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Autore Topic: LE BASTARDE  (Letto 3854 volte)

Offline DavideSebastiani

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LE BASTARDE
« il: 03 Dicembre 2019, 18:32:35 »
Dopo tanto tempo torno a scrivere un nuovo racconto per questo forum.
Vorrei segnalare un paio di cose prima che vi immergiate nella lettura. La prima è che la caratteristica delle mie eroine è la loro bravura nelle arti marziali ma non possiedono muscoli eccessivi.
La seconda è che questo racconto è un giallo in piena regola e che pertanto ci saranno delle scene di estrema violenza che hanno comunque un loro senso logico.
Era doveroso fare questo avvertimento considerando che di solito le tematiche trattate nei racconti di questo forum sono un po' diverse rispetto a quelle che troverete in questa storia.
Ma questa è una storia che si può leggere anche avendo gusti e passioni diverse perché credo che la sua forza sia la struttura narrativa piuttosto che un insieme di situazioni messe soltanto per eccitare la propria e l'altrui fantasia.
E quindi, vi troverete a leggere di personaggi, sia maschili che femminili, caratterizzati in maniera piuttosto credibile e realistica. Terminato questo lungo preambolo e nella speranza che nel frattempo non siate scappati tutti, vi auguro buona lettura invitandovi, se possibile, ad intervenire per discutere di questa mia fatica. Perché di vera fatica si è trattata considerando la complessità della trama ed il tentativo, mi auguro riuscito, di inserire tutti i tasselli al punto giusto.

I nomi dei protagonisti sono inventati. Qualunque omonimia è puramente casuale

La donna fermo’ la macchina dietro quella del suo obiettivo. Respiro’ a lungo nervosamente poi , con gesti lenti, inizio’ a spogliarsi senza scendere dalla vettura. Si tolse prima la giacca e poi la camicetta. Passo’ quindi alle scarpe concludendo poi con il pantalone, lasciando poi tutto sul sedile accanto al suo senza sistemare niente. Prese gli stivali da una sacca che si trovava dietro, guardando con piacere quegli splendidi tacchi a spillo di oltre dodici centimetri di cui erano muniti e poi li calzo’ pensando se con quelli avrebbe trovato difficolta’ nell’agire e se forse non sarebbe stato meglio muoversi con delle semplici scarpe da ginnastica. Ma quello che si apprestava a fare necessitava di una messa in scena e l’abbigliamento era una componente necessaria. Aveva studiato tutto nei minimi particolari, imparando a muoversi agilmente su quei trampoli appena se ne presentava l’occasione ed ora quell’occasione era giunta. Sempre dalla sacca prese dei lunghissimi guanti di lattice che indosso’ facendo attenzione a non romperli e quindi scese dalla macchina non prima di essersi data un’ultima sistemata al trucco perfetto e forse un po’ accentuato per le sue abitudini incamminandosi verso la roulotte situata alla sinistra dal luogo dove aveva lasciato la sua vettura, lungo un sentiero fatto di pietra costruito probabilmente proprio dalla persona che ora si trovava all’interno della roulotte. La sua tuta di lattice che aveva gia’ indossato sotto i suoi abiti normali e che ora era l’unica cosa che aveva indosso, la facevano sentire quasi nuda facendole provare una strana ma piacevole sensazione e prosegui’  il percorso lungo quel sentiero che misurava una ventina di metri per avvicinarsi alla roulotte. La notte era piuttosto fresca anche per i parametri di Los Angeles ed un brivido percorse il suo corpo armonioso ed atletico, perfettamente delineato dalla tuta di lattice nera che, con il supporto dei guanti, copriva interamente ogni centimetro della sua pelle a parte il viso ed i capelli ma con un cappuccio, che per ora pendeva sulle sue spalle, pronto all’uso per coprire anche la testa, cosa che avrebbe fatto in seguito. Ma per il momento, il suo bellissimo volto dove spiccavano degli splendidi occhi azzurri era ben visibile. Osservo’ per un secondo il cielo. Non c’erano stelle, segno inequivocabile che il cielo era coperto da nuvole impossibili da vedere nell’oscurita’ di quella notte e riprese poi il cammino. La roulotte ora era a pochi metri e dentro ci stava dormendo Erik Poster, il suo obiettivo. Arrivo’ sulla soglia e addirittura riusci’ a sentire attraverso le fragili lamiere della roulotte il fastidioso russare dell’uomo, senza sapere se sarebbe riuscita a svegliarlo o avrebbe dovuto sfondare la porta. Provo’ a bussare per alcuni secondi, senza che Poster si svegliasse ma, dopo alcuni tentativi, una voce assonnata e ancora impastata dall’alcool rispose
 “ Chi cazzo e’ a quest’ora di notte?” brontolo’ l’uomo. La donna invece cerco’ di far uscire un tono dolce e suadente
 “ Se apri, te ne renderai conto” rispose. Erik Poster si sveglio’ del tutto. Una voce di donna. Per un istante aveva pensato si trattasse di quel bastardo di Palmer, il compagno della sua ex moglie, non soddisfatto di come era finita la serata ed invece era una donna. E dalla voce sembrava giovane. Che cosa poteva volere una donna giovane da uno come lui? Si alzo’ dal letto, afferro’ un pantaloncino corto che indosso’ subito e si diresse verso l’oblo’ situato alla sua destra, ancora indeciso se aprire o meno. Guardo’ dall’oblo’ cercando di capire chi potesse essere ma ovviamente, con la donna che si trovava dinanzi all’entrata, non noto’ nulla, a parte il buio totale e il viottolo completamente deserto a parte una macchina parcheggiata proprio dietro la sua. Si diresse quindi verso la porta d’ingresso della roulotte e sposto’ le lerce tendine che impedivano la visuale dall’esterno e riusci’ a notare il suo viso rimanendone estasiato. Era una giovane donna dai lineamenti molto belli, con un bel rossetto a delineare una bocca meravigliosa e degli splendidi occhi azzurri. Cerco’ di riprendersi dalla sorpresa e poi guardo’ l’orologio. Le due di notte passate da qualche minuto. Cosa mai poteva volere una bella donna a quell’ora? Beh, non lo avrebbe mai saputo se continuava a tenere la porta di quella stramaledetta roulotte chiusa. Ancora un po’ indeciso se compiere il gesto di aprire o no, rimase alcuni secondi pensieroso ma poi si convinse. Cosa poteva temere da una donna?  La porta della roulotte si apri’ emettendo un sinistro cigolio e Poster rimase sconcertato. Quella che aveva dinanzi a lui non era solo una donna con un bel viso ma era una visione meravigliosa anche se un po’ lugubre. Indossava infatti una tuta completamente nera e aderentissima che metteva in risalto un corpo veramente ben fatto e che gli fece venire in mente Catwoman. Era molto alta, sicuramente piu’ di lui e lo sarebbe stata anche se non avesse avuto ai piedi dei sensuali stivali col tacco a spillo. La donna gli sorrise
 “ Ciao Erik, non mi fai entrare?” L’uomo la rimiro’ a lungo, estasiato dalla bellezza di quella donna senza spostarsi per farla entrare
 “ E tu chi cazzo sei?” le domando’. La donna continuo’ a sorridere osservandolo. Era un uomo piuttosto robusto ma non altissimo, forse un metro e settanta, sui cinquantacinque anni di eta’ e con una pancia piuttosto prominente dovuta probabilmente alla grande quantita’ di alcool che ingurgitava quotidianamente. Il viso mostrava forse piu’ della sua vera eta’, con rughe profonde, una calvizie incipiente e la barba sale e pepe di diversi giorni. Complessivamente, un uomo che non teneva piu’ al suo aspetto. La donna si decise intanto a rispondergli
 “ Erik, mi deludi. Mi aspettavo che mi riconoscessi dopo tutto quello che c’e’ stato tra di noi” Poster rimugino’ per qualche secondo
 “ Credo che ti sbagli, bellezza. Se io avessi solo sfiorato una donna come te, me la ricorderei per tutta la vita” La donna smise di sorridere
 “ Allora, mi fai entrare o devo andarmene?” Erik Poster ci riflette’ solo un secondo. Se anche lei si stesse sbagliando e lo avesse confuso per un altro, far andar via una donna di quel genere sarebbe stata una follia. Pura follia. Anche se quell’abbigliamento continuava ad inquietarlo. Era convinto di non aver mai visto da vicino una donna cosi’ bella.  Si sposto’ per farla entrare e continuo’ a riflettere. No, non lo aveva confuso con un altro in quanto lo aveva chiamato per nome. Strano, molto strano. La donna avanzo’ di qualche metro, fermandosi poi appena noto’ una piccola sedia. Vi si mise seduta accavallando le lunghe e sensuali gambe avvolte dalla tuta di lattice e poi diede una rapida occhiata intorno. Il puzzo era quasi insopportabile e derivava in parte dalla sporcizia dell’ambiente e in parte dall’uomo stesso che puzzava di alcool. Ma non era certo la mancanza di pulizia cio’ su cui doveva soffermare il suo interesse. Erik Poster intanto, era sempre piu’ curioso e con la sbornia ormai quasi del tutto smaltita cominciava a fare ipotesi sul motivo di quella strana visita, senza peraltro giungere a nessuna conclusione. Quella visita inaspettata era davvero strana.




Offline scorpiomilo

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #1 il: 04 Dicembre 2019, 10:34:28 »
adoro le donne che praticano arti marziali...curioso di leggere il seguito

Offline DavideSebastiani

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #2 il: 04 Dicembre 2019, 18:49:42 »
adoro le donne che praticano arti marziali...curioso di leggere il seguito

Se ti piacciono anche i gialli, credo che potrà essere veramente di tuo gradimento. Almeno lo spero

Offline DavideSebastiani

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #3 il: 06 Dicembre 2019, 18:53:39 »
Secondo episodio

