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Autore Topic: LE BASTARDE  (Letto 3849 volte)

Offline DavideSebastiani

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #30 il: 17 Marzo 2020, 17:39:12 »
Ventinovesimo episodio

Kate Bilson guardo’ l’ora e poi sorrise a Jim
“ Io ho fame, sergente. Ho visto che a meno di duecento metri c’e’ un bar aperto. Dai, fammi compagnia”
“ Buona idea Kate. Ho fame anch’io”
“ Ok andiamo allora” replico’ per poi guardare l’agente Berens “Prendo qualcosa anche per te?”
“ Un caffe’ non lo rifiuto”
“ Ok, un caffe’ e ci aggiungo anche un bel panino. Ok?”
“ Grazie tenente. Accetto volentieri” rispose Berens mentre Kate e Jim uscivano dalla macchina per avvicinarsi a Blake
“ Ehi, noi andiamo a prenderci qualcosa al bar. Mi raccomando, occhi aperti” fece la detective
“ Non si preoccupi. Qui non passera’ nessuno”
“ Bene. Prendo del caffe’ ed un panino anche per te”
“ Ma no, non si deve disturbare”
“ Nessun disturbo” concluse Kate “Non mi va di mangiare mentre gli altri mi osservano a pancia vuota” Blake sorrise e ringrazio’. Il tenente Bilson era considerata una tosta ma sapeva anche essere simpatica. No, non era male ed era anche di una bellezza da togliere il fiato. E se aveva visto giusto, sembrava esserci del tenero tra lei e il sergente. Bah, non erano problemi suoi. Lui doveva solo stare attento che chiunque entrasse nel portone abitasse li. E di sicuro, con lui di guardia non sarebbe passata nemmeno una mosca.
Kate e Jim s’incamminarono in silenzio. In effetti, potevano vedere le luci accese di un punto di ristoro e si avvicinarono velocemente. Altrettanto velocemente ne uscirono dopo aver preso quattro panini e quattro caffe’. Kate guardo’ l’orologio e poi sbuffo’ verso il sergente
“ Il tempo non passa mai, accidenti. Mi sembra di stare qui da mezza giornata ed invece è passata solamente poco piu’ di un’ora”
“ E gia’. Fare la sorveglianza e’ una delle cose peggiori che puo’ capitare ad un poliziotto” ammise Stolkes
“ Per fortuna, manca poco piu’ di un quarto d’ora e poi e’ fatta. Almeno per quanto riguarda questa tranche”
” Si ma poi c’e’ da trascorrere la notte sotto casa del dottore. Siamo solo agli inizi, Kate. A meno che tu non decida di lasciar stare e di andarcene a casa. Credo che il nostro dottore sia in buone mani” La Bilson osservo’ il sergente e poi annui’
“ Si, forse hai ragione. Il fatto e’ che mi ero pentita di avergli dato la possibilita’ di trascorrere la sera con la sua amante e volevo sincerarmi di persona che tutto andasse bene. Lo riporteremo a casa sua e poi lasceremo la sorveglianza ai due agenti. Berens e Blake mi sembrano in gamba e non credo che avremo brutte sorprese stanotte”
“ Ma certo Kate. Ora pero’ sbrighiamoci altrimenti beviamo il caffe’ freddo” aggiunse Jim mentre Kate osservo’ di nuovo il suo orologio. Le dieci e dodici minuti. Si, potevano affrettare il passo.

Circa dieci minuti prima, la donna vestita con la tuta di lattice nera aveva osservato il dottor Mark Jefferson strisciare per tutta la casa, lasciando una scia di sangue vistosissima. Ma non era ancora del tutto soddisfatta. La sua voglia di vendetta era enorme e aveva colpito piu’ volte l’uomo con calci in tutto il corpo. Si, aveva mentito quando gli aveva detto che lo avrebbe ucciso senza farlo soffrire ulteriormente, cosi’ come aveva mentito quando gli aveva detto di aver ucciso Jennifer Gaudino. Il suo magistrale colpo a mano aperta l’aveva soltanto spedita nel mondo dei sogni ma voleva che il dottore si sentisse in colpa anche per quello. Jefferson era pero’ svenuto e ormai doveva affrettare i tempi. Lo prese per le braccia riportandolo al bagno. Riempi’ la vasca con acqua fredda e poi vi immerse la testa di Jefferson che, a contatto con l’acqua, si risveglio’ immediatamente. Era cio’ che voleva la donna. Doveva essere conscio di dover morire e non sarebbe stata una morte indolore. Spinse con forza la testa del dottore prendendolo per il collo. Il medico provo’ a ribellarsi facendo schizzare l’acqua dappertutto ma il braccio della donna era troppo forte per la resistenza di Jefferson ormai provato da tutto cio’ che aveva subito. Per piegare ancora di piu’ la resistenza dell’uomo gli torse il braccio sinistro con l’altra mano spezzandoglielo poi senza pieta’. Era veramente la fine per Mark Jefferson. Quest’ultima dolorosissima rottura gli aveva tolto le forze residue. Non e’ mai bello sapere di star per morire ma era atroce farlo in quel modo e gli ultimi pensieri dell’uomo furono che aveva pagato caro quello che aveva fatto. I suoi polmoni si riempirono ben presto di acqua mentre il braccio della donna lo spingeva sempre piu’ a fondo. Mark Jefferson esalo’ il suo ultimo respiro esattamente alle 22 e due minuti e l’assassina lo lascio’ al bagno, con la testa dentro la vasca. Doveva affrettarsi. Si mise vicina alla porta di ingresso dopo aver preso il suo zaino e si spoglio’ della tuta di lattice completamente macchiata del sangue della vittima, si tolse gli altissimi stivali che avevano calpestato il sangue di Jefferson uscito a flotte e quindi si rivesti’ con gli stessi abiti che aveva indosso prima di entrare in casa della Gaudino, compresa la felpa col cappuccio. Aveva ovviamente cambiato i sensuali guanti di lattice per mettersi quelli asettici usati dai medici e dagli infermieri per evitare di lasciare impronte, aveva tolto la gag ball dalla bocca del dottore ed aveva ripreso la cuffia che le era servita per non far sentir nulla a Jennifer Gaudino e persino la corda con la quale l’aveva legata e la fascia che le aveva impedito di guardare. Ora veniva il momento piu’ delicato. Non doveva mettersi le scarpe da tennis per non lasciare la forma sul pavimento completamente sporco di sangue e se le mise in mano quindi usci’ dalla casa dopo essersi accertata che non ci fosse nessuno sul piano e solo a quel punto si pote’ infilare le sue scarpe. Scese lentamente le scale evitando il minimo rumore dopo essersi messa lo zaino sulle spalle ed averci inserito tutto cio’ che aveva indosso in casa della Gaudino. Dinanzi al portone la grossa stazza dell’agente Blake occludeva tutta l’uscita. Lottare con uno come lui poteva essere un problema ma era pronta a farlo. I suoi allenamenti erano stati mirati, estenuanti ma erano riusciti a produrre una vera e propria macchina da guerra. Strinse le mani a mo’ di pugno, respiro’ profondamente, pronta a scattare ma sapeva che qualcosa sarebbe accaduto. Guardo’ l’ora. Esattamente le dieci e quattordici minuti. Doveva attendere solo una manciata di secondi e poi agire.

