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Autore Topic: LE BASTARDE  (Letto 3850 volte)

Offline DavideSebastiani

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #15 il: 17 Gennaio 2020, 16:35:33 »
Quattordicesimo episodio

Carolyn Gruenbaum sembrava decisamente nervosa mentre tamburellava con le dita laccate di verde sul tavolino. Jim Stolkes guardo’ pensieroso prima la donna e poi Jimenez
“ Cosa ne pensi, Raul?” Il sergente osservo’ a sua volta la donna all’interno della stanza degli interrogatori e poi si volto’ verso il collega
“ Brutta faccenda” Jim scosse la testa
“ Non dicevo della situazione ma delle ex compagne del nostro capo” Jimenez si morse il labbro inferiore
“ Aspettiamo di interrogarle tutte prima di emettere un giudizio”
“ Si, hai ragione. Siamo riusciti a scovarle tutte?”
“ Manca Audrey Pollack. Non risponde e sembra essere irrintracciabile. Al lavoro hanno detto che ha preso un permesso di dieci giorni ma non siamo riusciti a scoprire dove si trova” Jim sospiro’
“ Strano, non credi?”
“ Questa faccenda è tutta strana. Certo, assurdo che una che ha intenzione di uccidere delle persone si prenda un permesso. Come dire di voler essere messa al primo posto nella lista dei sospettati. E considerando il modus operandi dell’assassina, il fatto che finora non sembra aver lasciato tracce, ci troviamo di fronte ad una persona tutt’altro che stupida”
“ Gia’” ammise Stolkes “E questa Carolyn cosa ti sembra?” Jimenez riguardo’ la giovane donna cercando di cogliere qualche sensazione dai piccoli particolari
“ Molto bella anche questa. Meno vistosa rispetto alla prima che abbiamo interrogato ma una gran bella figliola” ammise ammirandola. Possedeva infatti un viso molto grazioso con capelli neri non lunghissimi che le scendevano fino all’inizio delle spalle. Il suo sguardo era dolce, quasi materno e la bocca lievemente carnosa era perfettamente disegnata. Fisicamente sembrava in perfetta forma anche se il suo abbigliamento, con un jeans ed una maglia piuttosto larga e coprente, non lo metteva in risalto
“ Credo che avremo a che fare con quattro splendide donne, amico mio” sentenzio’ Stolkes
“ E Kate? Parliamoci in faccia e cerchiamo di ragionare con la mente oltre che col cuore. Kate ha le capacita’ fisiche e intellettive per mettere in piedi una cosa del genere. Noi la conosciamo, l’abbiamo vista lottare piu’ volte e sappiamo cosa e’ in grado di fare. Senti Jim, cerco di togliermi questa idea dalla mente ma e’ difficile” Stolkes si avvicino’ al suo collega
“ Lascia stare Kate fuori da questa cosa. E’ troppo intelligente. Sapeva che i primi sospetti sarebbero stati su di lei e non si sarebbe fatta cogliere impreparata. Si sarebbe cercata un alibi. Conosce tutte le scappatoie possibili e non sarebbe stato complicato per lei. No, Kate non c’entra niente, ficcatelo bene in testa”
“ Ok, ok. Vado io ad interrogare questa Carolyn che tu sei troppo nervoso” concluse Raul Jimenez entrando nella stanza degli interrogatori
“ Finalmente” cinguetto’ Carolyn appena vide entrare il sergente “E’ piu’ di mezz’ora che attendo. Si puo’ sapere cosa volete da me?” Jimenez sorrise, si presento’ ed ando’ subito al dunque
“ Lei sa che sono stati uccisi sia Erik Poster che Peter Schmidt?” La donna sgrano’ gli occhi
“ Oh mio Dio, ecco perche’ mi avete portata qui” rispose la giovane che, al contrario di Abigail, non accolse la notizia con una gioia sfrenata . Jimenez glie lo fece notare
“ Una notizia del genere dovrebbe farla saltare dalla sedia per la felicita’. Sappiamo cosa quei due le hanno fatto, miss Gruenbaum” La donna reclino’ il capo sorreggendoselo con il braccio sinistro mentre aveva il gomito poggiato sul tavolino, quindi, lo rialzo’ facendo un sorriso amaro
“ Voi non potete capire”
“ Cosa non possiamo capire? Ce lo spieghi lei, allora”
“ Io ho vissuto tutti questi anni cercando di dimenticare. Non ho piu’ voluto vedere le mie vecchie compagne e sinceramente non me ne importa niente di quei due che sono stati uccisi. La mia vita ha preso un’altra direzione. Ora sono tranquilla e riesco persino a dormire la notte senza avere incubi” Jimenez annui’. Sembrava una spiegazione piu’ che logica
“ A proposito di notte, sono costretto a chiederle dove ha trascorso le ultime due” Carolyn fece un’altra risata amara
“ Sergente, mi creda, sta fuori strada. Non sono capace di maneggiare armi”
“ Non le ho detto che sono stati uccisi con un’arma da fuoco. Da cosa lo ha dedotto?” La donna aggrotto’ la fronte
“ Non lo so. Chissa’ perche’ lo davo per scontato” rispose quasi balbettando. Jimenez noto’ come fosse molto meno sicura di se stessa rispetto ad Abigail
“ Vede Carolyn, quei due sono stati picchiati a morte a mani nude da una donna. Ecco perche’ ho il dovere di chiederle se ha un alibi. Con il suo passato e le sue motivazioni, lei puo’ essere l’assassina” Carolyn sgrano’ gli occhi
“ Ma sta scherzando o e’ fuori di testa? Per chi mi ha presa? Io non sono capace di fare cose simili” si fece risentire la giovane donna
“ Sto semplicemente facendo il mio lavoro ed ho il dovere di sospettare chi, come lei, aveva un motivo per uccidere quei due. Adesso risponda alla mia domanda e mi dica dove ha trascorso le ultime due notti”
“ Abito con un’amica, sergente. La notte di domenica abbiamo fatto un po’ di baldoria andando in giro per Los Angeles insieme ad altre due ragazze perche’ il mattino seguente lei partiva per fare uno stage di formazione a New York e ritornera’ tra sei mesi. Abbiamo fatto tardi e poi sono rientrata a casa con la mia coinquilina. Questa notte invece, visto che nel frattempo la mia amica era partita, l’ho trascorsa da sola nel mio letto a vedere la televisione. Puo’ inserirmi nella lista dei sospettati per il secondo omicidio ma per il primo ho tante persone che confermeranno il mio alibi” Jimenez sospiro’ deluso. Anche Carolyn aveva un alibi considerando che era scontato attribuire i due omicidi alla stessa persona. La giovane si passo’ una mano sui capelli e poi prosegui’ “Posso farle io una domanda, sergente?” Raul Jimenez annui’ scuotendo la testa avanti e indietro
“ Certo. Mi dica pure”
“ Come faceva a sapere del mio trascorso? Di cio ’che e’ avvenuto in quel maledetto riformatorio? Quale delle mie ex compagne ha fatto questa confessione?”
“ Siamo della polizia, Carolyn, e facciamo indagini” La donna scosse la testa
“ Non mi prenda per una stupida perche’ non lo sono. Avrebbe potuto fare tutte le indagini che vuole ma non l ’avrebbe mai potuto scoprire. Tra noi c’era stata una promessa. Nessuna doveva mai dire niente a nessuno”
“ E se ce lo avesse detto uno dei suoi stupratori che e’ sopravvissuto? Vista la morte dei primi due, ce lo potrebbe aver confessato pensando che il colpevole volesse eliminare testimoni scomodi e chiedendo la nostra protezione. Ci rifletta” Gia’, perche’ no? Dopo il secondo omicidio sia lui che Jim davano per scontato che si trattasse di una donna mentre poteva essere tutta una messinscena creata ad arte da uno dei tre rimasti. O forse di un’assassina a pagamento, scelta appositamente per far convergere le indagini su una delle ragazze e forse soprattutto su Kate. Poteva essere un’idea che avrebbe dovuto sviluppare con Stolkes. Forse una killer a pagamento sarebbe stata in grado di uccidere a mani nude quei due e creare quindi la scenetta dei tacchi conficcati nelle carni degli uomini uccisi. Si alzo’, subito imitato da Carolyn. Ora che la vedeva in piedi, pote’ ammirarla nella sua interezza. Sembrava avere un corpo snello e flessuoso. Impossibile dire se fosse in grado di uccidere un uomo a mani nude, ma sicuramente era atletica. Come del resto centinaia di migliaia di giovani donne di Los Angeles e sarebbe bastato farsi una passeggiata per le spiagge di Venice per rendersene conto. Non era altissima come Kate o come Abigail ma superava nettamente la media e doveva oltrepassare tranquillamente un metro e settanta e con tacchi molto alti, come quelli che, secondo il medico legale, avrebbero sfregiato ed ucciso i due uomini, avrebbe potuto assomigliare alla figura descritta dalla guardia notturna. Ma c’era il particolare degli occhi che non corrispondeva. Carolyn li aveva molto belli ma neri, cosi’ come neri erano i suoi capelli mentre il testimone aveva parlato di occhi chiari. Chiari come quelli di Kate. O di Abigail, la prima delle donne interrogate. Certo, non era remota la possibilita’ di lenti a contatto colorati ma rimaneva il fatto dell’alibi per il primo omicidio. E i due omicidi erano sicuramente collegati e Jimenez era convinto che chi aveva ucciso Poster aveva sicuramente ucciso anche Schmidt.

Offline DavideSebastiani

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #16 il: 21 Gennaio 2020, 17:01:42 »
Quindicesimo episodio

Kate Bilson si era fatta una lunga passeggiata e poi, dopo aver mangiato qualcosa, si era rinchiusa in palestra dove aveva dato sfogo a tutto il suo apparente nervosismo prendendo a calci e pugni un pesante punching-ball tra gli occhi ammirati degli altri frequentatori. Era veloce e potente e se quei colpi fossero arrivati ad un uomo piuttosto che al punching-ball, sarebbero stati devastanti. Terminato il suo allenamento, si fece una lunga doccia ristoratrice e quindi si avvio’ verso casa. Ma prima voleva sapere come proseguivano le indagini. Afferro’ il suo telefonino e cerco’ il numero del sergente Stolkes che le rispose dopo pochi secondi
“ Kate, tutto a posto?”
“ Si Jim, diciamo tutto a posto. Senti, avete interrogato le mie ex compagne?”
“ Per ora ne abbiamo interrogate due ovvero Abigail e Carolyn. La prima era felice come una pasqua quando le abbiamo detto della morte dei due suoi aguzzini mentre la seconda mi e’ sembrata scossa. Non avrebbe voluto ricordare quei momenti”
“ Fa parte dei loro caratteri o almeno di cio’ che ricordo dei loro caratteri. Abigail era una ragazza che andava subito al sodo mentre Carolyn era un po’ piu’ chiusa. Ora rimangono Audrey e Shauna”
“ Audrey possiamo depennarla. Non riuscivamo a rintracciarla e per un attimo abbiamo pensato che potesse essere lei la colpevole. Invece, abbiamo saputo proprio adesso che si trovava a Sacramento a trovare il suo fidanzato. E’ una settimana che non viene a Los Angeles e la polizia di Sacramento ce lo ha confermato. Sembra avere una dozzina di testimoni. Di sicuro, non e’ stata lei. Rimane Shauna che interrogheremo fra poco”
“ Ok Jim. Ah, senti……”
“ Dimmi Kate”
“ Non e’ che….. Ti andrebbe di venire a cena a casa mia stasera, finito il turno? Non ho voglia di stare da sola e ho bisogno di vedere un volto amico” Stolkes rimase un attimo interdetto. Non si aspettava quella proposta ma ovviamente lo rendeva felice. Sentiva il bisogno di vederla, anche se erano trascorse poche ore da quando lei aveva lasciato il distretto. Le mancava come persona ma anche come capo. Si sentiva in difficolta’ senza la presenza di Kate nelle indagini. Quella sua infinita sicurezza che a sua volta rassicurava lui stesso, che lo aiutava nei momenti difficili. Era una proposta che non poteva affatto rifiutare
“ Volentieri” rispose infine il sergente senza lasciar trapelare l’entusiasmo che aveva. Kate invece sospiro’ soddisfatta
“ Senti Jim, non sono una gran cuoca. Non ti aspettare una cena coi fiocchi” Stolkes sorrise
“ E se andassi a comprare due pizze e lo porto a casa tua? Cosi’ eviti di combinare guai in cucina” Kate scoppio’ a ridere
“ Ehi, non ti permetto” fece la donna ironizzando “Sono sempre il tuo capo ed esigo rispetto. Comunque vada per le due pizze. Per la mia non ho preferenze, basta che ci sia il pomodoro”
“ Vada per la pizza col pomodoro” concordo’ il sergente. La Bilson rimase qualche istante in silenzio
“ Jim, volevo dirti…… grazie”
“ Grazie a te, Kate. Ci vediamo stasera” concluse l’uomo felice per la serata che si prospettava con la donna che amava. Se solo anche lei……. Jim sorrise e scosse la testa. Per il momento andava bene vederla anche come amico.

Anche l’interrogatorio di Shauna si era concluso. Parlare con la donna, una bella rossa con gli occhi verdi, alta e snella anche lei e truccata in modo abbastanza vistoso, non aveva portato a niente. La giovane aveva addirittura un alibi per ambedue gli omicidi visto che era una cassiera di un supermercato e aveva trascorso le notti facendo il suo turno nel supermercato aperto tutta la notte. O meglio, domenica notte si era offerta di sostituire una collega che era scampata miracolosamente ad un incidente la sera precedente ma che aveva riportato alcune fratture che pero’ non la mettevano in pericolo di vita. Un pirata della strada l’aveva presa mentre usciva di casa proprio per recarsi al lavoro mentre la notte seguente invece era proprio lei ad essere di turno. Fisicamente, a parte gli occhi, verdi invece di azzurri, anche lei poteva essere la donna che il guardiano di notte aveva visto ma era un ragionamento del tutto inutile in quanto centinaia di clienti l’avevano vista seduta dietro la cassa del supermercato sia durante il primo che il secondo omicidio. Delle ragazzine violentate, solo Kate non aveva un alibi. E questo non le piaceva per niente.
Jim riusci’ a bussare alla porta della Bilson con molta difficolta’ avendo tutte le mani occupate. Due pizze, le bevande ed altri cibi comperati al ristorante italiano a poche centinaia di metri dalla casa di Kate gli creavano parecchie difficolta’. Kate venne ad aprirgli vestita diversamente da come era abituato a vederla al lavoro. Era a piedi nudi ed aveva indosso solamente un paio di pantaloncini di jeans cortissimi ed una canotta nera. Dio, se era bella. I pantaloncini mettevano in mostra un sederino meraviglioso e delle gambe perfette, allenate, gambe che aveva visto in azione e che poteva considerare letali, mentre la striminzita canottiera metteva in risalto i suoi seni, visto che non portava reggiseno. Poteva finalmente vederle anche le braccia. Non erano particolarmente muscolose ma lasciano intravvedere la potenza che erano in grado di sprigionare. La osservo’ ammirato. Cosa avrebbe dato per tenerla tra le sue braccia? Kate fece un mezzo sorriso prendendo dalle mani di Jim le bottiglie
“ Ma guarda che siamo solo in due. Quanta roba hai comprato? Dai su, accomodati” gli disse conducendolo verso la camera da pranzo dove troneggiava una televisione che stava mandando il notiziario della sera. Stolkes sorrise a sua volta
“ Credo che se cerchi notizie sul duplice omicidio, hai di fronte a te la persona piu’ adatta per delucidarti”
“ Lo so Jim, ma io voglio tirarmi fuori da questa faccenda, almeno fino a che la mia posizione non venga chiarita”
“ D’accordo ma tu sei la mia partner. Anzi, sei il mio capo. Capisco che ti voglia tenere in disparte ma posso darti tutte le notizie che vuoi”
“ Grazie Jim. Per me vuol dire molto. Significa che tu hai fiducia in me”
“ Tutti abbiamo fiducia in te. Pero’ la faccenda e’ ingarbugliata. Le tue ex compagne hanno tutte un alibi”
“ Gia’. Tutte le potenziali sospettate hanno un alibi tranne io. Da una parte sono contenta per loro ma dall’altra questo fa convergere i sospetti su di me ” ammise la giovane poliziotta
“ Non dire sciocchezze, Kate. Io e te sappiamo che tu non sei stata e quindi dobbiamo volgere le indagini verso un’altra direzione”
“ Grazie della fiducia, Jim, ma quale direzione? Chi, oltre a noi, poteva avere l’interesse ad uccidere quei due?” chiese Kate
“ Uno dei vostri persecutori, ad esempio. E’ un’idea di Jimenez ed io la trovo affascinante”
“ Tu vuoi dire…… Che uno tra il direttore Vaughan, il dottor Jefferson e l’infermiere Mc Coy potrebbe aver ucciso gli altri due?”
“ Perche’ no? Ascolta Kate, sia Poster che Schmidt non erano ricchi, tutt’altro. Soprattutto Poster era sempre a caccia di soldi e potrebbe averli chiesti a Vaughan o a Jefferson che sono quelli piu’ abbienti tra i tre rimasti. Forse, avrebbe potuto chiedere l’aiuto di Schmidt per ricattarli, minacciando di rivelare cio’ che vi avevano fatto. Vaughan, dopo essere stato direttore del vostro istituto e’ stato direttore di un carcere e per uno come lui sarebbe potuto essere un gioco da ragazzi contattare qualcuno in grado di toglierli di mezzo” Kate Bilson sospiro’ profondamente
“ Ma sembra che l’assassina sia una donna” obietto’ Kate
“ Sembrerebbe proprio di si. Sono state confermate sia le impronte dei tacchi a spillo che la vernice per scarpe sulla lingua dei due morti. Comunque, uno dei tuoi aguzzini potrebbe aver contattato una killer femmina approfittandosi delle sue conoscenze tra i detenuti”
“ Ma Vaughan era direttore di un carcere maschile”
“ Cambia poco. Li’ in mezzo, qualcuno che conosceva una killer potrebbe averlo trovato. Ce ne sono diverse e alcune di loro sono forse in grado di uccidere degli uomini a mani nude. Per avere questa notizia, potrebbe aver promesso soldi ai parenti, a una moglie, a qualcuno per cui il carcerato non puo’ provvedere ed avrebbe preso due piccioni con una fava. Si sarebbe tolto di mezzo chi lo ricattava ed avrebbe fatto convergere le indagini su di voi.” Kate guardo’ il suo partner e gli sorrise
“ E’ un’ottima idea, Jim. Bisognerebbe indagare se qualcuno dei parenti dei carcerati ha avuto un miglioramento improvviso dello stile di vita. E bisogna soprattutto proteggere i tre rimasti”
“ Tu pensi che abbiano bisogno di protezione?”
“ Se l’idea di Jimenez e’ giusta, almeno due di loro sono in pericolo”
“ Hai ragione, Kate. E visto che l’assassina colpisce di notte, siamo ancora in tempo ad inviare tre squadre a protezione di quegli animali. E questa e’ una cosa che proprio non mi va giu’. Proteggere chi ti ha fatto del male” concluse il sergente accarezzando lievemente il bel volto di Kate che si ritrasse leggermente, apparentemente imbarazzata da quel contatto
“ Ora mangiamo altrimenti le pizze si raffreddano” disse la donna dirigendosi in cucina per andare a prendere dei piatti, cosi’ da far ammirare a Stolkes la perfezione del suo sedere. C’era da perdere la testa. Il corpo di Kate era perfetto e quell’abbigliamento, un look che strizzava l’occhio sia alla sensualita’ che alla comodita’ casalinga, lo metteva straordinariamente in risalto.
« Ultima modifica: 24 Gennaio 2020, 18:33:20 da DavideSebastiani »

