Crea sito

Autore Topic: Quella bestia di mia zia  (Letto 5728 volte)

Offline step

  • Beginner
  • Post: 22
    • Mostra profilo
Re:Quella bestia di mia zia
« Risposta #15 il: 19 Marzo 2020, 13:05:52 »
 I soldi del premio vennero bonificati direttamente sul conto corrente in Italia. Non era opportuno portarsi troppo contante appresso, a parte quello strettamente necessari. Inoltre alla fattoria avrebbe fatto comodo ogni centesimo, specie in quel momento in cui non potevano fare affidamento sui muscoli di Mari per i lavori nei campi e la cura degli animali. E così la zia riprese il viaggio. Zaino in spalla e autostop. Il solito copione. Mari contava di viaggiare anche di notte per guadagnare tempo. Di prendere una stanza non se parlava. Avrebbe dormito per strada: non era la prima volta che lo faceva e poi era estate e quindi non ci sarebbero stati troppi problemi. La ferita le faceva male, anche se non sempre e non con la stessa intensità. I sanitari  che l'avevano medicata le avevano fatto i complimenti per il fisico e la resistenza, facendole poi la solita domanda se faceva palestra. La risposta di Mari fu sempre la medesima che dava in questi casi: sono una contadina: il fisico te lo fai nei campi. Non sempre era facile trovare un passaggio. In quei casi l'unica continuare a camminare e sperare nella buona sorta. Mari talvolta si rammaricava del fatto di non aver deciso di fare il viaggio in bicicletta: aveva una mountain bike. Questo sicuramente avrebbe velocizzato le cose forse. Tuttavia c'è anche da dire che con la bici avrebbe avuto più difficolta a fare l'autostop dal momento che avrebbe avuto pure l'ingombro della bici. Una delle cose cui Mari non poteva rinunciare era l'allenamento. Certo, non si poteva avere la stessa efficacia di una sessione in palestra, ma qualcosa si poteva cmq fare: flessioni, piegamenti e corsa. Anche sollevamenti, con oggetti trovati per strada come massi o tronchi. Questa parte del viaggio praticamente si svolse in modo tutto sommato tranquillo. Fatta eccezione per il passaggio che l'avrebbe portata finalmente in Spagna. Come al solito Mari stava cercando qualche guidatore di buon cuore. Si trovava presso una stazione di servizio dove si trovano molti camionisti. Con loro era riuscita anche a fare amicizia. Erano di molte nazionalità ma la comunicazione non sembrava risentirne più di tanto. "Saresti stupito da quanti autisti siano "poliglotti"! E quanti di loro sappiano parlare un italiano magari incerto, ma cmq comprensibile". L'obiettivo della ragazza era quello di travare un camion che andasse nella sua stessa direzione. Già altre volte dei camionisti le avevano dato un passaggio. Anzi erano fra i più generosi tra gli utenti della strada. Inoltre la vita del camionista l'aveva sempre un po incuriosita per non dire affascinata. Una volta mi ha raccontato che aveva anche pensato di mettere su una piccola azienda di autotrasporti da affiancare alle produzione della fattoria in modo da facilitare la vendita dei prodotti. Scoprii pure che in previsione di ciò aveva preso anche la patente C. Ma poi, vista la cronica mancanza di fondi, purtroppo non se n'era fatto più nulla. Ma l'idea rimaneva cmq valida, e chissà che quel viaggio non avrebbe potuto contribuire a realizzarla in futuro. L'obiettivo era certo quello di comprare un nuovo trattore, e tale rimaneva. Però tutto ciò avrebbe potuto generare un circolo virtuoso e portare a futuri sviluppi, sui quali cmq non era vietato sognare. Indubbiamente anche Mari suscitava parecchia curiosità: una giovane ragazzona tutta muscoli che da sola si era messa in viaggio. Molti le facevano i complimenti soffermandosi magari con lo sguardo a gambe e spalle scoperte ricoperte da muscoli vascolarizzati e guizzanti; o magari agli hot pants sempre un po troppo corti, alle gambe granitiche o al six pack ben definito che spuntava da sotto il top e impreziosito da un brillantino all'ombelico. Il tutto sormontato da un visino candido, quasi adolescenziale, e sempre sorridente, e una chioma di capelli che quando non erano raccolti si spandevano ribelli e magnifici su quel trapezio d'acciaio. Si era inventata la storia che stava raggiungendo la Spagna per fare una sorpresa al suo fidanzato che lavorava a Barcellona. La bugia era stava inventata anche per distogliere i più dalle immancabili avanche che avevano già iniziato a farle, chi più scherzosamente, chi meno.  Al perchè avesse scelto quella modalità di viaggio singolare, rispondeva che il modo migliore per vedere più cose era quello di partire all'avventura, zaino in spalla, senza troppi fronzoli. (continua).