Offline DavideSebastiani

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #31 il: 20 Marzo 2020, 20:33:32 »
Trentesimo episodio

Kate Bilson e Jim Stolkes erano ritornati dal bar con in mano i caffe’ ed i panini. Berens guardo’ con piacere cio’ che gli avevano comprato i suoi superiori mentre la detective osservo’ Blake mentre faceva il suo dovere. Si avvicino’ a lui sorridendo
“ Vieni agente. C’e’ un bel panino ed un caffe’ anche per te” gli disse prendendolo per un braccio e avviandosi per quei pochissimi metri che li separavano dalla macchina. Kate si mise stavolta seduta dietro invitando il sergente a mettersi accanto a lei e facendo segno a Blake di posizionarsi accanto a Berens al quale Jim Stolkes offri’ il panino ed il caffe’ appena comprati. I due agenti dovettero voltarsi per afferrare cio’ che Kate e Jim porgevano loro. Quasi contemporaneamente, alla detective cadde dalla mano il suo panino e si rivolse al suo compagno
“ Oh no. Jim, ti prego, mi cerchi quel maledetto panino che mi e’ caduto” chiese languidamente a Stolkes che non si fece pregare nel chinarsi e cercare cio’ che era caduto al tenente Bilson che poi si rivolse ai due agenti che stavano per voltarsi per riprendere la loro sorveglianza
“ Scommetto che dopo questo panino e dopo il caffe’, fare la guardia a quel tipo sara’ piu’ leggero. Non credete?” fece ad entrambi. Blake annui’ mentre Berens ringrazio’ Kate
“ Si, ci volevano proprio, tenente” rispose l’agente mentre Stolkes ritorno’ trionfante seduto in modo normale con in mano il panino di Kate che si era nascosto proprio dietro la gamba della poliziotta. Erano trascorsi poco piu’ di trenta secondi dal momento in cui i poliziotti avevano abbandonato la visione del portone dove abitava Jennifer Gaudino.
L’assassina intanto, aveva visto la sagoma di Blake allontanarsi dal portone. Era cio’ che aspettava. Attese una decina di secondi e finalmente il suo telefonino usa e getta che aveva nella sua mano destra lampeggio’. Il segnale. Con l’agilita’ di un gatto, usci’ dal portone per correre con quanto fiato avesse in gola verso destra per giungere fino all’angolo. Erano circa un centinaio di metri. Uno come Bolt ci metteva meno di dieci secondi per percorrere quella distanza ma lei non era una centometrista. Era allenata alla perfezione ma non poteva metterci meno di dieci secondi anche lei. Conto’ mentalmente ma allo scadere di quei dieci secondi che si era prefissata per arrivare alla meta, l’angolo, ovvero il punto in cui non sarebbe piu’ stata visibile ai poliziotti che stazionavano sotto casa della Gaudino, non era ancora arrivato. Sapeva che sarebbe accaduto ed era pronta a questa evenienza. Avrebbe dovuto gettarsi tra due macchine parcheggiate, cosa che fece con grande agilita’. Si sporse da una di quelle due vetture per poter guardare in direzione di quella che sarebbe dovuta essere la macchina della polizia e noto’ che tutto sembrava tranquillo. Era fatta. Strisciando tra le macchine ed aiutandosi col buio della sera, riusci’ ad oltrepassare l’angolo del palazzo dove era parcheggiata una macchina. Rovisto’ in una tasca dello zaino ed estrasse le chiavi per aprirla. Aveva un percorso memorizzato nella testa che doveva prima portarla in una zona isolata per bruciare gli abiti che aveva usato nell’uccidere Mark Jefferson, quindi al fiume per gettare la ball gag, le cuffie, la corda e il telefonino sul quale aveva appena ricevuto il segnale e poi a casa sua senza incontrare telecamere di sorveglianza. Ancora non era tranquilla. Fra meno di un quarto d’ora l’omicidio sarebbe stato scoperto e lei era ancora distante dalla sua abitazione. Malgrado avesse fretta, uso’ un tipo di guida molto soft. Farsi fermare in quel momento sarebbe stata la fine ma finalmente alle 22.45 infilo’ le chiavi nella toppa della sua abitazione. Ce l’aveva fatta.
Kate Bilson e gli altri poliziotti si erano ormai rifocillati. Stolkes guardo’ il suo capo e poi il suo orologio. Un paio di minuti alle 22.30. Fece cenno alla donna che l’orario stava per scadere toccando con l’indice destro sul proprio orologio. La Bilson fece cenno di attendere ma intanto era gia’ uscita dalla macchina ed aveva oltrepassato l’agente Blake che, dopo aver mangiato il suo panino ed essersi bevuto il caffe’, aveva ripreso la posizione di prima. Ma anche durante quello spuntino il portone non era mai stato perso di vista, a parte i pochissimi istanti serviti per venire a prendersi caffe’ e panino dalle mani della detective. Stolkes si avvicino’ intanto a Kate
“ Quello stronzo si vuole godere la serata fino all’ultimo istante”
“ Speriamo che dipenda da questo. Comunque, il tempo sta per scadere. Trenta secondi e se non lo vediamo l’andiamo a prendere” rispose la donna e il sergente noto’ come fosse visibilmente contrariata per la mancanza di puntualita’ da parte dell’uomo che doveva proteggere. Attesero pazientemente che trascorressero quella manciata di secondi quindi Kate tiro’ fuori la sua pistola togliendo la sicura poi prosegui’ “Andiamo su Jim. Ho paura che possa essere accaduto qualcosa”
“ No dai, nessuno sarebbe potuto passare. Il nostro caro dottore vuole semplicemente sfruttare tutto il tempo a disposizione” La Bilson non lo ascolto’ nemmeno. Entro’ nel portone con in mano la pistola e fece cenno a Jim di salire le scale. Era la prassi in questi casi. Se le vie di fuga erano due, entrambe dovevano essere controllate. Kate infatti prese l’ascensore arrivando al piano della Gaudino alcuni secondi prima di Stolkes. I due poliziotti osservarono la porta della casa dell’amante del dottore dopodiche’ Jim suono’ il campanello. Invano. Nessuno veniva ad aprire e Kate decise quindi di mettersi in azione facendo partire un calcio poderoso all’altezza della serratura spezzandola. La porta si apri’ sotto lo sguardo ammirato di Jim che avanzo’ per primo nel buio della casa ma non fece nemmeno il secondo passo
“ Oh no, cazzo. Non e’ possibile” urlo’ tornando indietro, afferrando dalla giacca un guanto di lattice ed accendendo la luce. Una scia di sangue sembrava coprire l’intera abitazione ed era abbastanza visibile anche al buio. Si guardarono scuotendo la testa poi continuarono ad avanzare cercando di fare attenzione a non calpestare tutto cio’ che poteva essere utile alla scientifica. Entrarono in cucina e Kate guardo’ la donna seduta su una sedia e con il capo reclinato