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #17 il: 28 Gennaio 2020, 20:08:50 »
Sedicesimo episodio

Adam Mc Coy aveva appena terminato il suo turno. Lavorava come infermiere al White Memorial Medical Center, lo stesso ospedale dove aveva trovato lavoro il suo vecchio amico, il dottor Mark Jefferson. Era stato proprio il dottore, dopo la chiusura del riformatorio, ad aiutarlo nel trovare questo lavoro ed era stato come una manna dal cielo per lui. Ancora pochi anni ormai e sarebbe andato in pensione a godersi il tempo libero. Era stanco. Lavorava da quando era ragazzino e non vedeva l’ora di ritirarsi. Era piccolo di statura, Mc Coy. Non superava il metro e sessantacinque ed i suoi colleghi lo chiamavano, scherzandoci su, l’infermiere tascabile visto che era anche piuttosto magro, anche se negli ultimi anni aveva messo su un po’ di pancetta. Ma a sessantadue anni era normale e non si lamentava troppo. E a proposito del suo amico, il dottor Jefferson, aveva avuto un lungo colloquio con lui poche ore prima. Due dei suoi vecchi amici erano stati barbaramente uccisi e tutto lasciava intravvedere una vendetta oppure un mezzo per eliminare testimoni scomodi. Jefferson sembrava sicuro che a loro non avrebbero torto un capello ma lui non aveva questa sicurezza. Gia’, ma cosa avrebbe dovuto fare? Non poteva certo andare alla polizia e dire che vent’anni prima si era macchiato di orrendi crimini. La televisione aveva indugiato su quei due delitti ed era stato facile per i giornalisti collegarli tra loro a causa del percorso lavorativo comune, sia pure in settori diversi. Ma non sapevano altro ed in fondo in quel maledetto riformatorio erano decine le persone che ci lavoravano. Solo loro e le bastarde sapevano cosa era accaduto e chi tra di loro aveva violentato quelle ragazzine. Le rammentava appena. Tutte belle e gia’ formate, a dispetto della loro eta’, ma non ricordava altro di loro. Non riusciva a mettere a fuoco i loro visi. Ricordava che erano unite, forti e decise e che nemmeno le violenze le avevano cambiate. Ricordava in particolare il loro capo, quella Katherine, quel suo sguardo di ghiaccio che a volte lo metteva in difficolta’. Quella ragazzina aveva qualcosa in piu’ delle altre. Chissa’ com’era diventata e soprattutto chissa’ se era stata lei a macchiarsi dei due delitti. E se fosse andato alla polizia a chiedere protezione? Poteva essere un’idea ma doveva informarsi prima di compiere un gesto simile. Doveva contattare un avvocato. Forse il suo crimine era passato in prescrizione e non aveva nulla da temere dalla polizia ma forse poteva ancora essere accusato di violenza carnale e molto altro. Nessuno di loro era stato tenero con quelle ragazzine. E se invece fosse stato Vaughan? Non si era mai fidato troppo del suo vecchio direttore. In fondo, era stato lui l’artefice di tutto. Doveva ragionare sulla faccenda con calma. A casa sua sarebbe dovuto essere al sicuro, visto che abitava in un condominio abbastanza frequentato e sicuramente l’assassino non avrebbe rischiato di essere scoperto entrando nella sua abitazione ma comunque rimaneva piuttosto preoccupato. Prese le chiavi della sua auto giocherellandoci un po’ e si diresse nel seminterrato dell’ospedale dove coloro che lavoravano all’interno della struttura potevano parcheggiare la propria vettura. La individuo’ e si diresse verso di essa. Armeggio’ con le chiavi ed infine entro’ mettendosi seduto al posto di guida. Il parcheggio era praticamente deserto, a parte un altro lavorante che doveva aver finito contemporaneamente a lui il turno di lavoro. Infilo’ la chiave dell’accensione e stava per mettere in moto quando senti’ qualcosa di freddo ed appuntito sul collo
“ Ciao Adam, ci si rivede” La voce era femminile e Mc Coy non ci impiego’ molto per comprendere. Inizio’ a tremare e poi sospiro’ chiudendo gli occhi
“ Sei……. Sei una di loro? domando’ quasi balbettando” Una sonora risata riecheggio’ nella vettura
“ Ma che intuito! Si, sono proprio una delle bastarde. Non sei contento di rivedermi? Beh, festeggeremo il nostro incontro piu’ tardi. Ora tu metti in moto e prendi la direzione che io ti indichero’ se non vuoi che ti trafigga da parte a parte il collo. E puoi immaginare come la mia non sia solamente una minaccia” Mc Coy cerco’ di rimanere calmo ma era difficile
“ Cosa ci guadagno? Tanto lo so che hai deciso di uccidermi” La donna strinse con la mano sinistra la gola mentre con la destra fece scivolare la lama sulla guancia dell’uomo, ferendolo e facendogli scendere un rivolo di sangue
“ Chi ti ha detto che ti uccidero’? Io voglio solamente punirti” menti’ la giovane “A meno che tu non decida di ribellarti “prosegui’ alcuni istanti dopo
“ E Poster? E Schmidt?”
“ Oh certo. Loro si sono comportati male e chi si comporta male deve essere punito pesantemente. Te lo ricordi come ci punivate in riformatorio? Soltanto che adesso le regole sono cambiate e la punizione e’ ancora piu’ dura. Io punisco con la morte. Ma se tu farai esattamente cio’ che ti dico, potrai portare a casa la tua pelle, altrimenti questa e’ la tua ultima notte. Sta a te decidere” Mc Coy chiuse gli occhi terrorizzato. Non sapeva se quella donna gli stesse dicendo la verita’ ma di sicuro doveva mandare alle lunghe quella situazione. Non aveva scelta
“ D’accordo. Faro’ cio’ che mi dirai”
“ Molto bene. Ora metti in moto e attieniti scrupolosamente alle indicazioni che io ti daro’. Un solo tentennamento, un solo tentativo di richiamare attenzione e sei un uomo morto” Adam Mc Coy obbedi’. Mise in moto la vettura ed usci’ dal parcheggio. La lama del coltello era affilatissima e la sentiva sulla sua gola. Sapeva di non poter far nulla, almeno per il momento. Sarebbe bastato un secondo alla donna per trafiggerlo. Ma chi era? Riusciva a vedere solamente una figura interamente in nero. Solo gli occhi erano visibili ed erano occhi di una bellezza incredibile, chiari come un cielo terso. Sempre obbedendo alle indicazioni della donna, cerco’ di rammentare chi tra quelle ragazzine avesse gli occhi chiari e ricordo’ che erano in tre ad averceli. Si, quel particolare degli occhi lo ricordava. Forse perche’ c’era anche il capo delle bastarde ad averceli azzurri. Sicuramente, doveva trattarsi di lei. Nessun’altra avrebbe avuto il coraggio di fare una cosa del genere. La direzione indicata dalla donna faceva presumere che lei volesse dirigersi fuori dalla citta’ e la cosa non gli piaceva per niente. E cosa intendeva quando aveva detto che voleva punirlo? Il suo tremore era comunque passato e si stava abituando a quella strana situazione. Ma rimaneva il problema di come riuscire a portare a casa la pelle. Qualcosa gli diceva che quella donna lo avrebbe ucciso comunque. E pensare che aveva incontrato almeno un paio di macchine della polizia ma se avesse fatto un solo piccolo accenno, quella lama gli sarebbe entrata nella gola in un batter d’occhio. No, non era quello il modo di portare a casa la pellee doveva attendere un momento piu’ propizio.
Trascorse circa un’ora quando la donna gli disse di fermarsi. Erano ormai in aperta campagna alle otto e mezza di sera e nessuno nei paraggi. Davanti a lui un’utilitaria in perfetto stato, assurdamente parcheggiata in mezzo al nulla. La donna scese e gli intimo’ di fare altrettanto. Era quello il momento che attendeva. Con violenza, apri’ la portiera sbattendola addosso alla donna che rimase per un attimo sbalordita. Mc Coy ne approfitto’ per darsi alla fuga. La giovane, pur colpita, non era andata a terra ma la situazione si era complicata. Con quei tacchi assurdamente alti non poteva correre e Adam Mc Coy aveva gia’ un paio di metri di vantaggio. Si lancio’ al suo inseguimento ma in una frazione di secondo capi’ che non lo avrebbe mai potuto prendere. Si tolse gli stivali perdendo ulteriori secondi ma adesso era libera. L’uomo era abbastanza agile per avere oltre sessant’anni ma lei era giovane ed in perfetta forma. Inizio’ a correre il piu’ velocemente possibile e dopo un centinaio di metri aveva recuperato quasi completamente lo svantaggio e si getto’ a pesce su di lui avvinghiando le sue braccia ai piedi di Mc CoY. Entrambi caddero rovinosamente ma la migliore forma atletica della ragazza e la sua velocita’ di esecuzione ebbero la meglio. Fu lei la prima a rialzarsi e poi lo colpi’ al volto con due tremendi calci che impedirono all’uomo di rialzarsi. Lo afferro’ per i capelli e lo colpi’ anche con un pugno che ridusse Mc Coy all’impotenza facendolo svenire. Era stato tutto di una semplicita’ disarmante. Mc Coy era piccolo e lei allenata alla perfezione per poter soffrire troppo nel neutralizzarlo. Poi pero’ si guardo’ la sua aderentissima tuta di lattice ed osservo’ sgomenta che nel tuffarsi sull’uomo se l’era lacerata sul ginocchio sinistro dove si era ferita. Una piccola ferita che le aveva fatto perdere del sangue. Poco ma che sarebbe bastato per mandarla in galera. Doveva ragionare in fretta. Ma prima doveva eliminare Adam mettendo in atto la sua scena. Lo afferro’ sollevandolo e mettendoselo sulle spalle. Per fortuna Mc Coy era leggero e non trovo’ grosse difficolta’ nel tornare indietro nel punto dove si erano fermati e dove l’infermiere aveva tentato la fuga. Lo getto’ a terra come fosse un sacco di patate e l’uomo riprese conoscenza. D’altronde, la donna non lo aveva colpito per ucciderlo, cosa che avrebbe potuto fare con irrisoria semplicita’, ma solamente per renderlo inoffensivo e lui. Adam si stropiccio’ gli occhi e pote’ finalmente ammirare la giovane vestita con una tuta di lattice nera. Si era rimessa gli stivali e si era tolta il cappuccio. Mc Coy rimase per un attimo interdetto
“ Tu?” domando’ quasi inebetito.

Offline DavideSebastiani

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #18 il: 31 Gennaio 2020, 15:54:40 »
Diciassettesimo episodio

La giovane vestita con la tuta di lattice sorrise
“ Ti aspettavi qualcun’altra tra le mie compagne? Ed invece sono proprio io” Adam cerco’ di indietreggiare. Sapeva dai telegiornali che i suoi due ex compari erano stati uccisi a mani nude e adesso capiva il perche’. Quella donna lo aveva appena sopraffatto con una facilita’ impressionante. Lottare contro di lei sembrava essere un suicidio, senza contare che i colpi ricevuti gli avevano fatto perdere forza e lucidita’. Sentiva il dolce sapore del suo sangue che gli scendeva dalla bocca che si doveva essere rotta quando era stato colpito ma adesso questa sembrava l’ultima delle preoccupazioni. Doveva sperare che avesse detto la verita’ quando aveva affermato che intendeva solamente punirlo e non ucciderlo ma intanto la osservo’. Era davvero bella. Quella tuta di lattice le delineava il corpo stupendamente. Noto’ anche che era truccata perfettamente e rimase quasi incredulo nel constatarlo. Quale donna va in giro ad uccidere truccata e vestita come…… Vestita da dominatrice. E a lui le dominatrici erano sempre piaciute. Si mise in ginocchio ai piedi della donna. Forse, poteva unire l’utile al dilettevole. Il dilettevole di provare finalmente sulla sua pelle una vera dominatrice e l’utile di salvare la sua pellaccia, che non era certo una cosa secondaria
“ Ti prego, salvami la vita. Faro’ qualunque cosa tu voglia” La donna vestita di nero si tiro’ su di nuovo il cappuccio e sorrise
“ Striscia chiedendo la mia pieta’e baciami i piedi, tanto per cominciare” Mc Coy obbedi’ prontamente. Si avvicino’ strisciando e inizio’ a baciare ed a leccare le altissime calzature della donna. Lo fece con enfasi, eccitandosi nel compiere quell’azione. La donna sembrava compiaciuta. Voleva umiliarlo e la cosa sembrava piu’ facile del previsto. Osservo’ Adam baciare con trasporto le sue calzature e poi addirittura leccargliele. Era stupita del suo ardore ma lo lascio’ proseguire. Continuava ad osservarlo. Adam era incredibilmente preso a leccare e baciare quei suoi stivali dal tacco altissimo. Cerco’ di comprendere meglio quella strana situazione. Possibile? L’uomo indossava dei pantaloni di cotone piuttosto comodi ma gli occhi della donna si posarono sulle sue parti intime. Sembrava avesse il pene eretto. Si chino’ per osservare meglio. Non sembrava avercelo dritto. Era dritto. Quello schifoso aveva avuto un’erezione e il motivo sembrava inequivocabile. Si senti’ montare dalla rabbia. Lo afferro’ per il collo e lo costrinse a rialzarsi e quindi lo colpi’ con tutta la sua forza allo stomaco. Mc Coy rantolo’ e si rannicchio’ in ginocchio
“ Ma tu guarda questo. Non solo sei un pervertito che violenta le ragazzine ma ti piace anche farti dominare”
“ No, ma che dici?” cerco’ di mentire l’uomo che per tutta risposta ebbe un violento pugno dalla giovane che lo mando’ a cozzare violentemente contro la sua vettura. Non ebbe il tempo di fare altro che la donna lo colpi’ di nuovo con un calcio, dato stavolta ai testicoli. Adam urlo’ per il dolore
“ Vediamo se ti diventa duro un’altra volta” disse per poi colpirlo con una violenta ginocchiata ancora alle parti basse. Mc Coy stramazzo’ al suolo con le mani sui testicoli. Il dolore era lancinante. Mai in vita sua aveva sentito tanto dolore
“ Ti prego, hai equivocato. Mi sono eccitato perche’ sei diventata una donna bellissima, perche’ sei vestita in questo modo. Dio, sembri nuda, e’ chiaro che mi sono eccitato” La giovane lo guardo’ con disprezzo
“ Qualunque sia il motivo, non ci sto piu’ ad eccitare le tue fantasie sessuali. E’ successo in passato e non accadra’ piu’” gli rispose colpendolo ancora con un calcio al volto. Stavolta i tacchi altissimi fecero un danno devastante a Mc Coy. Il suo viso era sfregiato e la ferita era lunga e profonda. Il sangue colava in abbondanza ma la donna era solo all’inizio. Adam Mc Coy era ormai impossibilitato a muoversi e la giovane, muovendosi velocemente, lo colpi’ innumerevoli altre volte, tutte con un esito nefasto per l’infermiere che era ormai ridotto ad una maschera di sangue
“ Ti scongiuro, abbi pieta’” sussurro’ col poco fiato che gli era rimasto. La donna sorrise lugubremente
“ Si, avro’ pieta’ di te. La stessa pieta’ che tu hai avuto nei confronti miei e delle mie compagne” disse afferrando per l’ennesima volta Mc Coy, ormai nulla piu’ di un burattino nelle sue mani. Lo giro’ di spalle spingendolo addosso alla sua vettura. Il buio era totale e si sentivano solamente i pianti dell’uomo ed i suoi respiri affannati. Mise il braccio destro intorno al collo di McCoy e poi inizio’ a stringere. Sentiva la resistenza di Adam affievolirsi ed uno strano calore invece pervaderla interamente. Si sentiva potente, invincibile e quella sensazione di onnipotenza la rendeva quasi bisognosa di toccarsi. Respiro’ profondamente e quindi strinse ancora per qualche istante per poi lasciarlo. Mc Coy aveva gli occhi quasi fuori dalle orbite ma era ancora vivo. Non riusciva a ragionare in modo coerente ma capiva che aveva appena visto la morte in faccia e che poi lei aveva desistito. Tossi’ in modo violento osservando la splendida figura che aveva di fronte e che troneggiava come una dea sopra di lui. Poi vide che lo riafferrava. Quella donna era incredibilmente forte per essere una femmina e lui era nulla di piu’ di un fantoccio nelle sue mani. Sapeva che lei non avrebbe provato nessuna pieta’ per lui e l’avvicinarsi della morte gli fece dimenticare le sue fantasie sottomesse. Subi’ il primo pugno, il secondo e poi il terzo, sputo’ sangue e denti e cadde senza la forza di rialzarsi. Fu proprio la donna a sollevarlo per il bavero e a rialzarlo. Lo guardo’ respirando profondamente. Era una sensazione incredibile avere quell’uomo tra le sue mani. Lo afferro’ nuovamente stringendo il suo braccio destro intorno al collo di Adam e respirando profondamente. Mc Coy provo’ a liberarsi ma non poteva competere con la bellissima donna. Sentiva il profumo meraviglioso della giovane e incredibilmente, il suo pene riacquisto’ turgidita’, pur sapendo che proprio lei stava per ucciderlo. Scoppio’ quindi in un pianto irrefrenabile mentre la donna si aiutava anche col braccio sinistro per rendere la sua presa mortale. Stavolta non si fermo’, provando una strana sensazione di grandissimo piacere mentre faceva esalare l’ultimo respiro al suo persecutore che reclino’ il capo e smise di vivere. La donna lascio’ che Adam Mc Coy cadesse a terra e si guardo’ per l’ennesima volta la sua conturbante tuta di lattice rotta e quella piccolissima ferita. Il sangue non usciva piu’ ma da qualche parte in quel luogo che aveva scelto per uccidere l’infermiere si trovava una sua traccia ematica. Doveva portarlo lontano da quel posto e cambiare parte del suo piano. Prese il corpo ormai senza vita di Mc Coy e lo carico’ sul sedile a fianco al guidatore e quindi si mise lei stessa alla guida, facendo attenzione a non toccare nulla con il ginocchio, la parte ferita, e unica parte scoperta del suo atletico corpo, oltre ovviamente agli occhi. Fece circa tre chilometri a fari spenti ed infine trovo’ il posto che sembrava fare al caso suo. Ai lati del viottolo l’erba era alta e non c’era altro. Il luogo era ideale. Prese il cadavere dell’uomo gettandolo a terra vicino alla macchina e quindi si tolse gli stivali per poter camminare senza lasciare tracce che potessero indicare quale fosse la provenienza e, facendo attenzione a non ferirsi ulteriormente, cammino’ a passo spedito nel posto dove si era consumato l’omicidio. C’era parecchio sangue ma sarebbe stato difficile risalire a quel punto in aperta campagna senza indicazioni precise. E se anche l’avessero trovato, il sangue era tutto di Mc Coy, a parte quella piccola traccia della sua lievissima ferita. Sarebbe stata davvero sfortunata se la polizia avesse trovato proprio quella minuscola traccia in mezzo a quel lago di sangue. Ando’ poi dentro la macchina che era parcheggiata in quel punto. Vi trovo’ tutto cio’ che le serviva. Si cambio’ d’abito, mettendosi degli anonimi jeans ed un’altrettanto anonima maglia e delle normalissime scarpe da ginnastica. Osservo’ poi il telefonino usa e getta, un minuscolo registratore vocale digitale ed un congegno per alterare la voce e renderla irriconoscibile. Per usarli, avrebbe dovuto pero’ aspettare ed avvio’ la macchina fino a raggiungere la statale. Solo allora accese il registratore vocale e, aiutandosi col trasformatore della voce, registro’ alcune frasi nelle quali diceva dove si trovava esattamente il luogo dove avrebbero potuto ritrovare un uomo morto. Dopodiche’, telefono’ alla polizia facendo sentire la conversazione appena registrata. Era fatta. Ora doveva solamente fermarsi nel posto gia’ scelto precedentemente, dar fuoco ai suoi vestiti, gettare poi il telefonino, il registratore vocale digitale ed il trasformatore della voce nel fiume Los Angeles prima che questo sfociasse a Long Beach e finalmente andarsene a casa. Sospiro’ profondamente, completamente soddisfatta. Aveva fatto quanto era giusto fare.

