico maschile. Qual’e’ quell’uomo che non ha mai sognato di vedere una donna bellissima in questi abiti succinti? Eppure, stranamente cio’ che attira maggiormente il mio sguardo non sono le parti intime lasciate generosamente alla mia vista ma qualcosa di piu’ apparentemente casto. Il suo addome sembra cesellato da un grandissimo orafo, ad esempio. E’ diviso in otto piccole parti che sembrano dei mattoncini e mi danno una sensazione particolare che inizialmente non so spiegarmi. Lei si avvicina e mi sorride. E’ cosi’ sicura di se che ho problemi a tenere lo sguardo su di lei
 “ Vedo che ti piacciono i miei addominali” mi dice “Non e’ facile costruirsi un fisico del genere ma dovevo farlo. Il mio ego non sopporterebbe di approcciarmi con un uomo che possa ritenersi superiore a me. Prova la loro consistenza” La guardo stranito
 “ In che modo dovrei  provarli?” domando con il massimo del candore e dell’ingenuita’
 “ Prova a darmi un pugno. E fallo con tutta la tua forza” mi ordina. Rimango di nuovo come un ebete ma taccio. Non vuole essere contraddetta e mi conviene obbedire. Mi metto di fronte a lei. Oddio, e’ tutto cosi’ strano. Non mi riesce facile far partire questo benedetto pugno. Mi sembrerebbe di picchiare una donna ed io non ho mai alzato le mani ad una donna. Nemmeno quando mia moglie, con il suo modo di fare indisponente, quasi mi obbligava a farlo. Poi la guardo.  Guardo quel sorriso sicuro e mi dico che Maria Giulia non e’ una donna normale. Ed allora parto col mio pugno e vado ad infrangere contro qualcosa che non mi aspettavo. Sembra che ho sbattuto il mio pugno contro un muro di gomma e urlo per il dolore ritraendo poi la mia mano indolenzita. E’ incredibile! La guardo mentre mi tocco la mano destra. Sono a bocca aperta per lo stupore. Il suo sorriso e’ diventato ancora piu’ largo e mi afferra la mano sinistra
 “ Cominci a comprendere ora?” mi chiede e nel frattempo comincia a stringere facendomi urlare di nuovo dal dolore
 “ Si padrona. Ho capito ma mi lasci. Ho capito che lei e’ quella piu’ forte”
 “ Non urlare cretino. Ricordati che siamo in una stanza d’albergo. Non ti sto facendo cosi’ male. Uno come te, bello robusto, puo’sopportare tranquillamente visto che sto usando poca forza” Poca forza? Sembra che mi stia stritolando la mano. Ma poi smette di stringere e ritorno a respirare in modo regolare. Sono confuso. Le ho appena dato un pugno sugli addominali che sembra si sia infranto contro un muro e mi ha stretto l’altra mano quasi spezzandola. Ora comprendo cio’ che voleva intendere. Se voleva farmi sentire una merda al suo confronto, c’e’ riuscita in pieno. La osservo di nuovo. E’ davvero bella.  Il grosso problema e’ che non sono io a condurre le danze e non so cosa fare. Si avvicina e mi prende per il mento
 “ Guarda, guarda. Il tuo amichetto e’ bello vispo” mi dice riferendosi alla mia erezione “Chissa’, vuoi vedere che ti piace sottometterti ad una donna come me? Una donna piu’ forte si te?”
 “ E’ tutto cosi’ strano, padrona” Ora il mio tono e’ lieve, quasi come se mi stessi abituando a quella situazione
 “ E’ strano ma ha qualcosa di piacevole, non e’ cosi’?”