“ Oddio no, pure la donna” esclamo’ correndo verso di lei e tastandole il polso
“ E’ morta?” domando’ Jim sempre piu’ affranto. Kate sospiro’
“ No, per fortuna e’ solo svenuta” rispose la donna uscendo dalla cucina. Un breve tratto di corridoio e poi lo spettacolo orrendo del bagno si materializzo’ dinanzi ai loro occhi. Il dottor Mark Jefferson era completamente nudo inginocchiato di fronte alla vasca piena e la testa era quasi completamente immersa nell’acqua. Il sangue era sparso dappertutto, sui muri e sul pavimento e quest’ultimo era pieno di impronte di scarpe e di piedi nudi
“ Come cazzo e’ possibile?” Urlo’ pieno di rabbia Stolkes mentre Kate si era quasi inginocchiata con le mani sulla testa “Dimmi Kate, com’e’ possibile una cosa del genere? Ma chi cazzo e’ quest’assassina maledetta? Un fantasma? Ci sta prendendo per il culo. Sta giocando con noi come fa il gatto col topo” Kate lo guardo’ attonita poi si rialzo’ di scatto
“ Jim, telefona ai poliziotti di guardia a Abigail. Fatti dire se l’hanno persa di vista” Stolkes afferro’ il telefonino e fece una breve telefonata dopodiche’ riattacco’ affranto
“ La tua amica si sta divertendo con il suo uomo in un locale. Non si e’ mai allontanata e l’hanno sempre avuta sotto gli occhi. Kate, non puo’ essere stata lei”
“ Non so se essere contenta o no. Come ha fatto l’assassina ad entrare e come ha fatto ad uscire? Come diavolo ha fatto?” ripete’ quasi in trance la donna, alzando il tono della voce sull’ultima frase
“ Non lo so, Kate. Me lo sto domandando”
“ E se lei gia’ fosse stata in casa? Sapeva che il dottore aveva un’amante e sapeva che la vedeva ogni mercoledi’. L’ha aspettato in casa. Non puo’ essere che cosi’”
“ Oh cazzo! E noi l’abbiamo portato proprio dall’assassina. Avremmo dovuto controllare anche l’abitazione”
“ E’ colpa mia, Jim. Non sono lucida. Io avevo la responsabilita’ di tutto e mi sono fatta fregare come una novellina idiota” Stolkes abbraccio’ la detective
“ Come potevi immaginare? “
“ Avrei dovuto. E non gli avrei dovuto dare il permesso di andare dalla sua amante ma avevo timore che se mi avesse riconosciuta, come in effetti poi e’ accaduto, avrebbe potuto pensare che a causa del nostro passato lo obbligavo a fare qualcosa che non voleva, magari lamentandosi con i nostri superiori e col rischio che mi togliessero il caso”
“ E’ normale, Kate. Il tuo ragionamento e’ stato lineare”
“ Si forse. Ci tenevo troppo a risolvere questo caso ma adesso mi rendo conto che non ne sono in grado, Jim. Non sono me stessa al 100% e questo mi porta a fare degli errori che forse in un altro caso non avrei fatto. Chiedero’ al capitano Richards di occuparmi di altre indagini visto che in questo faccio piu’ danni che altro” concluse la donna mentre il sergente l’abbraccio’ di nuovo. In quel momento, Kate, la donna superba, sicura, capace, sembrava non esistere piu’. Per un attimo, il sergente dimentico’ che si trovava nel bel mezzo di un ennesimo omicidio e bacio’ castamente sulle labbra la splendida ragazza che aveva di fronte e poi le accarezzo’ il volto
“ Ti capisco Kate. Spero solo che il capitano non mi faccia far coppia con il detective Barry” La donna accenno’ ad un sorriso
“ E perche? Il detective Paul Barry e’ un poliziotto capace”
“ Vale meno della meta’ di te e non ha preso bene il fatto che tu sei ad un passo dal diventare capitano mentre lui, con il doppio degli anni di servizio rispetto a te, non e’ mai stato ritenuto abile ad una simile promozione” Kate alzo’ le spalle
“ Faremo di nuovo coppia Jim. A te non rinuncio, ne’ sul lavoro e nemmeno nella vita. Almeno per adesso. Ma per me questo caso e’ chiuso. E quanto a diventare capitano, temo che il mio curriculum si sia macchiato gravemente con questo flop”
“ Non dire cosi’. Sei sempre la numero uno. E se tu lascerai questo caso, hai la mia approvazione. Non e’ facile per te gestire il tutto considerando il tuo passato. Beh, andiamo a vedere come ha ammazzato il dottore” fece Stolkes dirigendosi verso la vasca facendo attenzione a non sovrapporre le sue impronte a quelle gia’ esistenti. Si rese subito conto delle innumerevoli ferite in tutto il corpo e soprattutto di quelle alle gambe che avevano portato alla luce addirittura una parte delle ossa. A fatica, evito’ di rigettare il panino che aveva appena mangiato nel vedere come era stato ridotto quell’uomo e torno’ indietro sulla porta dove era rimasta Kate “Dio santo, Kate. L’ha massacrato. Sapere cio’ che ti aveva fatto me l’aveva subito reso odioso ma per fare una cosa del genere ci vuole qualcosa…….”
“ Odio?”
“ Si, odio ma all’ennesima potenza. Ma voi non siete state e le uniche che lo odiavano eravate voi” Kate rimase qualche istante in silenzio poi il suo volto sembro’ illuminarsi
“ E se non si fossero limitate a noi? Se quei cinque avessero preso di mira anche altre ragazze?” Jim Stolkes guardo’ il detective e spalanco’ gli occhi
“ Ma certo, perche’ no? Quante eravate nel riformatorio?”
“ Eravamo oltre duecento, Jim. Senza contare quelle che sono venute prima di noi e quelle che l’hanno fatto dopo. E c’erano ragazze che avevano omicidi alle spalle. Se quei cinque si fossero divertite anche con qualcuna di loro oltre che con noi, tutto avrebbe un senso logico”
“ Cristo! Puo’ essere andata cosi’. Ma perche’ aspettare vent’anni?”
“ Perche’ era il tempo che le serviva per diventare cosi’ brava. Non si puo’ uccidere un uomo a mani nude in quel modo senza avere alle spalle tanti anni di allenamento. Forse, aveva bisogno di metabolizzare la vendetta e solo allora ha cominciato ad allenarsi”
“ Ma come la prendiamo una del genere? Ti rendi conto, Kate? Oltre duecento ragazzine che si saranno disperse per tutti gli Stati Uniti. Ricostruire le loro esistenze, controllare i loro alibi e capire cosa sono diventate a vent’anni di distanza e’ un’impresa improba”
“ Si, ma se il capitano Richards accetta che io possa lavorare su altri casi, e’ un problema che non mi riguarda piu’ ” concluse il tenente Bilson sospirando. E a Jim parve un sospiro di sollievo.