Poster continuo’ ad osservare la splendida donna. L’aveva davvero conosciuta in passato? Il volto bellissimo della sconosciuta sembrava avere qualcosa di familiare ma non riusciva a mettere completamente a fuoco i suoi pensieri con tutto l’alcool ingurgitato la sera precedente che, evidentemente, era ancora in circolo
 “ Allora bellezza, come ti chiami e che cosa vuoi. Non credo che tu sia venuta a trovarmi perche’ sei rimasta folgorata dalla mia bellezza” disse dopo alcuni secondi di incertezza e concludendo poi con una risata sguaiata
 “ Il mio nome? Davvero non te lo ricordi? Eppure mi conoscevi bene. Soprattutto quando ti mettevi sopra di me e mi scopavi” Erik Poster scosse la testa
 “ Ascoltami bellezza. Saro’ pure ancora mezzo ubriaco ma una come te non la dimenticherei”
 “ Davvero? Prova ad andare indietro nel tempo. Diciamo circa vent’anni. Devo ammettere che ero un po’ diversa allora. Ero una bambina di tredici/quattordici anni. Ma gia’, tu sei solo un porco che violentava le bambine” L’uomo fece un sussulto. Certo, erano bastate quelle poche parole ed ora ricordava. Come avrebbe potuto dimenticare?
 “ Le bastarde! Tu sei una di quelle bastarde” La donna sorrise
 “ Oh finalmente. Vedo che ora ricordi” Erik Poster fece un piccolo balzo che lo porto’ nel sudicio cucinino dove afferro’ un coltellaccio. Ora che sapeva chi fosse quella donna, poteva anche immaginare cosa volesse. Ritorno’ poi dinanzi alla donna minacciandola con quel coltello
 “ Bene. Abbiamo riallacciato la nostra vecchia amicizia” le disse sorridendo nervosamente “Ora sparisci se non vuoi che ti piazzi questo coltello tra le tue splendide tette”
 “ Dopo tutti questi anni, mi tratti cosi’?” rispose invece la donna rimanendo perfettamente calma malgrado fosse minacciata, cercando addirittura dell’ironia
 “ Che cazzo vuoi da me? Non dirmi che volevi incontrarmi dopo tutti questi anni”
 “ Oh no di certo. Voglio solo vendicarmi. Per me e per quelle altre poverette che tu e quei maledetti dei tuoi compari avete violentato per tutto quel tempo” rispose la giovane tirando su il cappuccio e coprendo in questo modo anche i capelli e parte del suo viso. Niente doveva essere lasciato al caso e nessuna traccia sarebbe dovuta essere visibile al termine della sua vendetta. Anche un solo capello e poteva essere la fine. Erik Poster cominciava ad essere nervoso ma in fondo, era solo una donna e lui era armato di un coltello piuttosto grosso che  spiano’ sotto la gola della donna
 “ E come vorresti vendicarti?”
 “ Non essere impaziente. Ora lo capirai”
 “ Io capisco soltanto che sto per fare quello che avremmo dovuto fare vent’anni fa’. Togliere dalla faccia della terra una bastarda come te. Anzi, prima ti scopo come facevo allora e poi ti riduco in pezzi. Ti piace l’idea?” La donna fece un sorriso amaro
 “ Tu non farai niente di simile” disse semplicemente e poi agi’. Veloce come un lampo, afferro’ il polso dell’uomo, torcendoglielo e facendogli cadere il coltello che la minacciava e quindi, altrettanto velocemente, si alzo’ per assestargli una poderosa ginocchiata alle parti intime che fece gemere l’uomo facendolo piegare in due. Gioendo, assistette alla scena di Poster che si lamentava e quindi, allontanatasi di un paio di passi, attese che l’uomo ritornasse eretto per poi assestare due calci micidiali che ridussero la faccia di Erik Poster ad una maschera di sangue, sia per la violenza e la precisione con i quali quei calci erano stati portati, sia per il tacco che era paragonabile ad una lama mortale. L’uomo stramazzo’ al suolo e la donna gli si avvicino’ mettendo il suo stivale sul viso di Poster gia’ completamente sporco di sangue. Le sarebbe bastato appena un secondo, affondare il suo tacco nella faccia già lacerata dell’uomo e tutto sarebbe terminato. Ma non voleva che andasse cosi’. Voleva godere del suo terrore
 “ Allora Erik, cosa si prova a stare dalla parte opposta, senza poter far niente per potersi difendere?” Poster fatico’ un po’ per comprendere quale fosse la situazione, talmente preso alla sprovvista dall’azione della bella e giovane donna. Un’azione che non si aspettava minimamente e che lo aveva messo in una scomoda posizione, con quel tacco che poteva assomigliare ad un affilato coltello che gli premeva sulla guancia sinistra. Aveva pero’ le mani libere e quella puttana si sarebbe pentita di quello che aveva fatto. Afferro’ infatti la gamba della giovane e riusci’ a spostarla da sopra il suo corpo. Ebbe anche il tempo di potersi rialzare in quanto la donna non cerco’ minimamente di ostacolarlo. Digrigno’ i denti ferocemente, con odio
 “ Ti sei cacciata in un brutto guaio, puttana. Ti faro’ pentire di esserti presentata qui’ con l’intenzione di vendicarti. E come volevi vendicarti? Con due mosse di karate? Lo sai dove te lo puoi ficcare il karate?”
 “ Sentiamo. Dove?” fece la ragazza ostentando una calma olimpica
 “ Nello stesso punto dove io ti infilero’ il mio cazzo” rispose Poster avventandosi contro la giovane mulinando le sue braccia nel tentativo, reso vano dalla straordinaria agilita’ della donna, di colpirla. Dopo alcuni secondi, la giovane scoppio’ a ridere
 “ Tutto qui? E io che stavo cominciando a preoccuparmi” lo irrise per poi passare al contrattacco con esiti diametralmente opposti. Ancora un calcio e poi due violenti pugni che colpirono di nuovo Poster che stramazzo’ ancora a terra sputando sangue. L’uomo fece per rialzarsi ma stavolta la donna non glie ne diede il tempo colpendolo ancora con due calci tremendi, dati con tutta la rabbia che aveva in corpo e che lo colpirono ad un fianco causandogli lancinanti dolori. Non contenta, sferro’ con violenza un altro calcio, dato stavolta dall’alto in basso e che fece conficcare il suo stiletto nella gamba destra dell’uomo che grido’ lugubremente. Il dolore sembrava essere insopportabile e Poster si porto’ la gamba vicino a se quasi per proteggerla da altri attacchi. Adesso era terrorizzato. Quella ragazza lo aveva ridotto all’impotenza con poche mosse facendo svanire tutta la sua spavalderia
 “ Ferma, ferma. Ok, ho capito. Vuoi vendicarti ma io non sono colpevole. Non tanto almeno, credimi. Erano altri che comandavano e che quasi ci obbligavano ad abusare di voi. Il direttore. Ecco, era lui che ci diceva cosa fare e poi partecipava anche lui. Ti prego, non puoi uccidermi” fece lamentandosi e piangendo contemporaneamente.  La donna sorrise respirando a fondo il dolce sapore della vittoria
 “ D’accordo Erik, non ti uccidero’. Se pero’ tu striscerai ai miei piedi, chiederai la mia pieta’ e il mio perdono. E soprattutto se riconoscerai che la tua vita dipende da me” Poster rimase quasi sconcertato da quella richiesta ma aveva compreso come lottare contro quella donna potesse essere un suicidio per lui. Troppo allenata, veloce e preparata per uno come lui. E soprattutto troppo motivata
 “ Ti chiedo perdono. Abbi pieta’ di me” disse dopo alcuni secondi alla donna che invece lo colpii’ di nuovo all’altra gamba, con il tacco che penetro’ nella carne dell’uomo per diversi centimetri. Il sangue schizzo’ inesorabilmente in diversi punti della roulotte, insozzando anche la sensuale tuta di lattice della ragazza. Poster grido’ di nuovo. Il dolore era tremendo. Non tanto nel momento dell’entrata del tacco quanto in quello della sua uscita effettuata in modo lento appositamente per aumentare il dolore. E quel dolore gli penetrava nel cervello mentre sentiva la carne bruciargli
 “ Erik, mio caro. Pensi davvero che mi accontentero’ di una richiesta di perdono cosi’ misera? Dai, so che puoi fare di meglio. Ti ricordi come piangevo, come supplicavo te e tutti gli altri? Beh, voglio vedere sul tuo viso quello stesso terrore. Devi supplicarmi, Erik. Devi strisciare come quel verme che sei nel chiedere il mio perdono e la mia pieta’” Erik Poster scoppio’ in un irrefrenabile pianto, interrotto da un altro calcio della donna al fianco, ancora piu’ violento di quelli precedenti che gli costo’ due costole rotte ed altre grida di dolore che riecheggiarono all’interno della roulottte
 “ Lo faccio, lo faccio ma basta, ti scongiuro. Ti chiedo perdono. Non uccidermi. Abbi pieta’” ripete’ l’uomo usando stavolta un tono straziante e cercando con estrema difficolta’ di voltarsi per strisciare come lei pretendeva. Inizio’ a farlo e piu’ lui strisciava e piu’ la ragazza si allontanava per rendergli la meta sempre piu’ lontana. Dopo alcuni secondi, la porta della roulotte fermo’ l’indietreggiamento della giovane
 “ Ci siamo. Vedi che con le buone maniere riesci a capire? Bene, ora bacia i miei stivali. Tira fuori quella linguaccia lurida che possiedi e leccali” Poster spalanco’ gli occhi dallo stupore
 “ C…. Cosa?” domando’ esterrefatto ma tanto basto’ alla donna per afferrarlo per un braccio, facendogli soffrire le pene dell’inferno a causa delle ossa rotte che gli facevano sentire un dolore immenso, e per alzarlo sbattendolo contro un ripiano dove erano posizionati alcuni oggetti che caddero inevitabilmente in terra e per poi colpirlo con tre pugni devastanti. Il primo lo prese sulla tempia sinistra ed in parte nell’occhio, il secondo, sulla guancia destra ed il terzo a meta’ esatta tra la bocca ed il naso che simultaneamente iniziarono a sanguinare copiosamente. Non contenta, la giovane femmina lo afferro’ da dietro la nuca e lo costrinse a piegarsi fin quasi a giungere a terra ed infine spinse la sua testa con violenza a terra per due volte. Adesso Erik Poster era immobile. Le forze lo avevano quasi completamente abbandonato anche se era ancora vivo e cosciente
 “ Non te lo ripetero’ un’altra volta. Tu adesso leccherai i miei stivali. Sono io che comando, Erik. Le posizioni si sono invertite rispetto a vent’anni fa. Leccali ed avrai salva la vita” L’uomo, con immensa fatica, inizio’ ad obbedire alla giovane. Non aveva altra scelta se voleva portare a casa la pelle. Per alcuni interminabili minuti Poster si dedico’ a quell’opera umiliante e schifosa, fino a quando la donna si scanso’ soddisfatta “Bene Erik, hai dimostrato che io posso fare qualunque cosa con te”
 “ Si, ti prego, basta” disse lentamente Erik Poster. Il dolore che provava era allucinante e le costole rotte gli rendevano  difficile la respirazione
 “ D’accordo, basta. Credo che la tua sofferenza sia giunta al termine” gli disse quindi soddisfatta della piega che aveva preso la situazione
 “ Grazie. Grazie di non avermi ucciso” farfuglio’ l’uomo con sempre maggiore difficolta’. La giovane aguzzina scoppio’ invece in una risata nervosa
 “ Cosa hai capito, Erik? Ho detto che le tue sofferenze sono quasi terminate perche’ sto per ucciderti” Poster scosse la testa, forse una delle poche parti del corpo che ancora poteva muovere
 “ No, no, ti scongiuro. Mi avevi promesso….” Disse con un tono di voce rotto dal pianto e quindi appena percettibile. La giovane pero’ lo guardo’ con odio, con un odio accresciuto giorno dopo giorno per venti lunghissimi anni e poi si chino’ su di lui ormai impossibilitato a muoversi, gli afferro’ la testa inserendosela tra le cosce e poi inizio’ a stringere il collodell’uomo. Prima piano, poi sempre piu’ forte, mentre sentiva le mani dell’uomo che cercavano inutilmente di liberarsi da quella presa. Il respiro di Erik Poster divenne sempre piu’ flebile ed anche le braccia ormai erano prive di forza tanto che abbandono’ la speranza di potersi liberare adagiandole a fianco al corpo. Ancora lacrime che proseguirono a sgorgare dal viso rugoso di Erik Poster e la difficolta’ di respirazione che aumentava secondo dopo secondo mentre le gambe forti ed allenate della donna stringevano senza pieta’ il suo collo fino a quando quel respiro non si interruppe definitivamente. La donna allargo’ le gambe facendo cadere la testa di Poster da un lato, come un burattino non sorretto piu’ dai fili del burattinaio
 “ Se ne fanno tante di promesse che poi non si mantengono” disse infine con lugubre ironia. Respiro’ profondamente chiudendo gli occhi e poi afferro’ il corpo ormai senza vita di Erik Poster trascinandolo fuori dalla roulotte e quindi per diversi metri lungo il viottolo che conduceva sulla strada non asfaltata dove aveva lasciato la sua vettura. Doveva essere ben visibile appena si fosse fatta l’alba. Il posto era praticamente deserto ma sapeva che alle prime luci dell’alba qualche essere umano lo avrebbe percorso e lei voleva che il corpo fosse scoperto quasi subito mentre, lasciandolo all’interno della roulotte, ci poteva essere il rischio che fosse ritrovato solo diversi giorni dopo visto che la scomparsa di Erik Poster sarebbe passata quasi inosservata per tutti. Prima di rientrare nella sua macchina, la giovane donna si tolse la tuta di lattice, i guanti e gli stivali mettendoli dentro una capiente busta di plastica per indossare di nuovo gli abiti che aveva prima di iniziare la sua opera di vendetta, dopodiche’ sali’ sull’automobile e solo allora si rimise le sue scarpe che non dovevano sporcarsi con il terreno circostante e accese quindi il motore. Nessuno in giro. Parti’ piano e dopo dieci minuti era nel pieno della citta’ ancora completamente deserta a causa dell’orario notturno. Dopo altri dieci minuti, approfittando di un luogo completamente deserto gia’ individuato in precedenza ed appositamente studiato, incendio’ gli abiti di lattice usati per compiere l’omicidio ed ovviamente gli stivali, attendendo pazientemente che l’operazione si concludesse per poi rimontare in macchina. Se anche i resti fossero stati ritrovati, il fuoco avrebbe gia’ cancellato ogni traccia del suo dna.  Per tornare a casa uso’ un tragitto, anche questo studiato minuziosamente in precedenza, che le impedisse di passare dove fossero posizionate le telecamere e dopo circa un’ora si trovo’ finalmente a casa sua. Tutto era stato studiato perfettamente e tutto sembrava essere stato svolto nel miglior modo possibile. Non aveva portato con se telefonini che potessero agganciarla al luogo del delitto, aveva usato una macchina presa a noleggio in un’altra citta’ e non dotata di alcun dispositivo elettronico come ad esempio il navigatore satellitare o il gps ed era sicura di non aver lasciato alcun tipo di traccia ematica o del suo dna. Si tolse di nuovo tutti i suoi abiti e si infilo’ nella doccia dove ne sarebbe uscita solamente un’ora dopo, felice e soddisfatta del suo operato.

Offline DavideSebastiani

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #4 il: 10 Dicembre 2019, 19:56:01 »
Terzo episodio

Il sergente Jim Stolkes guidava la vettura osservando di sfuggita le bellissima donna che gli sedeva a fianco. Come dire ad un diretto superiore che lui era innamorato pazzamente di lei? No, non c’era un modo e Stolkes si trovo’ a pensare che i suoi sentimenti non sarebbero mai stati contraccambiati. Dal canto suo, il tenente Katherine Bilson sembrava distratta e forse particolarmente indispettita di essere stata svegliata all’alba
“ Ce la faro’ un giorno a farmi dieci ore di sonno tutte intere? sbuffo’ infatti in direzione di Jim
“ Forse quando diventerai capitano, Kate. Per adesso, se ci chiamano alle sei di mattino dobbiamo rispondere presenti”
“ Gia’. Il problema e’ che gli omicidi li scoprono sempre all’alba” disse la giovane poliziotta sorridendo e stemperando quel poco di nervosismo che sembrava possedere
“ E noi siamo della squadra omicidi. Dai, che fra qualche mese diventerai capitano e potrai regolare i tuoi orari come meglio credi”
“ Ancora? Per adesso sono ancora il tenente Bilson e poi non so se voglio davvero diventare capitano” Stolkes la guardo’ stupefatto
“ Ma come? Stai per diventare il piu’ giovane capitano della polizia di Los Angeles e tu vorresti tirarti indietro?” Kate scosse la testa
“ Non ho detto questo. E’ che sono un po’ confusa. A me piace l’azione e non so se alla mia eta’ sia giusto mettermi dietro una scrivania a dare ordini”
“ A parte che gli ordini li dai anche da tenente. E poi sarebbe un peccato. Tu sei la poliziotta piu’ in gamba che io conosca e saresti un perfetto capitano. La Bilson sorrise
“ Grazie Jim. Sono felice che tu pensi questo di me”
“ Lo pensiamo tutti al distretto. Sei la migliore e quando il capitano Richards andra’ in pensione sei quella piu’ giusta per sederti dietro quella scrivania. E poi, se vuoi un po’ d’azione, ti bastera’ aggregarti con noi, di tanto in tanto. Non c’e’ mica una legge che vieti a un capitano di indagare con i suoi uomini. Piuttosto, potro’ continuare a chiamarti per nome o dovro’ invece chiamarti <capitano Bilson>?” Kate osservo’ il sergente
“ Ovviamente, dovrai chiamarmi <capitano Bilson>” rispose senza lasciar trapelare se stesse scherzando e se stesse dicendo la verita’ e Jim decise di non andare a fondo alla cosa. L’avrebbe scoperto quando si sarebbe ritrovato con la donna che ama addirittura capitano, sicuramente il piu’ bel capitano di tutta la polizia degli Stati Uniti. Alta, snella, con un ovale incantevole incorniciato da due splendidi occhi azzurri e da una bocca assolutamente perfetta. Avrebbe dato chissa’ cosa per poterla baciare, quella bocca. Ma non c’era niente che non andava in lei. I lunghi capelli neri che spesso, come in quel caso, portava con una sfiziosa coda sembravano essere di seta. E poi quel corpo armonioso e sinuoso e quelle lunghe gambe che avrebbe voluto vedere almeno una volta e che lei invece nascondeva perennemente indossando pantaloni. Un look sicuramente piu’ adatto ad una poliziotta ma che gli precludeva la visione di una delle cose piu’ sensuali che lui potesse ammirare in una donna. Ma cio’ che aveva fatto innamorare lui e buona parte dei maschi del distretto era la sua capacita’, la sua intelligenza. Non era facile prendere ordini da una donna cosi’ bella ma con lei tutto risultava estremamente semplice perche’ tutti ne riconoscevano l’autorita’ e le capacita’ che le avevano fatto avere una carriera rapidissima tanto da portarla ormai ad un passo dal diventare capitano. Un bel colpo per una donna di appena 34 anni.
Ma ora dovevano pensare al lavoro ed a quel tipo che era stato ritrovato in quel punto cosi’ particolare della citta’. Jim usci’ dalla provinciale che avevano percorso solo per pochi tratti per immettersi in una specie di viottolo non asfaltato che percorse per circa una decina di minuti fino ad arrivare al punto dove era stato ritrovato il cadavere. I suoi colleghi sembravano essere gia’ al lavoro e poteva vedere il corpo di un uomo con la patologa Emily Parker che era chinata su di esso. Scesero entrambi dalla macchina, con Jim a precedere Kate, facendosi largo tra cinque poliziotti attenti a non far intervenire una decina di curiosi che si erano radunati nelle vicinanze, sbucati fuori forse da alcuni casolari sparsi nella zona ma comunque piuttosto distanti dal luogo del delitto
“ Buongiorno dottoressa, che abbiamo stavolta?” La patologa alzo’ gli occhi verso i due nuovi arrivati
“ Buongiorno a voi. Brutta morte. Quest’uomo e’ stato prima picchiato selvaggiamente e poi forse strangolato, anche se naturalmente potro’ essere piu’ chiara dopo l’autopsia” Il sergente osservo’ l’uomo disteso a terra e pote’ constatare come in effetti, lo avevano brutalmente percosso, con ferite vistose in ogni parte del corpo. Doveva essere stato colto di sorpresa nel sonno perche’ aveva indosso semplicemente un paio di pantaloncini corti ed una canottiera unta
“ Sappiamo come si chiamava?” La dottoressa Parker scosse la testa
“ Forse ve lo potranno dire i colleghi della scientifica che stanno lavorando all’interno della roulotte. Il pestaggio prima e l’omicidio poi si devono essere svolti all’interno ” Solo allora Jim osservo’ il tenente Bilson che era rimasta in disparte
“ Andiamo a chiedere ai colleghi, allora”
“ Non ce n’e’ bisogno, Jim. Quell’uomo si chiama……. Si chiamava Erik Poster” disse infine Kate quasi tremando. Il sergente si avvicino’ al suo superiore
“ Chi era quest’uomo Kate? Come lo conoscevi?” Il detective Kate Bilson fece qualche passo indietro, tra lo sguardo smarrito di Jim e della patologa, fino ad appoggiare la sua schiena alla macchina, lontana dalle orecchie indiscrete della dottoressa
“ E’ una storia lunga e vecchia. Vecchia di oltre vent’anni” disse infine sottovoce per non farsi ascoltare dalla dottoressa
“ Sono il tuo partner. Ho diritto di sapere. Non ti ho mai chiesto niente della tua vita privata ma questo hai il dovere di dirmelo prima che cominciamo le indagini per prendere quello che ha ridotto quell’uomo in quella maniera”
“ Il problema e’ proprio questo, sergente. Io non so se voglio prenderlo l’assassino. E’ un eroe, ha fatto un’opera meritoria e dovrebbe essere insignito con una medaglia” Stolkes spalanco’ la bocca e ci mise alcuni secondi prima di riuscire a rispondere
“ Cosa diavolo stai dicendo? Ti prego, Kate. Dimmi chi era” La Bilson copri’ il suo bel volto con le mani che Jim le afferro’ delicatamente “ Avanti Kate. Di me ti puoi fidare. Cosa ha fatto quell’uomo di tanto grave da poter definire il suo assassino un eroe?” prosegui’ l’uomo con un tono dolce e suadente
“ Scusami Jim. E’ stato un momento. Sono una poliziotta e non devo nemmeno pensare una cosa del genere ma vedi, lui…… “
“ Lui?” chiese il sergente. Non aveva mai visto Kate ridotta in quel modo. L’aveva sempre ammirata per la sua sicurezza, per la sua forza, per la sua pacatezza anche nei momenti drammatici che avevano vissuto insieme. Momenti dai quali erano sempre usciti soprattutto grazie alle capacita’ di Kate, capacita’ mentali ma anche fisiche. L’aveva vista combattere contro tre o quattro malviventi contemporaneamente ed avere la meglio, dando sfoggio di un’abilita’ nelle arti marziali veramente fuori dal comune e piu’ volte si era chiesto come avrebbe ridotto lui in un ipotetico scontro. Ma per fortuna, Kate era dalla sua parte, quella della giustizia. Ed ora, gli faceva una strana impressione vederla cosi’ sconvolta.