 “ In effetti si, padrona, anche se prima ho avuto veramente paura”
 “ La paura non ti deve mai abbandonare quando sei in mia presenza e faro’ in modo che tu ce l’abbia sempre ma sono sicura che questa scarica di adrenalina ti abbia in qualche modo eccitato ulteriormente”
 “ Questo non lo so, padrona. Lei e’ cosi’ bella e sensuale che forse non avrei bisogno di nient’altro” Sorride. Pur essendo alto un metro e ottanta, lei mi sovrasta nettamente a causa dei suoi tacchi smisurati. E’ un’altra strana sensazione che si aggiunge a tutte le altre. Una sensazione di inferiorita’, ecco quello che sento al cospetto di Maria Giulia. Ora siamo di fronte. Il mio pene eretto e’ posizionato proprio in corrispondenza della sua fica e preme, quasi a ricordarle quanto la desideri. E poi la sua bocca che si avvicina alla mia, il contatto dolce e sensuale. Non so se rispondere al suo bacio, non so come diavolo comportarmi. Lei mi afferra dietro il collo, quasi come se volesse impedirmi di scappare da quella posizione ma e’ l’ultima cosa che vorrei fare. Decido di rispondere a quel bacio sensualissimo e sento nuovamente la sua bocca a distanza di vent’anni. Quanto avevo atteso questo momento! Ora sposta la sua bocca sul mio collo, venendomi di fianco. Mi bacia anche nell’orecchio e contemporaneamente mi afferra il pene. Non capisco piu’ nulla. Vorrei possederla ma lei mi sussurra all’orecchio che vuole che me ne venga
 “ Perche’?” le chiedo deluso. Credevo che fosse giunto il momento di fare l’amore
 “ Perche’ te lo ordino io. Fallo”
Non ci metto molto. La mia eccitazione aveva raggiunto il parossismo e vengo come una fontana, sporcando in parte il mio petto ed in parte il pavimento. Oh mio Dio, non credo di essere mai venuto in questo modo. E senza penetrazione! Lei continua a sorridere. Si toglie le calze, le autoreggenti ed il perizoma e poi mi ordina di slacciarle il reggiseno. Ora e’ completamente nuda a parte le scarpe. Ci andra’ per caso a dormire con quelle? Mi indica il letto ma ormai la mia erezione e’ scemata e sono sporco del mio sperma. Glie lo faccio presente e per tutta risposta mi arriva l’ennesimo ceffone
 “ Non tollero che tu contesti un mio ordine. Ti ho detto di sdraiarti sul letto” Accidenti a me. Devo imparare a non contestare qualunque suo ordine ma la mia scarsa praticita’ della situazione mi porta a questi errori. Mi metto sul letto sdraiato e la vedo finalmente togliersi le scarpe per poi salire anche lei sul letto e sistemarsi sopra di me. Oh non per scopare. Mi mette la sua fica all’altezza della mia bocca e non ci vuole molto per capire cosa vuole ed in fondo non e’ una pratica che mi dispiaccia. Anzi, la trovo eccitante tant’e’ che il pene riprende in parte la vigoria appena scemata, grazie anche allo splendido corpo che ora mi sovrasta. La lecco intimamente e mi soffermo sul clitoride. La sento mugolare, segno che sto facendo la cosa giusta e me ne compiaccio. Vorrei soddisfarla e ci metto il massimo impegno fino a che non sento la sua voce che mi dice di smetterla perche’ ha raggiunto l’orgasmo. Respiro a fondo mentre lei indugia a rimanere nella stessa posizione ma dopo qualche minuto di silenzio rotti solamente dai nostri respiri affannati,  lei si alza.
 “ Vai a prendermi una sigaretta dentro la mia pochette” mi ordina. Sono ormai dentro a questo strano gioco erotico e non mi soffermo a pensare che sono comandato a bacchetta da una donna ma penso soltanto ad obbedirle, conscio che se continuo a farlo forse riusciro’ a cavarmela senza ulteriori danni. Le accendo la sigaretta e rimango in piedi accanto a lei che mi guarda mentre il mio sperma si e’ quasi solidificato intorno ai peli del petto “Vai a lavarti” aggiunge poi sorridendo. Entro nel bagno e mi soffermo un istante a guardare il lusso col quale e’ arredato. Poi mi lavo e ne approfitto anche per sciacquarmi la bocca col dentifricio, forse portato da Maria Giulia o forse omaggio della direzione a coloro che usufruiscono della suite, usando il dito come spazzolino. Mi guardo allo specchio. Il mio viso e’ rosso come un peperone, gentile omaggio di Maria Giulia e dei suoi schiaffi pesantissimi ma, a parte un leggero dolore alla mano sinistra, quelle che a momenti mi stritolava, sono completamente integro e soprattutto eccitato. Non come erezione visto che me ne sono appena venuto, ma psicologicamente. Interagire in questo modo con una donna del genere mi sta mandando fuori di testa. E siamo appena all’inizio. Chissa’ cosa ha in mente quella donna diabolica per il resto della serata.

Offline DavideSebastiani

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Re:La terza occasione
« Risposta #12 il: 12 Giugno 2018, 19:59:08 »
Undicesimo episodio

Mi do una piccola sistemata ai miei capelli usando le mani come spazzola e poi afferro anche un paio di tovaglioli di carta e torno nella stanza dove Maria Giulia e’ ancora intenta a fumare. Mi inchino per pulire la parte di sperma caduto sul pavimento quando sento la voce della donna interrompermi
 “ No Fabrizio. Quello lo pulirai con la lingua” Rimango fermo quasi come se mi fosse preso un colpo. E adesso? Lei si alza, spegne la sigaretta e si avvicina a me “Lo sai che lo farai e quindi ti conviene obbedire senza che sia costretta a convincerti con la forza”
 “ Per favore, padrona” Lei si china. Ho paura che mi voglia picchiare di nuovo e mi rannicchio ed invece mi prende il viso con le mani ma senza stringermelo
 “ Io voglio che tu lo faccia. Guardami in faccia, Fabrizio. Vuoi che io sia soddisfatta?”