Offline DavideSebastiani

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #32 il: 24 Marzo 2020, 17:47:55 »
Trentunesimo episodio

Kate Bilson era entrata nell’ufficio del capitano Richards a capo chino. Erano appena le otto di mattina. Il capitano la osservo’ contrariato e le fece cenno di mettersi seduta
“ Si puo’ sapere cosa ti e’ passato per la mente di concedere al dottor Jefferson di andare dalla sua amante?” esordi’ quasi urlando. La Bilson scosse la testa
“ Non cerco scuse, signore. Ho fatto una sciocchezza e sono pronta a pagarne le conseguenze. Non potevo immaginare una cosa del genere e pensavo che sorvegliarlo sotto casa sua o sotto la casa dell’amante non avrebbe cambiato di una virgola” Richards abbasso’ il tono della voce
“ E non avete controllato all’interno della casa?”
“ No signore. Non ci ho pensato. Le ripeto, ho fatto una sciocchezza”
“ L’hai fatta enorme questa sciocchezza. E questo potrebbe anche pregiudicare la tua promozione a capitano”
“ Me ne rendo conto” ammise la bella poliziotta. Richards sospiro’ nervosamente. Adorava quella ragazza. Stavolta aveva sbagliato e la strigliata l’avrebbe presa ma non voleva infierire. Era pur sempre una poliziotta coi fiocchi ed un errore nel loro mestiere era possibile. Non ne era stato immune nemmeno lui. La guardo’ accennando un abbozzo di sorriso
“ Questa indagine passa all’F.B.I. Ho ricevuto ordini dai piani alti. Noi dovremo solo collaborare. Tu sei fuori e la tua squadra dovra’ mettersi ai loro ordini. E’ una cosa che non sopporto ma un serial killer di questa portata non rientra piu’ nelle mansioni della polizia di Los Angeles se non appunto come collaborazione. Loro sono piu’ indicati ed esperti di noi”
“ Lo immaginavo, capitano. Ed immagino anche come a lei non vada bene tenere i federali in mezzo ai piedi. Mi dispiace veramente tanto”
“ Ormai e’ fatta. Ma se credono di risolvere questo caso solamente perche’ hanno un distintivo federale, si sbagliano di grosso. Abbiamo di fronte una persona con delle capacita’ fuori dal normale. Mah! Inutile pensarci. La patata bollente ora passa a loro”
“ E io capitano?”
“ Ti occuperai di un nuovo omicidio. Una certa Martha Dixon. Gli assassini non si prendono mai le ferie in questa citta’ “ borbotto’ Richards. La Bilson annui’
“ Grazie capitano. Non mi andava di starmene con le mani in mano. Mi metto subito al lavoro” Richards non rispose e fece semplicemente cenno alla giovane che poteva uscire. Forse, avrebbe dovuto essere piu’ severo, ma non gli andava di infierire troppo, soprattutto dopo essere venuto a conoscenza del suo passato che forse le aveva precluso un ragionamento logico e lineare su quel caso cosi’ intricato. E in fondo, era meglio per lei starne completamente fuori. Ma adesso c’era il problema dei federali. Su questo Kate aveva perfettamente ragione. Averli tra i piedi sarebbe stato complicato ma aveva ricevuto ordini superiori. E in fondo, non era completamente dispiaciuto del fatto di togliersi di dosso la responsabilita’ su un caso come quello che stava appassionando tutti gli Stati Uniti. Si, era un caso troppo grosso anche per poliziotti bravi come quelli che erano ai suoi ordini.
Il giovane guardava l’orologio con impazienza. Non se l’aspettava piu’ quell’appuntamento. Aveva incontrato Tracy la settimana precedente all’uscita del bar dove era solito prendere qualcosa dopo aver concluso il lavoro e per lui era stato davvero incredibile quell’incontro. Tracy era davvero bellissima, la donna piu’ bella che avesse mai conosciuto. Eppure era stata lei a fare il primo approccio. Lui forse non avrebbe neanche avuto il coraggio di fermare una donna del genere. Gli aveva chiesto un’informazione, lui glie l’aveva data e lei poi gli aveva chiesto se poteva accompagnarla in quel posto. Come avrebbe potuto un uomo rifiutare una simile offerta? Era alta, mora, capelli a caschetto