Offline DavideSebastiani

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #19 il: 04 Febbraio 2020, 17:16:07 »
Diciottesimo episodio

Kate Bilson e Jim Stolkes avevano mangiato con appetito ed ora si trovavano l’uno accanto all’altra seduti sul divano, con la televisione accesa che nessuno dei due guardava. Jim era nervoso. La donna che amava le stava ormai a pochi centimetri. Poteva sentire il profumo della sua pelle mentre i suoi occhi si perdevano nella bellezza del suo viso, nella profondita’ dei suoi occhi di un azzurro intensissimo ma anche nella scollatura di Kate che mai aveva potuto ammirare a causa del suo abbigliamento sempre casto. E quelle gambe……. Erano bellissime, lunghe e tornite. Sposto’ poi lo sguardo sulle sue braccia cosi’ generosamente nude, una volta tanto, e senti’ un brivido percorrergli la schiena. Quelle braccia e quelle gambe erano forti, oltre che bellissime e lui lo sapeva perfettamente. Ma erano anche le braccia e le gambe di un’assassina? Non poteva nemmeno immaginare una cosa del genere. Si, Kate era forse una delle poche donne di Los Angeles che avrebbe potuto ridurre quei due uomini in quel modo ma non era lei. Ne era certissimo. Si avvicino’ verso di lei, col respiro sempre piu’ affannato
“ Kate, io….. Tu…..” balbetto’ miseramente. Che figura stava facendo. Ma Kate sorrise avvicinandosi anche lei verso Jim. Ormai erano praticamente appiccicati e Kate reclino’ la sua testa avvicinandola a quella di Jim. Era un invito a baciarla. Non gli sembrava vero! Oh si che lo era invece. Stolkes dovette protendere solamente il suo collo verso di lei e finalmente senti’ il buonissimo sapore delle sue labbra. Per un attimo, penso’ di star sognando ma quel bacio era reale oltre che meraviglioso. Kate si distacco’ per un secondo, mettendogli la mano sul suo viso accarezzandoglielo. Jim senti’ un altro brivido corrergli lungo la schiena ma stavolta era dolce e tenero ed ancor piu’ dolce e tenero era il sorriso della giovane
“ Kate, io…..” balbetto’ nuovamente Jim, come un adolescente di fronte alla sua prima ragazza. La donna gli sorrise, sempre accarezzandolo
“ Piantala di parlare e continua a baciami, Jim”

Kate Bilson si alzo’ dal letto interamente nuda dirigendosi verso l’uscita della camera e Jim Stolkes sorrise al pensiero che quel corpo meraviglioso era stato suo per diverse volte, quella sera. Avevano fatto l’amore in modo dolce ma appassionato, con una voglia irrefrenabile da parte di entrambi, un desiderio che mai Jim aveva provato nella sua vita. Non gli ci volle molto a capire che quel desiderio era semplicemente figlio dell’amore che provava nei confronti di quella giovane e bellissima donna. Kate ritorno’ nella stanza da letto con due bicchieri di vodka, dandone uno all’uomo e tenendo il secondo per se stessa, quindi si mise seduta sul bordo del letto vicino a Jim, incurante della sua completa nudita’
“ E’ stato bello, Jim” gli sussurro’
“ Per me e’ stato semplicemente meraviglioso” confermo’ il sergente. Kate intanto scosse la testa e Jim prosegui’ “C’e’ qualcosa che non va?” La bellissima detective sorrise
“ Oh no, a parte il fatto che sono sospettata di omicidio” rispose la giovane con ironia “Pensavo al fatto che mi ero accorta da un bel po’ di tempo che mi guardavi….. in modo non professionale. E sono stata una stupida a non farti capire che anche tu non mi eri indifferente”
“ Forse non ti andava di mischiare la vita privata al lavoro” La donna mosse la testa avanti e indietro in segno di affermazione
“ Si Jim. Avrei voluto incontrarti in altri ambiti ma va bene cosi’” concluse la Bilson proprio mentre il rumore dello squillo del telefonino di Stolkes inizio’ a propagarsi per la stanza. Kate si alzo’ e porse a Jim il pantalone all’interno del quale il telefonino proseguiva a squillare. Il sergente lo afferro’ e storse la bocca osservando il display. Era il suo capitano e questo non era un buon segno
“ Sergente Stolkes. Qualche novita’capitano Richards?”
“ Purtroppo si, sergente. Siamo a quota tre. Una telefonata anonima ci ha avvertito dove avremmo trovato un cadavere e tutto lascia presagire che si tratti della stessa persona che ha ammazzato i primi due” Stolkes respiro’ profondamente. La notizia era di un altro omicidio, l’ennesimo, ma forse stavolta non era cosi’ brutta come si poteva supporre”
“ Capitano, a quando risale l’omicidio?”
“ Ancora non lo sappiamo ma la telefonata e’ giunta al 911 circa un’ora fa’ ” Stolkes sorrise
“ Senta capitano, io sto qui a casa del tenente Bilson da oltre tre ore. Sono venuto a farle compagnia per tirarle su il morale considerando la brutta posizione nella quale si trovava. Questo nuovo omicidio la esclude completamente visto che non puo’ essere stata lei a telefonare e di conseguenza a compiere quest’ultimo omicidio”
“ Ne sei sicuro Jim?”
“ Capitano, lei mi conosce. Avrei fatto qualsiasi cosa per scagionare il tenente Bilson ma non quella di mentire al mio capitano. Il Tenente Kate Bilson ha trascorso in casa sua le ultime tre ore in mia compagnia. E’ il mio diretto superiore, la stimo ed era mio dovere farle sapere che non era da sola in questo squallido caso”
“ Bene sergente. Sono felice per Kate. E’ li’ vicino a te?”
“ Si capitano”
“ Bene, passamela”
“ Agli ordini capitano. Ma prima vorrei chiederle se posso proseguire le indagini di nuovo con lei. Il suo passato e’ indispensabile per far luce su questo caso cosi’ intrigato”
“ Questo e’ ovvio. Ora fammi parlare con lei” Stolkes passo’ il suo telefonino alla Bilson che lo afferro’ con il cuore in gola
“ Capitano”
“ Ciao Kate. Non tutti i mali vengono per nuocere. Hai sentito cosa dicevo al sergente Stolkes?”
“ Non tutto, capitano”
“ C’è stato un nuovo omicidio con le stesse brutali ritualita’. E sembra trattarsi di un altro dei vostri vecchi persecutori visto che si tratta di Adam Mc Coy”
“ L’infermiere?”
“ Esatto, l’infermiere. Da questo momento torni in servizio, Kate. Ho bisogno di te per dipanare questa matassa” La Bilson sospiro’ soddisfatta
“ Bene capitano, cerchero’ di non deluderla” rispose infine chiudendo la conversazione e restituendo il telefonino al sergente Stolkes che la guardo’ adorante
“ Torniamo a fare coppia, allora”
“ Si ma quello che e’ successo stasera non deve interferire nel nostro lavoro”
“ Vuoi dire che dopo…….” Kate sorrise, afferro’ il volto di Jim per poi baciarlo teneramente
“ Voglio dire che non ho nessuna intenzione di rinunciare a te, scemo. Ma sul lavoro sono io il capo e tu farai cio’ che ti ordino” Jim sorrise a sua volta
“ Agli ordini, tenente” Era giusto cosi’. Sul lavoro, avrebbe preso gli ordini da quella splendida donna. E qualcosa gli diceva che non sarebbe stato solo sul lavoro. Non con una donna con la personalita’ dominante come quella di Kate. Ed in fondo, la cosa non sembrava dispiacergli affatto. Non se quella donna possedeva le doti di Kate Bilson. Si rivestirono in fretta. Il lavoro non poteva attendere. Un paio di telefonate per conoscere il luogo dell’omicidio e dopo nemmeno dieci minuti erano in macchina per dirigersi verso la scena del crimine ma mai come quella volta Jim Stolkes era felice. Aveva conquistato la donna dei suoi sogni, a suo parere la piu’ bella poliziotta di tutti gli Stati Uniti ed il lavoro era meno duro. Soprattutto perche’ accanto a lui c’era proprio lei, la donna della quale era pazzamente innamorato, la detective che lo faceva sentire piu’ sicuro ora che gli era di nuovo accanto. E soprattutto ora era certo che non poteva essere stata lei. Quel maledetto dubbio non gli avrebbe piu’ fatto compagnia. Al momento della telefonata, e con ogni probabilita’ anche in quello dell’omicidio, Kate era fra le sue braccia e stavano facendo l’amore in modo appassionato.

Offline DavideSebastiani

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #20 il: 07 Febbraio 2020, 17:03:34 »
Diciannovesimo episodio

Il posto era situato oltre la periferia nord di Los Angeles, completamente isolato. Se non ci fosse stata quella telefonata, difficilmente il corpo sarebbe stato trovato prima di un paio di giorni e Stolkes penso’ che fosse strano questo comportamento. L’assassina voleva che il cadavere fosse scoperto in poco tempo. Perche’ , quanto al sesso del serial killer, ormai c’erano pochi dubbi che si dovesse trattare di una donna. Gli esperti che avevano risentito la telefonata inviata al 911, pur riservandosi di studiarla meglio visto il breve tempo trascorso, avevano potuto notare come la voce, pur manipolata, fosse femminile. Per il resto, era una voce metallica non riconoscibile. E non era possibile risalire a chi aveva acquistato quel manipolatore vocale visto che ormai quegli oggetti si compravano su internet per poche decine di dollari. Ma rimaneva senza spiegazioni il motivo per cui volesse che il corpo fosse subito ritrovato. Lo aveva fatto anche nel primo omicidio, quello di Erik Poster, ucciso all’interno della roulotte e poi trascinato all’esterno. E sicuramente c’era una spiegazione piu’ che valida considerando che l’assassina non sembrava lasciare niente al caso.
Kate e Jim scesero dalla macchina. Ancora una volta, i due poliziotti erano stati anticipati dalla scientifica e dalla patologa Emily Parker che osservo’ l’arrivo dei due della omicidi sorridendo
“ E’ bello avere a che fare con un serial killer. Rende tutto piu’ facile per noi medici legali” esordi’ la patologa con una evidente punta di ironia. Kate avanzo’ verso la Parker, la saluto’ in modo professionale, subito imitata dal sergente Stolkes
“ In che senso?” chiese poi la detective
“ Nel senso che, a meno di clamorose sorprese, questo tipo e’ stato ucciso come gli altri due. E’ persino ritornato al sistema del primo omicidio visto che anche questo e’ stato strangolato mentre con il secondo, il guardiano notturno, l’assassino aveva cambiato strategia e lo aveva infilzato” La Bilson si chino’ sul cadavere, sollevo’ il lenzuolo con il quale era stato coperto e poi fece una smorfia
“ E’ lui?” domando’ Stolkes
“ Si, e’ Adam Mc Coy, il piccoletto”
“ Il piccoletto?” chiese ancora il sergente
“ Lo chiamavamo cosi’ a causa della sua statura. Ero una ragazzina ed ero gia’ piu’ alta di lui” rispose la detective che poi diresse la sua attenzione di nuovo verso il medico legale “E quindi, e’ stato brutalmente picchiato come gli altri due?”
“ Esatto. Con i soliti segni sul volto dovuti ad un’arma da taglio oppure dai tacchi e con la lingua sporca di nero, segno inequivocabile che prima di essere ucciso e’ stato costretto a leccare qualcosa”
“ Le scarpe dell’assassina?”
Probabile. Ma se proprio vogliamo trovare una novita’, posso dirvi che questo non e’ stato ucciso in questo punto”
“ Vuol dire che questa non e’ la scena del crimine?”
“ No detective. Questa e’ la scena del ritrovamento del cadavere. La scientifica potra’ esservi di maggiore aiuto. Per quanto mi riguarda, il sangue e’ scarsissimo e questo tipo ne deve aver sparso un bel po’ considerando il solito modo in cui e’ stato massacrato”
“ Quando e’ morto pero’ ce lo puo’ dire”
“ Per ora solo approssimativamente. La morte e’ fresca e risale a circa due/tre ore fa ma ovviamente vi potro’ dare l’esatto orario dopo l’autopsia. Difficile pero’ che mi possa sbagliare” Stolkes sospiro’ soddisfatto. Questa notizia era proprio cio’ che attendeva. Non poteva essere stata Kate. Quest’ultimo omicidio la escludeva definitivamente da ogni accusa. I due si allontanarono dalla patologa e si avvicinarono al gruppo di poliziotti della scientifica che stavano cercando di rilevare qualcosa in mezzo al verde delle foglie e sulla piccola strada asfaltata dove c’era ancora la macchina di McCoy. Il tenente Edward Coleman li accolse con un sorriso amaro. Conosceva bene la coppia di poliziotti per averla trovata piu’ volte lungo il suo percorso professionale
“ Guarda, guarda. La coppia piu’ efficiente della omicidi di Los Angeles”
“ Vedo che stavolta ti sei scomodato di persona” gli disse Stolkes salutandolo calorosamente
“ E gia’. Ci voleva un serial killer per farmi abbandonare il mio laboratorio” rispose Coleman
“ Taglia corto, Ed” fece Stolkes “Cosa ci dici che puo’ esserci utile nelle indagini?”
“ Uhm. Di sicuro e’ stato ucciso da un’altra parte e poi portato qui con la sua macchina”
“ Questo ce l’aveva gia’ detto la Parker” intervenne Kate “Qualcosa che non sappiamo? Ad esempio da quale direzione proveniva l’automobile? E ci sono tracce, impronte?”
“ Beh, la direzione dalla quale proveniva la macchina e’ est ma poi le tracce si perdono nella parte asfaltata. Impossibile dire quanti chilometri il veicolo ha percorso dal luogo dell’omicidio fino qui”
“ E’ quindi complicato ritrovare il vero luogo dove e’ stato commesso l’omicidio?”
“ L’ho appena detto. Piu’ che complicato direi quasi impossibile. Allargheremo il cerchio delle nostre indagini ma qui stiamo in aperta campagna. E’ assolutamente impensabile che si possa trovare qualcosa. Per quanto ne sappiamo, Mc Coy potrebbe essere stato ammazzato a diversi chilometri di distanza oppure a poche centinaia di metri”
“ Mmmm. E ci sono altre tracce?” chiese a sua volta Kate
“ Si, tenente Bilson. Alla nostra assassina seriale piace mettere in scena un teatrino, ma questo voi lo sapevate gia’. Ci sono impronte di tacchi alti e di un orma…… diciamo un 41. Deve trattarsi di una donna notevolmente alta, piu’ o meno come lei. Vede questa impronta? Il tacco è minuscolo ma si evince quanto sia profondo rispetto al resto dell’impronta e questo lascia supporre che si tratti del classico tacco a spillo. Ora mi chiedo….. Quale assassina va in giro ad uccidere con i tacchi a spillo?”
“ Una che vuole mettere in scena un teatrino, come diceva lei, Coleman” rispose ancora Kate
“ Gia’. Quello che mi chiedo e’ perche’ non l’abbia ucciso direttamente in questo posto isolato. Ma questo dovrete scoprirlo voi. Per il momento e’ tutto cio che sappiamo. Stiamo cercando impronte dentro la macchina ma dubito che troveremo qualcosa che non appartenga a Mc Coy. Signori, vi trovate di fronte ad una persona molto furba e attenta”
“ Gia’” ammise Stolkes che poi si giro’ verso il suo capo “Che facciamo Kate?”
“ Qui abbiamo finito. Torniamo in macchina” I due poliziotti si avviarono verso la macchina di Stolkes ed entrarono, con l’uomo al posto di guida “Metti in moto ed andiamocene” ordino’ poi la detective
“ Dove?”
“ E’ tardi e considerando il modus operandi dell’assassina, dubito che la notte ci riservera’ delle sorprese. Ne ammazza uno al giorno. Anzi, uno a notte. Con Mc Coy ha anticipato le mosse, forse perche’ prenderlo di notte sarebbe stato troppo complicato”
“ Gia’! Forse quest’omicidio potevo evitarlo” Kate guardo’ il compagno in modo interrogativo
“ Come avresti potuto?”
“ Stasera, prima di mangiare, avevo chiesto ed ottenuto di avere tre coppie di poliziotti per sorvegliare le case dei tuoi persecutori rimasti in vita”
“ Era quello che dovevi fare. Perche’ ti rammarichi?”
“ Perche’ ho spedito i colleghi sotto le case dei tre rimasti in vita invece di cominciare la sorveglianza nel luogo di lavoro e l’assassina si e’ basata proprio su questo. Ha anticipato le mie mosse e probabilmente lo ha aspettato al lavoro costringendolo poi in qualche modo a far rotta verso un posto isolato dove lo ha ucciso. Capisci Kate? Tu non avresti commesso quest’errore” La detective accarezzo’ il volto del sergente. Avrebbe avuto voglia di baciarlo ma erano a pochi metri da diversi agenti della scientifica, in particolar modo del tenente Coleman che li conosceva benissimo e voleva evitare che si potesse chiacchierare su di loro. Almeno per il momento
“ Non sono infallibile, Jim. Lo so che tu mi consideri una specie di super poliziotta e la cosa mi fa immensamente piacere ma avrei potuto commettere lo stesso sbaglio. Sorvegliare le abitazioni di quei tre era la cosa piu’ normale da fare in quel momento e tu l’hai fatto”
“ Dovevo prevedere le mosse dell’assassina ed invece e’ stata lei a prevedere le mie”
“ Piantala di piangerti addosso, Jim e andiamocene. Voglio andare a dormire ed essere pronta per domani. Dobbiamo assolutamente prendere quella figlia di puttana”
“ Su questo sono d’accordo, ovviamente. Quindi, ti accompagno a casa tua?” La Bilson si giro’ verso il sergente facendo un lieve sorriso
“ No scemo. Voglio che tu venga a dormire a casa mia” Stolkes spalanco’ gli occhi
“ Dici davvero?”
“ Dico davvero. E muoviti. E’ un ordine del tuo capo” Jim guardo’ la bella poliziotta e sorrise. Era il suo capo ed obbedirle non le dava fastidio anche se quella situazione esulava completamente dal rapporto di lavoro. Ma se voleva stare con Kate doveva accettare anche quel suo carattere apparentemente spigoloso, ben sapendo che si trattava di una persona con un cuore d’oro ed una umanita’ enorme. Il suo sorriso si apri’ completamente
“ Agli ordini, capo” disse infine. E mai un ordine di Kate gli era sembrato tanto gradito.