 “ Si ma mi fa schifo” obietto
 “ No se te lo ordino io. Ora da bravo, metti la tua lingua sul pavimento e lecca” Sono sconvolto. Mi guardo intorno come se cercassi aiuto da qualcuno. Una lacrima mi esce dagli occhi anche se cerco di trattenerla, poi sento la sua mano dietro al mio collo che mi spinge giu’. Cerco di fare resistenza ma e’ inutile. Ho gia’ sperimentato la sua forza e adesso ne ho una prova ulteriore. Spinge la mia testa sul pavimento senza che possa fare niente per resistere.   Adesso si che posso parlare di vera umiliazione. Eppure, c’e’ qualcosa che mi intriga nel sentirla cosi’ autoritaria nei miei confronti e soprattutto nel sentirmi io inerme nei suoi. E’ strano avere a che fare con una donna fisicamente superiore, con una donna che se volesse potrebbe distruggermi ma nello stesso tempo c’e’ qualcosa che ancora non riesco a comprendere. Mio Dio, sono cosi’ confuso. Tiro fuori la mia lingua con lentezza. Ho timore che rigettero’ tutto quel ben di Dio che ho mangiato durante la festa e poi assaggio. Il sapore e’…… insapore. Non sa di nulla ma in compenso non fa schifo come immaginavo. Do solamente una leccata poi Maria Giulia mi interrompe “Ora puoi proseguire con la carta”
 “ Grazie padrona” le dico. Voleva solamente che le obbedissi, che mi umiliassi nel leccare il mio stesso sperma e, appena io le ho obbedito, mi ha fatto smettere. Mi manda di nuovo a pulirmi la bocca aspettandomi nuda sul letto. Continuo ad essere confuso per questa girandola di situazioni. Non so cosa pensare, se alla paura provata quando lei mi stringeva il collo o se all’eccitazione fisica e psicologica che continuo a provare. Perche’ quello che sto vivendo mi sta facendo tremare di desiderio? Si, Maria Giulia e’ terribilmente eccitante ma non sono convinto che sia solo per quello. Troppo banale. Evito di rifletterci troppo e mi rilavo i denti. So che quello trascorso e’ solamente il primo round e non ho idea di quanti ne devo ancora fare ma comincio a pensare che potrebbe essere meno complicato di quanto mi aspettassi.

Quando rientro nella stanza, trovo Maria Giulia ancora come l’ho lasciata, interamente nuda ed in posizione sensuale, con la sua gamba destra piegata e con il suo corpo lievemente poggiato sulla spalliera. E’ a suo completo agio anche senza niente addosso ma e’ normale. Sa perfettamente di essere molto bella e di possedere un corpo perfetto. La osservo e lei mi sorride. Non ha certo le caratteristiche di una body builder ma ha semplicemente un corpo molto tonico eppure ha una forza straordinaria, nettamente superiore alla mia. Ma quando si solleva mettendo una mano sulla spalliera, di nuovo quei piccoli muscoli che prima ho toccato e che ho constatato come fossero durissimi. E’ chiaro, anche per uno come me, con poca attitudine al mondo sportivo femminile,  che deve fare degli allenamenti mirati, cercando di non snaturare un corpo femminile e meraviglioso come il suo ma che nello stesso tempo puo’ far uscir fuori  quelle colline che mi mettono i brividi per le loro potenzialita’ che ho in parte gia’ avuto modo di conoscere. Continuo ad osservare quel corpo strepitoso nella speranza  che per me sia giunto il momento di fare l’amore con lei. Comincio a desiderarla in modo spasmodico, anche se ho gia’ avuto un’eiaculazione ma la visione meravigliosa che emana, il mio desiderio di sesso dovuto alla lunghissima astinenza e quel gioco incredibilmente sensuale che stiamo facendo mi sta quasi facendo impazzire. Invece sorride
 “ Rimettimi le scarpe, Fabrizio” Non so cosa mi passi per il cervello. Sicuramente, la causa e’ l’inesperienza ma invece di obbedirle le chiedo
 “ Perche’?” Accidenti a me. Si alza di scatto ed indietreggio impaurito ma le basta fare altri due passi e sono a ridosso del muro. Ancora una volta non so cosa fare ed ho veramente timore, soprattutto quando mi afferra per un braccio e mentre con l’altra mano mi prende il collo. Oh mio Dio, adesso il timore si e’ tramutato in autentico terrore
 “ Perche’ te l’ho ordinato io e tu devi fare qualunque cosa io ti dica senza dire una sola parola. E’ chiaro o proseguo a stringere?”