Offline DavideSebastiani

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #5 il: 13 Dicembre 2019, 18:31:38 »
Quarto episodio


Kate Bilson intanto respiro’ profondamente
“ Io ho un passato……. Un passato particolare, sergente”
“ Non ne sapevo niente. Non hai mai parlato volentieri dei tuoi trascorsi”
“ Mio padre è morto in un incidente stradale quando avevo dodici anni. Rimasi sola con mia madre alcolizzata e senza un soldo. Mi dovevo arrangiare e provai a rubare delle cose per poter mangiare”
“ Oh mio Dio, Kate. Io…… Io non potevo immaginare”
“ Gia’, nessuno avrebbe potuto”
“ E poi tu che stai dall’altra parte della barricata. Tu che sembri la portabandiera dell’onesta’” Kate scosse la testa
“ Io sono onesta, Jim. Ed il fatto di esser voluta diventare poliziotta a tutti i costi lo dimostra. Ma dovevo mangiare e far mangiare mia madre e quindi tentai di rubare qualcosa in un supermercato”
“ E ti presero?” La Bilson fece un sorriso amaro.
“ Non feci nemmeno un metro. Mi presero e mi portarono in un istituto dopo aver appurato che mia madre non poteva prendersi cura di me. Avevo appena tredici anni”
“ In un riformatorio?”
“ Ma si, chiamiamolo pure col suo nome giusto. Feci amicizia con un altro paio di ragazzine mie coetanee con problemi simili ai miei ed alle quali, qualche mese dopo, se ne aggiunsero altre due. Malgrado fossimo tra le piu’ piccole, formammo un bel gruppo che si faceva rispettare anche da quelle piu’ grandi. Eravamo piu’ svelte rispetto alle altre, gia’ tutte sviluppate e tutte di aspetto gradevole ma soprattutto eravamo un problema per il direttore per il nostro modo di fare e per l’insofferenza alla disciplina” Il sergente Stolkes fece un sorriso
“ Tu insofferente alla disciplina? Tu che non ti fai scrupolo di dare ordini perentori ad uomini piu’ grandi di te?”
“ E’ un’altra cosa, sergente. Eravamo ragazzine. Ci chiamavano < le bastarde> e gia’ questo nomignolo la dice tutta su come eravamo considerate” Stolkes ritorno’ serio. Aveva gia’ una mezza idea di dove il detective Bilson sarebbe andata a parare e la cosa non gli piaceva per niente
“ Cosa faceste? E soprattutto cosa ti fece quell’uomo?” le chiese indicando il morto a pochi metri da loro
“ Rubammo del cibo. Era una costante di quel periodo. Avevamo fame e ci davano della brodaglia insapore mentre loro….”
“ Loro chi?”
“ Tutti. Il direttore, il suo vice, il medico con gli infermieri, le guardie. Tutti. E tutti mangiavano come in un ristorante a quattro stelle”
“ E Poster era uno di loro?”
“ Si. Lui era una specie di tuttofare. Si occupava di sistemare le cose che si rompevano ed era sempre a disposizione. Ma dicevo che decidemmo di rubare qualcosa da mangiare ma ci beccarono. Evidentemente, come ladra non dovevo valere granche’. Dicevo quindi che ci presero e ci punirono mettendoci in isolamento. E poi……”
“ E poi?”
“ Dopo un paio di giorni di isolamento ci venne a trovare il direttore. Si chiamava Franklin Vaughan. Insieme a lui c’era Poster, il dottor Mark Jefferson, il suo infermiere Adam Mc Coy e la guardia Peter Schmidt. Ordino’ proprio a Poster di fare in modo che ci pentissimo amaramente del furto. Poster si tolse la cinghia dei pantaloni, si spoglio’ e si diresse da una delle mie amiche che si chiamava Abigail. E ognuno di loro si avvicino’ ad una mia compagna. Io rimasi a disposizione del direttore. Ci violentarono. E poi si diedero il cambio. Comincio’ un’odissea. Ogni tanto portavano via una di noi e la violentavano in gruppo mentre altre volte ci portavano via tutte assieme. Duro’ fino a quando Vaughan venne promosso, almeno cosi’ dicevano, e venne trasferito a fare il direttore in un istituto carcerario vero e proprio” Il sergente Stolkes accarezzo’ i capelli della donna che amava. Dio, quanto aveva sofferto
“ Quanto duro’ tutto questo?”
“ Per circa un anno e mezzo e poi, come ti ho detto, Vaughan venne trasferito e con un nuovo direttore gli altri non si azzardarono piu’ a metterci le loro mani addosso. Io rimasi al riformatorio per un paio d’anni complessivamente. Potevo finalmente studiare e lo feci con passione. Quando uscii dall’istituto, mia madre aveva trovato un lavoro come donna delle pulizie e poteva prendersi cura di me che continuai negli studi laureandomi col massimo dei voti. E poi e’ storia di adesso. Sono entrata in accademia ed eccomi qua”
“ E le altre ragazze?”
“ Non ne ho saputo piu’ niente. Due andarono via pochi mesi prima di me e seppi che le altre due lo fecero poco dopo
“ Quindi, non sai che fine abbiano fatto”
“ No, assolutamente. Rivederci avrebbe riaperto quelle ferite profonde, quelle ferite che condividevamo e che nessuna di noi voleva riaprire, evidentemente. Infatti, nessuna ha mai cercato di mettersi in contatto con le altre anche se personalmente avrei voluto farlo un migliaio di volte. Spero per loro che ce l’abbiano fatta. Erano belle e intelligenti e non mi sorprenderebbe che siano riuscite a tirarsi fuori da quella situazione e che adesso vivano tranquille e realizzate. Proprio come me ” Il sergente Jim Stolkes abbraccio’ la donna stringendola forte a se. Avrebbe voluto baciarla, dirle quanto l’amasse ma dovette trattenersi. L’unica cosa che poteva fare era quel gesto di amicizia
“ Tu sei veramente bella e intelligente, Kate”
“ Grazie sergente. Dai, e’ passata. Andiamo a fare il nostro lavoro”
“ Te la senti Kate? O vuoi essere sostituita?”
“ Vediamo cosa dira’ il capitano e se mi concedera’ di occuparmi di quest’omicidio. Per adesso vorrei continuare” Stolkes fece un cenno di assenso e si riavvicinarono alla dottoressa Emily Parker. Dovevano iniziare la loro indagine su quel brutale omicidio

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #6 il: 17 Dicembre 2019, 19:23:20 »
Quinto episodio

La dottoressa Parker stava ultimando i primi rilievi sul cadavere di Erik Poster quando vide la coppia di investigatori che si avvicinava di nuovo a lei
“ Se volete sapere qualcosa su questo omicidio, quando avrete finito di chiacchierare posso esservi di aiuto anche prima che cominci l’autopsia”
“ Ci dica dottoressa” fece la detective che sembrava essersi ripresa del tutto dall’attimo di ovvio smarrimento alla vista di un morto che cosi’ tanto aveva inciso nella sua vita adolescenziale
“ Dicevo che ha tutta l’aria di essere stato picchiato brutalmente ma deve anche essere stato seviziato. Ci sono delle ferite da arma da taglio in varie parti del corpo, principalmente alle gambe fatte con un’arma sottile ma molto affilata e tonda. Non so spiegarmi che tipo di arma potrebbe essere”
“ Alle gambe? Forse volevano evitare che potesse scappare” intervenne Stolkes
“ Non so quanto possa essere plausibile questa ipotesi in quanto le ferite sono state sicuramente inferte dall’alto verso il basso forando le gambe quasi da parte a parte e questo significa che la vittima era gia’ a terra, probabilmente in condizioni da non poter fuggire dai suoi aggressori”
“ Ma comunque non lo esclude?” prosegui’ il sergente
“ Direi che non posso escluderlo, se e’ questo che voleva sentirsi dire, sergente. Ad ogni modo, devo aggiungere che altri tagli, compatibili con la stessa arma, sono sul viso, anche se queste ferite sono meno profonde rispetto a quelle trovate sulle gambe, come se fossero state inferte in modo sconclusionato” concluse la dottoressa Parker
“ Ok” intervenne a sua volta Kate “Ci conviene andare a dare un’occhiata alla roulotte”
“ Ah, c’e’ un’altra cosa importante”
“ Cosa dottoressa?” chiese la Bilson
“ Ve l’ho detto prima. Non e’ stato ucciso qui. Con tutte le ferite che ha, ci dovrebbe essere un lago di sangue ed invece ce ne e’ ben poco. Ed inoltre c’e’ una bella scia di trascinamento che parte dalla roulotte per arrivare fino a questo punto” I due poliziotti si voltarono. In effetti, la scia era piuttosto visibile e percorreva tutto il viottolo che partiva dalla roulotte fino ad arrivare al ciglio della strada. L’uomo era stato trascinato da morto fino al punto dove si trovava in quel momento ma doveva essere stato ucciso altrove. Ovviamente nella roulotte dove una squadra composta da quattro agenti della scientifica stava lavorando alacremente. Risalirono il viottolo facendo bene attenzione a non camminare sulla scia di sangue. Uno degli uomini della scientifica li fermo’ prima di farli entrare nella roulotte
“ E’ meglio che non entriate. C’e’ un casino immane in questa roulotte”
“ Fateci dare almeno un’occhiata. E’ questa la scena del crimine, non e’ cosi’?” fece a sua volta il sergente Stolkes osservando insieme alla collega l’interno della roulotte e facendo ridere l’agente della scientifica
“ E certo che e’ questo. C’e’ un lago di sangue e a meno che non abbia vomitato Dracula in persona, quell’uomo e’ stato ucciso qui”
“ Siete riusciti a raccogliere qualche prova?” chiese il detective Bilson?
“ Dobbiamo ancora lavorare. Impronte ce ne sono a iosa ma sembra che appartengano tutte al morto ma la roulotte e’, come potete vedere, in condizioni disastrose. Di sicuro possiamo dire che questa roulotte e’ stata teatro di una lotta. Per il resto, sara’ complicato riuscire a trovare qualcosa di utile in questo bailamme ma ci proveremo”
“ Sul viottolo ho trovato tracce di pneumatici. L’assassino e’ venuto in macchina. Cosa potete dirci a riguardo?” insistette la giovane detective
“ Ben poco, a dir la verita’” rispose l’agente della scientifica “Le abbiamo gia’ controllate e sono pneumatici adatti per una berlina. Praticamente, una macchina su due di quelle che circolano in California. Piu’ facile trovare un ago in un pagliaio” concluse l’agente della polizia scientifica. I due poliziotti tornarono indietro dove la dottoressa Parker era ancora intenta a fare i primi accertamenti sul cadavere
“ Ah dottoressa, dimenticavo la classica domanda di rito. Da quanto tempo e’ morto?” chiese Kate
“ Da poche ore. Quattro, cinque ore al massimo, anche se potro’ essere piu’ precisa soltanto dopo l’autopsia” il sergente Stolkes osservo’ il suo orologio che faceva ormai le 7.30 e quindi quell’uomo doveva essere stato ucciso tra le due e le tre e mezza di notte.
“ Andiamo?” chiese poi il poliziotto a Kate
“ Si, credo che qui abbiamo terminato” rispose la giovane poliziotta rientrando in macchina, subito imitata dal sergente Stolkes. Per alcuni minuti nessuno dei due apri’ bocca. La confessione di Kate riguardo il suo passato era stata pesante ma adesso incombeva il lavoro e fu proprio la Bilson ad interrompere quel silenzio piuttosto anomalo tra loro due “Secondo te, per quale motivo l’hanno trascinato dalla roulotte fino al ciglio della strada?”
“ Stavo pensando proprio a questo. E’ strano. Di solito un assassino si preoccupa di far scoprire il suo omicidio il piu’ tardi possibile mentre questo ce lo voleva far scoprire subito. Non e’ normale”
“ No, non e’ normale” ripete’ come un automa Kate che poi afferro’il suo telefonino
“ Che fai?”
“ Telefono al sergente Jimenez” fu la secca risposta della donna. Raul Jimenez, un altro della squadra di Kate, un altro che adorava mettersi agli ordini di una donna cosi’ capace. La sua voce impastata dal sonno arrivo’ alle orecchie del detective
“ Kate? Cosa e’ successo. Chi hanno ammazzato?”
“ Un certo Erik Poster. Quanto ci metti ad andare al distretto?”
“ Ti prego Kate, mi sono svegliato un quarto d’ora fa. Dovevo attaccare alle nove. Dammi almeno il tempo di fare una doccia”
“ Fra mezz’ora ti voglio al distretto con tutte le notizie che puoi trovare su questo Poster. Mezz’ora, chiaro Jimenez? Ti mando sul tuo telefonino il nome esatto del morto”
“ Sei insopportabile”
“ Lo so. E salutami tua moglie” concluse la Bilson sotto lo sguardo divertito di Jim. Era tornata la Kate che conosceva: sicura di se stessa, intraprendente ed un pizzico autoritaria. Ma l’autorita’ di una persona capace si accetta volentieri se non e’ fine a se stessa e se e’ indirizzata al buon andamento del lavoro. E lui da una come Kate avrebbe accettato qualunque cosa.