e occhi neri, una bocca meravigliosa ma soprattutto un corpo che avrebbe fatto invidia alle modelle piu’ famose. Indossava un tailleur pantalone grigio da donna in carriera e per tutto il breve tragitto aveva cercato un modo per approfondire la conoscenza. Ed invece fu proprio lei a chiedergli di rivedersi. Non subito perche’ era indaffarata col lavoro ma gli aveva promesso che la settimana seguente gli avrebbe telefonato. E due giorni prima di quell’appuntamento aveva sentito quello squillo e la voce melodiosa di Tracy che gli chiedeva se era disponibile ad uscire giovedi’ pomeriggio per prendere un drink e poi ad andare a cena la sera. Naturalmente, aveva accettato. Si era messo il suo completo migliore, la piu’ bella delle sue camicie e si era recato al luogo dell’appuntamento. Un luogo un po’ stano, a dir la verita’, in una via non molto frequentata ma Tracy aveva detto che ci passava per tornare dal lavoro. E come si fa a dire di no ad una donna cosi’ bella? Certo, non era quello il suo momento migliore. Suo padre aveva ormai pochi mesi di vita e poi c’era quella maledetta assassina che continuava a mietere vittime. Era un po’ preoccupato e suo padre gli aveva detto di fare attenzione ma lui era giovane e voleva vivere la sua vita. E quale migliore occasione di un appuntamento con una donna come Tracy? Guardo’ l’orologio. Era ancora presto e mancavano ancora qualche minuto alle 18, l’ora dell’appuntamento ma Tommy Vaughan continuava ad essere impaziente e preoccupato. E se non fosse venuta? Se ci avesse ripensato? Guardava il suo mazzo di fiori nella mano destra chiedendosi se forse non fosse esagerato presentarsi in quel modo ad un appuntamento. In fondo, era il primo appuntamento e la seconda volta che si sarebbero visti. Ma proprio in quel momento una Ford grigia si fermo’ dinanzi a lui e la squillante voce di Tracy risuono’ in modo cristallino
“ Ciao Tommy. E’ tanto che aspetti? Io ho cercato di essere puntuale” Il giovane sorrise
“ Sei puntualissima, Tracy” La donna gli apri’ lo sportello e Tommy entro’ nella vettura col suo mazzo di fiori offrendolo alla ragazza che sorrise
“ Grazie Tommy. Non dovevi”
“ Un piccolo pensierino” rispose soddisfatto il giovane. La donna lo ringrazio’ con i classici tre bacetti sulle guance e poi mise in moto “Dove stiamo andando di bello?” prosegui’ Tommy
“ Tranquillo, ci penso io. Mi piace organizzare la serata nel modo in cui preferisco. Hai problemi?”
“ Oh no, nessun problema” rispose il giovane che ammirava la bellissima fanciulla al volante cercando un modo di iniziare un discorso. La donna lo riguardava sorridendo e quindi svolto’ in una strada fuori mano per poi fermarsi
“ Come mai ci fermiamo qui?” chiese Tommy incuriosito. La donna si avvicino’ a lui sfiorandogli le labbra. Tommy non riusciva nemmeno a riflettere in modo coerente. La bellezza di quella ragazza, il suo profumo, la sua bocca cosi’ vicina gli impedivano qualsiasi pensiero che non fosse stato lei, Tracy. La ragazza intanto avvolse il suo braccio intorno al collo di Tommy mentre con l’altra mano gli accarezzava il viso. Si distacco’ leggermente dal giovane sempre accarezzandolo lievemente con la mano sinistra ma all’improvviso, con la mano destra, fece scendere un tremendo colpo di taglio alla base del collo. Tommy reclino’ il capo svenuto senza nemmeno rendersi conto di cosa fosse successo. La donna scese, fece il giro della vettura e afferro’ il corpo inanimato del ragazzo trascinandolo con insospettata forza dietro la macchina stessa. Apri’ il bagagliaio e lo spinse dentro senza tanti problemi. Si rimise al volante ma prima di rimettere in moto si guardo’ allo specchietto. Con quella parrucca e con le lenti a contatto scure, poche persone avrebbero potuto riconoscere in lei Abigail Czatkis. Sorrise. La prima parte del piano era stata perfetta. Adesso sarebbe venuto il bello.