 “ No, no, e’ chiaro padrona. Mi perdoni” la supplico proprio come ha fatto Pietro poc’anzi. Non mi sembra possibile che mi rivolga ad una persona in questo modo ma evidentemente, la mia immedesimazione e’  ormai totale
 “ Sai perche’ ti perdono? Perche’ sei un novellino ma questa e’ l’ultima volta che lo faccio. Non sei un idiota e dovresti aver compreso come funziona tra me e te. Io comando e tu obbedisci in silenzio e soprattutto senza fare domande stupide”
 “ Lo faro’ padrona. Lo faro’ ma mi lasci, la prego” Non mi lascia ma mi trascina invece per alcuni metri fino a gettarmi ai piedi del letto
 “ Ti ho dato un ordine. Esegui” Stavolta lo faccio. Le rimetto le scarpe e attendo gli eventi. Lei sembra essersi calmata e questo mi fa stare leggermente piu’ tranquillo. Sara’ pure un gioco ma sembra essere un’attrice con i fiocchi perche’ la sua arrabbiatura sembrava reale
 “ Ho fatto, padrona” le dico appena terminato di rimetterle le scarpe
 “ Bene. Adesso stenditi per terra accanto al letto” Stavolta, mi guardo bene dal chiederle il perche’ e lo faccio. Lei si siede sul bordo del letto e mi mette il piede, armato da quei tacchi lunghi a spillo, sul petto. Spinge ed e’ un po’ doloroso ma credo di poter resistere tranquillamente “Stai imparando, Fabrizio?” aggiunge poi
 “ Si padrona. Credo di si”
 “ E allora non lamentarti. Se lo fai ti faccio rialzare e poi te le do di santa ragione” Deglutisco nervosamente. Cosa vorra’ fare? Lo capisco quando spinge ancor di piu’
 “ Ti fa male?” mi chiede
 “ Un po’ padrona”
 “ Te ne faro’ ancora di piu’ e sai perche’?”
 “ No padrona, non so perche’”
 “ Perche’ comando io e tu non puoi fare niente se non assecondare i miei desideri”
 “ Si, questo l’ho compreso, padrona”
 “ Bene! Perche’ adesso il mio desiderio e’ che non ho voglia di sentire un lamento da parte tua mentre tu sei sotto i miei piedi” Non dico nulla. Ora mette anche l’altro piede sul mio corpo per poi spostarlo sulla faccia “Lecca il tacco, schiavo” mi ordina. Non oso nemmeno pensare di non farlo. La mia mente e’ indirizzata solamente all’obbedienza. Pero’, malgrado la paura non accenni a diminuire, sento di avere la massima fiducia in lei. Dopo appena pochissimi istanti infatti, mi toglie il tacco dalla bocca. Mi ha fatto un po’ schifo, malgrado abbia fatto attenzione a non leccare la parte sporca, ma anche questa volta, le e’ bastata l’obbedienza da parte mia e poi smette. Non smette pero’ di mettermi i suoi piedi sul corpo ma lo fa stando seduta ed il dolore e’ sicuramente sopportabile. Chiudo gli occhi cercando di non pensare a nulla, anche se facendo cosi’ mi perdo la meravigliosa visione di Maria Giulia completamente nuda ed alla fine la sento ridere di gusto
 “ Bravo. Mi sta piacendo come ti stai comportando”
 “ Grazie, ne sono felice, padrona” L’ho detto istintivamente ma e’ la sacrosanta verita’. Sento di essere felice quando lei esprime soddisfazione e mi chiedo il perche’ di questa sensazione ma dubito che riuscirei a trovare una risposta adeguata. So solo che le riconosco l’autorita’ a causa della sua superiorita’. Un comportamento strano ma non del tutto illogico. Meno logico e’ che sia una donna ad essermi superiore. Ma Maria Giulia non e’ una donna normale. Non lo e’ mai stata nemmeno da ragazza. Ed in fondo mi dico che e’ solo un gioco erotico che lei attua proprio sulle sue caratteristiche fisiche. Deve essersi  allenata intensamente per arrivare a questi livelli. Oh si, anche da liceale non era proprio raccomandabile andarle contro, segno che ha sempre avuto queste sensazioni, questo desiderio un po’ strano ed esibizionistico di sentirsi superiore agli altri e soprattutto al genere maschile. E tutto sommato, non sta a me giudicare le sue sensazioni. Purche’ dopo questa sera io riesca a ritornare a casa con le mie gambe.

Offline DavideSebastiani

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Re:La terza occasione
« Risposta #13 il: 15 Giugno 2018, 20:48:01 »
Dodicesimo episodio

Rimango per un po’ in quella posizione ma dopo alcuni minuti toglie i piedi dal mio petto ma uno dei suoi tacchi va a posarsi sul mio membro ormai di nuovo completamente eretto. Ho un brivido stavolta. Guardo Maria Giulia ed il mio sguardo dovrebbe voler chiedere pieta’. Ho veramente paura. Se mi tolgo da questa posizione, lei  mi picchiera’ e soprattutto poi non mi fara’ fare l’amore con lei, che e’ cio’ che voglio di piu’ in questo momento ma se resto il mio membro e’ in serio pericolo. O forse non lo e’. Mi ha detto di darle fiducia ed e’ cio’ che voglio fare. La lascio stare e sento il suo tacco a spillo spingere sul mio pene la cui erezione e’ nel frattempo  scemata notevolmente  per il timore. Non mi crea pero’  grosso dolore. L’altro piede, anche quello armato del suo tacco, va invece sul mio capezzolo sinistro. Devo rimanere calmo. Guardo lei. Il suo sguardo e’ tranquillo. Sa di avere il pieno controllo della situazione e tutto questo le deve dare delle sensazioni molto forti, di pieno potere nei confronti di un altro essere umano. Sa che non ho altre possibilita’ se non accettare cio’ che lei vuol farmi. A meno che non dica la mia parola d’ordine e me ne vada. Ma mi rendo conto che e’ l’ultima cosa al mondo che voglio fare.  La lascio fare, la lascio spingere. Accetto il suo controllo e mi rendo conto che per qualche inspiegabile  motivo la cosa non mi crea scompensi psicologici. Continuo tuttavia ad avere timore, soprattutto pensando al caso lei dovesse aumentare la pressione ma non lo fa e finalmente toglie entrambi i piedi dal mio corpo. Mi guardo e mi rendo immediatamente conto di avere  alcune parti un po’ arrossate ma niente di eccessivamente grave. E’ stata di parola
 “ Vieni qui vicino a me” mi dice ed io mi affretto ad obbedirle. Lei mi guarda, cercando forse di capire cosa sto provando e poi prosegue “E’ cosi’ sconvolgente?”