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #7 il: 20 Dicembre 2019, 18:14:31 »
Sesto episodio

Il tenente Katherine Bilson attese pazientemente l’arrivo del capitano Richards. Nel frattempo, Jimenez si era dato da fare ed aveva trovato le prime notizie sul morto. Divorziato ormai da qualche anno, con due figli che erano naturalmente stati affidati alla madre, una certa Anne Banks. La figlia grande si trovava al college mentre il secondogenito viveva ancora con la Banks. Disoccupato da ben cinque anni, da quando l’istituto era stato chiuso, Poster si era arrangiato in diversi modi per guadagnare qualche soldo che aveva comunque speso quasi sempre per ubriacarsi. Aveva mandato Jimenez e Stolkes a casa dell’ex moglie per convocarla e poterla interrogare in centrale ma prima aveva bisogno del consenso del suo capitano. Proseguire un’indagine su un morto che conosceva bene era fuori dalle regole. A meno che Richards non fosse stato al corrente del motivo e l’avesse autorizzata di persona.
Ed alle nove in punto Richards fece il suo ingresso al distretto, meravigliato di vedere il tenente Bilson in sua attesa
“ Cosa c’e’ tenente?” esordi’ Richards, un uomo alto e un po’ sovrappeso sui sessantacinque anni, notevolmente stempiato ma con un sorriso franco e sincero. Era stimato da tutto il distretto che sapeva gestire con precisione e poteva dare l’impressione del buon padre di famiglia ma sapeva anche essere duro quando ce ne era bisogno. E fra qualche mese lo attendeva la meritata pensione
“ Le devo parlare, capitano” fu la secca risposta della giovane. Il capitano Richards entro’ nel suo ufficio seguito come un’ombra dalla Bilson che attese che il suo superiore si mettesse seduto dietro la scrivania per fare altrettanto, ovviamente di fronte a lui.
“ Allora tenente, sono curioso di sentirti. Prego” Kate Bilson racconto’ all’esterrefatto capitano cio’ che aveva gia’ detto al sergente Stolkes, chi era e come aveva conosciuto il defunto Poster, le violenze sue e degli altri uomini nei suoi confronti ed in quelli delle altre ragazzine e quell’epiteto, <le bastarde>, che quegli uomini usavano nei loro confronti. Il capitano Richards ascolto’ pazientemente le parole della giovane donna e poi la guardo’ per cercare di capire cosa stesse provando
“ Odiavi Poster?” La poliziotta degluti’ nervosamente
“ Non lo so. All’epoca sicuramente si ma non pensavo piu’ a lui ormai da tanti anni”
“ Pensi di riuscire a far bene il tuo lavoro?”
“ Io….. Io credo di si, capitano. E’ una strana situazione ma ho promesso di difendere la legge e chi ha compiuto quell’omicidio l’ha infranta”
“ Bene Kate. Era quello che volevo sentirmi dire da te. Sei un essere umano e la tua reazione di fronte a quella persona che tanto male ti ha fatto e’ piu’ che giustificata. Hai il mio appoggio. Prosegui nelle indagini”
“ Io….. Io non so come ringraziarla, capitano”
“ Io lo so, invece” disse Richards sorridendo
“ Come, capitano?”
“ Mettendoti seduta dietro questa scrivania” Kate spalanco’ gli occhi
“ Ma capitano, io…..”
“ Non interrompermi. Tu sei la piu’ adatta a prendere il mio posto quando andro’ in pensione mentre invece ho sentito delle voci che sostengono che tu stai nicchiando”
“ Io voglio diventare capitano. Lo voglio con tutta me stessa ma ci sono sergenti , come Jimenez o Stolkes che sono qui da piu’ tempo di me e gia’ faccio fatica a dare loro ordini nelle vesti di tenente e temo che se dovessi essere ancora piu’ dura, come deve essere il responsabile del distretto, potrei perdere il loro appoggio. Lei capisce?” Il capitano Richards scosse la testa
“ Sei in errore, Kate. Forse per la prima volta da quando ti conosco stai sbagliando. I tuoi uomini ti ammirano e sarebbero pronti a buttarsi nel fuoco per te. Tu sai farti obbedire, Kate. Sai farlo con le buone maniere ma anche dando ordini perentori. Sarai un perfetto capitano. Io comunque appoggero’ la tua candidatura con tutto me stesso. Ed ora va e prendimi l’assassino di Poster” concluse Richards sorridendo. Kate si alzo’ dalla poltrona e sorrise a sua volta all’uomo che le stava di fronte
“ Agli ordini, capitano” disse contenta. Sapere di stare nel cuore dei suoi superiore e dei suoi sottoposto le dava una felicita’ intensa e dimostrava come in quegli anni avesse lavorato alla perfezione alla squadra omicidi. Usci’ dalla stanza del capitano proprio mentre il sergente Raul Jimenez le veniva incontro
“ Kate, stiamo aspettando i tuoi ordini”
“ Hai portato la moglie di Poster in centrale?”
“ Si, e’ in attesa di essere interrogata”
“ Bene, ci pensiamo io e Stolkes. Vediamo se da questo interrogatorio riusciamo a capire chi cavolo fosse diventato Poster e se poteva avere dei nemici. Chiamami Jim e digli di raggiungermi nella sala interrogatori”
“ Subito, Kate. Hai bisogno di altro?” La Bilson sorrise. Si, era piacevole vedere come uomini piu’ grandi di lei non facevano nessuna fatica a prendere ordini da una giovane donna come lei. Giovane e bella. E sapeva anche che Jim Stolkes, oltre a pendere letteralmente dalle sue labbra, era anche perdutamente innamorato di lei. Forse pensava di essere stato bravo a nascondere i suoi sentimenti ma, agli occhi di una donna molto intelligente come lei, tutto era risultato lampante. E lei? Cosa provava lei per Stolkes? Fisicamente, lo poteva definire piu’ che interessante. Alto all’incirca come lei, circa un metro e ottanta, era decisamente armonioso nella struttura fisica, con due spalle niente male. E nemmeno di viso era male. Mascella squadrata, capelli castani, chiari, ricci e molto corti e soprattutto un gran bel sorriso, quelle poche volte che sorrideva. Al momento pero’ aveva altro a cui pensare che a decidere se incoraggiare Stolkes o no. Quello semmai, sarebbe venuto in seguito. Si avvio’ verso la sala delle interrogazioni raggiunto da Stolkes che arrivo’ trafelato
“ Scusami Kate. Stavo facendo delle indagini sul nostro uomo”
“ Cos’hai scoperto?”
“ Purtroppo niente di particolare. Non aveva carta di credito e la sua assicurazione era scaduta. Non possedeva praticamente nulla tranne la macchina, quella vecchissima Ford parcheggiata proprio davanti a dove ce l’hanno fatto ritrovare, e la roulotte che usava come abitazione in quanto era stato cacciato via dalla sua vecchia abitazione per morosita’. Entrambe comprate usate per pochi soldi”
“ E’ tutto?”
“ Si Kate. Per il momento non so dirti altro”
“ Ok, e’ un inizio. Andiamo ad interrogare la vedova” fece Kate entrando nella sala adibita agli interrogatori.

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #8 il: 24 Dicembre 2019, 17:25:23 »
Settimo episodio

La stanza era quasi completamente spoglia, a parte un tavolino di legno e tre sedie, anch’esse dello stesso materiale. Su una di quelle sedie era seduta una donna sulla cinquantina. Altezza media, capelli tinti sul biondo, era vestita con un pantalone blu ed una maglia rossa e nel complesso dava la sensazione di una donna che cercava di tenere al suo aspetto con dignita’ e senza scadere nella volgarita’
“ Sono il tenente Katherine Bilson e lui e’ il sergente James Stolkes, signora Poster. Le porgiamo le nostre condoglianze” La donna osservo’ i due poliziotti e si soffermo’ soprattutto sulla donna. Molto bella davvero. Aria da donna in carriera piu’ che da poliziotta, malgrado il suo abbigliamento sobrio
“ Vi ringrazio ma chiamatemi signora Banks. Da quando ho divorziato da Erik ho ripreso il mio cognome da nubile”
“ Giusto, signora Banks. Posso chiederle perche’ ha divorziato da Erik Poster?” Anne Banks guardo’ i due poliziotti nuovamente ma continuo’ a soffermarsi sulla donna
“ Ha un paio di giorni di tempo in modo che le possa elencare i motivi della mia richiesta di divorzio?”
“ Addirittura! Era cosi’ insopportabile?”
“ Senta tenente, e’ inutile fingere. Gli agenti che mi hanno portata qui mi hanno detto del suo omicidio ma se lei pensava di trovare in me una che si sarebbe strappata i capelli dal dolore, si e’ sbagliata di grosso. Non lo sopportavo. Mi dispiace che sia morto perche’ era pur sempre il padre dei miei figli, ma i nostri rapporti erano limitati allo stretto necessario”
“ Ho capito, signora Banks. E mi dica, da quanto tempo lei non lo vedeva?” La donna sospiro’ nervosamente
“ Da ieri sera” Kate sembro’ sorridere a quella notizia
“ E come mai l’ha visto ieri sera? Mi ha appena detto che vi vedevate lo stretto necessario”
“ Perche’ ogni tanto veniva a chiedermi dei soldi. Ieri pero’ non glie l’ho dati e l’ho cacciato di casa” Kate Bilson rimase per qualche istante in silenzio, cercando di capire che tipo di donna avesse di fronte
“ Lei che lavoro fa, signora Banks?”
“ Cosa?”
“ Non mi sembra una domanda cosi’ complicata. Le ho chiesto che lavoro fa, come mantiene se stessa e i suoi figli” Anne prese un po’ di tempo
“ Perche’ le interessa saperlo? Cosa c’entra il mio eventuale lavoro con la morte di Erik?” Kate si alzo’ dalla sedia, cercando un sorriso che fosse il piu’ dolce possibile
“ Vede, signora Banks, il nostro lavoro di investigatori si basa prima di tutto sull’esclusione delle persone dalle indagini. Io le faccio certe domande non perche’ voglio incolparla ma perche’ voglio escluderla. So che non e’ stata lei ma devo sapere se accanto a lei ci possa essere un uomo che invece potrebbe averlo fatto. Mi segue?”
“ No, non metta George in mezzo a tutto questo” La Bilson fece un sorriso di grande soddisfazione. Aveva portato quella donna a dirle esattamente cio’ che lei voleva sapere
“ George, il suo compagno, e’ anche colui che si occupa del sostentamento suo e dei suoi figli?” La Banks annui’
“ Si”
“ E cosa e’ accaduto ieri sera tra George e Erik?”
“ Niente. Abbiamo avuto una discussione, l’ennesima. Erik voleva dei soldi per andarsi ad ubriacare e mi stava mettendo le mani addosso. E’ dovuto intervenire George”
“ Che l’ha picchiato e poi l’ha seguito dove ha completato il suo lavoro” La donna scosse la testa
“ No, no, siete fuori strada. George e’ una brava persona e non ucciderebbe una mosca. L’ha preso per un braccio e l’ha cacciato di casa. Forse nel divincolarsi gli ha potuto fare un segno ma non e’ successo altro. George non ha armi e comunque e’ rimasto tutta la notte accanto a me” Kate sorrise di nuovo
“ Non le hanno detto come Erik e’ stato ucciso, vero?”
“ No. Come l’hanno ucciso?”
“ Gran brutta morte. Lo hanno seviziato con un’arma da taglio, lo hanno picchiato e poi lo hanno ucciso soffocandolo”
“ Oh mio Dio. Forse nemmeno Erik meritava di morire in questa maniera” disse la donna scuotendo la testa
“ No, forse nemmeno lui. Senta signora Banks, cosa faceva Erik oltre a chiedere soldi a lei?”
“ Si arrangiava. Sapeva fare di tutto quando non era ubriaco. Faceva il falegname, l’idraulico, l’elettricista. Aveva le mani d’oro ma purtroppo aveva il vizio dell’alcool e la gente si fidava sempre meno a dargli dei lavori. Ultimamente, sapevo che lavorava saltuariamente per una ditta alla quale occorrevano dei muratori”
“ Come si chiama la ditta” La signora Banks sembro’ rifletterci per qualche istante
“ Mi sembra Filmore constructions. O forse Kindmore constructions. Non lo so, non ricordo bene. Una cosa del genere” Kate Bilson si alzo’ invitando la Banks a fare altrettanto
“ Bene signora, e’ tutto. Per ora abbiamo terminato”
“ Posso andare?”
“ Certo. Puo’ andare. Prima mi dovra’ scrivere il cognome di George su quel foglio che e’ dinanzi a lei e poi si puo’ anche accomodare. Il sergente l’aiutera’ a trovare l’uscita”
“ Senta tenente, glie lo giuro sui miei figli. George non si e’ mosso di casa ieri sera. E’ stato un caso che ieri sera hanno avuto quel diverbio. Il mio compagno e’ la persona piu’ buona che abbia mai conosciuto. Non lo accusate di cose che non ha commesso”
“ Stia tranquilla, signora Banks. Non vogliamo accusarlo di niente. Dobbiamo solo fare il nostro lavoro” concluse la giovane tenente rivolgendo poi lo sguardo verso il suo collega “Jim, accompagna la signora, per favore” Il sergente si alzo’, attese che la donna facesse altrettanto e l’accompagno’ verso l’uscita facendo poi ritorno nella sal degli interrogatori con in mano un bicchiere di caldo caffe’ fumante che offri’ al tenente che ringrazio’ Stolkes con un sorriso. Sembrava piuttosto pensierosa
“ Un buco nell’acqua?” chiese il sergente. La donna scosse la testa
“ No. Abbiamo saputo che l’ex moglie ha un compagno che, guarda caso, ha avuto una discussione con Poster proprio prima che questi fosse ucciso. Ora tu mi vai immediatamente a cercare una societa’ edile che assomiglia a Filmore o a Kindmore e poi ci andiamo a fare una passeggiata da quelle parti mentre incarichero’ Jimenez di verificare l’alibi del nostro caro George”
“ L’alibi mi sembra che sia proprio la donna che stava qui ovvero la signora Banks” obietto’ il sergente
“ Mmmm. E’ la sua compagna e non mi fido. Facciamo domande li intorno per sapere se questo George e’ uscito di sera”
“ Faccio subito Kate”
“ Ah Jim”
“ Si Kate?”
“ Grazie per essermi stato vicino”
“ Se ti sono stato d’aiuto, ne sono felice” concluse Stolkes per poi cercare di ottemperare all’ordine di Kate. Si sentiva bene. Era felice che lei avesse trovato giovamento dopo il suo intervento. Ne era felice anche se poi gli vennero i brividi nel ripensare a tutto quello che quella giovane donna aveva dovuto sopportare quando era appena una ragazzina. E gli venne da pensare anche alle altre ragazzine. Kate era stata capace di uscire da quell’incubo, di farsi una vita, una brillante carriera nella polizia, ma le altre? Come vivevano ora da donne adulte? Poi torno’ con la mente sull’omicidio ed a come muoversi per far luce su quel mistero. Per ridurre in quel modo un uomo, dovevano essere stati piu’ di una persona. Difficile immaginare che una sola avesse potuto fare cio’ che era stato fatto a Poster. Ma perche’ ammazzare uno come Erik Poster? Per la sua esperienza, gli omicidi si svolgevano per interesse, e considerando la posizione economica di Poster sembrava un’ipotesi da escludere, per amore ed anche quella era una strada difficilmente percorribile. Oppure per vendetta….. E lui anni prima si era macchiato di una cosa talmente orribile che una vendetta poteva essere probabile. E guarda caso, il detective Kate Bilson, una delle ragazzine violentate da Poster vent’anni prima, era una delle poche persone al mondo in grado di ridurre Poster in quel modo. Conosceva perfettamente varie arti marziali e l’aveva vista lui stesso all’opera piu’ volte. Ma cosa diavolo stava facendo? Stava sospettando di Kate? Della donna che amava? No, sicuramente c’era qualche altro motivo. Ne era certo. Piu’ che certo.

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #9 il: 27 Dicembre 2019, 16:22:16 »
Ottavo episodio