Offline DavideSebastiani

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #21 il: 11 Febbraio 2020, 17:02:54 »
Ventesimo episodio

Kate Bilson si alzo’ di buon mattino. Era interamente nuda ed il suo corpo flessuoso e atletico era il massimo della sensualita’ e dell’erotismo. Vide Jim Stolkes che ancora dormiva beatamente e sorrise dirigendosi poi verso la doccia. Avevano fatto di nuovo piu’ volte l’amore ed avevano dormito davvero poco ma si sentiva in forma perfetta. Uscita dalla doccia con solo l’accappatoio addosso, torno’ nella sua camera da letto mettendosi seduta accanto a Jim che continuava a dormire beatamente. Poggio’ le sue labbra su quelle del sergente che apri’ gli occhi estasiato nel vedere il bel volto della donna che amava chino sopra di lei
“ Allora dormiglione, ti vuoi svegliare o vuoi poltrire tutta la mattina?” Jim sorrise felice baciando a sua volta le labbra di Kate
“ Credo di star ancora dormendo e sto sognando. Un sogno meraviglioso” Kate tolse tutte le lenzuola
“ Sveglia Jim, il tempo dei sogni purtroppo è terminato, almeno per stamattina. Ci attende una dura giornata di lavoro”
“ Ok capo. Mi accontento di aver avuto il piu’ bel risveglio della mia vita”
“ Scommetto che lo dicevi a tutte le donne con le quali hai dormito” Stolkes scosse la testa
“ Non sono uno che fa tanti complimenti se non li pensa davvero. Padrona di non crederci Kate ma tu…… Tu sei diversa per me” Katherine Bilson si alzo’ cercando di sistemarsi i capelli che in quel momento le scendevano disordinati sulle spalle e davanti al viso. Era sicura che Jim fosse innamorato di lei. Ne aveva sempre avuta la certezza. Una donna sa quando un uomo trepida per lei e quella notte di passione aveva rafforzato questa sensazione. Non era stato solamente sesso e sapeva che c’era stato qualcosa in piu’. Anzi, molto di piu’, con sua enorme soddisfazione del resto in quanto perche’ anche a lei il sergente Stolkes non era indifferente. Fisicamente, era piu’ che apprezzabile, anche se lei avrebbe potuto permettersi molto di piu’ ma cio’ che le piaceva era il suo carattere. Sapeva essere autoritario e nello stesso tempo non si era mai posto il problema di chinare la testa di fronte a lei, cosa che non era mai facile per un uomo sul luogo di lavoro. E soprattutto era intelligente e perspicace, cosa che ne faceva un ottimo poliziotto ma anche un eccellente compagno di lavoro
“ Ok, fingero’ di crederci, sergente. Mentre io mi vesto, in cucina c’e’ l’occorrente per preparare una bella colazione. Ti va di farmela trovare pronta?”
“ E’ un ordine del mio superiore?” chiese Jim usando un tono ironico. Kate si avvicino’ a Stolkes e lo bacio’ con forza, quasi con possesso
“ No. E’ un ordine che do al mio uomo. E’ la mia natura, Jim. Credo che dovrai farci l’abitudine se hai intenzione di continuare a dormire nel mio letto”
“ Mi costera’ poca fatica obbedirti, allora. Ci sono gia’ abituato al lavoro”
“ E ti dispiace?” Stolkes guardo’ ammirato e rapito la bella detective
“ Con chiunque altra, faticherei enormemente ma con te……. Con te tutto mi appare normale Kate. Hai una personalita’ straordinaria ed io sono troppo felice che tu mi abbia appena considerato il tuo uomo. Sara’ un piacere farti trovare pronta la colazione. Oggi e i giorni che seguiranno, se tu lo vorrai” La Bilson sorrise soddisfatta
“ Guarda cha la considero una promessa”
“ Ed io sono abituato a mantenerle. Dammi dieci minuti ed avrai la colazione pronta sul tavolo” Kate sorrise maliziosa
“ Bene ma questa e’ appena la prima volta che ci svegliamo insieme e se ce ne saranno altre la colazione che mi farai trovare pronta dovra’ essere sempre il mio dolce risveglio” Stolkes la guardo’ ammirato
“ Te l’ho appena detto. La colazione per il tenente Kate Bilson, futuro capitano, sara’ pronta ogni qualvolta avro’ il piacere di dormire accanto a lei” concluse il sergente uscendo dalla camera da letto. Era il ritratto della felicita’. Amava quella donna. La amava immensamente e solo quello contava per lui.

Jim Stolkes osservo’ Kate dopo aver terminato la colazione. Il suo abbigliamento era il solito che usava al lavoro, con una giacca ed un pantalone nero ed una camicetta color crema castamente allacciata fino al penultimo bottone, stivaletti neri e bassi e i capelli raccolti nella sua solita coda di cavallo con il trucco quasi inesistente, a parte un leggerissimo ritocco agli occhi
“ Se vuoi che continui a venire a dormire a casa tua, avro’ bisogno di andare a prendere alcuni indumenti a casa mia. Malgrado la doccia ho la sensazione di essere sporco per essermi rimesso cio’ che avevo ieri” esordi’ il sergente
“ Ci andrai stasera. Ce la fai ad aspettare? Andare al distretto con una valigia significherebbe dover dire a tutti che stai andando a vivere da un’altra parte. E considerando che hai detto al capitano che all’ora dell’omicidio eri con me, ci vorra’ poco a capire che stiamo insieme. Preferisco aspettare prima di comunicare a tutti questa cosa”
“ Si certo, hai ragione. E per questi omicidi? Come hai intenzione di muoverti?” Kate sospiro’
“ Voglio innanzi tutto convocare di nuovo le mie vecchie compagne”
“ Ma l’abbiamo gia’ fatto. Hanno tutte un alibi”
“ Sono stati controllati gli alibi?”
“ Certo Kate. E hanno detto la verita’. Per i primi due omicidi, in due, e cioe’ Shauna e Audrey hanno addirittura un alibi consolidato per entrambe le serate mentre Carolyn e Abigail ce l’hanno per almeno uno e siccome pare ormai comprovato che tutti gli omicidi sono stati commessi dalla stessa persona, nessun giudice si sognerebbe di incriminare una delle tue ex compagne se non portiamo delle prove piu’ che concrete”
“ Uhm. Sara’, ma voglio vederle con i miei occhi. Un alibi si puo’ anche costruire artificiosamente. Ad esempio Abigail. Era bella e furba e scommetto che non avrebbe avuto alcuna difficolta’ a far innamorare un uomo per poi fargli dire di aver trascorso la notte insieme”
“ No Kate. Al ristorante dove hanno cenato ci sono diversi testimoni che hanno riconosciuto i due”
“ Si ma l’omicidio e’ stato compiuto di notte. Un uomo innamorato potrebbe benissimo fornire un alibi alla propria donna, soprattutto considerando la motivazione. Non dimenticare cio’ che abbiamo passato io e loro. E trovare un uomo che accetti di vendicarsi di coloro che hanno fatto del male alla propria donna, sia pure fornendo un alibi, puo’ essere piu’ facile di cio’ che immagini” Stolkes sospiro nervoso. Kate aveva ragione, come al solito. Un uomo innamorato avrebbe potuto avvalorare l’alibi di Abigail. E lui l’avrebbe fatto per Kate? Si, forse l’avrebbe fatto. Avrebbe fatto qualsiasi cosa per lei ma per fortuna non ce ne sarebbe stato bisogno. Kate, la sua Kate, era innocente e si stava addirittura prodigando per venire a capo di quel caso stramaledettamente intrigato. Il tenente Bilson osservo’ per alcuni secondi le titubanze del suo collega, immaginando perfettamente a cosa si riferissero e quindi prosegui’ “ Senza dimenticare che avrebbe potuto drogare il suo ragazzo dopo aver fatto sesso con lui e poi uscire tranquillamente per uccidere Erik Poster. E guarda caso, non ha alibi per il secondo omicidio” Stolkes spalanco’ gli occhi. Certo, era potuta andare cosi’. Ecco perche’ stimava Kate. Perche’ lei era una spanna sopra a tutti gli altri ed arrivava dove ne’ lui e ne’ gli altri poliziotti erano in grado di arrivare
“ Hai ragione Kate. Ho preso per un giorno in mano le redini di questo caso ed ho commesso un sacco di errori. Per fortuna ora ci sei nuovamente tu”
“ No Jim, stai tranquillo. Tu sei in gamba ma gli episodi e gli omicidi si sono succeduti troppo rapidamente e non ti hanno dato tempo di ragionare con calma che e’ proprio quello che voglio fare. Telefona a Jimenez. Voglio che la mia cara amica Abigail sia controllata per ventiquattro ore su ventiquattro. Voglio anche un agente donna in modo che la possa seguire anche se va in bagno”
“ Ok, telefono subito a Raul”
“ Aspetta, lo farai dopo. Prima voglio andare a fondo su tutti questo omicidi ragionando con calma insieme a te. C’e’ anche la possibilita’ che il dottore o il direttore possano aver architettato tutto. Giusto?”
“ Potrebbe essere. Tu chi pensi eventualmente tra i due?”
“ Il direttore Vaughan e’ quello che non ci metterebbe un attimo a fare una cosa del genere. Stamattina andremo a parlare con entrambi, sia per vedere le loro reazioni e sia per avvertirli che staranno sotto protezione”
“ Speriamo di avere agenti a sufficienza”
“ E’ necessario. Stiamo parlando di tre omicidi, non di un furtarello. Ed a proposito, volevo concentrarmi proprio sul modus operandi dell’assassina. Diamo per scontato quindi che sia una donna?” Stolkes guardo’ la sua partner
“ Tu no?”
“ Direi di si. E’ soprattutto la testimonianza del guardiano notturno, quel Pratt, che mi fa propendere per questo. Ed anche il fatto che nell’omicidio di Poster l’apertura della roulotte non era stata manomessa. Dubito che uno come Erik potesse far entrare un uomo senza costringerlo ad usare le maniere forti. Ed invece la porta e’ intatta, segno che si fidava. E quindi, o qualcuno che Poster conosceva bene oppure una donna. Di una donna ci si fida, soprattutto se e’ di bell’aspetto”
“ Ma quale donna potrebbe essere in grado di uccidere un uomo in quel modo?”
“ Domanda da un milione di dollari. Io e poche altre”
“ Abigail?”
“ E come faccio a saperlo? Psicologicamente era in grado di farlo. Era quella con meno scrupoli tra tutte noi ma un conto e’ fare la stronzetta con altre coetanee ed un altro andare in giro per Los Angeles a cercare gli uomini che ci avevano violentate e massacrarli”
“ Una bella differenza. E qualche killer donna a pagamento?” chiese Jim basandosi sull’ipotesi di Jimenez
“ Altra bella domanda alla quale e’ difficilissimo rispondere. Personalmente, la trovo quella piu’ plausibile anche se ancora ho l’impressione che una tra le mie ex compagne possa aver a che fare con questi delitti. Il problema e’ che se si tratta di una professionista, difficilmente ne verremo a galla. Piuttosto, la domanda da farsi e’ diversa. Se partiamo dall’ipotesi di una killer, rimane il fatto che qualcuno deve averla pagata per compiere questi delitti. Qualcuno o….. qualcuna”
“ E quindi, l’unica possibilita’ di prenderla, visto che difficilmente potremo arrivarci con le indagini, e’ coglierla sul fatto”
“ E questo e’ il motivo per cui voglio che sia Vaughan che il dottore, gli ultimi due rimasti, siano sorvegliati ventiquattro ore al giorno. Chiunque sia il mandante, vorra’ che l’opera sia completata”
“ Si ma…..” obietto’ il sergente
“ Ma?”
“ Ipotizziamo che sia Vaughan perche’ e’ stato ricattato da uno dei suoi ex compari. Non credi che se rimarra’ solo lui tra i cinque verra’ immediatamente sospettato?” Kate sospiro’
“ Si, ottima analisi. Probabilmente non gli interessa essere sospettato e l’avra’ messo in conto. Rimane il fatto che avra’ un milione di alibi e nessuno lo potra’ condannare perche’ lui, di fatto, non ha commesso nulla”
“ E quindi?”
“ E quindi dobbiamo aspettare. Controllando attentamente sia il dottor Mark Jefferson che il direttore Vaughan, se agisce la prendiamo. L’unico punto fermo che abbiamo sono questi due”
“ Si ma per quanto possiamo controllarli?”
“ A questo ci penseremo dopo. Piuttosto, voglio soffermarmi sul modus operandi dell’assassina. Perche’ mette in scena questo teatrino?” La domanda era per Jim ma il sergente reputo’ che fosse piu’ per se stessa
“ Gia’ perche’?”
“ Dunque, se fosse una di noi, direi che il fatto di ucciderli a mani nude sia per farli soffrire, per vendicarsi ancor piu’ ferocemente delle violenze subite. Un colpo di pistola e’ asettico e forse non soddisferebbe l’assassina allo stesso modo. Ma se fosse una killer a pagamento? Perche’ farlo? E perche’ inscenare il teatrino dei tacchi a spillo e forse della tuta di lattice, sempre stando a quanto ci disse il guardiano notturno della Nichols Consolidate?”
“ Forse per incolpare te o una delle tue ex compagne” suggeri’ Jim
“ Plausibile. Due piccioni con una fava. E perche’ far scoprire subito i cadaveri? Poster e’ stato trascinato dalla roulotte per diversi metri proprio per questo quando all’interno della roulotte poteva rimanere un omicidio non scoperto per diversi giorni e addirittura per Mc Coy si e’ presa la briga di telefonare per farlo ritrovare”
“ Questo me lo chiedo fin dal primo omicidio. Vuole che i cadaveri vengano ritrovati subito mentre nascondendoli avrebbe tempo e modo per agire piu’ indisturbata”
“ E’ chiaro che questo modo di agire deve avere delle motivazioni ben precise. Perche’?” Jim Stolkes si tocco’ il mento pensieroso
“ E’ chiaro che sta seguendo un piano ben delineato che prevede l’immediato ritrovamento dei cadaveri ma non mi viene in mente niente”
“ Neanche a me” ammise la detective che poi prosegui’ “Mi sto anche chiedendo se abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare. Le telecamere ad esempio”
“ L’abbiamo fatto ma non abbiamo notato niente di anormale”
“ Dobbiamo farlo meglio. Non e’ possibile che questa tipa conosca alla perfezione tutte le telecamere di Los Angeles e riesca ad evitarle”
“ Non e’ un’impresa difficile, Kate. Abbiamo a che fare con una persona molto in gamba. La maggior parte delle telecamere delle banche, dei supermercati e dei grandi uffici sono riconoscibili perfettamente. Basta programmarsi il tragitto al computer e puo’ evitarle facilmente”
“ E gia’ ” ammise Kate “ Questo significa che ha dovuto ispezionare i luoghi ma credo sia inutile controllare per vedere se c’e’ una persona o una macchina ricorrente. Dopo pochi giorni i nastri vengono buttati al macero e sarebbe fatica sprecata”
“ Si, lo credo anch’io” ammise l’uomo
“ E va bene. I primi tre rounds sono andati a lei ma il match non e’ ancora terminato. Ora dobbiamo darci da fare seriamente. Voglio le mie ex compagne tutte insieme entro la mattinata e cerchero’ di farmi lasciare i loro telefonini. Dubito che possiamo farci qualcosa ma se fosse stata una di loro potrebbe esserselo portato appresso. E’ un errore che fanno in tanti. E se la cella telefonica coincidesse col luogo dell’omicidio, saremmo a cavallo”
“ Possiamo controllare i loro telefoni anche senza farceli dare. Basta fare una richiesta al P.M.” obietto’ Stolkes
“ Si ma a volte sul proprio cellulare ci si possono memorizzare delle notizie, delle date, degli acquisti. Per esempio, l’acquisto di un modificatore della voce”
“ Pensi che possa essere cosi’ stupida da fare un errore del genere?”
“ Stupida di certo no ma la troppa sicurezza puo’ far fare degli errori”
“ Telefono a Jimenez, allora?”
“ Si Jim. Ma prima di parlare con le mie vecchie amiche andremo insieme a parlare con i due sopravvissuti. Voglio vedere la loro reazione di fronte al fatto che dovremo proteggerli e nello stesso tempo che sospettiamo di loro”
“ E se dovessero riconoscerti?”
“ Ne prenderanno atto. Non credo che possano chiedere formalmente di affidare il caso ad un altro detective. Dovrebbero spiegare la motivazione e dubito che possano farlo” Stolkes sorrise. Quella donna di fronte a lui aveva delle qualita’ superiori. Ed era la sua donna. Il piu’ grosso colpo di fortuna che era capitato nella sua vita. Sorrise
“ Ok capo, sono pronto” disse infine il sergente
“ Bene Jim, andiamo a prendere quell’assassina”

Offline DavideSebastiani

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #22 il: 14 Febbraio 2020, 17:54:25 »
Ventunesimo episodio