 “ Non riesco a capire cio’ che provo, padrona. Da una parte vorrei soltanto fare l’amore con lei e non subire schiaffi o rischiare di rimanere soffocato, ma dall’altra e’ un gioco erotico molto eccitante, soprattutto con una donna come lei”
 “ Mi fa piacere che tu dica questo. Ho cercato di trattenermi e di non lasciare segni sul tuo corpo. Non vorrei che tua moglie si chiedesse da dove provengano. Di solito, sono molto piu’ cattiva nei confronti dei miei schiavi ma tu non hai quegli istinti e non saresti riuscito a sopportare una violenza maggiore. Ho cercato soprattutto una dominazione psicologica nei tuoi confronti e non sono rimasta delusa dal tuo comportamento, tutto sommato. Ora pero’ basta parlare. Ti ho fatto una promessa e voglio mantenerla. Sei pronto a farmi chiudere il cerchio?”
 “ Sono prontissimo, padrona”
 “ E allora vai a lavarti di nuovo la bocca. Ho voglia di baciarti e non ho nessuna intenzione di sentire il sapore dei miei tacchi” Vado di corsa. Forse finalmente ci siamo. Ritorno e lei mi fa cenno di sedermi di nuovo accanto a se. Mi afferra per la nuca e porta il mio viso di fronte al suo. Mi sento quasi mancare dall’emozione quando tocco con le mie labbra le sue. E finalmente sento nuovamente il buonissimo sapore della sua bocca e quindi le sue mani che si intrecciano alle mie e mi spingono a sdraiarmi sul letto. La vedo salire su di me e cercare con il suo corpo il mio pene ormai di nuovo eretto alla massima potenza che scivola dolcemente dentro di lei. Chiudo gli occhi e sospiro. Finalmente!

Guardo l’orologio. Sono le due meno pochi minuti e mi trovo a fianco a Maria Giulia, entrambi completamente nudi dopo aver fatto l’amore per la seconda volta. Sono completamente sfinito ma felice, anche se un po’ rintronato. Lei si avvicina a me e mi da un bacio sulla bocca
 “ Hai visto che sei ancora tutto intero?”
 “ Quando mi stringeva il collo, ho avuto paura di morire”
 “ E’ un gioco, Fabrizio. Questo non significa che non devi temermi. Anzi. Ma non e’ la realta’. E’ questo che non hai capito vent’anni fa”
 “ Ora l’ho capito. Avevo solo paura di fare la fine di tutti quelli che obbedivano ad ogni suo ordine”
 “ E sarebbe stato cosi’ spiacevole?”
 “ Non lo so”
 “ Senza considerare che per te avrei provato a diventare una fidanzatina zucchero e miele se tu lo avessi voluto”
 “ Mi maledico per averla interrotta, per non averle dato modo di spiegarsi” Sorride
 “ Si vede che era destino. E’ perfettamente inutile pensare a quello che non e’ stato ed e’ meglio pensare al presente ed al futuro prossimo. E’ giunto il momento della tua decisione, Fabrizio. Io ho gia’ fatto la scelta e tu?” La guardo. E’ bellissima e adesso che ha perso quello sguardo severo sembra quasi una ragazzina, malgrado i trentotto anni che dovrebbe avere. Lei cosa avra’ deciso? Di tenermi per un’altra settimana almeno? Io non ci penso un attimo. Non si puo’ rinunciare ad altre sere di questo genere e soprattutto non si puo’ rinunciare a fare l’amore con una donna del genere
 “ Io vorrei continuare, padrona” le dico infine con il cuore in gola per la sua risposta. Lei sorride
 “ Ne sono felice perche’ e’ quello che voglio anch’io. Per un’altra settimana almeno io saro’ la tua padrona assoluta e tu mi apparterrai totalmente. Alla fine di questa settimana, decideremo entrambi se continuare o meno. Se entrambi dovessimo decidere di proseguire, tu diventerai di mia proprieta’ per sempre o almeno fino a che uno dei due volesse interrompere”
 “ D’accordo padrona”
 “ Ah, non e’ mia abitudine rubare i mariti delle altre e questa e’ la prima volta che un mio schiavo e’ sposato con un’altra. La cosa mi mette un po’ in difficolta’ ”
 “ Il mio matrimonio era finito anche prima di incontrare lei, padrona”
 “ Da una parte mi dispiace ma dall’altra mi rende libera di prendere le mie decisioni senza fare i conti con la mia coscienza. Bene. Ora voglio dormire. E’ stata una giornata intensissima. Pietro ti riaccompagnera’ a casa. Con te, mi faro’ viva io”
 “ Mi dia almeno il suo numero di telefono”
 “ Ho detto che saro’ io a contattarti” mi dice con quel suo tono che non ammette repliche  “Ora vestiti. Io intanto telefono a Pietro e lo avviso che abbiamo terminato e che ti deve accompagnare a casa” conclude. Devo imparare a non insistere. Ho detto si alla prosecuzione di questo strano gioco e sono ancora sotto la dominazione di Maria Giulia. Con tutto cio’ che ne deriva.