La Kilmore constructions aveva alcuni cantieri aperti a Los Angeles e non era stato complicato per gli investigatori trovare quello dove aveva lavorato saltuariamente Erik Poster e che si trovava nella periferia nord della citta’. Kate e Jim ci misero oltre un’ora per arrivarci a causa del traffico caotico di quel lunedi’. Non sapevano nemmeno loro cosa cercare esattamente e scesero dalla macchina guardandosi intorno. Alcune informazioni e soprattutto i loro tesserini li portarono verso un gabbiotto all’esterno del quale un uomo sui quarant’anni con il classico copricapo usato dagli operai stava redarguendo un altro uomo che sembrava di qualche anno piu’ giovane. Kate avanzo’ verso di lui
“ Polizia di Los Angeles. Sono il tenente Bilson e lui e’ il sergente Stolkes. E’ lei che comanda qui?” L’uomo osservo’ la giovane e bella poliziotta tendendo poi la mano sia a lei che a Stolkes
“ Sono Matthew Dickson. In cosa posso esservi utile?”
“ Abbiamo telefonato circa un’ora fa per sapere se un certo Erik Poster aveva lavorato in questo cantiere. Possiamo sapere quando e’ successo?” Dickson sorrise. Non sembrava in difficolta’
“ Prego, accomodatevi. Deve aver risposto qualche altro collega che poi non mi ha comunicato che stavate arrivando. Vediamo comunque se riesco ad aiutarvi” disse prendendo il libro nel quale erano annotate le presenze saltuarie e sfogliandolo. Dopo alcuni secondi il suo viso si illumino’ “Ecco, vede, in questo libro segniamo tutti gli operai saltuari che lavorano per la Kilmore e c’e’ anche il vostro Poster”
“ Come mai tutta questa gente? Non avete dei dipendenti fissi?” chiese Stolkes osservano la, moltitudine di nomi scritti su quel libro
“ Abbiamo anche dipendenti fissi che non troverete su questo libro ma che hanno una normale busta paga e per loro dovrete recarvi dai nostri commercialisti. Ma siccome il nostro lavoro dipende molto dal momento e dalle proposte che riceviamo, siamo costretti a ricorrere a manovalanza giornaliera. Chi e’ bravo, ha comunque l’opportunita’ di lavorare per tutta la durata dei lavori e quindi anche per parecchio tempo” I due poliziotti sfogliarono il libro. L’ultima volta che il nome di Poster vi era segnato risaliva ad oltre dieci giorni prima
“ Posso sapere per quale motivo Poster non e’ stato chiamato ulteriormente?” chiese stavolta la Bilson. Dickson apri’ le braccia e scosse la testa
“ Non sono la persona adatta. Io non mi occupo dei rapporti con gli operai” rispose l’uomo tranquillamente
“ E chi è che si occupa di queste cose?” insistette Jim nei confronti di Dickson che fece cenno ai poliziotti di seguirlo. Il cantiere era di notevoli dimensioni ed erano tanti gli operai in quel momento al lavoro. Dickson ne chiamo’ uno
“ Ecco, lui e’ Frank Mc Cain” disse indicando un tipo sui cinquant’anni, quasi completamente calvo e di media statura “Frank, questi due signori sono della polizia e vorrebbero sapere per quale motivo uno dei nostri operai saltuari, un certo Poster, non e’ stato chiamato piu’ a lavorare nel nostro cantiere” Mc Cain ignoro’ quasi completamente i due agenti della omicidi e si rivolse al suo capo
“ Si ricorda signor Dickson di quell’operaio che si e’ azzuffato con il suo collega? Ecco, quello era Poster. Per di piu’, tutti si lamentavano per il fatto che fosse mezzo ubriaco fin dalla mattina e quindi ho preferito dirgli di non presentarsi piu’ perche’ non l’avremmo preso in considerazione. Peccato perche’ era bravo ma lavorare con un uomo in quelle condizioni in un cantiere e’ pericoloso” Dickson diede una pacca sulle spalle a Mc Cain
“ Ben fatto. La sicurezza degli operai viene prima di tutto” Kate guardo’ l’operaio che stava per ritornare al lavoro e lo richiamo’
“ Aspetti, Mc Cain. Ho altre domande da farle. Chi era l’operaio col quale Poster ha litigato? E per quale motivo?”
“ Glie lo chiedera’ lei stessa” tronco’ Mc Cain andando a chiamare a sua volta un altro operaio che si trovava intento a lavorare ad una decina di metri di altezza. Era evidente che l’uomo non aveva una gran simpatia per la polizia ma Kate ritenne che non fosse il caso di farglielo notare. L’uomo chiamato da McCain intanto, scese dopo un paio di minuti, parlotto’ con lui e poi si diresse verso Dickson e verso i due poliziotti. Si trattava di un uomo ben strutturato sui trent’anni che, togliendosi l’elmetto per asciugarsi la fronte madida di sudore, mise in mostra una capigliatura mora e folta. Era alto, forse intorno al metro e ottantacinque e, mentre si avvicinava al terzetto, osservo’ Kate ammirandone la bellezza estetica con un sorriso che voleva essere di apprezzamento. Il detective Bilson osservo’ quel sorriso e scosse per una frazione di secondo la sua testa. Odiava quel comportamento da parte degli uomini. Ad ogni modo, l’uomo, presentatosi come Alex Hudson, diede la mano ai due uomini e alla donna, soffermandosi proprio con Kate. Era una stretta di mano forte, molto virile ma che la Bilson non gradi’ eccessivamente. Trovava una bella stretta di mano decisa molto apprezzabile, sia in un uomo che in una donna, ma non le piaceva quando quella stretta era eccessiva, quasi come per mettersi in mostra. Dickson ordino’ comunque a Hudson di raccontare la sua discussione con Poster e l’operaio racconto’ di averlo rimproverato per averlo trovato mezzo ubriaco sul lavoro e che Poster l’aveva spintonato, lui aveva fatto altrettanto ma poi erano intervenuti dei colleghi che li avevano divisi
“ Quindi, non siete mai venuti per le mani”
“ No, per sua fortuna perche’ lo avrei ammazzato di botte. Mi creda” Kate Bilson sorrise
“ E allora hai voluto proseguire l’opera stanotte. Non e’ cosi’?” Hudson osservo’ i due poliziotti e solo allora si chiese come mai cercassero delle notizie su quell’ubriacone
“ Che cosa stai dicendo, bellezza?” Il detective Bilson ando’ di fronte all’uomo
“ Per te, sono il tenente Bilson della omicidi. Intesi, Hudson?” Il giovane operaio fece invece due passi indietro per poi guardarsi intorno, quasi a cercare aiuto e comprensione
“ Ehi ragazzi, ma che sta succedendo? La squadra omicidi? Non mi direte mica che quel tipo, Poster, e’ stato ammazzato davvero?” chiese Hudson meravigliato
“ E invece si” prosegui’ la Bilson “E guarda caso e’ stato ammazzato di botte” Hudson stavolta sgrano’ gli occhi
“ Voi siete pazzi. Io non lo vedo dall’ultima volta che e’ venuto a lavorare qui”
“ E dov’eri stanotte?” Insistette Kate
“ Dove cazzo pensi che possa stare la notte? A letto bellezza. E smettila di tirarmi in mezzo per forza. Vai a cercare l’assassino da qualche altra parte e non prendertela con me, capito?” Per Kate era abbastanza. Non sopportava quando qualcuno le mancava di rispetto e si rivolgeva a lei dimenticandosi che aveva di fronte non solo una donna ma una detective della omicidi di Los Angeles. E penso’ che fosse il caso di ricordarglielo. Afferro’ il braccio destro dell’uomo che fece roteare poi sulla sua spalla destra proiettandolo a terra. Quindi, si avvento’ su di lui prima che potesse rendersi conto di cio’ che era successo, torcendogli dolorosamente il bracco mentre con la mano libera lo prese da dietro per il collo mettendogli contemporaneamente un ginocchio sulla schiena. L’uomo era praticamente bloccato. E a Kate erano bastati un paio di secondi per trovarsi in quella situazione di predominio mentre tutti gli operai erano rimasti a bocca aperta nell’assistere ad una scena del genere. Alex Hudson era alto e robusto ma quella bella donna lo aveva neutralizzato in un batter di ciglia
“ Ti avevo avvertito, Hudson. Quando ti rivolgi a me lo fai col rispetto dovuto al fatto che rappresento la polizia di Los Angeles. Potrei denunciarti per averti sentito dire che voglio per forza trovarti colpevole della morte di Poster, frase lesiva detta nei confronti di un poliziotto ma non lo faro’. Tu pero’ non ti azzardi piu’ a dire quelle cose. E < bellezza> lo dici alla tua ragazza e non a me. Infine, sono convinta anche che tu mi debba delle scuse. Sono stata chiara o ricomincio un’altra volta” concluse la poliziotta torcendo un po’ di piu’ il braccio di Hudson che urlo’ dal dolore. L’operaio non ci penso’ due volte. Si trovava in una posizione dalla quale era impossibile riuscire a uscirne fuori e piu’ si muoveva e piu’il dolore per la torsione e per il ginocchio sulla schiena, aumentavano
“ Ok, ok, ma mi lasci. Mi sta spezzando il braccio”
“ Non ho sentito le scuse”
“ Le chiedo scusa, agente”
“ Tenente, prego. Sai, ci tengo particolarmente al mio grado”
“ D’accordo. Scusi tenente ma davvero, io non c’entro niente con la morte di quell’ubriacone” Kate lascio’ andare l’uomo che si rialzo’ barcollando e schiumando rabbia. Penso’ che se non fosse stata una poliziotta si sarebbe avventato contro di lei per farle pagare cara il fatto che l’avesse preso alla sprovvista, senza sapere quanto invece l’impossibilita’ di reagire lo stesse salvando da una lezione ben piu’ dura da parte di Kate che comunque guardo’ l’uomo
“ Ok, scuse accettate. Dunque, chi puo’ confermare che tu eri a casa a dormire stanotte?”
“ Nessuno. Sono solo in questo momento e nessuno puo’ confermarlo ma io non c’entro niente” Kate e Jim si guardarono e fu stavolta Stolkes ad intervenire
“ D’accordo Hudson. Per il momento e’ tutto. Non lasci la citta’ e si tenga a nostra disposizione” I due poliziotti rientrarono in macchina. Avevano un nuovo potenziale colpevole ma Stolkes non sembrava affatto soddisfatto
“ Si puo’ sapere cosa diavolo ti e’ passato per la mente di mettere le mani addosso a quell’operaio?” disse sgommando ed uscendo dal cantiere. Kate guardo’ il suo compagno scuotendo la testa
“ E che dovevo fare, secondo te? Continuare a farmi insultare da quel tipo? Da adesso in poi si relazionera’ in modo diverso quando avra’ a che fare con una poliziotta
“ Non ti ha insultato, Kate. E la denuncia corri il rischio di prenderla te per averlo picchiato” Stavolta la detective sorrise ironicamente
“ Non l’ho picchiato. Se avessi voluto farlo adesso staremmo aspettando l’ambulanza. L’ho soltanto voluto mettere in riga”
“ Non e’ da te, Kate. La morte di quel Poster ti ha evidentemente scosso. Ti ho visto diverse volte mettere le mani addosso a degli uomini ma era per difendere te o qualcuno di noi, della tua squadra e mai in questo modo gratuito. Comunque, capisco il tuo stato d’animo ma vorrei che evitassi in seguito di mettere in mostra il tuo repertorio di mosse di arti marziali. Non mi va di passare qualche guaio e soprattutto non voglio che lo passi tu”
“ Ok Jim, me ne staro’ buona. Possiamo parlare di lavoro?”
“ Te lo dico subito. Questo non c’entra niente, Kate” rispose il sergente. La bella poliziotta aggrotto’ le sopracciglia
“ Sarebbe stato troppo bello, infatti. Questo secondo me e’ un idiota che se veramente lo avesse voluto uccidere l’avrebbe fatto immediatamente. Non ce lo vedo a progettare un omicidio e realizzarlo dopo dieci giorni”
“ Esatto Kate. E scusa se ti ho redarguita. Di solito, sei tu a farlo con me ma c’e’ in gioco la tua carriera. Stai per diventare capitano ed anche una sciocchezza del genere puo’ farti perdere quest’occasione. Ed io ti vorrei come capitano” Kate si avvicino’ al sergente accarezzandogli lievemente la sua guancia destra, facendo venire un brivido di piacere all’uomo
“ No, hai ragione tu, Jim” ammise la ragazza “Ho esagerato con lui e potevo evitare di mettergli le mani addosso. Mi dispiace Jim. Mi dispiace veramente ma odio i maschi sbruffoni e quello lo era. Spero solo che adesso si rapportera’ con una donna vedendola in modo diverso. Ma comunque, ancora mi prudono le mani e deve ringraziare il suo santo protettore che mi sono dovuta limitare. Avevo una gran voglia di prenderlo a calci nel culo” Stolkes fece un sorriso amaro ed evito’ di risponderle. Quella era Kate Bilson e guai a farla arrabbiare. E forse, uno dei tanti motivi per cui l’amava era proprio quel suo caratterino. Beh, la mattinata era quasi terminata ed il suo stomaco brontolava. Forse era il caso di fermarsi per una pausa e mettere qualcosa sotto i denti. Tanto, non sarebbe stata quella mezz’ora che avrebbe cambiato le sorti di quell’indagine. Erano in alto mare e l’unica vera sospettata in fondo era proprio la sua partner. No, ancora quel maledetto pensiero. Doveva estirparlo dalla propria mente. Erik Poster sembrava essere odiato da tutti e sicuramente tra quelle persone c’era anche quello che l’aveva ucciso in quel modo cosi’ brutale. Ma chi era in grado di ridurre un uomo in quel modo oltre a Kate? Era questa la domanda che continuava a ronzargli nella mente e alla quale doveva al piu’ presto dare una risposta.

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #10 il: 31 Dicembre 2019, 17:22:17 »
Nono episodio