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #33 il: 27 Marzo 2020, 18:35:08 »
Trentaduesimo episodio

Kate Bilson stava stilando il suo rapporto giornaliero quando il sergente Stolkes fece l’ingresso nel suo ufficio. Erano da poco trascorse le 18 di sera
“ Allora Kate, come va?” La donna sorrise amaramente
“ Direi bene. Richards mi ha fatto il culo ed e’ giusto cosi’. E temo anche che non sia finita qui. L’ho combinata grossa e lui e’ sotto pressione. Mi ha detto che si prendera’ le responsabilita’ di questo fallimento, tanto per lui si avvicina la pensione ma l’ho deluso”
“ Si, forse hai fatto un errore di valutazione ma siamo esseri umani. Si puo’ sbagliare”
“ Gia’” ammise la Bilson “A dimostrazione che non sono quella super poliziotta che tu immaginavi” Stolkes sorrise
“ Non sara’ questo caso a farmi cambiare idea su di te. Per me sei ancora la numero uno. Solo che stavolta hai incontrato una persona al tuo livello”
“ Una persona di livello superiore. Sono io a non essere al suo livello. Ha vinto lei, Jim”
“ Non sei tu ad aver perso, Kate. Siamo tutti noi ad essere stati sconfitti. Almeno per adesso”
“ Forse e’ come dici tu. Grazie Jim. E’ bello sapere che hai tutta questa stima di me”
“ Ti conosco troppo bene e la mia e’ semplicemente una valutazione professionale. Ed il nuovo caso?” chiese il sergente
“ In compenso, questo nuovo caso mi sembra abbastanza lineare. Donna uccisa e marito colpevole. E’ gia’ sotto chiave e sta quasi per cedere ma se anche non confessasse, abbiamo tutto l’occorrente per sbatterlo dentro. Se confessa forse si risparmia l’iniezione letale e se la cava con l’ergastolo e il pubblico ministero ha fatto capire all’avvocato della difesa che gli converrebbe.”
“ Caso chiuso in meno di ventiquattrore?”
“ Gia’. Pero’ quello a cui tenevo di piu’ non sono riuscita a risolverlo. A proposito, come procede con Stewart?” Stolkes si mise seduto sulla sedia di fronte alla scrivania della detective. L’agente Stewart era il capo della squadra di investigatori dell’ F.B.I. mandato a cercare di risolvere questo caso
“ Come vuoi che proceda? Lo abbiamo messo al corrente della situazione ed ha deciso di togliere la sorveglianza ad Abigail Czatkis. Era a divertirsi col suo uomo mentre uccidevano il dottor Jefferson”
“ Beh, almeno il fatto di essere fuori casa della Gaudino mentre c’era l’omicidio esclude definitivamente anche me” aggiunse Kate
“ Direi proprio di si”
“ Cos’ha detto la patologa riguardo quest’ultimo omicidio?”
“ Niente di nuovo, a parte la modalita’ della morte. Annegato invece che strangolato o infilzato ma per il resto tutto uguale. Picchiato senza pieta’ e trafitto in diversi punti dalla solita arma da taglio. La scientifica ha trovato Impronte delle solite scarpe, impronte che pero’ non sono state trovate al di fuori dell’abitazione. L’assassina si toglie le scarpe con le quali ha ammazzato la vittima e indossa poi scarpe normali. Quello che non capisco e’ come possa essere uscita dal palazzo. L’abbiamo controllato per tutto il periodo in cui Jefferson era a casa della Gaudino. Sono incredibili le risorse che ha questa persona”
“ E la Gaudino?” chiese ancora la Bilson
“ Sotto shock ma sta bene. Non ha visto ne’ sentito niente. L’assassina l’ha colta alle spalle mentre entrava in casa e quando si e’ svegliata si e’ ritrovata bendata e le ha poi messo una cuffia con della musica a volume assordante”
“ Che tipo di musica?”
“ Hard rock. Canzoni che non aveva mai sentito in vita sua”
“ Beh, almeno sappiamo che gusti musicali ha” ironizzo’ la detective che poi torno’ seria “E con Vaughan? Manca solo lui all’appello. E considerando il modus operandi dell’assassina che ne uccide uno a notte, stasera dovrebbe toccare a lui”
“ L’agente Stewart ha parlato con Vaughan e gli ha detto che per proteggerlo dovra’ sopportare la presenza dell’ F.B.I. in casa sua. Stavolta sara’ una sorveglianza ravvicinata. Ci saranno due agenti dentro casa e due macchine con quattro agenti all’esterno” Kate annui’
“ Beh, con sei agenti di guardia, o e’ davvero un fantasma, o dovra’ rinunciare o la becchiamo”
“ Sette Kate. Ho deciso di aggiungermi ai due che saranno all’interno della casa di Vaughan e Stewart e’ d’accordo. Sono un buon lottatore e ho una mira eccellente” Kate sospiro’ nervosamente
“ Hanno accettato?”
“ Certo. Si tratta di collaborazione tra la polizia di Los Angeles e l’F.B.I. Non e’ un caso di loro proprieta’ ” Il detective chino’ la testa e poi la risollevo’ guardando in faccia il suo uomo
“ Attento Jim. Da quello che abbiamo visto, chiunque sia, e’ dotata di un’abilita’ fuori dal comune. Anche se tu sei un buon lottatore, credo che potresti avere grossi problemi contro una persona del genere”
“ Forse, ma saremo in tre ed anche gli altri non sono pivellini. E comunque, saremo armati. Io voglio scrivere la parola fine a questa serie di omicidi, Kate. E questo anche se Vaughan lo spedirei all’inferno, se potessi. Ma sono un poliziotto”
“ Ti capisco Jim ed e’ quello che ho provato io nel trovarmi di fronte a loro. Da una parte il rancore, l’astio e…… Diciamo pure l’odio che sentivo per loro ma tanti anni fa ho deciso di difendere la legge e questo per me vale piu’ del rancore per quella gente”
“ E ti ho sempre apprezzata anche per questo. Beh, io vado. Non ti chiedo se hai intenzione di aspettarmi” Kate sorrise
“ No Jim, non chiedermelo. Non stasera, almeno”
“ E tu cosa farai?”
“ Mah! Forse un bel film d’amore e poi a letto. Sai, ultimamente sto pensando che forse l’amore puo’ essere una gran bella cosa”
“ E c’entra qualcuno in questo tuo approccio diverso con l’amore?” chiese Jim speranzoso
“ Vai, sergente Stolkes. Non farmi dire piu’ di quanto abbia gia’ detto” concluse la detective sorridendo. L’uomo sorrise a sua volta senza insistere. Quello che aveva appena sentito lo aveva riempito di felicita’. Forse c’era riuscito. Era riuscito a far innamorare Kate Bilson. Era ancora presto per sapere se i sentimenti della bellissima detective erano cosi’ forti come i suoi ma sapeva che si trovava sulla buona strada. E la dura nottata che l’attendeva sarebbe stata meno complicata da trascorrere.