 Finalmente arriva Pietro e, dopo essermi lavato e rivestito, lo seguo in silenzio dando un ultimo saluto alla donna con la quale ho fatto il piu’ sensazionale sesso della mia vita. E’ ancora completamente nuda e non  posso non ammirare quel suo corpo forte e atletico capace di mettere in soggezione ed in difficolta’ qualunque uomo. Mi sorride e il mio cuore ha uno strano sobbalzo al pensiero che poi il mio accompagnatore tornera’ qui’ nella sua stanza e potra’ ammirarla di nuovo. E non mi ci vuole molto a capire che si tratta di gelosia.

Offline DavideSebastiani

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Re:La terza occasione
« Risposta #14 il: 19 Giugno 2018, 19:51:49 »
Tredicesimo episodio

La giornata e’ corsa via quasi di colpo, oggi. Sono tornato a casa che Sabrina dormiva profondamente, per fortuna, e dopo poche ore ero gia’ sveglio per venire ad aprire il negozio. Ci sono state le telefonate con Andrea che ha preteso gli spiegassi tutto per filo e per segno e per farlo sono dovuto tornare indietro di vent’anni, spiegando al mio amico che un comune mortale come il sottoscritto si era rifiutato, per paura di diventare uno schiavo o qualcosa del genere,  di diventare il ragazzo della bellissima Maria Giulia, senza sapere che forse lei sarebbe potuta essere una normale ragazza in quanto, parole sue, mi amava. Tralasciando ovviamente il fatto che a sottomettermi ci ha pensato vent’anni dopo, sia pure in un eccitante gioco erotico. E adesso? Sarebbe ancora disposta a diventare una donna normale? Oh beh, normale o dominante, mi piace troppo per poterci rinunciare nuovamente. Anzi, sarebbe mentire a me stesso non sottolineare come la serata di ieri mi sia immensamente piaciuta. No, non e’ la parola giusta. L’ho adorata. Ho adorato ogni secondo trascorso in quella suite insieme a lei. Ho amato i momenti dedicati al sesso, ovviamente ma ho trovato  piacevoli….. No, non e’ la parola giusta. Ho trovato estremamente sensuali anche i momenti in cui lei mi ha dominato, in cui lei mi ha mostrato la sua superiorita’ fisica, quegli incredibili muscoli che le facevano sprigionare una forza quasi assurda per una donna. Addirittura incredibile se non avessi assaggiato sulla mia pelle la sua straordinaria potenza. Eppure, mi e’ piaciuto e questo mi fa riflettere anche se e’ difficile per me dare una risposta sul perche’ io abbia provato un piacere molto particolare con lei. Che mi piaccia essere dominato, sentirmi uno schiavo? Adorare i muscoli di una donna? Cerco di riflettere. No, non mi piacerebbe. A meno che non si tratti proprio di Maria Giulia. Oh cavolo, con lei e’ tutto naturale. Lei mi fa sentire una nullita’ e subito dopo mi fa sentire importantissimo e questa strana altalena di situazioni mi intriga e mi eccita come mai avrei potuto immaginare prima.