Il dottor Mark Jefferson poteva essere considerato ancora un uomo attraente malgrado avesse superato i cinquant’anni. Alto circa un metro e ottanta e di corporatura snella, aveva i capelli folti e brizzolati. Il volto ispirava fiducia, cosi’ come ci si immagina debba essere per un medico. Nessuno poteva immaginare che quell’uomo si era macchiato di orrendi crimini contro cinque ragazzine vent’anni prima. Quando gli avevano comunicato che due detectives della omicidi volevano parlare con lui, ci aveva messo ben poco a comprendere di cosa si trattasse. Aveva visto sul telegiornale mattutino dell’ennesimo omicidio, questa volta commesso ai danni di Adam Mc Coy ed era abbastanza ovvio che le indagini avrebbero portato la polizia fino a lui. E adesso cominciava ad avere paura. Molta paura. Qualcuno stava eliminando i responsabili di quelle violenze avvenute vent’anni prima e lui era tra quelli che avevano compiuto quelle nefandezze. Si avvio’ comunque verso il suo ufficio dove sulla porta l’aspettavano i due poliziotti. I suoi occhi si posarono immediatamente sulla donna che reputo’ di una bellezza difficilmente riscontrabile su altre componenti del gentil sesso. Se non fosse stato per l’abbigliamento particolarmente serioso avrebbe potuto pensare di trovarsi di fronte ad una delle modelle piu’ famose delle passerelle. Il volto era perfetto e quegli occhi azzurri intensi le donavano un sguardo magnetico, uno sguardo che addirittura lo mise in difficolta’. Ma anche il corpo sembrava immune da difetti. Molto alta ma proporzionata e con la camicetta che non poteva reprimere piu’ di tanto due seni che si immagino’ splendidi. Proprio una donna da perderci la testa. Eppure, gli sembrava di conoscerla. Quello sguardo, soprattutto. Dove poteva averla incontrata? E’ vero, vedeva ogni giorno tantissime persone a causa del suo lavoro ma una donna dalla simile bellezza se la sarebbe dovuta ricordare. Scrollo’ le spalle. La sua memoria cominciava a perdere colpi, accidenti all’eta’. Fece accomodare i due nel suo ufficio e poi si sedette di fronte a loro
“ Sono il sergente Jim Stolkes, della omicidi e lei e’ il tenente che e’ a capo delle indagini” esordi’ il poliziotto
“ Immagino che siate qui per Adam Mc Coy, non e’ cosi’?” domando’ il medico
“ E’ cosi’ infatti, dottore. Ci dica, in che rapporti era con lui?” chiese a sua volta Stolkes, nervoso di fronte al dottore. Quel bastardo aveva violentato Kate quando era una bambina ed aveva voglia di afferrarlo per il suo camicie bianco immacolato e attaccarlo al muro per picchiarlo con tutta la forza che aveva. Ma era un poliziotto e non poteva farlo
“ A parte quelli professionali, nient’altro. Ci conoscevamo da tanti anni avendo gia’ lavorato insieme all’interno di un carcere minorile e quando questo chiuse i battenti, lui venne a trovarmi in cerca di lavoro. Poveretto, non se la passava bene economicamente. Io mi sono dato da fare e sono riuscito a trovargli un impiego all’interno di questo ospedale. E quindi, era sempre molto riconoscente con me ma finita la giornata di lavoro ognuno per la sua strada”
“ Lei sa per quale motivo e’ stato ucciso?” prosegui’ il sergente mentre Kate rimaneva in silenzio.
“ Come potrei saperlo?” Jim fece una risata ironica
“ Vuol farmi credere che non sapeva che altri due uomini che lavoravano al riformatorio insieme a lei e a Mc Coy sono stati barbaramente massacrati? Che non era a conoscenza che Erik Poster e Peter Schmidt avevano lasciato questa valle di lacrime?”
“ Si, beh, l’avevo letto ma……”
“ Andiamo dottor Jefferson, lei non e’ un cretino. Non puo’ non aver pensato che questi delitti non fossero collegati” Il medico si schiari’ la voce. Era chiaro che sapevano cos’era accaduto e riguardo’ quella donna di fronte a lui che fino a quel momento era rimasta completamente in silenzio
“ Mi scusi tenente, noi ci conosciamo? Ho come l’impressione di averla gia’ vista”
“ Non ha importanza se e dove ci siamo conosciuti. Risponda alla domanda che le ha fatto il mio collega”
“ Beh si. I primi due delitti ho pensato che si trattasse di una casualita’ ma quando stamattina ho saputo di Mc Coy, ho tirato le somme ed infatti volevo mettermi in contatto io stesso per chiedere la vostra protezione”
“ La nostra protezione? Per cosa dottore? Aveva per caso compiuto qualcosa che necessitava della nostra protezione? Cosa accadde in quel riformatorio?” incalzo’ Stolkes. Il dottor Jefferson scosse la testa visibilmente preoccupato
“ Sergente, quello era un riformatorio ed era facile che potesse accadere qualcosa. Io non so nulla ma qualche pazzo puo’ aver accomunato tutti coloro che ci lavoravano per qualche vendetta personale. Io ero solo un medico appena laureato e mi pregio di aver salvato alcune vite in quell’inferno ma non so esattamente cosa combinassero gli altri”
“ E quindi” prosegui’ il sergente “lei non sa nulla di violenze sessuali che avvenivano all’interno del riformatorio?” Il dottor Jefferson chiuse per un istante gli occhi. Dunque, sapevano anche questo. Da un punto di vista legale, non doveva temere nulla ma da quello professionale e strettamente personale invece, sarebbe stata la fine per lui. Scosse violentemente la testa. Doveva negare qualunque coinvolgimento
“ Come potete pensare che io fossi a conoscenza di un simile obbrobrio. Se io l’avessi saputo sarei corso immediatamente alla polizia a denunciare il fatto. Io ci ho lavorato solamente per pochissimi anni, sergente, e posso assicurarle che se veramente c’erano delle violenze nei confronti di quelle ragazze, io sarei stato l’ultimo a saperlo”
“ E del direttore cosa mi dice?”
“ State facendo un indagine sul passato di tutti coloro che lavoravano al riformatorio? Eravamo in tanti, sergente. Per quanto riguarda il direttore Vaughan, i nostri rapporti erano strettamente professionali. Era molto rigido ma rientrava nelle sue mansioni dirigere un carcere femminile minorile col pugno di ferro. Lei non ha idea, sergente. Quelle ragazze erano…….”
“ Bastarde?”
“ Come ha detto?”
“ Le ho definite bastarde. Mi risulta che tutti al riformatorio chiamavate cosi’ un gruppo di ragazzine che potevano avere non piu’ di tredici/quattordici anni” Jefferson si lascio’ cadere sulla sua poltrona. Le bastarde. Come dimenticarle? Ed ora era sicuro che quei due poliziotti sapessero anche che lui c’entrava con quelle violenze. Chi poteva aver parlato? Doveva cercare di rimanere tranquillo e continuare a negare ogni addebito
“ Io….. Io le ripeto che non sapevo nulla delle violenze. Si, chiamavamo con l’epiteto <bastarde> un gruppo di ragazzine che erano delle vere e proprie diavolesse. Riuscivano a mettere in riga quelle piu’ grandi di loro facendosi rispettare anche dalle diciottenni, da quelle con rapine sulle spalle mentre loro si erano macchiate solamente di qualche piccolo furto. Erano tremende, mi creda, e non ho idea di cosa possano aver fatto da donne adulte. Avranno continuato a delinquere, senza dubbio” Kate Bilson rimase immobile sulla sua sedia ma Stolkes si alzo’ di scatto in preda all’ira. Stava quasi per afferrare il medico quando la voce dura e tagliente della detective lo interruppe
“ Mettiti seduto Jim”
“ Ma Kate…….”
“ Ho detto mettiti seduto. E’ un ordine. E riprendiamo a parlare col dottor Jefferson. Dunque, dottore, credo che sia meglio venire al sodo. Qualcuno sta uccidendo coloro che lavoravano al riformatorio. Abbiamo due piste. O si tratta di vendetta e quindi la colpevole e’ una delle ex recluse, oppure si tratta di voler far tacere coloro che sapevano ed il cerchio si restringe a lei ed a Vaughan”
“ Lei sta farneticando. Le ho appena detto che eravamo in tanti a lavorare in quel maledetto riformatorio. Perche’ lei restringe il cerchio a me ed al direttore?”
“ Perche’ sappiamo che voi due, oltre a Mc Coy, a Poster e a Schmidt eravate molto uniti in alcune faccende. E non si prenda la briga di mentire su questo”
“ Il fatto che noi cinque scambiassimo qualche parola tra noi non vuol dire nulla. Tra l’altro, ho saputo che gli omicidi si sono svolti di notte o di sera ed io ho alibi per tutte e tre le serate. Io non c’entro nulla”
“ Non dico che sia stato lei personalmente ma potrebbe aver pagato qualcuno per farlo” Il medico si alzo’ di scatto
“ Non le permetto queste insinuazioni” Kate rimase immobile sorridendo lievemente. Perche’ quel sorriso continuava a ricordare qualcosa a Mark jefferson?
“ Si rimetta seduto, dottore. Non sto facendo insinuazioni ma solo ipotesi. Ipotesi che potrebbero salvarle la vita. Le faccio un piccolo esempio. Diciamo che uno come lei o come Vaughan venga a sapere che qualcuno ha deciso di raccontare alcuni fatti che si svolsero al riformatorio e che per non farlo vuole dei soldi. Per ovviare a questo si paga il ricattatore ma questi pretende sempre di piu’ fino a che non si decide di ucciderlo e per farlo si chiama un killer. Diciamo anche che per i trascorsi nel riformatorio gli e’ facile conoscere il modo giusto per mettersi in contatto con un assassino a pagamento. Ma sa benissimo che se fa uccidere uno dei suoi vecchi complici gli altri potrebbero parlare ed allora decide di toglierseli tutti di mezzo. Sia lei che Vaughan siete abbastanza abbienti da poter giustificare un ricatto e da poter pagare un eventuale killer. Che ne dice? Le sembra una ipotesi plausibile?” Il medico rimase in silenzio. Si, quell’ipotesi era piu’ che plausibile ed altrettanto lo era quella di una vendetta. Forse una di quelle maledette bastarde voleva far pagare quello che avevano subito oltre vent’anni prima. Ma nel primo caso, se lui non era stato, poteva essere solo Vaughan. O quell’altro……
“ Si detective. Le sue sono ipotesi plausibili. E dunque, considerando che io so perfettamente di non essere stato, sono in pericolo. Giusto?”
“ Direi di si, dottore. Anche se questa mi sembra una tacita ammissione di colpa per cio’ che avvenne vent’anni fa’, non crede?” Il medico sobbalzo’. Quella maledetta poliziotta gli aveva fatto dire esattamente cosa voleva sentirsi dire
“ No tenente, io….. io intendevo che se gli omicidi sono stati commessi da una di quelle ragazzine, potrebbe avermi accomunato ai colpevoli, ammesso e non concesso che qualcosa sia veramente avvenuto li dentro. E quindi, chiunque sia stato, io sono in pericolo”
“ Per quanto riguarda gli avvenimenti del riformatorio, non le sto facendo nessuna accusa, anche se abbiamo motivo di credere che lei fosse tra coloro che hanno fatto delle violenze a quelle ragazzine. Ma accusarla di una cosa del genere dopo vent’anni e’ perfettamente inutile da un punto di vista legale e lei lo sa perfettamente. Quello che mi preme al momento e’ evitare un altro omicidio. Il suo. Pertanto, Io mettero’ due agenti a salvaguardare la sua sicurezza. La seguiranno dappertutto e si posizioneranno sotto casa sua evitando che qualcuno ci si possa introdurre e quindi lei sara’ al sicuro. E’ chiaro?” Il medico guardo’ i due poliziotti. Si, la sicurezza era importante ma la sua vita privata? Soprattutto quella sera. Era mercoledi’ e lui il mercoledi’ aveva un impegno improrogabile da oltre due anni. Non poteva mancare
“ Si, e’ chiaro ma vede……. La mia vita privata….. Proprio oggi ad esempio ho un impegno che non posso rimandare”
“ Tutto si puo’ fare. Rimandi quest’impegno e sara’ piu’ tranquillo” intervenne Stolkes ormai calmatosi completamente”
“ No senta, io non posso. Ci sono delle cose che…….” Il medico scosse la testa. Penso’ poi che la sua vita valesse piu’ di quell’impegno e stava per accennare di si quando la giovane poliziotta intervenne
“ Ha un nome ed un cognome quest’impegno improrogabile?” chiese infatti improvvisamente Kate
“ Come? No, che dice? Cioe’……”
“ Andiamo dottor Jefferson, ci ha presi per due idioti? Mi sembra lampante che lei vuole mantenere l’appuntamento con la sua amante. Qualsiasi altro impegno lo avrebbe rimandato senza problemi o ce ne avrebbe parlato liberamente. Ad esempio se si fosse trattato di un convegno medico o di una cena con gli amici. E la mia esperienza ed il mio intuito mi dicono che c’e’ di mezzo un’altra donna” Il dottore sorrise amaramente
“ Inutile negare, a questo punto. E complimenti tenente, lei ha un’eccellente intuito. Si, ho un’altra donna e mi ci vedo tutti i mercoledi’ sera a casa sua. A mia moglie dico che vado a fare la solita partita a poker ma in realta’ la tradisco. Cosa vuol fare adesso? Sputtanarmi di fronte a mia moglie?”
“ Non mi interessano le sue beghe matrimoniali. Per quanto mi riguarda, puo’ farsi anche un harem. E non sara’ un problema nemmeno per gli agenti che saranno addetti alla sua sorveglianza. L’importante e’ che lei ci fornisca gli orari, l’indirizzo ed il nome di questa donna. La lasceremo libero di fare la sua vita. Seguire lei mentre va dalla sua amante o sorvegliare il suo appartamento durante la notte non cambiera’ di una virgola l’operato degli agenti che saranno addetti alla sua sorveglianza” Jim si volto’ dalla parte della bella investigatrice. Questa faccenda non gli piaceva
“ Ma Kate, seguirlo dalla sua amante rendera’ piu’ difficoltoso il lavoro degli agenti”
“ Non vedo il problema. Sorvegliarlo sotto casa sua oppure sotto la casa della sua amante cosa cambia? L’importante e’ che non lo perdiamo di vista durante lo spostamento ma per il resto e’ la stessa identica cosa” Stolkes rimugino’ alcuni secondi su quella situazione. In effetti, cambiava poco o nulla. La pattuglia di sorveglianza avrebbe dovuto stazionare sotto la casa del medico, come era la prassi, e farlo sotto casa dell’amante sarebbe stato identico. Kate aveva un’altra volta ragione
“ Bene, dottor Jefferson. Fra poche ore due agenti si presenteranno da lei e lei non dovra’ fare altro che attenersi ai loro ordini. Per il momento noi abbiamo terminato” fece Stolkes alzandosi, prontamente imitato da Kate
“ Dunque, posso stare tranquillo?” Il tenente Bilson lo guardo’ sorridendo
“ La tranquillita’ interiore dipende anche e soprattutto dall’assenza di rimorsi. Lei ne ha, dottore?”
“ Io…… Io si, non ho rimorsi” rispose infine il medico
“ In questo caso, non ha nulla da temere. La saluto, dottor Jefferson” Il medico strinse la mano a Stolkes che accetto’ contro voglia mentre Kate si era gia’ voltata per andarsene. La giovane poliziotta non avrebbe sopportato di stringere quella mano che aveva infangato piu’ volte il suo corpo ma mentre stavano entrambi uscendo dall’ufficio del dottore, questi la richiamo’
“ Tenente, lei e’ sicura che non ci siamo mai incontrati prima? Il suo volto, il suo sguardo mi sembrano conosciuti” La donna si giro’ sforzandosi di sorridere
“ Forse in un’altra vita, dottore. O forse in un passato dimenticato. Mi stia bene” concluse l’avvenente poliziotta richiudendo definitivamente la porta alle sue spalle.

Offline DavideSebastiani

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #23 il: 18 Febbraio 2020, 16:29:59 »
Ventiduesimo episodio

Mark Jefferson era rimasto pensieroso sulla sua poltrona. Quei due poliziotti sapevano tutto, in special modo delle violenze che loro perpetravano su quelle ragazzine. Se una cosa del genere si fosse risaputa, tutta la sua rispettabilita’ sarebbe andata persa. E lui ci teneva particolarmente alla sua rispettabilita’. Se l’era guadagnata lavorando duramente in quell’ospedale e niente avrebbe dovuto scalfirla, nemmeno l’amore che ormai da due anni provava per Jennifer. Non avrebbe mai lasciato sua moglie per lei causando uno scandalo e di questo la sua amante ne era consapevole. Doveva salvaguardare la facciata di uomo tutto dedito alla famiglie ed al lavoro. Doveva farlo per se stesso e per i propri figli. Ed ora quella facciata era in grave pericolo. Attese qualche minuto immerso in questi pensieri e poi afferro’ il suo telefonino, fece scorrere i nominativi e poi si fermo’ su un anonimo John White, nome falso che nascondeva una persona che aveva avuto un’importanza notevole nella sua vita. Non un’importanza positiva pero’. Digito’ quel numero attendendo interminabili secondi ed infine una voce roca gli rispose
“ Vaughan” disse semplicemente quella voce
“ Sono Mark”
“ Cosa vuoi Jefferson?”
“ Non ti avrei telefonato se la situazione non fosse cosi’ complicata” prosegui’ il medico
“ So a cosa ti riferisci. Li leggo anch’io i giornali. E’ evidente che una di quelle puttanelle bastarde ha deciso di vendicarsi dopo vent’anni”
“ Sei sicuro che si tratti di questo?”
“ E chi altri potrebbe essere?”
“ Tu non c’entri niente?”
“ Ma sei impazzito? Cosa dovrei entrarci io?”
“ Per difendere il buon nome di chi sai tu”
“ Tu devi lasciarlo stare. Lui non c’entra niente in questa faccenda” la voce di Vaughan si era alzata di tono in quel frangente
“ Non mi fido di te, Vaughan, non mi sono mai fidato” Una risata ironica da parte dell’ex direttore del riformatorio accompagno’ la frase del medico
“ Non ti fidavi ma quelle verginelle ti piacevano. E quando te l’ho proposto non ti sei tirato indietro e non ci hai pensato un attimo”
“ Stai zitto, non una parola di piu’ ”
“ Come vuoi Jefferson ma non parlarne non cambia niente”
“ E’ venuta la polizia. Sanno tutto. Tutto, intendi?” Dall’altra parte del telefono ci fu un attimo di silenzio e poi Vaughan riprese
“ E tu cosa hai detto loro?”
“ Che non sapevo nulla. Cosa dovevo dirgli? Mi hanno messo sotto protezione e probabilmente lo faranno anche con te, pur ritenendoci dei sospettati”
“ Sospettati noi? E per quale motivo?”
“ Perche’ ritengono che uno di noi due possa aver voluto eliminare testimoni scomodi pagando un killer. Io so di non essere stato e rimanete solo voi due anche se mi e’ parso di capire che non sanno di lui”
“ Quindi non sanno tutto?” chiese Vaughan sospirando di sollievo
“ Questa e’ l’unica cosa di cui sembrano all’oscuro”
“ Bene. Ma togliti dalla testa che noi c’entriamo qualcosa con le morti di quei tre disgraziati. La televisione e i giornali parlano di uccisioni a mani nude e fanno intendere che potrebbe essere stata una donna”
“ Quei due detectives parlavano di un possibile coinvolgimento di un’assassina pagata da uno di noi due”
“ Stronzate. Deve essere stata una delle puttanelle. Quella Abigail che mi sembrava una psicopatica. Oppure Katherine, il loro capo. Quella aveva uno sguardo…… Uno sguardo che metteva i brividi. Una di loro due potrebbe essere in grado di fare qualunque cosa, anche uccidere”
“ Non lo so, Vaughan. So solo che ho paura”
“ Tienitela. E fai attenzione a quello che dici. Se parli di lui io ti vengo a cercare davvero per ammazzarti. E senza scomodare presunti assassini a pagamento”
“ Se e’ una di loro, il prossimo sara’ uno di noi due. O di noi tre”
“ Io e te non corriamo rischi. Ci daranno una scorta e puoi dormire sonni profondi, dottor Jefferson. E’ lui che semmai li corre. Lo debbo avvertire” Mark Jefferson senti’ la telefonata troncare di colpo e sprofondo’ sulla sua poltrona. Forse Vaughan non aveva tutti i torti. Quelle ragazzine erano indiavolate e sarebbero state capaci di ogni nefandezza. Soprattutto Abigail e Katherine. Quest’ultima era davvero speciale. Era la piu’ bella e la piu’ forte, fisicamente e psicologicamente. Per neutralizzarla doveva faticare parecchio malgrado fosse solamente una ragazzina. E da donna adulta come sarebbe potuta diventare? Rivide per un momento quelle scene e si soffermo’ sullo sguardo gelido di quella ragazza, con quegli occhi chiarissimi che lo mettevano in difficolta’. Uno sguardo simile a quello di……… No, non poteva essere. Quella poliziotta, la detective. Il suo compagno l’aveva chiamata Kate, normale nomignolo di chi si chiama Katherine e quello sguardo era identico. E lei aveva parlato del fatto che potevano essersi conosciuti nel passato. Si, anche i lineamenti erano quelli. Di una perfezione assoluta. Adesso li stava mettendo a fuoco. Il sangue si congelo’ nelle sue vene. La ragazzina che lui aveva violentato piu’ volte era la detective incaricata di proteggerlo. E questo spiegava anche perche’ la polizia sapesse tutto ma aggiungeva un altro mistero. Perche’ non avevano menzionato l’altro?