La dottoressa Emily Parker fece entrare il tenente Bilson ed il sergente Stolkes nella sala dove stava facendo l’autopsia. La patologa mostro’ a loro il corpo nudo di Erik Poster e poi sorrise sotto i baffi
“ Mi stavo chiedendo da stamattina con cosa potessero essere state inferte le ferite. Quale fosse insomma l’arma che lo aveva sfregiato in viso e addirittura bucato le gambe ed ho fatto una scoperta interessante”
“ Non mi dica che ha scoperto l’arma del delitto?” fece Jim speranzoso
“ Diciamo che per ora sono solo ipotesi. Io pero ‘ mi sono fatta una mezza idea considerando le ferite e aggiungendo il fatto che ho appena parlato con Studdy , uno degli agenti della scientifica. Anzi, direi proprio piu’ di una mezza idea”
“ Ci dica, dottoressa Parker. Non ci faccia stare sulle spine” intervenne Kate
“ Dunque, dicevo che non riuscivo a comprendere con quale arma potessero essere state inferte quelle ferite. Le ho esaminate attentamente. Ricordate che ritenevamo fossero state fatte da un’arma da taglio tonda? Bene, ho trovato una cosa interessante. C’e’ della terra intorno e addirittura dentro quelle ferite. Sia in quelle sul viso che su quelle piu’ profonde sulle gambe”
“ Della terra?” domando’ Kate mostrando meraviglia
“ Esatto detective. Del terriccio. Ho gia’ chiesto alla scientifica di appurare se quella terra e’ la stessa che si trova nella scena del crimine all’esterno della roulotte e se al suo interno ci sono impronte compatibili con l’idea che mi sono fatta. Mi hanno detto che per il terriccio ci vorra’ del tempo ma ci scommetterei qualunque cosa che la risposta che mi daranno sara’ positiva. Ho gia’ fatto delle prove con le ferite e sembra proprio che io possa aver ragione”
“ Non capisco” fece Stolkes “ Cioe’ l’assassino, prima di aggredire Poster ha impresso l’arma del delitto sul terreno circostante. Ma e’ assurdo!”
“ Io invece credo di aver capito cosa intende la dottoressa” intervenne Kate
“ Scusate signore, ma evidentemente la mia intelligenza e’ limitata. Volete dirmi di cosa si tratta?” La patologa sorrise
“ Non e’ che lei ha un’intelligenza limitata, sergente. Non ci arriva semplicemente perche’ lei e’ un uomo”
“ Continuo a non capire. Cosa c’entra il fatto che io sia un uomo?”
“ Vediamo se indovino io dottoressa Parker” intervenne di nuovo Kate “Quelle ferite non sono state inferte da un arma ma da qualcosa che e’ stata a contatto col terreno”
“ E’ la stessa idea che mi sono fatta io, tenente. Secondo me, e come ho detto prima le ferite sembrano essere assolutamente compatibili, l’assassino, ma forse a questo punto sarebbe meglio definirla assassina, prima ci ha camminato e poi ha commesso l’omicidio” Jim Stolkes faticava ancora a comprendere
“ Usando i suoi tacchi a spillo come arma. E’ giusto dottoressa?” disse invece la Bilson
“ Direi perfetto. Ho gia’ fatto la prova e le ferite sono appunto compatibili con dei tacchi molto appuntiti e la terra ritrovata nelle ferite farebbe presumere che l’idea sia giusta. O almeno e’ l’unica che mi possa venire in mente. E guarda caso, Studdy della scientifica mi ha riferito che sono state trovate impronte di scarpe da donna con i tacchi a spillo” Stolkes guardo’ le due donne con aria trasecolata
“ Vorreste farmi credere che una donna con indosso delle scarpe coi tacchi a spillo ha ridotto in questa maniera Poster?”
“ O qualcuno che ci vuol far credere che sia stata una donna, Jim. Qualcuno che era a conoscenza di cio’ che e’ accaduto vent’anni fa’. Ha imbrattato le scarpe con il terreno circostante, usando le mani e camminando a carponi con la sicurezza di non essere notato vista l’ora e poi, quando Poster era svenuto o comunque a terra, ha inferto i colpi. Pero’ senza ucciderlo visto che e’ stato soffocato, a quanto ci ha detto stamattina” La patologa annui’
“ Disamina perfetta, detective Bilson. Poi se un giorno mi dira’ cosa e’ accaduto vent’anni fa’, mi toglierebbe una curiosita’ ”
“ Lasci stare. Credo che sia meglio che se la tenga quella curiosita’. Cos’altro ha da dirci, dottoressa?” chiese un ancora smarrito Jim Stolkes
“ Aveva ben cinque costole fratturate oltre a tre denti che l’assassino gli ha fatto saltare ma la morte e’ dovuta senz’altro a soffocamento. Una delle morti peggiore che ci possano essere. L’assassino gli ha impedito di respirare fino a che la vittima non ha esalato l’ultimo suo respiro”
“ Ha usato qualcosa? Che so, dei lacci, una corda?” chiese ancora Kate
“ Non vedo nessun segno. E non vedo nemmeno i classici segni di uno strangolamento a mani nude, cosa comunque molto complicata considerando la stazza della vittima. Sinceramente, non saprei dirvi esattamente in che modo possa essere stato soffocato ma possiamo fare delle ipotesi”
“ Qualsiasi laccio o corda avrebbe lasciato dei segni ben visibili, giusto dotteressa?” chiese ancora la Bilson
“ Assolutamente si”
“ Ed anche se fosse stato strangolato a mani nude?”
“ Ve l’ho appena detto. Lo strangolamento a mani nude lascia sul collo della vittima dei segni inequivocabili che su questo cadavere mancano del tutto”
“ Con cos’altro si puo’ soffocare una persona?” chiese Stolkes
“ Beh, ad esempio un cuscino” propose la Bilson
“ Certo, perche’ no? Potrebbe essere una buona idea. L’uomo ormai non poteva opporre resistenza e quindi e’ un’ipotesi plausibile” aggiunse Jim
“ Plausibile ma io sarei propensa a scartarla”
“ Perche’ mai?” chiese un sempre piu’ attonito Stolkes
“ Perche’ ci sono dei lividi e un cuscino non lasscia niente di visibile. Per di piu’ lascia spesso delle fibre nella bocca del morto che mancano completamente”
“ Non capisco” prosegui’ il sergente “ Lei ha appena sostenuto che non puo’ essere stato strangolato a mani nude”
“ E lo confermo. Ho visto decine di donne strangolate e tutte hanno dei segni specifici sul collo. Poster invece ha dei segni ma non di quel tipo”
“ Quindi?” domando’ a sua volta Kate “Con cosa pensa possa averlo soffocato?” La patologa osservo i due investigatori e poi scosse la testa
“ Prima ho parlato di ipotesi. Venite a vedere il morto. Vedete questi segni? Ci sono su entrambe le parti del collo segno che l’assassino ha usato qualcosa che premeva su tutte e due le parti. Direi anche con forza equamente distribuita visto che i segni sono praticamente uguali”
“ Potrebbe essere stato soffocato con un braccio? Se fosse stato preso da dietro da una persona esperta, uno che possa aver praticato wrestling o arti marziali, nella classica presa < Nelson>, neanche uno con la stazza di Poster avrebbe potuto resistere a lungo. Cosa ne dice dottoressa? I segni sarebbero compatibili?” chiese di nuovo il tenente Bilson
“ Mmmm. Tenente, provi a prendere il sergente Stolkes alle spalle” Kate annui’ e si avvicino’ sorridendo a Jim
“ Ti dispiace?”
“ Basta che non stringi davvero” rispose Stolkes sorridendo a sua volta. Kate si posiziono’ alle spalle di Stolkes e poi lo afferro’ col suo braccio destro facendo in modo che l’uomo fosse costretto ad arcuarsi all’indietro per cercare di dare meno presa. La patologa si avvicino’ ai due
“ Osservate! Quali sono i punti che lei stringe, tenente?”
“ Sto cercando di stringere sulla carotide” rispose la giovane poliziotta
“ Esatto. Ma quali sono i punti esterni del collo che lei tocca col suo braccio?”
“ Beh, lo cingo completamente”
“ Esatto. Puo’ lasciare il sergente, tenente Bilson. Vede, se l’assassino avesse afferrato la vittima da dietro per strangolarla, le ecchimosi dovrebbero trovarsi su tutto il collo e non soltanto nelle due zone laterali. Questo mi fa pensare che il delitto deve essere stato compiuto in modo diverso. Con quale altra parte del corpo si puo’ soffocare una persona?” Kate e Jim si guardarono e poi fu il sergente a prendere la parola
“ Con le gambe?”
“ Nella classica presa scissors” aggiunse la Bilson
“ Beh, non posso dire che sia andata proprio cosi’ ma una presa del genere sarebbe proprio compatibile” concluse la dottoressa Parker
“ C’e’ dell’altro?” domando’ ancora Kate
“ Si. Le stranezze non sono ancora terminate. La lingua dell’uomo. E’ scura, come se avesse mangiato, o preferibilmente direi leccato, qualcosa….. Ho gia’ inviato al laboratorio la sostanza che ho prelevato dalla sua lingua ma, vedete signori, considerando la situazione, sono pronta a scommettere un mese del mio stipendio che si tratta di vernice”
“ Vernice? Vuole dirmi che Poster prima di morire ha leccato della vernice?” chiese un sempre piu’ esterrefatto Stolkes
“ Direi qualcosa sulla quale c’era della vernice” preciso’ la patologa
“ Come ad esempio delle scarpe” intervenne la detective Bilson
“ Esatto tenente. Forse le stesse che poi hanno trafitto la vittima”
“ Grazie dottoressa Parker. Qualunque altra notizia, ci chiami immediatamente” concluse Kate uscendo dalla fredda sala adibita alle autopsie. Appena fuori, la poliziotta si rivolse al suo collega
“ Cosa ne pensi, Jim?”
“ Credo che tu possa aver ragione sul fatto che qualcuno possa voler far credere che si possa trattare di una donna. Mi sembra assurdo che una donna, per di piu’ su tacchi altissimi, possa aver fatto una cosa del genere” Kate guardo’ il suo partner
“ Io forse sarei in grado di farlo, Jim”
“ Si ma tu sei Kate Bilson, il miglior detective della polizia di Los Angeles” Kate sorrise a denti stretti
“ Grazie Jim”
“ E’ quello che penso. Rimangono pero’ due domande, a questo punto. La prima e’ che l’assassino sta mettendo in atto una scenetta che ha a che fare con il sadomasochismo. Tacchi a spillo, leccare scarpe, insomma, mi hai compreso no? Perche’ una cosa del genere? E adesso la seconda. Chi era al corrente di cio’ che vi facevano quei maledetti?” La detective sospiro’
“ Alla seconda domanda non saprei proprio risponderti. Quanto alla prima…..Forse e’ sbagliato parlare di sadomasochismo. L’assassino…… o l’assassina voleva inscenare qualcosa che riguarda la dominazione. Voleva costringere quell’uomo a sottomettersi. E’ una cosa diversa, Jim” Stolkes annui’ e la segui’ cercando la forza di riflettere. Chiunque fosse stato, voleva mettere in mezzo Kate e lui questo non l’avrebbe permesso.

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #11 il: 03 Gennaio 2020, 20:10:10 »
Decimo episodio

Per Peter Schmidt e per il suo collega Andy Pratt si prospettava un’altra nottata all’insegna della noia ma Peter si poteva considerare fortunato di aver trovato quel lavoro di guardiano notturno alla Nichols Consolidate considerando la sua eta’ non proprio giovanissima. Il problema era che sapeva fare ben poco oltre a quello. Aveva trascorso oltre quindici anni come guardiano in quell’istituto di correzione e poi, quando questo chiuse, si era ritrovato senza lavoro e con scarse possibilita’ di trovarne un altro avendo gia’ superato da un paio d’anni la cinquantina. Ma per sua fortuna, alla Nichols Consolidate cercavano proprio uno come lui. Certo, non era un lavoro facile. Doveva dormire di giorno e lavorare di notte ma se lo faceva andar bene. Era piuttosto robusto e alto, superando di un paio di centimetri il metro e ottanta, con un lieve accenno di pancia ma deciso ad eliminarla con una drastica dieta e possedeva una capigliatura castana ancora quasi miracolosamente intatta malgrado gli anni nel frattempo fossero diventati cinquantasette. Un altro problema di quel lavoro era lo scarso tempo che trascorreva con sua moglie che dormiva sempre da sola e che era sveglia e attiva quando lui dormiva profondamente. Andy Pratt intanto, sospiro’ osservando l’orologio. Le due di notte meno cinque minuti
“ A chi tocca il giro di perlustrazione?” domando’ sconsolato ben conoscendo la risposta
“ Tocca a me” rispose infatti Peter. Fare il giro di perlustrazione significava trascorrere almeno un quarto d’ora camminando e approfittandone per fumarsi una sigaretta senza dover stare in quella guardiola. Peter gli diede una pacca sulla spalla
“ Dai che quando torno ci guardiamo un film. Ho un paio di dvd nuovi di zecca” disse al suo giovane collega. Andy non superava infatti i trent’anni. Era di statura media e portava una coda di cavallo che Peter odiava letteralmente, chiedendosi come potesse un maschio andare in giro con una pettinatura del genere. Bah, cose da pazzi. Le due di notte erano comunque arrivate. Il momento della ronda. Peter si alzo’ dalla sedia, afferro’ la sua pistola d’ordinanza e si assicuro’ che fosse carica per poi mettersela nella cintura. Era una semplice precauzione ma che comunque andava osservata. Saluto’ poi Andy e s’incammino’ per il suo giro di perlustrazione all’interno dell’edificio. Andy invece diede un’occhiata svogliata ai monitor assicurandosi che tutto fosse in ordine e poi inizio’ a sfogliare il giornale. Altre quattro ore e se ne sarebbe tornato a casa.

La donna aveva tutti i suoi muscoli pronti all’azione. Sospiro’ nervosamente ma ormai non poteva piu’ tirarsi indietro. Si tocco’ il seno stretto nella tuta di lattice, osservo’ gli stivali che indossava pregustando il momento in cui sarebbero entrati in azione ed infine si mosse, non prima di aver tirato giu’ il cappuccio che precludeva la visione del suo viso. Solo gli occhi erano scoperti. Niente altro si doveva vedere. Osservo’ la lenta camminata di Peter che si era acceso una sigaretta, attese che lui scomparisse dalla visuale e quindi si mosse. Andy era intento nella lettura ma comunque individuare nel buio la sua figura interamente nera non sarebbe stato facile. Scivolo’ sotto la sbarra di protezione che impediva alle vetture di entrare e si nascose rannicchiandosi nella parte destra della guardiola, quella nella quale c’era la porta d’entrata. La sua agilita’ sopperiva alla difficolta’ di muoversi con quei tacchi giganteschi ma tutto doveva rispettare il piano. Sempre nascosta dalla guardiola, attese solamente un’altra manciata di secondi e poi decise di agire. Da adesso in poi, sarebbe dovuta essere di una precisione millimetrica. Apri’ infatti la porta e lo stupefatto Andy non ebbe nemmeno il tempo di accorgersi cosa stesse accadendo. Il pugno che la donna fece partire lo colse sulla tempia scaraventandolo a terra. Andy non capiva quasi piu’ nulla. Il colpo era stato da ko e pur non essendo svenuto, faticava a capire cosa gli stesse capitando. Riusciva a vedere solo quella figura vestita di nero della quale erano visibili soltanto gli occhi chiari che lo afferrava di peso e che lo girava e le braccia di quella persona che gli afferravano il collo, senza avere minimamente la forza per affrontare qualunque tipo di reazione. Senti’ soltanto una nebbia che si impadroniva della sua mente e poi il nulla. La donna sorrise soddisfatta. La prima parte era andata perfettamente. Si tolse il cappuccio e adesso il suo bel viso era perfettamente visibile anche se la tuta di lattice che delineava il suo corpo in modo perfetto copriva ancora parzialmente la fronte e interamente i suoi capelli. Si mosse rapidamente. Tolse i dischetti delle telecamere che avevano ripreso probabilmente la scena e rimise il corpo del guardiano notturno seduto sulla sedia con la testa reclinata sulla sua destra dopo essersi accertata che il suo respiro fosse regolare. Era stata attenta a non ucciderlo e gli aveva semplicemente fatto perdere i sensi. Si diresse quindi nella stessa direzione di Peter Schmidt. Era lui il suo obbiettivo. Conosceva perfettamente il suo percorso e, facendo attenzione a non far rumore e camminando quindi sulle suole per non far sentire il rumore dei suoi tacchi, lo attese nascondendosi dietro un muro. L’attesa non fu particolarmente lunga. Schmidt aveva terminato il suo giro di perlustrazione e si trovava ormai a pochi metri dalla guardiola che divideva con Andy quando la figura femminile balzo’ fuori come una pantera nera alla vista della gazzella da predare e lo colpi con un calcio micidiale al volto che lo fece cadere di colpo. Anche Schmidt non ebbe il tempo di comprendere cio’ che gli era accaduto e se ne rese conto solamente quando quella splendida figura femminile inguainata nel lattice era sopra di lui che scalciava la sua pistola allontanandola. La donna sorrise ed il suo viso stupendo e perfettamente truccato divenne piu’ bello
“ Ciao Peter. Mi riconosci?” disse la donna all’uomo ancora a terra. Peter cerco’ di capire chi fosse quella donna. Aveva un corpo incredibilmente armonioso ed il viso gli diceva qualcosa ma non riusciva a ricordare dove e come avesse potuto incontrare una donna simile
“ Chi diavolo sei? E cosa vuoi?”
“ Ma dai Peter, davvero non riconosci una delle bastarde?”
“ Oh cazzo! Tu sei…….”
“ E gia’, io sono proprio una di quelle che tu e gli altri chiamavate bastarde. E vedo pure che non segui i notiziari altrimenti avresti capito subito. Lo sai che il tuo degno compare Erik Poster adesso e’ a fare compagnia a Belzebu’?” No, non lo sapeva. La notizia non era stata di considerevole importanza e non l’aveva recepita. Ma un brivido percorse il suo corpo. Quella donna non era certo venuta a fare una visita di cortesia.

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #12 il: 07 Gennaio 2020, 17:06:28 »
Undicesimo episodio