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #34 il: 31 Marzo 2020, 18:23:37 »
Trentatreesimo episodio

La villetta di Franklin Vaughan era identica alle altre che si trovavano in quel quartiere residenziale percorso da un vialetto alberato. Due piani, unico ingresso e box dove parcheggiare la macchina non collegato con l’interno. Per entrare in casa, c’era solo l’ingresso principale che era sorvegliato da due macchine dell’F.B.I. Vaughan e sua moglie si erano messi nel salone a guardare la televisione mentre Jim Stolkes e gli altri due agenti si erano seduti proprio di fronte all’unica entrata, con le loro armi poggiate su un tavolino messo li proprio per l’occasione ma verso le 22 la coppia aveva preferito andare a dormire. Malgrado la situazione molto stressante e di pericolo, l’ex direttore era molto stanco a causa della malattia una donna parcheggio’ la macchina appena fuori dal quartiere e percorse quasi un chilometro a piedi prima di incontrare la villetta dell’ex direttore. Era alta e snella ed aveva i lunghi capelli raccolti sotto un berretto da baseball. Indossava scarpe da tennis ed una felpa larga e comoda sopra un paio di jeans altrettanto comodi. La felpa aveva il cappuccio che copriva quasi completamente il volto che lei teneva appositamente basso per evitare che qualcuno potesse riconoscerla e, osservandola di sfuggita, sarebbe potuta sembrare un ragazzo amante della moda hip hop e non certo una giovane donna molto affascinante. Alle proprie spalle teneva uno zaino piuttosto capiente che, quando si rese conto di essere fuori dagli sguardi indiscreti dei residenti, ammesso che a quell’ora di notte qualcuno tirasse a far tardi, si tolse, lo poso’ in terra e vi armeggio’ dentro. Guardo’ poi l’orologio e vide che erano le due di notte. Doveva agire e non sarebbe stato facile ma prima doveva nascondere del tutto il proprio volto. Estrasse dallo zaino una maschera di pelle nera che delineo’ con cura sul proprio viso che ora era completamente irriconoscibile ed un paio di guanti. Solo gli occhi azzurrissimi, la bocca ed il naso erano visibili. Si rimise lo zaino in spalla e avanzo’ tranquillamente verso le due macchine dove stazionavano i quattro agenti sempre tenendo la testa china. La prima macchina era composta dall’agente Ferguson e dall’agente Mantakis e fu proprio quest’ultimo ad accorgersi per primo della figura che avanzava tranquillamente. Fece un cenno al suo collega che sorrise
“ Tranquillo. E’ un ragazzo” fu la risposta di Ferguson. Mantakis scese comunque dalla macchina e si avvicino’ alla vettura dove erano posizionati l’agente Thyne e l’agente Connolly che scesero a loro volta toccandosi le pistole e poi osservando la figura che avanzava tranquillamente verso di loro. Erano quattro agenti esperti. Sapevano come comportarsi in casi come questi e sapevano che le precauzioni erano sempre da prendere, senza sottovalutare alcunche’. Mantakis avanzo’quindi a sua volta di un paio di metri verso la giovane donna che sospiro’ profondamente
“ Alt, giovanotto. Togliti il cappuccio e fammi vedere i tuoi documenti” esordi’ l’agente facendole vedere il suo tesserino. Per la donna era il momento. Non avrebbe dovuto sbagliare niente. Valuto’ mentalmente la situazione e si rese conto che non sarebbe stato semplicissimo ma se c’era una persona che poteva farlo era proprio lei. Dinanzi a lei Mantakis, due metri dopo Thine e Connelly con le mani pronte a prendere la pistola e, accanto a questi due, Ferguson dentro la prima macchina con la porta appena aperta ad osservare la scena. Appena arrivo’ a mezzo metro da Mantakis scatto’. Il calcio al volto fu terribile ma volutamente non mortale e l’agente non si rese nemmeno conto di essere stato colpito. Indietreggio’ di un paio di metri e cadde a terra svenuto senza emmettere un solo fiato. Thyne e Connelly fecero solo in tempo ad afferrare le loro pistole senza pero’ avere la possibiita’ di usarle in quanto l’atletica donna era avanzata quel tanto che le serviva per colpire prima Thyne con un altro tremendo calcio al volto e quindi, appena una frazione di secondo dopo, Connelly prima con una gomitata e poi con un colpo di taglio alla base del collo. I due caddero come se fossero stati fulminati, sotto gli occhi attoniti dell’ultimo poliziotto rimasto. Ferguson cerco’ febbrilmente la sua arma ma ormai la donna era su di lui. Apri’ e richiuse violentemente la porta dell’auto che fece sbattere con violenza sulla faccia dell’agente per poi afferrarlo per la giacca costringendolo ad uscire dalla macchina. Era quello il momento piu’ difficile. Se il poliziotto avesse gridato, avrebbe dovuto rinunciare ma Ferguson era ancora con la mente offuscata a causa del violento colpo appena subito e quasi non oppose resistenza alla donna che lo volto’ facendogli sbattere la testa ancora sulla porta rimasta aperta. Ormai senza piu’ nessuna possibilita’ di difendersi, Ferguson fu preso ancora per le spalle dalla donna che cinse il suo braccio intorno al collo del federale che inizio’ ad ansimare cercando inutilmente di toglierselo. Appena pochi secondi dopo, la giovane si rese conto che l’agente era ormai svenuto e sorrise soddisfatta. Aveva impiegato meno di dieci secondi per ridurre quei quattro poliziotti all’impotenza, dando una dimostrazione di una straordinaria efficienza fisica. Nessun grido era partito dalle loro bocche e nessuno di loro si sarebbe svegliato prima di un paio d’ore. Ma a lei ne sarebbe bastata anche una sola. Rimise i quattro poliziotti dentro le due macchine adagiandoli sui sedili dopodiche’ estrasse dal suo zaino alcune siringhe da un contenitore sterilizzato facendo ad ognuno di loro un’iniezione che li avrebbe fatti comunque dormire per almeno tre ore, semmai si fossero svegliati dopo i duri colpi ricevuti. La prudenza non era mai troppa. Osservo’ compiaciuta la situazione e poi si diresse verso la villetta. Era solo a meta’ dell’opera.