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #24 il: 21 Febbraio 2020, 17:14:32 »
Ventitreesimo episodio

La signora Vaughan venne ad aprire ai due poliziotti che, dopo aver dato le loro credenziali, furono fatti accomodare in un bel salone arredato con ottimo gusto. Era una donna anziana ma curata nell’aspetto, con i capelli tinti di biondo ed il viso non truccato. Indossava un abitino a fiori con delle scarpe rigorosamente senza tacco. Era piccolina di statura ed arrivava a malapena al metro e sessanta ma il suo corpo sembrava essere ancora abbastanza integro, a dispetto dell’eta’ non piu’ giovanissima. Era evidente come da giovane dovesse essere stata una donna piacente.
Franklin Vaughan si fece attendere solamente pochi secondi. Si trattava di un uomo che doveva aver superato abbondantemente i settanta anni, piuttosto magro e calvo, con le guance scavate. Kate Bilson avrebbe fatto fatica a riconoscere in lui l’uomo che era stato l’artefice delle loro sevizie. Di quell’uomo robusto, con le guance rotonde e con i capelli fluenti non era rimasto niente. Arranco’ fino ad una sedia e si sedette con fatica osservando soprattutto la giovane detective mentre sua moglie scomparve silenziosamente dalla stanza
“ Con chi ho il piacere?” chiese con la voce roca che l’aveva sempre contraddistinto
“ Io sono il tenente incaricata delle indagini sui tre omicidi dei suoi ex colleghi, signor Vaughan, e lui e’ il segente Jim Stolkes” rispose Kate senza dare le sue generalita’. Vaughan la osservo’ per alcuni istanti, squadrandola, ammirando la perfezione di quei lineamenti e soffermandosi su quegli occhi azzurri e su quello sguardo che sembrava penetrargli dentro l’anima. Non gli ci volle molto per capire e scoppio’ in una risata liberatoria
“ Ma cos’e’ uno scherzo? La poliziotta incaricata delle indagini e’ niente meno che la mia bella Katherine”
“ Ci si rivede, direttore Vaughan” fece la giovane tenente abbozzando un lieve sorriso. Il vecchio continuava ad osservare la coppia e poi rivollse il suo sguardo nei confronti di Stolkes
“ Sergente, lei lo sa che la donna che le sta accanto dovrebbe essere una delle sospettate invece che condurre le indagini?” Stolkes si alzo’ di scatto
“ Non le permetto simili insinuazioni. Il tenente Kate Bilson ha un alibi al momento degli omicidi. Non dovrei dirglielo ma glie lo faccio presente in modo che lei possa togliersi dalla mente il fatto che possa essere una delle sospettate e ricordandole che ha di fronte il piu’ abile investigatore della polizia di Los Angeles”
“ Ohohoh. Sergente, la ama cosi’ tanto?”
“ Cosa…… Cosa vuole insinuare Vaughan?” balbetto’ Stolkes come se fosse stato colto a rubare la marmellata
“ Ok” intervenne Kate “Giochiamo a carte scoperte Vaughan. Il sentimento del sergente nei miei confronti non conta nulla. Lavoriamo insieme da tanto tempo ed e’ logico che si fidi del suo superiore, ovvero di me. Cio’ che conta e’ che lei, per i suoi trascorsi nel riformatorio, puo’ essere sia il colpevole che la prossima vittima. Io, come le ha appena detto il sergente, ho un alibi al momento dei delitti e cio’ che mi interessa e’ prendere la persona colpevole, anche se dentro di me avrei voglia di insignirla di una medaglia al valore. Ma ho fatto una promessa che e’ quella di difendere la legge e quella legge e’ stata infranta”
“ Ma tu guarda, la mia bellissima Katherine e’ diventata un tenente della omicidi. Sai, non avevo alcun dubbio che tu ce l’avresti fatta nella vita. Non immaginavo che lo avresti potuto addirittura fare nelle forze dell’ordine considerando il tuo passato piuttosto burrascoso”
“ Non certo per merito suo, Vaughan. Ma il passato, il nostro trascorso, mi interessa solamente per capire chi possa essere il colpevole e cio’ che avvenuto nell’istituto e’ la base di partenza di questa serie di delitti”
“ Come darti torto, Katherine. E quindi, cosa volete da me?”
“ Lei deve essere protetto. Non me ne occupero’ personalmente io perche’ non so se sarei capace di farlo ma ci saranno due agenti sotto la sua abitazione che non sanno nulla del nostro passato”
“ Bene! Per quanto mi puo’ interessare. Ma mi hai visto, Katherine? Hai visto chi e’ quell’uomo che ora hai di fronte?”
“ Non capisco. Lei e’ invecchiato e avrei fatto fatica a riconoscerla ma e’ normale”
“ Mi deludi, Katherine. Forse ti ho sopravvalutata. Ti facevo piu’ intelligente. Guardami, non vedi che di fronte a te c’e’ un rottame?”
“ Cosa vuol dirmi, Vaughan?”
“ Voglio dirvi che se qualcuno dovesse uccidermi mi farebbe un favore. Ho sei mesi di vita, mia bella Katherine. Forse qualcuno in meno. Cancro alle vie biliari, cosi’ mi hanno detto. Credetemi, della vostra protezione non so cosa farmene” Kate e Jim si guardarono apparentemente smarriti. Il sergente guardo’ poi in faccia quell’uomo. Non gli faceva pena. Non uno come lui
“ Dovrei dire che si tratta di giustizia divina” prosegui’ comunque la detective
“ Chiamala come vuoi. Sappiamo entrambi che qualunque cosa sia accaduta nel riformatorio, sempre ammesso che qualcosa sia accaduto, non e’ perseguibile dalla legge. Tu sei un poliziotto, Katherine, e sai benissimo che solamente gli omicidi non cadono in prescrizione” Stolkes strinse i pugni con rabbia
“ Lei e’ un uomo schifoso, Vaughan” gli disse stringendo i denti
“ Oh, non mi offendo. Pensi pure quello che vuole”
“ Non resisto nemmeno un secondo di piu’ in sua presenza. Come Kate le ha detto, mi limitero’ a fare il mio dovere che e’ quello di proteggerla. Due poliziotti stazioneranno sotto la sua abitazione. Lei dovra’ comunicare a loro i suoi spostamenti e loro l’accompagneranno”
“ Bene sergente. Vuol dire che avro’ due accompagnatori che mi faranno compagnia quando vado a fare la chemioterapia. E’ l’unico motivo per il quale mi sposto. Non mi reggo in piedi e mia moglie non ce la fa piu’ e quindi, due baldi giovani poliziotti potranno farmi comodo. Ora mi scuserete ma sono davvero molto stanco e sono costretto a chiedervi di togliere il disturbo. Spero che capirete” Si alzo’ con fatica, sorrise ai due poliziotti e quindi prosegui’ “ Credo che sia tutto. Ah Katherine, sapevo che saresti diventata una donna bellissima ma nemmeno io potevo immaginare che lo saresti diventata a tal punto” I due poliziotti in silenzio voltarono le spalle a Vaughan e si incamminarono verso l’uscita, prontamente raggiunti dalla signora Vaughan che li accompagno’ fin sulla porta. Sempre mantenendo quello strano silenzio, i due uscirono da quella villetta guardandosi intorno. Si trattava di un quartiere residenziale dove passava pochissima gente. Almeno per quanto riguardava la sorveglianza, sarebbe stato tutto molto semplice.

Franklin Vaughan si mise sulla sua poltrona preferita con in mano un libro senza che si decidesse ad aprirlo per leggerlo. C’era qualcosa che non quadrava. Se Katherine era a capo delle indagini, come mai non aveva fatto presente che c’era una sesta persona? Lei ovviamente lo sapeva anche se era convinto che nessuna di quelle bastarde sapeva chi fosse esattamente e forse l’eventuale colpevole non aveva ritenuto necessario inserirlo nella sua personale black list. Ma cosa fare? Come comportarsi? Chiamo’ sua moglie
“ Tesoro, potresti prendermi il mio telefonino, per favore”
“ Certo Franklin. Va tutto bene? Quei poliziotti volevano parlarti riguardo la morte di quei tuoi vecchi colleghi?”
“ Si cara, va tutto bene. Sono indagini di routine”
“ Bene. Sai, sono un po’ preoccupata”
“ Non c’e’ nulla di cui preoccuparsi. Ti prego, il mio telefono cellulare” Dopo pochi secondi la donna comparve col telefonino di Vaughan che attese che sua moglie se ne andasse dalla stanza e poi digito’ un numero”
“ Tommy”
“ Sono io papa’, come stai? Ti senti male?” chiese una voce piuttosto preoccupata
“ Sto bene, figliolo”
“ Sicuro? Se hai qualche problema dammi mezz’ora e arrivo”
“ Tranquillo Tommy, ancora non e’ giunta la mia ora. Ascoltami bene, piuttosto”
Dopo alcuni minuti la telefonata era terminata. Di sicuro, le bastarde non sapevano chi fosse il loro sesto violentatore ma la precauzione non era mai troppa. Quelle erano l’incarnazione del demonio. Tutte belle, intelligenti e furbe come volpi. Niente riusciva a farle diventare accomodanti. Niente! Nemmeno le violenze alle quali le sottoponeva. Apri’ il libro ma lo richiuse immediatamente. Non riusciva a concentrarsi. Doveva essere stata una di loro. Ma chi? Katherine? Era quella con il maggior potenziale. Abigail? Era una schizofrenica latente e lui era al corrente che le altre recluse avevano il timore di lei, pur essendo in alcuni casi piu’ grandi. Carolyn? No lei no. Era quella piu’ sensibile, piu’ succube rispetto alle altre. Audrey? Oppure la rossa Shauna? Ambedue avevano il potenziale da essere leader in qualunque cosa facessero ma la rossa era tra le cinque quella meno capace, seppur cattiva quando c’era da esserlo. Era forse meno intelligente delle proprie compagne ma sopperiva a quella mancanza con una furbizia che non aveva uguali.
Tra le cinque, solamente Abigail e Katherine sembravano in grado di poter fare una simile cosa. In gruppo erano irresistibili ma singolarmente avevano dei limiti. A parte Katherine e Abigail, ovviamente. Riapri’ il libro. Era pronto a qualunque cosa. L’importante e’ che non sapessero chi realmente fosse il sesto violentatore.

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #25 il: 25 Febbraio 2020, 17:35:02 »
Ventiquattresimo episodio

Abigail, Carolyn, Audrey e Shauna erano ognuna in una stanza differente. Kate aveva voluto cosi’. Jim immagino’ che fosse per logorarle ed infatti le quattro ragazze sembravano essere piuttosto impazienti. Non sembravano pero’ particolarmente nervose e quell’impazienza era assolutamente normale considerando che si trovavano pur sempre in attesa di un interrogatorio. Abigail aveva perennemente chattato sul suo cellulare sbuffando e chiedendo quanto mancasse che qualcuno si degnasse di parlarle mentre Carolyn era tra le quattro quella che piu’ era rimasta tranquilla. Audrey si alzava ripetutamente e poi si rimetteva seduta giocando anche lei col suo telefonino mentre Shauna si era addirittura truccata guardandosi le unghie e sistemandosi i capelli. Jim e Jimenez le ammiravano anche per la loro indiscussa bellezza. Prorompente quella di Abigail e di Shauna con quest’ultima che forse si vestiva e si truccava troppo vistosamente. Piu’ discreta quella di Carolyn e di Audrey. La prima vestita quasi dimessa, con un abitino a maniche lunghe ed un coprispalla mentre la seconda era casual con jeans e scarpe da tennis. Shauna invece, metteva in mostra senza preoccupaesi il suo stratosferico decolte’ con un toppino che copriva poco e niente su una gonna che superava appena l’inguine. Abigail era quella con il look piu’ ricercato. Abitino nero da donna in carriera, scarpe col tacco e trucco perfetto. Jim e Raul Jimenez le osservavano cercando di cogliere dai loro sguardi, dal loro modo di comportarsi, qualcosa che potesse essere utile per le indagini. A cominciare dall’altezza, visto che l’unico testimone aveva parlato di una donna molto alta. Abigail era quella piu’ alta ma anche Shauna sembrava essere solo un paio di centimetri meno di lei. E poi Audrey e Carolyn che avevano piu’ o meno la stessa statura. No, non era dall’altezza che potevano risalire ad una sospettata specifica in quanto anche le altre due con tacchi molto alti sarebbero svettate al di sopra della maggior parte degli uomini di Los Angeles. Quattro donne davvero molto belle ma diverse tra loro, unite da un passato che le aveva segnate in modo doloroso. Kate guardo’ l’orologio e poi ordino’ a Jimenez di riunirle nella stanza degli interrogatori. Jim noto’ come le giovani donne si abbracciassero con gioia mentre si rivedevano. Sembrava evidente come fossero rimaste separate per tanti anni. Ognuna raccontava il proprio percorso di vita domandando poi alle altre cosa avessero fatto in tutti questi anni. Sembrava che si trovassero ad un party e non in una stanza di un distretto di polizia dove dovevano essere tutte interrogate per degli omicidi. E poi la domanda che tutte cominciavano a farsi. E Katherine? Perche’ c’erano tutte tranne lei? Qualcuna di loro aveva notizia di quella che era stata la loro compagna in quegli anni bui della loro esistenza? Il tenente Bilson guardo’ il proprio partner e quindi accenno’ di si con la testa. Era il suo momento di entrare. Fece il suo ingresso tra le urla quasi infantili delle altre ragazze che si gettarono su di lei coprendola di abbracci. Kate si districo’ tra quella massa di corpi femminili tra il disappunto delle altre
“ Cosa c’e’ Katherine? Dopo tutti questi anni e’ cosi’ che ci accogli?” Era stata Shauna la rossa a parlare ma era come se fossero state tutte e quattro contemporaneamente
“ Ragazze, per me e’ una gioia enorme rivedervi ma io sono qui in veste ufficiale” fece la poliziotta
“ Cosa significa in veste ufficiale?” chiese a sua volta Audrey
“ Significa che io sono l’investigatrice incaricata di indagare sulla morte di quei tre che conoscevamo bene tutte quante. Mi dispiace ragazze, ma devo fare il mio lavoro ed una di voi potrebbe essere l’assassina”
Le quattro donne si guardarono tra di loro e Jim noto’ come sembrava non credessero alle loro orecchie. In fondo, Kate era stata una di loro, il loro capo ed il loro sguardo sembrava dire che non poteva accusarle di una cosa del genere. Non Kate. Abigail fece un passo in avanti. I suoi occhi erano ormai ridotti ad una fessura che l’azzurro dell’iride rendeva quasi fluorescenti. Di sicuro, uno sguardo che metteva paura
“ Una di noi, Katherine. Perche’ tu ti tiri fuori? Tu hai condiviso con noi tutto in quel periodo e li odiavi come li odiavamo noi. O forse essere una polizotta ti rende immune dall’essere sospettata?” Kate sembrava essere in difficolta’ e sia Stolkes che Jimenez pensarono che mai avevano viso il loro capo in quelle condizioni
“ Abigail, io so di non essere stata e comunque, per quanto riguarda le indagini, ho un alibi. Non posso essere stata io”
“ Anch’io ce l’ho. E voi ragazze? Diamo un alibi alla polizia ed alla sua degna rappresentante” fece ironicamente. Audrey fece un passo in avanti
“ Io ero a Sacramento e sono ritornata ieri pomeriggio” Shauna la raggiunse
“ Io ero a fare il mio lavoro come cassiera di un supermercato durante i primi due omicidi e ieri ho staccato alle venti e sono andata in un bar a bere qualcosa ed a vedere se ci fosse qualche ragazzo con il quale passare una serata. Vai ad informarti, Katherine”
“ Io pure ho un alibi” aggiunse Carolyn “ Kate,ti prego, non puoi accusarci di una cosa del genere. Tu mi conosci, lo sai che non potrei mai” Kate Bilson fece un passo indietro cercando in se la forza interiore per fronteggiare il suo passato
“ Io vi conoscevo. Io conoscevo quattro ragazzine che insieme a me non avevano paura di nulla. Ricordate? Facevamo tremare di paura anche le diciottenni e nessuna si metteva contro di noi. Ma non so chi siete diventate da adulte. Non so cosa siete diventate”
“ Ma certo, tenente Bilson. E’ cosi’ che ti devo chiamare?” aggiunse Abigail
“ Chiamami come vuoi. Mi dispiace avervi incontrato di nuovo in questo modo dopo tanti anni, ragazze”
“ Colpa tua, Katherine” intervenne Audrey “ Noi saremmo state liete di fare una rimpatriata malgrado quello che comporta da un punto di vista psicologico per ognuna di noi ed invece tu ci vieni ad accusare di omicidi”
“ Non vi ho accusate. Ho detto che una di voi potrebbe essere stata. Tutte noi avevamo un motivo per eliminarli dalla faccia della terra ma io so di non essere stata”
“ Beh, visto che il nostro incontro dopo tutti questi anni non si e’ concluso come ognuna di noi avrebbe sperato, io vorrei andare. Se non hai un’accusa ben precisa contro qualcuna di noi, credo che sia meglio che ci lasci andare” fece Abigail. Kate fece un passo avanti
“ Non ancora. Vi chiedo di consegnare tutti i vostri telefonini” Le quattro ragazze si guardarono di nuovo mostrando incredulita’
“ Stai esagerando Katherine” tuono’ ancora Abigail “Per i nostri telefonini ci vuole un mandato firmato da un giudice. Ce l’hai?”
“ No ma posso averlo in poco tempo e se qualcuna di voi si rifiutasse potrebbe essere presa come una prova di colpevolezza” Abigail fece una faccia disgustata
“ E va bene. Cosi’ finiamo questa farsa” concluse ancora Abigail prendendo dalla sua borsa un telefonino e mettendolo sopra il tavolo, imitata da Audrey
“ Tu sei pazza Katherine. Io il telefonino non te lo consegno. Io ci faccio tutto e ci trascorro parecchio del mio tempo libero” disse invece Shauna
“ Andiamo Shauna, dai il telefonino al tenente. Te ne comprerai un altro” cerco’ di convincerla Abigail
“ Non se ne parla. Non so che lavoro tu faccia adesso ma io sono una semplice cassiera di un supermercato e non ho soldi da buttare per un altro telefonino come questo che mi e’ costato un occhio della testa”
“ Te ne faro’ io uno uguale per regalo. Ti prego Shauna, lascia quel cazzo di telefonino alla polizia e dimostra alla nostra vecchia amica che durante i delitti tu stavi facendo la brava bambina”
“ Fanculo. Ecco il mio telefonino. Trattalo bene che lo rivoglio cosi’ come te lo lascio’”
“ Bene. Chi manca?” chiese ancora Abigail “Ah Carolyn, dai anche il tuo cosi’ ce ne andiamo tutte a prendere qualcosa ed a brindare a tutte noi. Tutte tranne la nostra detective, ovviamente” Carolyn fece un passo indietro toccandosi nervosamente i capelli
“ Devo proprio?” Kate si avvicino’ alla sua vecchia compagna
“ Ti prego Carolyn, lascia anche il tuo telefonino”
“ Veramente….. Io”
“ Forza Carolyn” s’intromise Audrey “Tu non sei meglio di noi. Consegna quel telefono”
“ No sentite” balbetto’ Carolyn “Non e’ una questione che ha a che fare con quegli omicidi. E’ che…… Insomma, ci sono delle cose molto private” Abigai guardo’ le altre due ragazze e poi scoppio’ a ridere, imitata da Audrey e da Shauna
“ Ma tu guarda Carolyn! La nostra bimbetta e’ diventata donna e fa le cose sporche che riprende col telefonino. Non e’ cosi’?”
“ Oh insomma. Era il mio ragazzo e volevamo fare qualcosa di trasgressivo. Mica facevamo qualcosa di male” Abigail strappo’ il telefonino che Carolyn teneva stretto nella sua mano e lo mise sul tavolo insieme agli altri apparecchi telefonici
“ Mi raccomando Katherine, di ai tuoi poliziotti di non eccitarsi troppo. La nostra Carolyn e’ pur sempre un bel pezzo di ragazza. Ora ci scuserai. Noi andiamo a prenderci qualcosa insieme. Tu non sei la benvenuta. Addio e chiamaci solamente se hai qualcosa di concreto altrimenti credo che faremo intervenire un avvocato” concluse definitivamente Abigail che si volto’ uscendo dalla sala e facendo segno alle altre ragazze di seguirla. Ben presto, Kate rimase sola nella stanza e venne raggiunta da Stolkes
“ E’ stata dura, vero?”
“ Si Jim. Ho sognato migliaia di volte di incontrarle di nuovo per parlare del nostro presente, per dir loro che io ce l’avevo fatta, nella speranza che anche loro fossero riuscite a farsi una vita. Non era facile dopo cio’ che abbiamo subito. Ed invece ora mi odieranno”
“ Loro sono quattro ragazze in gamba ed hanno tutte una loro vita. Chi piu’ e chi meno. Quanto a te, quando questa faccenda sara’ finita potrai sempre rintracciarle e farti perdonare. Troverai un modo”
“ Sempre se una di loro non e’ l’assassina”
“ Se cosi’ fosse, chi secondo te?” Kate scosse la testa
“ Hanno tutte un alibi. Shauna e Audrey erano impossibilitate a farlo. Carolyn……. No, lei no. Non farebbe mai una cosa del genere. Lei e’ una che ha bisogno di qualcuno che la spinga. Da sola e’ una normalissima ragazza ma in compagnia si trasformava ed era capace di cose…… Era capace di tutto. Ma anche lei sembra avere un alibi. Rimane Abigail. Lei era l’unica che mi teneva testa. E’ forte, sicura di se e non c’e’ niente che la spaventi”
“ Come te, Kate?”
“ Si, come me. Voglio che sia controllata a vista e che sia ricontrollato il suo alibi. Hai notato le sue braccia e le sue gambe?”
“ Si Kate. E’ una donna sportiva. Lo ha ammesso lei per prima. Ma non ci risulta abbia mai frequentato una palestra dove si insegnano arti marziali e senza averle imparate perfettamente non bastano due gambe e due braccia toniche a fare cio’ che e’ stato fatto a quei tre. Se e’ per questo poi, tutte e quattro sono piuttosto in forma”
“ Si, e’ vero. C’e’ qualcosa che continua a sfuggirci in tutta questa faccenda. Ad ogni modo, Abigail deve stare sotto il nostro controllo. E fai controllare i loro telefonini. Voglio sapere dove erano al momento degli omicidi”
“ Ok Kate. E tu? Cosa farai adesso?”
“ Io rimango al distretto. Stasera ti aspetto a casa”
“ Sicura che vuoi che venga a casa tua”
“ Forse e’ l’unica cosa di cui sono sicura oggi. E tu, sei sicuro di volerci venire?”
“ Non ho mai desiderato altro, Kate”
“ Ok. Alle sette, allora”
“ Saro’ puntuale. Passo a casa mia a prendermi qualche vestito ed alle sette saro’ a casa tua”
“ Ti aspetto Jim” concluse la bella poliziotta mentre Stolkes si avvio’ verso Jimenez che l’attendeva in disparte. La giornata di lavoro era ancora lunga ma non se ne curava. La donna che amava l’avrebbe aspettato a casa. Cosa mai poteva volere un uomo di piu’?