Ma, come dicevo, oggi il tempo e’ praticamente volato in quanto ho dovuto naturalmente pensare anche al lavoro, a questo negozio che continua a darmi un sacco di preoccupazioni malgrado oggi sia stata una giornata abbastanza proficua. Ma le scadenze sono ormai quasi giornaliere e non ce la faccio piu’. Sto quasi per scoppiare e forse l’avrei fatto se non fossi cosi’ testardo. E adesso, dopo aver respirato l’aria pura di Maria Giulia mi sento piu’ forte e riesco a non pensare a Sabrina e vedere con un occhio piu’ ottimista i problemi di questo negozio. Ho pero’  bisogno di nuovo di lei ma non so come rintracciarla. Mi sono rinchiuso nel mio ufficio per cercare di riuscire a trovare sul web qualcosa che possa mettermi in comunicazione con lei, con scarsi risultati, finora. Col suo nome e cognome non sembra avere un profilo social  ma anche se trovassi il modo di contattarla, cosa cambierebbe? Mi ha detto che sarebbe stata lei a contattarmi e non credo sia una buona idea disobbedirle. Che strano!  Dopo una sola serata trascorsa in suo compagnia,  ha instillato dentro di me il timore. Non e’ solamente paura di prenderle, cosa che comunque e’ sempre da prendere in considerazione con lei, ma di qualcosa di piu’ profondo, che non riesco a spiegarmi ma che esiste. Ecco, se posso fare un paragone, mi sembra  di poter accostare quel timore a quando si e’ molto piccoli e si sta facendo una marachella di nascosto dei propri genitori. Forse il timore e’ paragonabile a quella situazione ma non c’e’ quella voglia di fare qualcosa di nascosto bensi’ l’esatto contrario ovvero il desiderio di non volerla deludere e di dimostrarmi degno di lei. Sono immerso in questi pensieri quando sento un lieve bussare sulla porta del mio ufficio. E’ una delle mie due commesse. Di solito, non sono segnali positivi visto che e’ sempre qualche creditore venuto a sollecitare un pagamento ma stavolta il tono di  voce di Paola, la commessa e’ diverso
 “ Signor Fabrizio, puo’ venire per favore?”
 “ Cosa c’e’ Paola?”
 “ C’e’ una cliente che vuole…….Ehm vuole farsi servire da lei” Per un attimo sono interdetto
 “ Una cliente? Quale cliente? Domando poi alla mia commessa. Lei mi sorride e tossicchia
 “ Una signora molto……. Molto bella” mi risponde ed immediatamente il mio pensiero va a Maria Giulia. Malgrado proprio in quel momento stessi pensando a lei non credevo potesse essere proprio la donna con la quale ho trascorso la serata di ieri ed invece, appena metto piede all’interno del mio negozio, la vedo ed il mio cuore sembra fermarsi come quello di un adolescente che vede la ragazza per la quale ha una cotta. Eccola la’ davanti ad una delle vetrine, vestita come si immagina debba vestire una donna dominante che decide di farsi una passeggiata, ovvero in minigonna in pelle, decolte’ tacco 12 e camicetta bianca a maniche lunghe maliziosamente sbottonata. Mi avvicino a lei. Non so come chiamarla ma so che potrei essere in un mare di guai visto che le due commesse conoscono Sabrina. Poi alzo le spalle. Sia quel che sia. Tanto con Sabrina dovro’ assolutamente mettere la parola fine al nostro matrimonio e la frequentazione con Maria Giulia puo’ solamente affrettare quella decisione che sara’ indispensabile prendere. Sono ormai di fronte a lei. Ha sciolto i capelli che ieri teneva legati ed ha un trucco piu’ leggero rispetto a ieri sera, anche se non ha rinunciato ad uno splendido rossetto rosso che mi sta facendo venire una voglia pazzesca di baciarla. Cambiando l’ordine dei fattori, il risultato non cambia e la differenza di look, tra quello apposito per una serata di ieri e questo piu’ adatto ad un pomeriggio,  non le ha fatto perdere nulla della sua statuaria bellezza. Mi sorride
 “ Ciao Fabrizio. Come va?” Come risponderle? Da uomo sottomesso oppure normalmente? Ripenso al fatto che mi ha detto che per la totalita’ della settimana io dovro’ appartenerle e propendo per proseguire a rapportarmi in modo sottomesso con lei
 “ Buona sera padrona. Io bene e lei?” Sorride
 “ Bravo Fabrizio. Pensavo che ti saresti preso qualche liberta’ nei miei confronti ed invece noto con piacere che sei ancora dentro al tuo ruolo”
 “ Come ha fatto a trovarmi?” le chiedo facendola scoppiare a ridere
 “ Oh andiamo. Nell’era in cui viviamo si rintraccia chiunque. Avevo rintracciato la tua abitazione per farti consegnare il biglietto d’invito alla festa ed e’ stato semplicissimo trovare il tuo negozio. Piuttosto, vorrei comperarmi un paio di scarpe ma ho trovato poco.  Hai qualcosa di piu’……. adatto alla mia personalita’”
 “ Temo di no, padrona. La mia clientela non ha la sua classe e…… la sua disponibilita’ economica” le rispondo riferendomi soprattutto alle scarpe che indossava ieri
 “ Beh, ho visto comunque un paio di sandali che potrebbero interessarmi. Vieni, te li faccio vedere” In effetti sono dei sandali gioiello molto belli, naturalmente col tacco molto alto e che e’ uno degli articoli piu’ venduti del mio negozio