Peter Schmidt guardo’ la sua pistola che la donna aveva allontanato di qualche metro e cerco’ repentinamente di raggiungerla. Mossa pero’ che la donna aveva ampiamente previsto. Con un semplice saltello si frappose tra la mano e la pistola e poi, senza pieta’, trafisse la mano di Schmidt con il suo tacco a spillo degno di una perfetta arma bianca. Peter urlo’ dal dolore, con il risultato di farsi arrivare un calcio violentissimo che gli fece sputare sangue e due denti
“ Oh guarda, puoi urlare quanto vuoi. Sappiamo benissimo entrambi che l ‘unico che ti potrebbe sentire e’ il tuo collega che adesso dorme profondamente e che continuera’ a farlo per almeno un paio d’ore. Il cambio arrivera’ solamente alle sei di mattina e quindi abbiamo un’oretta abbondante per giocare insieme. Ti va di giocare insieme a me? Come facevi vent’anni fa’?” Peter Schmidt si morse le labbra. Il dolore era tremendo. Quella puttana gli aveva passato da parte a parte la sua mano destra che era ancora attaccata al tacco della donna che sorrise guardando la scena
“ Che cosa vuoi da me?” riusci’ infine a dire
“ Che cosa voglio? Voglio mandarti a fare compagnia al tuo compare. Ricordi come eravate uniti vent’anni fa’? E ricordi cosa ci facevate?”
“ Ti prego, sono passati tanti anni. Non puoi vendicarti di me. Ho moglie e figli, ti scongiuro” La donna sorrise soddisfatta. Erano oltre venti anni che avrebbe voluto sentire quelle parole, quelle lamentele da parte dei suoi persecutori. Ed ora aveva Peter Schmidt proprio sotto di se, maestoso e meraviglioso angelo della morte. Mise l’altro piede sulla mano ferita dell’uomo e facendo leva tolse il tacco facendo zampillare sangue in abbondanza e facendo di nuovo urlare dal dolore l’uomo che indietreggio’ di qualche metro aiutandosi coi gomiti. La donna rimase pero’ ferma, aspettando che Schmidt si rialzasse con grande fatica. Si rimise comunque il cappuccio che copriva la sua testa, la fronte e il mento e che lasciava scoperti solamente gli occhi e la bocca, splendidamente disegnata con un rossetto rosso acceso. Peter rimase invece per qualche secondo indeciso sul da farsi. La mano destra gocciolava lugubremente sangue ed il dolore sembrava entrargli nella testa per quanto era atroce. Doveva pero’ fare qualcosa. L’aveva colto alla sprovvista ma non era armata e poteva sopraffarla anche con una mano sola, anche se la sicurezza della giovane lo metteva in difficolta’. Si avvento’ contro di lei ma alla donna basto’ spostarsi di lato per mandare a vuoto l’attacco
“ Ma bene, Peter. Sta cominciando il divertimento. Ma ti assicuro che saro’ solo io a divertirmi” Peter rimase di nuovo indeciso. Malgrado quei maledetti tacchi, si muoveva agilmente. Si guardo’ intorno per cercare qualcosa che potesse aiutarlo ma quell’ala dell’edificio era completamente sgombra da oggetti contundenti. Quella donna era li’ per ucciderlo ma lui non sarebbe stato una preda facile. Doveva farle pagar cara quella sicurezza che esternava. Si getto’ di nuovo verso la donna che pero’ stavolta non si limito’ a scansarsi ma lo accolse con due straordinari calci di grande efficacia e poi con due pugni tremendi che ridussero il suo volto ad una maschera di sangue. Doveva avergli rotto il naso e la bocca. Sputo’ un altro dente asciugandosi con il dorso della mano ferita il sangue che gli sgorgava dalla faccia. Quella bastarda sapeva lottare magnificamente e si rese conto che difficilmente ce l’avrebbe potuta fare contro di lei. La mano destra era inutilizzabile e quei colpi gli avevano tolto gran parte della forza che aveva. Si appoggio’ al muro per non cadere
“ Ti prego, dimmi che cosa vuoi per non uccidermi e lo faro’” La donna sorrise nuovamente
“ Striscia, chiedimi pieta’ e poi bacia e lecca i miei stivali. Voglio vedere come ti sottometti a me, come implori la mia grazia. Puo’ darsi che non ti uccida” Peter Schmidt si fece scivolare in terra sdraiandosi completamente supino e striscio’ verso la donna. Al diavolo l’orgoglio. C’era la sua vita in ballo. Lecco’ e bacio’ gli stivali della donna obbedendo all’ordine che gli era stato impartito. Gli faceva schifo, aveva voglia di rigettare ma cerco’ con tutte le sue forze di trattenersi. Lei lo voleva vedere in suo potere e lui avrebbe fatto del tutto pur di accontentarla, se questo poteva salvargli la vita
“ Ti chiedo pieta’. Non uccidermi” disse infine alla donna che invece lo guardo’ con odio
“ E secondo te, io dovrei rinunciare alla mia vendetta soltanto perche’ tu mi hai chiesto pieta’ e mi hai baciato le scarpe? Povero illuso” disse la giovane per poi, sadicamente, far piombare la sua gamba destra armata di tacco a spillo sulla mano intatta, quella sinistra. Ancora una volta, come una lama affilatissima, il tacco penetro’ nella carne del guardiano notturno che urlo’ con quanto fiato aveva in gola. Peter Schmidt inizio’ a singhiozzare senza ritegno ma la donna aveva appena iniziato. Lo afferro’ quasi di peso per i capelli facendolo alzare e poi lo colpi’ ripetutamente al volto con dei pugni violentissimi. L’uomo cadde di nuovo come un sacco di patate. La sua mente cominciava ad essere offuscata ed i suoi pensieri quindi poco lucidi. L’unica cosa che riusciva a capire era che doveva fuggire da quella donna. Provo’ quindi a rialzarsi senza che la femmina inguainata nel lattice provasse ad impedirglielo, stringendo i denti a causa di quel dolore penetrante. Le mani sembravano bruciargli ma aveva ancora le gambe integre e lei, con quei tacchi non avrebbe certo potuto mettersi a correre. Provo’ a sprintare in direzione dell’uscita ma un secondo prima che iniziasse a correre fu colpito di nuovo al volto con un potentissimo calcio circolare dato con maestria. Ancora una volta cadde a terra tra l’ilarita’ della giovane donna. L’uomo scoppio’ in un pianto irrefrenabile
“ Allora Peter, lo facciamo un salto nel passato? Ti ricordi delle mie lacrime? Delle lacrime delle mie compagne?”
“ Perdonami” farfuglio’ a causa della mancanza di alcuni denti che la donna gli aveva fatto saltare
“ Perdonarti? E’ l’ultima cosa che potrei fare. Tu stai per morire, Peter ed io ti uccidero’ facendoti soffrire. Aspettero’ prima di farlo perche’ voglio che tu, in questi ultimi momenti che ti sono rimasti, possa pensare a tua moglie, ai tuoi figli, sapendo che non li rivedrai mai piu’. Ti sono rimasti cinque minuti da adesso. Contiamo fino a trecento e poi morrai” La donna inizio’ a contare, quindi si chino’, afferro’ l’uomo e lo rialzo’ quasi di peso per colpirlo con calci e pugni al volto ed al corpo. Ogni colpo era un macigno che si abbatteva su Schmidt. Quelli al volto, facevano schizzare sangue dappertutto ma anche quelli al corpo non erano meno dolorosi per il guardiano notturno che ogni volta scivolava a terra privo ormai di forze, sempre rialzato dall’atletica giovane che sorrideva proseguendo a contare
“ Centodiciotto, centodiciannove” Lo afferro’ quindi per un braccio torcendoglielo dolorosamente “Centoventi, centoventuno” Il crac che segnalava la rottura del braccio fu accompagnato dall’ennesimo, lugubre urlo dell’uomo. La donna ripete’ l’operazione anche con l’altro braccio “Centoquarantacinque, centoquarantasei” La giovane fermo’ per un istante la sua furia distruttrice ed osservo’ la sua preda ormai agonizzante. Continuava meccanicamente a contare ma la sua mente era occupata da altri pensieri. Era questo cio’ che voleva? Si, era proprio questo. Vedere il suo aguzzino alla sua merce’, indifeso, a pochi istanti ormai dalla morte. Meritava di morire? Si, per lei Peter Schmidt era meritevole di porre fine alla sua squallida vita. Per cio’ che le aveva fatto, per cio’ che le aveva costretto a subire, per le lacrime che le aveva fatto scorrere, per il terrore che aveva accompagnato la sua vita nel prosieguo. Ancora sentiva su di se le sue mani che le facevano schifo, il suo alito, il ribrezzo che le faceva ogni qualvolta lui e gli altri si avvicinavano a lei. Si, Peter Schmidt doveva morire e doveva farlo in modo doloroso. Lo afferro’ di nuovo e poi altri pugni, altri calci. Schmidt sarebbe morto comunque ma lei decise per farlo morire in modo piu’ teatrale. Lo lascio’ a terra, dopo l’ennesima caduta e quindi alzo’ la sua gamba. Il tacco di metallo ormai pregno del sangue della sua vittima, sembro’ quasi brillare per uno strano riflesso e quindi cerco’ il collo dell’uomo che osservo’ la sua carnefice con gli occhi colmi di lacrime
“ Duecentonovantanove, trecento. Addio Peter” La bellissima donna spinse la sua gamba destra sul collo di Schmidt ed Il tacco penetro’ dapprima con un po’ di difficolta’ ma poi sempre piu’ profondamente, facendo zampillare il sangue a volonta’ e ponendo fine alla vita di Peter. La donna sospiro’. Non era ancora finita. C’era la parte forse piu’ complicata. Afferro’ la borsa che aveva con se quando era arrivata per compiere la sua vendetta e si cambio’ velocemente mettendo gli abiti che aveva usato per l’omicidio nella sacca e vestendosi con un anonimo jeans . Aggiro’ quindi la sbarra che delimitava l’ingresso, attenta a non toccare nulla adesso che aveva tolto i suoi guanti di lattice e s’incammino’ verso l’uscita dell’edificio. Non c’era nessuno, per sua fortuna. Fece il giro dell’isolato e quindi, parcheggiata gia’ da diverse ore, c’era la macchina con la quale doveva tornare a casa. Aveva memorizzato il percorso per evitare le telecamere e lo fece con scrupolosa attenzione, fermandosi solamente in un posto isolato per bruciare i suoi abiti, i dischetti della telecamera che aveva portato via dalla Nichols Consolidate, gli stivali con i quali aveva trapassato il collo di Shmidt e persino le scarpe che aveva indossato dopo, mettendosi un altro paio di scarpe che c’erano nella vettura. Niente era stato lasciato al caso. Rientro’ nella sua macchina dirigendosi quindi finalmente verso casa sua. Solamente pochissime macchine in circolazione, vista l’ora. Nei dintorni della sua abitazione c’era il buio piu’ assoluto e osservo’ con soddisfazione che nessuna finestra fosse illuminata. Era fatta. La sua abitazione l’accolse col suo tepore e la donna si mise seduta su una poltrona allargando sia le braccia che le gambe e infine scoppio’ a piangere intervallando i singhiozzi con risate isteriche. Trascorsero oltre dieci minuti prima che riuscisse a calmarsi del tutto. Quando ci riusci’, si trascino’ nella sua camera gettandosi sul letto quasi a peso morto e addormentandosi quindi in pochissimi secondi, ancora completamente vestita, soddisfatta della sua opera vendicatrice. Molto soddisfatta.

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #13 il: 10 Gennaio 2020, 20:24:29 »
Dodicesimo episodio

Katherine Bilson senti’ suonare il suo telefonino e ancora confusa dal sonno rispose dopo essersi assicurata da chi provenisse lo squillo. Era la centrale che la metteva al corrente di un nuovo omicidio e del luogo dove questo era avvenuto. Guardo’ l’ora e, resasi conto che erano le cinque di mattina meno dieci minuti, fece a sua volta una telefonata dopo aver interrotto quella con la sua centrale. La voce impastata dal sonno del sergente Stolkes le rispose dopo pochi secondi
“ Kate?”
“ Si Jim, sono io. Mi hanno appena telefonato dalla centrale. C’e’ stato un omicidio alla Nichols Consolidate. La dottoressa Parker sta gia’ andando sulla scena del crimine insieme alla scientifica. Vieni a prendermi tra dieci minuti”
“ Possiamo fare un quarto d’ora?”
“ Ok, un quarto d’ora” acconsenti’ la poliziotta. Quei cinque minuti in piu’ sarebbero serviti anche a lei per prepararsi adeguatamente. Si fece una doccia velocemente, un lievissimo trucco agli occhi, una pettinata ai suoi splendidi capelli e quindi l’abbigliamento. Per il lavoro non transigeva. Un pantalone nero abbastanza comodo, un maglioncino di lana leggera sul beige melange e una giacca nera. Aveva le sue abitudini ed era quasi ossessiva nel rispettarle. Nel lavoro indossava sempre la giacca che doveva essere dello stesso colore del pantalone se usava una maglia o una camicia di colore differente oppure di colore diverso ma a questo punto il pantalone doveva essere dello stesso colore della camicia o della magliettina. E quindi, il suo look lavorativo era rigorosamente monocolore o, come in quel caso, bicolore. Ed ovviamente, sempre di colori adatti al ruolo che aveva all’interno della omicidi di Los Angeles. Erano quindi banditi colori pastello e naturalmente scarpe col tacco. Aveva bisogno di essere comoda ed anche quella volta aveva optato per un paio di stivaletti di pelle nera senza tacco. D’altronde, la sua notevole altezza le permetteva di non sentire la difficolta’ di interagire coi suoi subalterni e di guardarli negli occhi alzando la testa. Lei poteva farlo quasi sempre fissandoli in faccia piu’ o meno alla stessa altezza ed a volte, come nel caso del sergente Jimenez, dall’alto in basso. Ed anche se poteva apparire strano, i suoi ordini venivano accettati senza la minima obiezione anche per il suo aspetto fisico, oltre ovviamente per le sue capacita’ e per il modo quasi naturale. di imporsi sugli altri.
Stolkes non dovette attendere nemmeno un istante. Kate era sempre puntualissima e anche stavolta era dinanzi al portone che l’attendeva, bella come sempre. Aveva scelto di fare la poliziotta, con grande carattere e capacita’ ma pensava che non avrebbe affatto sfigurato sulle passerelle come modella o sullo schermo come attrice. Penso’ anche che avrebbe dovuto metterla al corrente dei suoi sentimenti, prima o poi. Certo, sarebbero sorti dei problemi nell’eventualita’ che si fosse formata una coppia visto che un rapporto sentimentale era malvisto all’interno dello stesso distretto, figuriamoci tra loro che formavano coppia sul lavoro. Ma quei problemi sarebbero stati una manna dal cielo per lui. Avrebbe significato che lei era diventata la sua donna. O forse e piu’ appropriato, considerando il carattere dominante di Kate, lui il suo uomo. E a quel punto si sarebbero trovati di fronte a due possibilita’. La prima era quella di tenere la loro relazione nascosta e la seconda quella di dividersi sul fronte lavorativo. Ma cosa diavolo andava pensando? Stava fantasticando come un adolescente. L’ingresso in macchina della bella poliziotta fece divergere questi pensieri indirizzandoli sul fronte lavorativo
“ Che cosa abbiamo, Kate?”
“ Non so nulla. Mi hanno soltanto detto che hanno trovato un uomo morto alla Nichols Consolidate” rispose l’affascinante poliziotta
“ E’ destino che non ci facciano dormire”
“ Gia’. Mai un bell’omicidio a mezzogiorno” fece con sarcasmo Kate che poi diede al suo collega l’indirizzo che le era stato dato dalla centrale e si avviarono in silenzio.
L’ingresso dell’edificio era gia’ stato chiuso dai poliziotti che erano intervenuti. Sulla sinistra si poteva notare una guardiola, di quelle adibite alla sicurezza, una sbarra di metallo abbassata mentre, piu’ avanti di circa un centinaio di metri, i due poliziotti notarono la figura della patologa Emily Parker intenta nel suo lavoro, china su un corpo. Mentre avanzavano verso di lei, decine di poliziotti e di agenti della scientifica che cercavano prove sull’omicidio. Prima di raggiungere la dottoressa Parker, a pochi metri dalla guardiola, sulla loro destra poterono notare un uomo con la divisa da guardiano notturno seduto su una sedia mentre un medico lo stava visitando. Stolkes e la Bilson diedero solo uno sguardo all’uomo che comunque sembrava in condizioni accettabili, a parte un grosso ematoma sulla parte sinistra del suo volto e proseguirono verso la Parker. Appena il volto della vittima fu visibile, Kate si arresto’ di colpo
“ Oh mio Dio, no!” esclamo’ mettendosi le mani sul volto
“ Cosa c’e’ Kate?” chiese il suo collega
“ Lui…… Lui e’ Peter Schmidt. Era un altro di loro, un altro di quelli che ci hanno violentate da bambine” sospiro’ la detective cercando l’abbraccio di Jim che le accarezzo’ i capelli
“ Stanne fuori Kate. Ti prego, stanne fuori” La detective si scanso’ da quell’abbraccio e guardo’ il suo partner
“ Si Jim, hai ragione. Qualcuno mi vuole incastrare oppure…..”
“ Oppure?”
“ Una delle mie compagne”
“ Pensi che qualcuna di loro potrebbe essere in grado di uccidere delle persone?” La donna allargo’ le braccia
“ Non lo so, Jim. Non lo so. Non le vedo da quando anche loro erano ragazzine. Non ho idea di cosa possano essere diventate. Erano tutte svelte e intelligenti, oltre che di bell’aspetto ma non posso dirti altro. Hai ragione, io dovro’ tenermi fuori dalle indagini ed appena il capitano verra’ in ufficio lo mettero’ al corrente della situazione. Io intanto telefono a Jimenez e gli dico che sara’ lui ad affiancarti nelle indagini”
“ Credo sia la cosa migliore, Kate. Poi mi dirai i nomi delle tue vecchie compagne. Ora vediamo cosa ha da dirci la dottoressa Parker” concluse Stolkes dirigendosi verso la dottoressa alquanto incuriosita del bisbiglio dei due poliziotti
“ Buongiorno dottoressa” fece Jim mentre Kate telefonava al sergente Jimenez per avvertirlo che doveva raggiungere il luogo dell’omicidio per affiancare Stolkes senza spiegargli i motivi di questa scelta. La Parker intanto, sollevo’ lo sguardo verso il sergente
“ Buongiorno anche a lei, sergente Stolkes”
“ Cosa abbiamo?”
“ Peter Schmidt, cinquantasette anni, guardiano notturno alla Nichols Consolidate. Almeno questo e’ quanto c’e’ scritto sui suoi documenti”
“ Come e’ morto?”
“ Morte simile a quella di ieri, sergente. Picchiato a sangue. Stavolta pero’ non soffocato ma infilzato come un pollo allo spiedo con la stessa arma usata per Poster”
“ Quindi, se il suo ragionamento era giusto, con dei tacchi a spillo?”
“ Presumo. Sono piu’ che sicura che trovero’ delle tracce del terreno circostante sotto le sue ferite anche se stavolta sara’ piu’ complicato visto che si tratta di pavimento e non ci troviamo all’aria aperta. Anche la lingua ha delle grosse similitudini con quella del morto di ieri”
“ E quindi, anche lui ha leccato vernice?”
“ Esatto”
“ O comunque costretto a leccare le scarpe dell’assassino” osservo’ il poliziotto
“ Questo lo deve appurare lei, sergente. Io posso dirle altre cose. Posso dirle che la morte e’ dovuta all’arma che e’ penetrata nella carotide. Sicuramente, era ancora vivo quando cio’ e’ avvenuto, considerando l’enorme quantita’ di sangue che c’e’ intorno. Quasi sicuramente, anche senza essere infilzato, questo poveretto sarebbe morto ugualmente considerando le numerose ferite e la loro gravita’. Non mi meraviglierei di trovare un bel po’ di ossa rotte ma questo glie lo potro’ confermare dopo l’autopsia. Di nuovo, rispetto a ieri, posso dirle che questo non ha le gambe infilzate ma le mani. L’assassino o…… l’assassina, ha perforato entrambe le mani con violenza dall’alto verso il basso. Una cosa inaudita mai vista in tanti anni. E in faccia ha gli stessi segni trovati ieri”
“ Sfregiato con la stessa arma che poi l’ha ucciso?”
“ Si, oppure, se diamo per buona l’ipotesi dei tacchi, semplicemente preso a calci in faccia” preciso’ la Parker
“ Quanto e’ alta la vittima, dottoressa?”
“ Ad occhio e croce direi che supera il metro e ottanta. Forse qualcosa in piu’”
“ Dare un calcio in faccia ad un tipo alto oltre un metro e ottanta fa presumere che l’aggressore dovesse essere molto alto”
“ Oppure, cosa piu’ probabile considerando come ha ridotto un tizio come questo piuttosto robusto, molto abile nelle arti marziali, sergente. Un vero campione”
O campionessa, penso’Jim Stolkes mentre tornava indietro verso la Bilson tenutasi in disparte e senza che lei gli domandasse nulla, la mise al corrente di come era morto Peter Schmidt. Un poliziotto in divisa li informo’ che c’era anche un altro guardiano notturno insieme a Schmidt. Era stato lui a dare l’allarme ed era l’uomo che prima avevano intravisto mentre un medico si prendeva cura di lui. Il sergente raggiunse quell’uomo, diede le sue credenziali facendosi dare le generalita’ del guardiano
“ Dunque, signor Pratt, puo’ dirmi esattamente cosa e’ successo?” L’uomo scosse la testa
“ Lo stavo spigando ai suoi colleghi. Ricordo poco, sergente. Ero nella mia guardiola quando quella figura vestita di nero mi e’ saltata addosso”
“ Cerchi di descrivermela” Il guardiano fece un sorriso amaro
“ Era completamente mascherato. Si vedevano solamente gli occhi che erano chiari ma poi nulla. Mi ha dato un pugno qui sulla tempia sinistra e poi sono quasi svenuto. Ma c’e’ una cosa che mi sembra di ricordare”
“ Mi dica” cerco’ di aiutarlo Stolkes
“ Non si vedeva molto ma ……”
“ Ma?”
“ Secondo me era una donna. La sua figura….. Insomma, sergente, la persona che mi ha colpita era vestita interamente di nero, probabilmente con una tuta aderentissima ma io sono sicuro di aver notato il suo seno. Era abbastanza in evidenza considerando l’aderenza della tuta ma e’ stata una frazione di secondo perche’ poi non ho capito piu’ nulla. Mi sembrava di essere stato colpito da Mike Tyson”
“ Quanto poteva essere alta quella figura?”
“ Notevolmente superiore alla media ma non potrei quantificare. Sono riuscito appena a vederla”
“ Dunque, diceva che, appena entrata nella guardiola, la figura l’ha colpita. Cos’altro ricorda?”
“ Ricordo che dopo mi ha preso da dietro…..”
“ In che senso l’ha presa da dietro?”
“ Mi ha girato ed io ero ormai semisvenuto e non riuscivo ad opporre resistenza. Poi mi ha messo le sue braccia intorno al collo”
“ Tutte e due le braccia?” Il guardiano sembro’ pensarci alcuni istanti
“ No, mi sembra solo uno, quello destro. Era forte, molto forte e non riuscivo a tirarmi fuori. Ma quello che mi ricordo di quel momento e’ che io percepivo il suo profumo”
“ Che tipo di profumo? Saprebbe riconoscerlo?”
“ Non il tipo di profumo ma quello del suo corpo. Era un profumo di donna, di un corpo femminile. Capisce?” Jim Stolkes respiro’ profondamente e poi osservo’ la statuaria figura femminile di Kate che era rimasta di nuovo in disparte senza prendere parte all’interrogatorio e per un momento il suo cuore sembro’ fermarsi. Quante donne erano in grado di uccidere un uomo robusto a mani nude e di farne svenire un altro con la sola forza delle braccia? E quante di queste avevano l’interesse a farlo? Ormai sembrava non esserci piu’ alcun dubbio che quei due omicidi fossero collegati ma la cosa che lo lasciava interdetto era che non sembravano esserci dubbi nemmeno sulla motivazione. Si trattava di vendetta. Non poteva essere altro, soprattutto alla base della confessione di Kate. No, se fosse stata Kate, non gli avrebbe confessato l’orrore che avveniva in quel maledetto istituto. Oppure, da donna intelligente quale era, poteva averglielo detto proprio per sviare le indagini su quegli omicidi. Ma se non Kate, chi altri? Se ricordava bene, erano cinque le ragazzine violentate nell’istituto. Doveva indagare sulle altre quattro. Una di quelle quattro doveva essere la colpevole. Doveva trovarla e scagionare la sua amata Kate da ogni dubbio di colpevolezza.