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #26 il: 28 Febbraio 2020, 16:16:10 »
Venticinquesimo episodio

Jennifer Gaudino era appena uscita dal parrucchiere come tutti i mercoledi’. Doveva essere perfetta per il suo Mark. Quella sera sarebbe venuto a casa sua e gli avrebbe fatto trovare un’ottima cenetta. Le sue origini italiane erano evidenti in lei. Tanto per cominciare, era un’ottima cuoca, a differenza delle altre donne americane che non sapevano cucinarsi nemmeno un uovo, dote ereditata dalla nonna, un’emigrata pugliese che l’aveva tirata su a forza di cibi italiani. Ma era evidente anche nella sua carnagione scura, nei suoi capelli neri, nel suo gesticolare mentre parlava, mentre per il resto si considerava un’americana a tutti gli effetti. Entro’ nel supermercato pensando alla cena con il suo amore ed a cosa dover comprare. Gia’ l’amore. L’aveva trovato quando ormai non se l’aspettava piu’, quando veleggiava verso i cinquanta con alle spalle un matrimonio fallito e due figli ormai adolescenti che erano i suoi gioielli. Ed il dottor Mark Jefferson era veramente l’amore della sua vita, cosi’ affascinante, istruito, intelligente. L’aveva conosciuto proprio all’ospedale dove era andata per curare una banale malattia ed era rimasta di stucco quando il bel dottore le aveva chiesto se voleva andare a cena con lui. Come rifiutare una simile offerta? Gli aveva pero’ detto che lei sapeva cucinare benissimo e che le sarebbe piaciuto se lui fosse stato ospite a casa sua. Il resto venne tutto spontaneo. Fecero l’amore e lui le confesso’ del suo matrimonio infelice ma anche del fatto che per una questione di rispettabilita’ non avrebbe mai lasciato sua moglie. Non le importava nulla. Era disposta a tutto pur di non sacrificare questo amore. Si sarebbe fatta bastare un giorno a settimana ma non l’avrebbe perso. Uno come Mark capitava una volta nella vita. Era comunque una donna attraente, Jennifer. Non altissima ma dai lineamenti molto belli seppur marcati. Un fascino decisamente latino che lei provvedeva a migliorare con cure dall’estetista e dal parrucchiere. Ovviamente di mercoledi’, giorno che Mark, il suo Mark, aveva destinato a lei. Usci’ dal supermercato carica di sporte e guardo’ l’orologio. Oh Dio, quasi le 18. Fra tre ore il suo bel dottore sarebbe entrato nel suo appartamento e per quell’ora tutto doveva essere perfetto. Presa dai suoi pensieri, non si accorse che una giovane donna nascosta da una felpa con il cappuccio la stava seguendo. Era alta ed atletica e aveva il classico abbigliamento hip hop con il cappuccio alzato che precludeva la visione del suo bel viso. Ai piedi scarpe da ginnastica ed uno zaino piuttosto grande sulle spalle. Appena vide che Jennifer stava per entrare nel portone, come un fulmine la giovane donna la anticipo’, sali’ di corsa le scale fino al terzo piano di quel dignitoso palazzo, proprio dove abitava la Gaudino, e quindi si nascose e attese trepidante che la donna prendesse l’ascensore. Se in quei secondi, qualcuno l’avesse vista, per lei sarebbe stata la fine. Trattenne il respiro ma il pianerottolo rimase deserto e dopo altri interminabili secondi, Jennifer arrivo’ trafelata dinanzi al suo appartamento, poso’ per terra le sporte della spesa e cerco’ nella borsa le chiavi del suo appartamento. I muscoli della giovane erano pronti all’azione, Sospiro’ profondamente, indosso’ un paio di guanti di lattice di quelli usati negli ospedali ed appena vide le chiavi nella toppa, scatto’. In un lampo arrivo dietro Jennifer e, mentre con la mano sinistra le occludeva la bocca per non farla urlare, avvolse il suo braccio destro intorno al collo della Gaudino. Jennifer provo’ a resistere ma la potenza della giovane era di gran lunga superiore alla sua. Il suo braccio era forte, troppo forte per lei che dopo alcuni secondi si affloscio’ inanimata come un burattino nelle mani dell’atletica donna. Questa, l’afferro’ per non farla cadere e se la mise in spalla trascinandola all’interno dell’appartamento e depositandola sul letto, dopodiche’ torno’ indietro ed afferro’ le sporte chiudendo poi la porta. La prima parte del suo piano era andato perfettamente. Si tolse lo zaino facendo uscire una tuta di lattice che indosso’ lentamente, degli stivali di pelle nera con il tacco a spillo che rimiro’ a lungo prima di calzare e, dopo essersi tolta i guanti asettici che aveva indossato prima di entrare in casa della Gaudino, si mise dei sensuali e lunghi guanti di lattice nero. Si ando’ poi a rimirare allo specchio sorridendo per il risultato. Era bella. Lo era sempre stata e quella tuta di lattice non faceva altro che mettere in rilievo il suo corpo statuario. Si trucco’ con calma e quindi torno’ nella camera da letto dove aveva depositato il corpo di Jennifer. Era solamente svenuta e la prese di nuovo sulle spalle per trascinarla nella cucina. Non faceva alcuna fatica, a riprova di come il suo corpo fosse forte e perfettamente allenato. Mise la donna su una sedia, la lego’ e quindi mise una fascia intorno ai suoi occhi per impedirle di vedere ed un’altra a stringerle la bocca per non farla gridare, semmai si fosse svegliata prima che lei avesse terminato il suo lavoro. Dopodiche’ le mise una cuffia riproponendosi di accendere la musica quando fosse rinvenuta. Ora doveva solamente attendere che arrivasse il dottor Mark Jefferson.

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #27 il: 03 Marzo 2020, 16:35:38 »
Ventiseiesimo episodio

Jim Stolkes si avvicino’ lentamente alla donna che amava. Aveva atteso questo momento per tutta la giornata ed ora il meraviglioso volto di Kate era proprio ad un millimetro da lui. La accarezzo’ dolcemente e poi poso’ le sue labbra vogliose su quelle della giovane che ricambio’ con altrettanto desiderio. Le loro lingue cominciarono a cercarsi e Jim penso’ che fosse meraviglioso baciare la donna che gli faceva battere il cuore cosi’ forte. Dopo alcuni secondi pero’, Kate si stacco’ da lui sospirando nervosamente
“ Cosa c’e’ Kate? Qualcosa che non va?” La ragazza sorrise
“ A parte te, non c’e’ nulla che vada” Il sergente sorrise a sua volta
“ Beh, e’ gia’ qualcosa sapere che io faccio parte degli aspetti positivi. Dai, vieni qui e rilassati”
“ Non ci riesco Jim. Sono nervosa e ho un brutto presentimento”
“ Non c’e’ nulla che deve renderti nervosa. Abbiamo dislocato tre coppie di agenti. Due a guardia di Jefferson e di Vaughan che non faranno passare nemmeno uno spillo ed un’altra coppia che segue la tua amica Abigail. Solo se l’assassina e’ un fantasma puo’ agire, altrimenti ci cadra’ tra le braccia” La detective aggrotto’ le sopracciglia
“ Hai ragione ma continuo a non essere tranquilla”
“ Cosa c’e’ che ti preoccupa?”
“ Cerchiamo di ragionare con calma. Secondo te, chi fra Jefferson e Vaughan potrebbe aver chiamato una killer per uccidere i testimoni scomodi?”
“ Vuoi il mio parere? Jefferson se la stava facendo sotto. E Vaughan sta per morire. Se io fossi Vaughan ed avessi voglia di eliminare tutti gli altri…….
“ Ma perche’ eliminarli dopo vent’anni?” lo interruppe Kate
“ Abbiamo sempre sospettato l’ipotesi di un ricatto che secondo me continua ad essere quella piu’ credibile. Forse, dopo vent’anni Poster o uno degli altri due aveva bisogno di soldi e ha cominciato a ricattare uno tra Jefferson e Vaughan. Dicevo comunque che quest’ultimo ha pochi mesi di vita. Abbiamo controllato ed ha detto la verita’. Ma ha il suo buon nome da difendere e potrebbe voler eliminare i suoi vecchi compari”
“ Anche Jefferson ha il suo buon nome da difendere” intervenne ancora la poliziotta
“ Si ma lui ha paura e se rimanesse da solo sa perfettamente che noi avremmo la certezza che e’ stato lui. Qualcosa di cio’ che ha fatto trapelerebbe e addio alla sua integrita’ morale. Vaughan invece, potrebbe decidere di farsi uccidere anche lui, visto che morirebbe in ogni caso”
“ Aspetta, aspetta. Vuoi dirmi che Vaughan potrebbe aver pagato qualcuno che uccida tutti e cinque?” chiese la Bilson
“ Perche’ no? Cosa avrebbe da perdere? E potrebbe convogliare i sospetti su una di voi”
“ E’ un’ipotesi affascinante. Si libera del ricattatore e degli altri che potrebbero accusarlo e dopo si fa uccidere visto che tanto per lui e’ finita comunque e si risparmia sei mesi di sofferenze” ammise la giovane
“ Gia’. Potrebbe essere”
“ Perche’ no? E quindi?”
“ Quindi io al posto di Vaughan farei eliminare l’ultimo testimone e poi mi farei uccidere” sentenzio’ Stolkes
“ Affascinante. Cambiamo pero’ ipotesi. E se fosse una di noi? Chi tra i due sceglierebbe per primo?”
“ Beh, qui la domanda sono costretto a fartela io. Tu chi lasceresti per ultimo?” La Bilson riflette’ per alcuni istanti
“ Probabilmente Vaughan. Di solito all’ultimo si lascia il piatto forte e Vaughan e’ il piu’ colpevole fra tutti quanti. E’ stato lui l’artefice di tutte le nostre violenze”
“ Ti sei risposta da sola. In qualunque caso, quello che sta piu’ a rischio oggi e’ il dottor Mark Jefferson” Kate afferro’ la sua giacca, controllo’ la sua pistola e poi guardo’ Stolkes
“ Io non resisto, Jim. Vado sotto casa del dottore. Chiunque sia, sono sicura che provera’ ad ucciderlo stasera. Come, non so ma sento che ci provera’ ”
“ Ok. Ed io?” La detective torno’ indietro e si chino’ per baciare il suo uomo
“ Ti voglio accanto a me”
“ Speravo che me lo dicessi. Certo, la serata che mi attendevo era un po’ diversa, ma pazienza. Cio’ che conta per me e’ starti accanto”
“ Grazie Jim. E per questa serata andata storta, ti prometto che mi faro’ perdonare” Stolkes scoppio’ in una fragorosa risata
“ Le prospettive sono ottime, allora. E quindi, andiamo a prendere quest’assassina perche’ non vedo l’ora che tu possa farti perdonare” concluse il sergente alzandosi e seguendo la sua amata.
    

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #28 il: 06 Marzo 2020, 15:18:36 »
Ventisettesimo episodio

Isaac Blake era un ragazzone nero alto oltre un metro e novanta. Figlio di un poliziotto, aveva scelto di fare lo stesso lavoro del padre e lo faceva con passione e lealta’. Accanto a lui, Matt Berens sorseggiava una bibita analcolica senza mai perdere di vista la casa dove abitava il dottor Mark Jefferson. Era un uomo sui quarant’anni, di statura media e stava maledicendo il suo lavoro che lo costringeva a lasciare la sua bella famigliola sola di notte. Il rumore di una macchina li insospetti’. Berens diede un’occhiata al suo collega che capi’ immediatamente le sue intenzioni e scese dalla macchina dopo aver toccato per sicurezza la sua arma. Non aveva mai sparato a qualcuno, Blake, e non voleva cominciare proprio in quel momento ma la conferma di avere la sua pistola pronta lo rassicuro’. Anche Matt controllo’ l’arma ma poi scoppio in una risata richiamando Isaac
“ Torna dentro Blake. Sono i nostri capi che sono venuti a controllarci” Dalla macchina infatti scesero Jim Stolkes e Kate Bilson che si diressero verso di loro con passo deciso. Berens osservo’ la detective ammirandone l’incedere. Piu’ la vedeva e piu’ si convinceva che fosse la donna piu’ bella che gli era mai capitato di incontrare. E secondo lui c’era del tenero col sergente. Mah! Di sicuro, oltre che bella era capace e molto irascibile se le cose non erano fatte come dovevano e ancora ricordava una sfuriata epocale che gli aveva fatto abbassare la testa come uno scolaretto. Ed il bello era che dovette riconoscere che lei aveva ragione. Quella donna sapeva trattare anche gli uomini molto piu’ grandi di lei da perfetti subordinati. Stolkes e la Bilson si avvicinarono alla pattuglia mentre anche Berens usci’ dalla macchina
“ Buonasera ragazzi. Tutto a posto?” esordi’ Stolkes dando una pacca sulle grosse spalle di Blake
“ Certamente sergente“ rispose il poliziotto piu’ anziano “Stiamo aspettando che Jefferson vada a fare la sua partita a poker” prosegui’ facendosi una grassa risata, ovvio riferimento alla scusa che il medico metteva a sua moglie per raggiungere l’amante
“ Occhi aperti. Avete il nome e l’indirizzo dell’amante del dottore?”
“ Certamente, sergente” fece ancora Berens prendendo un foglietto e leggendolo “Ecco qui’. Si tratta di Jennifer Gaudino ed abita a Downtown”
“ Per fortuna non se l’e’ scelta particolarmente lontana” intervenne Kate dando un’occhiata al suo orologio. Erano le 20.38.
“ No. Un quarto d’ora e ci dovremmo arrivare” fece di nuovo Berens
“ Bene agenti, vi faremo compagnia. Quattro paia di occhi vedono meglio di due” aggiunse la detective mentre i due poliziotti addetti alla sorveglianza di Jefferson annuirono contenti. Questo significava che avrebbero avuto un po’ piu’ di tranquillita’. Attendere l’ora del cambio di guardia sarebbe stato pesante ma due persone in piu’ per scambiare due parole erano assai graditi.
Mark Jefferson scese dalla sua villetta alle 20.45 in punto. Gli occhi dei quattro poliziotti erano inchiodati su di lui, seguendolo passo dopo passo fino al punto dove il medico aveva lasciato la sua vettura, esattamente di fronte casa sua. Kate ordino’ a Blake di accostarsi alla macchina e poi guardo’ Stolkes
“ Jim, scendi e vai con lui nella sua macchina. Meglio prendere altre precauzioni. Al ritorno farai altrettanto”
“ D’accordo” fece laconicamente il sergente. Lo reputava inutile ma sapeva che discutere un ordine di Kate era altrettanto inutile. Se lei aveva deciso cosi’, cosi’ doveva essere fatto. Se aveva bisogno di consigli era lei stessa a richiederli e si fidava delle decisioni dei suoi subordinati ma se era lei a decidere una cosa, era meglio obbedirle. E forse, uno dei tantissimi motivi per cui si era innamorato di lei era anche per questa sua sicurezza nel decidere.
Stolkes si avvicino’ a Jefferson, parlotto’ alcuni istanti con lui ed insieme entrarono nella vettura del medico. Appena videro la macchina partire, Berens mise a sua volta in moto seguendo Stolkes ed il dottore. Non era un pedinamento e la cosa sembrava molto tranquilla. Si giro’ verso Kate che nel frattempo si era seduta a fianco a lui lasciando a Blake il posto posteriore
“ Come mai questa visita, tenente?”
“ E’ il mio caso, Berens. Preferisco osservare coi miei occhi”
“ Ha intenzione di rimanere tutta la notte?”
“ Non ne ho idea. Forse” tronco’ la bella poliziotta mentre le due vetture proseguivano verso il vicino quartiere di Downtown. Come avevano previsto, ci volle poco piu’ di un quarto d’ora per raggiungerlo, con il traffico ormai scemato d’intensita’. Erano le 21.05 quando la macchina del medico si fermo’ dinanzi ad un palazzo di quattro piani. Secondo le indicazioni di Jefferson, la casa della Gaudino si trovava al terzo. Anche Berens si fermo’, facendolo proprio accanto al veicolo del dottore. Kate usci’ dalla macchina, si premuro’ di controllare la sua pistola, e quindi raggiunse Stolkes mentre il dottor Jefferson era di poco dinanzi a lui”
“ Si fermi dottore. Entreremo insieme nel portone per controllare che non ci sia nessuno” disse la giovane poliziotta. All’interno del portone, un angusto e buio corridoio immetteva in una zona piu’ ampia dove c’era un ascensore e dove cominciavano le scale. Jim guardo’ il suo capo in cerca di indicazioni
“ Come vuoi rimuoverti?”
“ Tu vai a piedi e controlla le scale, io e Jefferson prenderemo l’ascensore” Stolkes inizio’ a salire le scale mentre la detective attese solamente qualche secondo prima che arrivasse l’ascensore. Arrivarono quasi contemporaneamente al terzo piano dove c’erano tre appartamenti. Kate fece cenno al dottore di attendere ed a Stolkes di controllare anche il piano superiore. Dopo qualche attimo, Jim ritorno’ rimettendo la pistola nella sua fondina
“ Tutto pulito”
“ Bene. Dottor Jefferson, lei ha tempo un’ora e mezza. Alle 22.30 se non la vedo scendere la vengo a prendere io stessa, qualunque cosa lei stia facendo in quel momento. Sono stata chiara?” Il medico chino’ la testa accennando un muto assenso. Quella donna che da bambina lui e gli altri avevano insozzato stava facendo del tutto per salvargli la vita. Si senti’ un verme e per la prima volta nella sua vita ebbe rimorso per cio’ che aveva fatto
“ Tenente……. Katherine…… Io……. Voglio ringraziarla per cio’ che sta facendo” Kate apri’ la porta dell’ascensore facendo cenno a Jim di entrare e quindi guardo’ il medico
“ Lei sa chi sono?”
“ Si Katherine. Ho capito che lei era una di quelle ragazzine”
“ E si fida di me?”
“ Stranamente si” Kate sorrise amaramente
“ Sappia che non lo sto facendo per lei ma perche’ si tratta del mio lavoro. Non perda altro tempo, dottore. Ci vediamo tra un’ora e mezza scarsa” concluse immettendosi nell’ascensore e spingendo il tasto che li avrebbe portati a terra. Jim sorrise accarezzando il bel viso della detective
“ Non nascondo che un po’ lo invidio. Lui con la sua amante a farsi i suoi porci comodi e noi qui a proteggerlo invece di starcene a nostra volta per i fatti nostri” Kate sorrise e stampo’ un bacio sulla bocca del sergente
“ Pazienta Jim. Ho fatto una promessa. Vedrai che avremo tutto il tempo per starcene per conto nostro. E forse ti stancherai persino di me e vorrai andare a lavorare per non avermi vicina” Stolkes afferro’ la mano della donna
“ Questo non avverra’ mai Kate”