 “ Certo, venga si accomodi. Che misura?” le domando
 “ Oh Fabrizio, mi deludi. Stanotte me li hai baciati per un bel po’ ed un uomo della tua professionalita’ dovrebbe capirlo” Sospiro nervosamente. Temo che da un momento all’altro possa far capire qualcosa alle commesse. Non dico del fatto che stanotte abbiamo fatto sesso ma che mi sto comportando in modo sottomesso nei suoi confronti. Quello almeno vorrei evitarlo e per fortuna che i nostri dialoghi sono stati quasi bisbigliati, almeno fino a questo momento
 “ Credo che lei porti un 41” dico infine
 “ Bravo. Non un piedino da fata ma e’ la conseguenza della mia notevole altezza” Ordino a Paola di andare a prendere la giusta misura dei sandali e contemporaneamente la ammiro mentre si e’ messa tranquillamente seduta accavallando le sue lunghe e sensuali gambe. Noto che anche queste sono notevolmente toniche. Oh non come una body builder mascolina ma come quelle di una pallavolista, forti e atletiche. E’ difficile non pensare al sesso fatto ieri, vedendola. E infatti non posso fare a meno di andare col pensiero a poche ore fa’ quando la vedevo sopra di me dirigere con maestria l’atto amatorio, facendomi arrivare quasi al momento dell’eiaculazione con i suoi movimenti e poi bloccarsi, obbligandomi a non venire fino a che anche lei non fosse giunta all’orgasmo. Al diavolo le preoccupazioni del lavoro e di mia moglie. Voglio soltanto ripetere al piu’ presto quella notte meravigliosa che ho appena vissuto e se per riviverla dovro’ sottomettermi a questa splendida donna, non ne faro’ certo un dramma. In fondo, sottomettersi ad una come Maria Giulia, una donna con le sue capacita’, riesce quasi naturale. Intanto Paola e’ tornata con la scatola dei sandali. Sto per dirle di misurarle alla signora quando lei mi precede
 “ Lascia pure i sandali al tuo principale, cara. Ci pensera’ lui a misurarmele” Ovviamente, la ragazza mi lascia la scatola ed io mi inginocchio ai piedi di Maria Giulia, le tolgo la scarpa destra e prendo il sandalo destro dalla scatola
 “ Mi dia il piede, signora” le dico cercando di essere professionale. Lei lo allunga e me lo mette praticamente in faccia
 “ Bacialo” Un colpo al cuore forse mi avrebbe fatto meno male
 “ Per favore, padrona” le sussurro sempre nella speranza che nessuno ascolti “ci sono le mie commesse”
 “ Ti ho dato un ordine e non mi importa chi c’e’. Potrebbe esserci pure il Presidente della Repubblica. Ora tu bacerai i miei piedi ed ogni secondo che farai trascorrere lo pagherai in modo salatissimo stasera, quando ci vedremo” Dunque, stasera ci rivedremo e forse potremo rinnovare la nottata appena trascorsa. Ma sono terribilmente in imbarazzo. Alzo lo sguardo forse per chiedere un briciolo di compassione ma per tutta risposta lei flette il suo braccio facendo lievitare i suoi muscoli d’acciaio. E’ una minaccia bella chiara anche se il suo sorriso splendido potrebbe ingannare “Credo che stasera farai i conti con questi, Fabrizio. E con la mia abilita’ con le arti marziali. Che cosa hai deciso? Mi obbedisci o no?” Mi guardo intorno. Non ci sono clienti e le due commesse sono intente a sistemare alcune cose. Al diavolo tutto. Le bacio il piede con trasporto, proprio come lei desidera, per pochissimi secondi. Ancora una volta, lei vuole vedere fin dove arriva la mia sottomissione nei suoi confronti, vuole misurare il suo potere e, appurati questi dubbi con soddisfazione, subito dopo lo toglie. Posso infilarle il sandalo. Si alza, si guarda allo specchio e poi mi ordina di infilarle anche l’altro. Obbedisco e si rimira di nuovo. Inutile dire che le stanno divinamente, anche se forse non e’ la calzatura adatta per cio’ che indossa oggi pomeriggio
 “ Cosa ne pensa, signora?”
 “ Mmmmm. Diciamo che possono andare. Le prendo”
 “ Se permette, vorrei omaggiarla di questi sandali” Lei si avvicina pericolosamente a me. Dio quanto mi piace il profumo della sua pelle
 “ No Fabrizio. Non sono una che si compera con un regalo. Le acquisto con i miei soldi”
 “ Ma io……”
 “ Tu stai zitto, non mi interrompi ogni volta che dico una cosa e devi ricordarti che per almeno un’altra settimana devi solo obbedire ad ogni mio ordine. E’ chiaro?” E’ chiarissimo. Chino la testa e non obietto ulteriormente mentre sento uno strano desiderio che mi monta nelle parti intime. Strano? Forse no. Sono un uomo e lei una bellissima donna. Eppure sento che quel desiderio che io provo nei suoi confronti e’ tutt’altro che normale. Quando va via, dopo avermi dato l’indirizzo del suo appartamento e avermi ordinato di recarmi nella sua abitazione appena chiuso il negozio,  guardo l’orologio nervosamente. Ancora poco e saro’ a casa sua, pronto ad inginocchiarmi di nuovo al suo cospetto. E stavolta sara’ come ieri, io e lei da soli e senza la fastidiosa presenza delle due mie commesse. E non vedo l’ora che cio’ avvenga.