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #14 il: 14 Gennaio 2020, 21:06:23 »
Tredicesimo episodio

Kate Bilson era uscita dall’ufficio del capitano Richards con la testa china. Gli aveva raccontato tutto e stavolta il capitano era stato costretto ad escluderla da questa indagine cosi personale anche se non voleva nemmeno considerare l’ipotesi che il suo agente operativo piu’ in gamba potesse essere invischiato in un caso di omicidio. Anzi, in due omicidi che sembravano essere collegati al suo passato.
Kate invece, dopo essere uscita dal’ufficio di Richards, incrocio’ il sergente Stolkes che la stava attendendo al di fuori
“ Allora Kate?”
“ Ho parlato col capitano e siamo entrambi dell’avviso di lasciar stare questa indagine, almeno fino a quando non ci saranno degli sviluppi”
“ Che farai quindi?”
“ Sono stanca, Jim. Mi sono presa un giorno di vacanza. Me ne vado a fare shopping e una passeggiata, non so. Voglio essere una normale donna di Los Angeles “
“ D’accordo, meglio cosi’. E l’indagine?”
“ Il capitano e’ propenso a lasciarla a te e a Jimenez” rispose la Bilson. Jim annui’ soddisfatto
“ Bene, ci penseremo io e Raul a proseguire nelle indagini ma ho bisogno che tu mi dia i nominativi delle tue vecchie amiche”
“ Ok, vieni nel mio ufficio” concluse la Bilson incamminandosi. Appena entrata, afferro’ un foglio e poi ci scrisse sopra quattro nomi
Abigail Czatkis
Audrey Pollack
Carolyn Gruenbaum
Shauna Flack
Kate prese poi il foglio e lo diede al sergente che lo lesse, lo piego’ in quattro per metterselo poi nella tasca all’interno della giacca
“ Ecco Jim. Non dovrebbe essere complicato trovarle”
“ Le troveremo” fece laconico Jim
“ Si, al piu’ presto possibile. E mi raccomando”
“ Cosa Kate?”
“ Andateci piano. Hanno molto sofferto da ragazzine” Jim Stolkes scosse la testa avanti e indietro e fece un lieve sorriso
“ Si Kate, ci staremo attenti” Glie lo doveva a Kate, alla sua Kate

Abigail Czatkis si guardo’ intorno sospirando nervosamente. Guardo’ prima il suo orologio e poi si osservo’ meccanicamente le sue unghia, curate e laccate ma corte. Era decisamente molto bella Abigail. E l’aspetto fisico era cio’ che di lei saltava agli occhi mentre i due sergenti la osservavano senza che lei potesse vederli. I capelli biondi sciolti lungo le spalle e gli occhi azzurri sembravano risaltare piu’ di tutto il resto ma era evidente anche la linearita del suo volto truccato con minuzia e soprattutto un corpo che sembrava essere atletico e scattante. Nel complesso, una donna molto bella. Forse non bella come Kate, almeno agli occhi innamorati di Stolkes, ma di sicuro non era una che potesse passare inosservata. La Bilson l’aveva detto che loro cinque, le bastarde, erano quelle piu’ belle e piu’ svelte dell’intero istituto e Abigail aveva senza dubbio mantenuta intatta quella bellezza adolescenziale facendola diventare un meraviglioso fascino femminile. I due poliziotti si fecero un cenno d’intesa e poi Jim entro’ nella stanza degli interrogatori mentre Jimenez rimase fuori ad assistere. Abigail accolse il sergente con una strana espressione di meraviglia
“ Si puo’ sapere per quale motivo sono stata prelevata dal mio ufficio e portata in questa centrale di polizia?” domando’ la giovane e bella donna alla vista del poliziotto
“ Ora sapra’ ” fece Jim che prosegui’ immediatamente “ Io comunque sono il sergente Stolkes della omicidi” Abigail guardo’ l’uomo scrollando le spalle
“ E quindi?”
“ Si metta seduta, signora” fece Stolkes spostando una sedia ed avvicinandola alla donna che accetto’ l’invito a mettersi seduta mentre il poliziotto fece altrettanto
“ Non sono sposata”
“ Giusto, miss Czatkis. Posso chiamarla Abigail?”
“ E’ cosi’ che mi chiamo. Dunque? Cosa ci faccio io interrogata da un poliziotto della omicidi?” Jim prese le foto che raffiguravano Schmidt e Poster morti. Erano evidenti le numerosi ecchimosi sui due volti e di certo non era un bel vedere. Abigail afferro’ le due foto e sgrano’ gli occhi
“ Oh mio Dio” esclamo’
“ Li conosce?”
“ Se sono seduta qui dentro significa che lei sa benissimo che li conosco. Sono…… Sono morti?”
“ Morti stecchiti” La donna chiuse gli occhi e poi congiunse le mani sul suo volto, Quando le tolse, il suo bel viso sembro’ irradiare una gioia enorme
“ Allora Dio esiste. Oggi e’ una giornata meravigliosa, sergente. Questa e’ la piu’ bella notizia che avrei mai potuto ricevere. Niente mi poteva dare cosi’ tanta gioia che sapere che quei due maledetti sono morti”
“ Abigail, si rende conto che quest’esplosione di gioia la porta automaticamente ad essere sospettata?” La donna batte’ la mano destra sul tavolo
“ E allora sospettatemi pure. Non potevo fingere di fronte a questa notizia meravigliosa. Come sono morti?”
“ Picchiati a sangue. Hanno sofferto molto”
“ Oh Dio, grazie per quest ’altra splendida notizia. E spero vivamente che non prenderete mai l’assassino. E se doveste farlo, gli voglio appuntare sul petto una medaglia, lo voglio abbracciare” Stolkes osservo’ l’incontrollata esplosione di gioia della giovane donna. Era giusto? Era da giudicare?
“ Ora la smetta, Abigail” disse comunque
“ La devo smettere? Lei lo sa cosa ci hanno fatto quei due? Certo che lo sa altrimenti non mi avrebbe convocata. E mi chiedo chi mai puo’ averglielo detto. Ma non importa. No, non fingero’ sergente. Quei due meritavano di morire e se hanno sofferto io sono ancora piu’ felice”
“ Si, so quello che quei due hanno fatto a lei ed alle sue compagne e questo la porta automaticamente ad essere una sospettata” La donna scoppio’ a ridere
“ Io? Ha appena detto che sono stati picchiati a sangue e lei sospetta di me? Per chi mi ha presa sergente?”
“ Con molta probabilita’ e’ stata una donna. Ecco perche’ devo sospettare di tutte voi. Chi tra voi cinque era piu’ capace di fare una cosa del genere?” Abigail spense il sorriso e l’impressione che ebbe Jim fu che la donna aveva una mezza idea
“ Non diro’ mai nemmeno una parola contro quelle che sono state le mie compagne. Scopritelo voi. Per quanto mi riguarda, se non avete accuse contro di me, l’interrogatorio puo’ definirsi concluso. Vorrei essere riaccompagnata al lavoro”
“ D’accordo ma mi dia il tempo di farle due domande”
“ Me le faccia e finiamo questa farsa”
“ Dove si trovava la notte tra domenica e lunedi’ e quella tra lunedi’ e oggi?” La donna sorrise
“ Un alibi? Lei vuole un alibi?”
“ Si, Abigail. Vorrei un alibi da lei. Per escluderla dalle indagini”
“ Modo elegante per dire che sono una sospettata”
“ Forse, ma ho bisogno di sapere come ha trascorso le due notti, miss Czatkis”
“ Beh, domenica sera non avevo molta voglia di uscire e sono andata a casa molto presto, subito dopo il lavoro. Ieri sera pero’ sono andata a cena col mio ragazzo”
“ A che ora l’ha riaccompagnata a casa?”
“ Oh sergente, non mi ha riaccompagnata. Sono andata io a casa sua e ho trascorso tutta la notte con lui. Vuole che le dica anche cosa abbiamo fatto o lo immagina da solo?”
“ Credo di poterlo immaginare” fece Stolkes sorridendo amaro. Una delle compagne di Kate era da depennare dalla lista dei sospettati se il suo alibi fosse stato confermato. Prese dalla tasca della giacca un taccuino ed una penna e lo porse ad Abigail”
“ Puo’ scrivere il nome del suo ragazzo, dove possiamo trovarlo ed il ristorante nel quale avete cenato?” La donna scrisse alcune cose sul taccuino e lo restitui’ al sergente
“ Verificheremo. Nel frattempo devo ricordarle che non puo’ abbandonare Los Angeles fino alla chiusura delle indagini e comunicare eventuali suoi spostamenti”
“ D’accordo sergente. Sono troppo felice per la morte di quei due per mettermi a fare polemiche con la polizia. Altro da dirmi?”
“ Si, l’ultima domanda, per adesso. Lei va in palestra?” La giovane donna corrugo’ la fronte
“ Si, certo. Mi piace tenermi in forma” Stolkes penso’ che fosse evidente ma prosegui’
“ Cosa fa?”
“ Le interessa sapere cosa faccio in palestra? Beh, contento lei. Aerobica, spinning, un po’ di pesi leggeri. Se vuole mi ridia il taccuino e le scrivo anche il nome della mia palestra”
“ Ottima idea” fece il sergente che poi prosegui “Mai fatto quindi arti marziali nella sua vita?” Abigail stavolta scoppio’ in una fragorosa risata
“ No sergente. Mai fatto niente del genere. Credo che dovra’ cercare l’eroina che ha ucciso quei due altrove. Vorrei essere stata io ma purtroppo non ne sarei capace” concluse la donna alzandosi. Stolkes l’ammiro’. Era davvero una bella donna. Ed era molto alta
“ Mi scusi, miss Czatkis, vorrei farle un’altra domanda” La donna volto’ lo sguardo verso di lui e gli sembro’ di vedere l’accenno di un sorriso
“ Non aveva detto due domande? Mi sembra che lei me le abbia gia’ fatte”
“ La sua risposta sara’ semplicissima. Vorrei soltanto sapere quanto e’ alta?” Abigail si avvio’ verso la porta quasi come se non avesse ascoltato il sergente ma prima di aprirla si volto’
“ Un metro e ottanta, sergente. Soddisfatto?”
“ Puo’ andare, Abigail e grazie della sua collaborazione” L’interrogatorio era terminato e Stolkes scosse la testa contrariato. Notevolmente piu’ alta della media e occhia azzurri. Proprio come aveva detto il testimone. Ma aveva un maledetto alibi. Sospiro’ nervosamente. Avevano altre tre donne da interrogare e quella giornata sarebbe stata interminabile.