Il dottor Mark Jefferson suono’ alla porta di Jennifer. Probabilmente, non sarebbe stata una serata come tutte le altre. Prima di tutto per l’orario. Abitualmente, si fermava fin oltre la mezzanotte mentre questa volta aveva appena un’ora e mezza di tempo e questo gia’ l’avrebbe portato a dover dire l’ennesima bugia a sua moglie che sarebbe rimasta incredula nel vederlo rincasare cosi’ presto per le sue abitudini. Ma soprattutto sarebbe stata una serata particolare perche’ non riusciva a concentrarsi bene sul prosieguo e sul sesso che di sicuro lo aspettava. Forse avrebbe dovuto rinunciare. Si, e’ vero che lui ormai poteva definire amore cio’ che provava per Jennifer e moriva dalla voglia di rivederla ma se i poliziotti avessero obiettato, lui forse non avrebbe insistito piu’ di tanto. Ed invece proprio Katherine aveva acconsentito immediatamente. Strana situazione. Gia’ Katherine, o Kate, come sembrava la chiamasse quell’altro poliziotto. La rivedeva tredicenne, gia’ alta e formata, praticamente una donna, al pari delle altre quattro. A volte, come e’ strano il caso! Quante probabilita’ c’erano che cinque bellissime adolescenti che dimostravano molti piu’ anni della loro eta’ reale, si incontrassero in un riformatorio? Poche, a dir la verita’. Eppure era stato cosi’. Si erano trovate subito e non poteva essere altrimenti. Tutte dotate di intelligenza non comune, forse a parte la ragazzina coi capelli rossi. Non che fosse stupida, tutt’altro, ma era quella che prendeva meno iniziative preferendo farsi trasportare dalle altre. E quell’altra? Come si chiamava? Ah si, Carolyn. Apparentemente dolce e buona ma lui l’aveva inquadrata e sapeva che poteva essere perfida come le altre. Un’altra incredibile rassomiglianza era che provenivano tutte da famiglie disagiate e tutte condannate per piccoli furtarelli. Praticamente cinque sorelle con genitori diversi. Ed ora quei tempi passati erano incredibilmente tornati a causa dell’uccisione di quei tre ex compari. Chi poteva essere stata?
Il rumore dei tacchi che si avvicinavano alla porta lo distolse da quei pensieri. Evidentemente, Jennifer doveva aver messo delle scarpe coi tacchi alti per piacergli di piu’. E lei faceva qualsiasi cosa pur di piacergli ulteriormente. Attese pazientemente i secondi che lo dividevano dal momento in cui lei avrebbe aperto la porta e gia’ stava assaporando il dolcissimo bacio con il quale l’avrebbe accolto che si accorse troppo tardi che non si trattava di Jennifer ma di una figura interamente vestita di nero che, appena aperta la porta, lo colpi’ violentemente al volto con un calcio di rara efficacia e maestria. Ancora non era svenuto ma aveva la mente annebbiata quando stava per cadere a terra, prontamente fermato dalla donna vestita di nero per evitare che facesse rumore cadendo. Il colpo di taglio alla base del collo che segui’ quel momento, lo fece precipitare definitivamente nel mondo dei sogni.

Offline DavideSebastiani

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #29 il: 11 Marzo 2020, 16:03:07 »
Ventottesimo episodio

La donna vestita di nero sorrise nel vedere l’uomo ormai inerte tra le sue braccia. Si affretto’ ovviamente a chiudere la porta e quindi lo trascino’ fin nella stanza da letto. Lo spoglio’ interamente e quindi rovisto’ nel suo capiente zaino per estrarre poi una ball gag. Si trattava di una pallina rossa di silicone che la giovane inseri’ nella bocca del medico per poi legarla strettamente dietro. Difficilmente avrebbe potuto togliersela da solo e comunque ci avrebbe messo quel tempo necessario che lei avrebbe sfruttato per impedirglielo. Doveva assolutamente impedirgli di urlare e quel bel giocattolino in uso nelle relazione sadomasochiste era proprio l’ideale. Ed in fondo, quello che si apprestava a fare altro non era che un bel gioco. Ma non un gioco consenziente bensi’ un gioco che avrebbe portato alla morte quell’uomo che aveva abusato di lei e delle sue compagne. Cammino’ fino in cucina dove Jennifer si era ormai svegliata. Emetteva dei suoni ma questi erano affievoliti dalla fascia che le stringeva la bocca. Accese quindi la musica e, dalla cuffia che aveva precedentemente messo alla donna, quella musica usci’ in modo assordante per impedirle anche di ascoltare e decise di proseguire la sua opera. Jennifer Gaudino non poteva sentire, parlare e vedere. Trascino’ pertanto il corpo nudo di Jefferson fino al bagno per poi aprire il rubinetto della vasca. La riempi’ e si tiro’ su il cappuccio della sua tuta di lattice che aderi’ al collo ed alla testa. Niente doveva essere lasciato al caso e solo gli occhi e la bellissima bocca disegnata di rosso erano cosi’ visibili. Afferro’ la testa del dottore mettendola sotto il getto della doccia e Jefferson si risveglio’ improvvisamente. Istintivamente cerco’ di divincolarsi e la donna gli diede modo di alzarsi sorridendo mentre osservava l’uomo cercare di togliersi la ball gag che gli impediva di emettere suoni a parte qualche lamento e quindi agi’. Il primo calcio lo colse al volto sul lato sinistro lasciando col suo tacco appuntito una dolorosa e sanguinante scia mentre il secondo sullo stomaco che lo fece piegare in due. Avvicinatasi all’uomo, la giovane e bella donna lo raggiunse con due pugni terrificanti che aprirono vistose ferite al naso ed alle labbra facendolo cadere all’interno della vasca. Non ci volle molto per il dottor Mark Jefferson capire quale fosse la sua situazione. Era una di loro ma non riusciva a comprendere chi tra quelle cinque. Anzi, tra quelle quattro perche’ Katherine non poteva essere e solo quando la donna si tolse per un istante il cappuccio, riusci’ a riconoscerla. La donna si rimise il cappuccio scoppiando a ridere
“ Che c’e’ dottore? Pensavi ad un’altra vero? Ed invece sono io. Non puoi non avermi riconosciuta” disse al medico che scosse avanti e indietro la testa. Certo che la riconosceva. Era proprio una di quelle ragazzine che chiamavano bastarde. Una ragazzina che era diventata una splendida donna, con quella tuta di lattice che delineava perfettamente un corpo esplosivo. E molto forte, considerando come l’aveva ridotto in pochi secondi. Come poteva dirle che era pentito? Che avrebbe voluto non aver mai fatto cio’ che invece aveva commesso su di loro? I suoi occhi si riempirono di lacrime ma doveva ragionare su come potesse trovare un modo per salvarsi. Quella maledetta cosa che lei gli aveva messo in bocca gli impediva di emettere qualunque suono che avesse un senso, oltre ad impedirgli di urlare. Non lo aveva comunque legato, segno che lei si riteneva talmente superiore da poter evitare addirittura qualsiasi legatura. Poi penso’ a Jennifer. Cosa era accaduto alla sua dolce amante? L’aveva uccisa? Vide intanto la donna vestita di nero mentre avanzava nuovamente verso di lui. Doveva togliersi quel maledetto affare che teneva in bocca ed urlare a piu’ non posso. Provo’ di nuovo a togliersi la ball gag ma la donna non glie ne diede il tempo. Lo afferro’ per un braccio fandolo uscire rovinosamente dalla vasca e poi schiaccio’ il suo stiletto sulla coscia destra facendo zampillare generosamente il sangue in ogni parte del bagno. La donna fece un sorriso sadico mentre tolse il suo tacco dalla carne dell’uomo facendo sentire a Mark un dolore mai sentito prima
“ Beh, intanto cosi’ evitiamo che tu possa scappare, mio caro dottore. Ed ogni volta che proverai a toglierti quella bella pallina che hai in bocca io ti infilzero’ una parte del tuo corpo. Per adesso e’ andata la coscia destra poi passero’ alla gamba sinistra e quindi proseguiro’ con le braccia o le mani. Hai tante parti del corpo che posso bucare. Agiro’ d’istinto e sara’ piu’ divertente. Hai un minuto di pausa, Mark e poi ricomincero’. Visto quanto sono buona? Ti faccio persino riprendere un po’. Mica vorrai morire subito. Abbiamo almeno un’ora per divertirci”

Kate Bilson e Jim Stolkes erano tornati da qualche minuto dopo aver accompagnato il medico a casa della Gaudino. La detective guardo’ l’orologio nervosamente
“ Forse ho sbagliato a dargli il permesso di intrattenersi con la sua amante”
“ L’hai detto tu stessa che non cambia niente. Rilassati Kate” rispose il sergente. La donna guardo’ poi in direzione del giovane agente nero
“ Blake, esci dalla macchina e mettiti di lato al portone. Chiunque esca o entra gli farai vedere il distintivo e gli chiederai i documenti. Soprattutto a coloro che entrano. Non mi fido”
“ Bene detective” rispose l’agente posizionandosi di fianco all’ingresso del portone. Stolkes la guardo’ sorridendole
“ Dai, vedrai che stanotte l’assassina se ne stara’ buona. E’ impossibile entrare senza che noi ce ne accorgiamo. Sia qui che sotto casa del dottore” La poliziotta annui’
“ Speriamo che sia come dici, Jim”

All’interno dell’abitazione di Jennifer Gaudino, il dottor Mark Jefferson aveva compreso come per lui fosse quasi giunta l’ora. Aveva capito subito che non poteva far nulla per contrastare la giovane donna. E poi, lui era un medico, non certo un tipo avvezzo alla lotta. I suoi pensieri pero’ andarono a Jennifer ed alla sua famiglia. L’avrebbe ucciso in casa dell’amante e tutti i suoi conoscenti avrebbero saputo che lui tradiva la moglie. E non solo. La sua morte avrebbe quasi sicuramente portato alla luce le violenze che lui e gli altri avevano fatto a quelle ragazzine. Fino a quel momento, i giornali avevano avanzato delle ipotesi sui tre che erano gia’ morti ma fra poco lui si sarebbe aggiunto alla lista. Non sarebbe stato complicato trovare una connessione tra quegli omicidi ed il suo ricordo sarebbe coinciso con un uomo che da giovane si era macchiato di un crimine orribile. Come avrebbe reagito sua moglie e soprattutto i suoi figli? I figli di un violentatore di ragazzine. Ed ora una di quelle ragazzine, fattasi ormai una splendida femmina, troneggiava su di lui. Altre lacrime scesero dal suo volto. Il dolore alla coscia era ormai insopportabile. Lo aveva trafitto senza pieta’ e avrebbe voluto almeno urlare ma quella maledetta pallina gli aveva fatto uscire solamente un grido strozzato. Continuava a pensare a Jennifer e pregava Dio che almeno lei potesse uscire incolume da quella situazione ma non la vedeva e temeva per la sua vita. La donna intanto mise un piede sulla faccia del dottore
“ Voglio confidarti un segreto, dottore. Lo sai che ero innamorata di te? Si, del bel dottorino che sembrava facesse il suo mestiere con passione. Oh, non solo io, a dir la verita’. E’ vero, il mio era solo un amore adolescenziale verso l’uomo che appariva ai miei occhi come un angelo venuto a prendermi da quel riformatorio per portarmi su un cavallo bianco verso la felicita’, ma proprio per questo era un amore puro. E tu invece? Ti fai mettere su da Vaughan. A lui serviva che il dottore fosse dalla sua parte. Che cosa ti promise? O forse ti piacevano le ragazzine e ti piaceva possederle contro la loro volonta? Non ha importanza ormai. Sai cosa e’ importante?” domando’ concludendo e afferrandolo di nuovo per un braccio e alzandolo quasi di peso per poi sbatterlo contro il muro. Il dottor Jefferson ricadde a terra, impossibilitato a reggersi in piedi a causa della grossa ferita alla coscia ma la donna lo riporto su, prendendolo per la gola ed impedendogli di cadere di nuovo a terra. Quindi, prosegui’ “Allora lo sai cos’e’ importante, mio bel dottore? Che per colpa tua io non sono piu’ riuscita ad innamorarmi, come se vedessi gli uomini che avrei potuto amare come esseri ignobili che vogliono solo farmi del male. Hai capito Mark? Tu mi hai rovinato l’esistenza. Ne ho avuti tanti di uomini, sai. D’altronde, guardami. Sono bella, non e’ vero? Dicono che abbia un corpo esplosivo, perfetto. Allora Mark, sono bella?” domando’ accompagnando la frase con un tremendo pugno al fianco che causo’ altro dolore al medico che con le lacrime agli occhi la guardo’. Si, era bella. Molto bella. Forse non come Katherine ma il livello era altissimo. Il corpo era in effetti perfetto. Con quella tuta cosi’ aderente tutte le forme erano valorizzate al massimo ed aveva potuto notare, nei pochi istanti in cui si era tolta il cappuccio che le copriva quasi completamente il volto, come avesse anche un viso meraviglioso. Annui’, per quel poco che gli permetteva la mano di lei stretta sul suo collo. La giovane donna sorrise
“ Oh che bello, ti piaccio ancora. Quindi non sei solamente un sudicio maiale che si diverte a violentare le ragazzine ma ti piacciono anche le donne” fece ironicamente senza lasciare la presa sul collo del medico che ormai respirava sempre piu’ a fatica “Ma vedi Mark,” riprese dopo alcuni secondi di silenzio “ ho pensato che forse uccidendoti potro’ dimenticare quel mio triste passato e trovare un bravo ragazzo da amare. Sai, comincio ad avere una certa eta’, ormai, e si deve pensare al proprio futuro” concluse ironicamente dando un ennesimo terribile pugno all’uomo che vomito’ sangue. La giovane lascio’ quindi la presa ed il medico si affloscio’ di nuovo a terra singhiozzando. Stavolta l’assassina non lo rialzo’ ma gli assesto’ un calcio al volto e quindi alzo’ la sua gamba destra e trafisse anche la coscia sinistra dell’uomo. Altro sangue ando’ a schizzare dappertutto. Ormai il bagno era quasi completamente tinto di rosso quando l’atletica femmina lo prese per i piedi incurante del dolore che gli causava e lo trascino’ per alcuni metri fino a giungere dinanzi alla cucina dove Jennifer Gaudino era legata sopra una sedia completamente incapace di vedere, parlare e sentire a causa dei due bavagli che le erano stati messi e della cuffia che continuava a trasmettere musica a volume altissimo. La donna vestita di nero afferro’ il dottore per i capelli
“ Eccola li la tua amante. Ci tieni a lei?” chiese a Jefferson che annui’ con la testa “Oh bene perche’ adesso la uccidero’ davanti a te cosi’ tu morirai sapendo che lei e’ morta per colpa tua” Mark Jefferson scosse la testa con tutte le poche forze rimaste emettendo grugniti incomprensibili mentre la donna sorrideva avanzando verso la sua prigioniera. Si posiziono’ alle sue spalle e guardo’ il dottore “Lei morira’ per colpa tua ma non la faro’ soffrire. Sarai solo tu a farlo. La uccidero’ dolcemente” disse per poi far partire un colpo dato di taglio a mano aperta che prese la Gaudino alla base del collo. L’amante del dottore non si accorse nemmeno di cio’ che stava accadendo e reclino’ il capo. La donna vestita di nero tolse la cuffia dalla testa della donna e avanzo quindi verso il medico. Guardo’ l’orologio e si accorse che erano ormai le 21.40. Era oltre mezz’ora che Jefferson era nelle sue mani e si accorse che ormai lui aveva poca resistenza e respirava a fatica a causa dei numerosi colpi ricevuti al costato che dovevano avergli rotto diverse costole. Forse sarebbe morto ugualmente ma perche’ privarsi di almeno altri dieci minuti di vendetta? Osservo’ il corpo quasi inerte del dottore e poi sorrise
“ Bene Jefferson. Ti do una possibilita’ di morire senza ulteriori sofferenze. Ora tu bacerai e leccherai le mie scarpe in segno di sottomissione nei miei confronti, dopodiche’ striscerai ai miei piedi e poi per tutta la casa. E’ il giusto riconoscimento che tu devi alla vincitrice. Perche’ sai, alla fine ho vinto io. Ti ho umiliato e tu non hai saputo contrastarmi in nessun modo. Ma soprattutto ti ho tolto tutto. E non solo la vita. Ti ho tolto il rispetto. Il ricordo che avranno di te sara’ quello di un maledetto violentatore di bambine. Tua moglie, i tuoi figli…… Ti sto togliendo il ricordo che loro avranno di te perche’ faranno di tutto per dimenticarti, per far finta che tu non sia mai esistito. Ora sta a te la scelta. Se tu striscerai come ti ho appena detto, io ti uccidero’ senza farti soffrire ulteriormente altrimenti ricomincero’. E posso garantirti fin da ora che non avro’ compassione per te. Ma questo so che l’hai ben compreso” Mark Jefferson singhiozzo’ senza ritegno mentre le lacrime si mescolavano al sangue sul suo viso. Aveva ragione lei. Sua moglie e i suoi figli l’avrebbero odiato appena la vicenda sarebbe venuta alla luce e questo era per lui forse piu’ insopportabile del tremendo dolore che sentiva. E Jennifer era appena morta per colpa sua. Solo per essersi innamorata di lui. Si avvicino’ strisciando ai piedi della donna. Voleva morire al piu’ presto. Non resisteva piu’ al dolore fisico che le ferite gli causavano e nei suoi occhi aveva ancora il volto della sua Jennifer….. L’aveva uccisa davanti ai suoi occhi con un semplice colpo di taglio. Se l’era studiata bene la sua vendetta. Chissa’ per quanti anni si era allenata per giungere a questo punto. Ora pero’ voleva troncare tutto al piu’ presto. Cerco’ di baciare gli stivali della donna non riuscendo bene nell’intento a causa della ball gag e causando ilarita’ nella donna, quindi striscio’ per quasi tutta la casa, seguendo la sua aguzzina che ogni tanto si voltava ad osservarlo ghignando. Era una fatica enorme per Jefferson, con le gambe praticamente inutilizzabili e le forze ormai ridotte al lumicino. Finalmente la donna si fermo’. Guardo’ di nuovo l’ora: 21.55. Era giunto il momento di ucciderlo.