Jim Stolkes guardo’ l’agente Rushford che faticava a tenersi sveglio scuotendo la testa
“ Ehi Rushford, non stiamo ad una festa che ti puoi addormentare dopo una bevuta” L’agente trasali’ e poi osservo’ il sergente
“ Oh cavolo, mi si chiudono gli occhi. Ci vorrebbe una bella tazza di caffe’”
“ Ecco bravo, vai a prepararla” fece l’agente Stunridge, l’altro federale di guardia “E visto che ci sei preparane una anche per me e per Stolkes”
“ Maledetto lavoro” rincaro’ Rushford “E’ una noia mortale”
“ Speriamo di annoiarci fino a domani mattina” riprese Jim. L’agente Rushford si strinse sulle spalle
“ Mica penserai che possa fare qualcosa? Coi nostri colleghi qua sotto e noi tre in casa, spiegami come potrebbe fare”
“ Non scherzate ragazzi. La persona che abbiamo di fronte possiede delle doti non normali. Ieri sera ci ha fregato alla grande e non vorrei che proseguisse oggi. Mi sentiro’ tranquillo quando questa notte sara’ trascorsa”
“ Gia’ ma poi?” chiese Stunridge “Che dobbiamo fargli da baby sitter tutte le notti? Se quell’assassina vede che stasera non puo’, cerchera’ di colpire la notte seguente o quella dopo ancora. Dovremo fare la sorveglianza tutte le notti a questo tipo?” Stolkes allargo’ le braccia
“ In teoria hai ragione ma vedi, mi sono fatto l’idea che questa tipa o chiunque sia, voglia perseguire un piano che prevede l’eliminazione di un uomo ogni notte. E’ un suo rituale. E come tutti i serial killer intende rispettarlo alla lettera. Se noi stanotte glie lo impediamo, rompiamo una specie di equilibrio che potrebbe portarla ad interrompere questa sequenza di morti. Comunque, cio’ che conta e’ il presente e quindi belli svegli, ragazzi. Per i giorni a seguire ci penseranno i nostri capi a decidere. Quanto al caffe’, ci vado io a prepararlo. Voi state qui e non perdete di vista la porta” concluse Stolkes
All’esterno, la giovane donna vestita in jeans e felpa era arrivata all’altezza della villa. Osservo’ la telecamera puntata verso l’ingresso e sorrise camminando radente il muro in direzione della camera da letto dei coniugi Vaughan per evitare di essere ripresa. Il fatto che fosse una villetta isolata le facilitava in parte il compito. La finestra era naturalmente chiusa ma pochi secondi prima aveva preso dal suo zaino un tagliavetro a punta diamantata ed un grosso adesivo con il manico di gomma che sarebbe servito a non far cadere il vetro all’interno, cosa che avrebbe procurato un rumore considerevole. Piazzo’ l’adesivo al centro della finestra ed inizio’ a tagliare il vetro. Dopo pochi ma interminabili minuti si era formato una specie di ovale che permetteva la penetrazione di una persona e la donna, attirando a se il vetro grazie all’adesivo col manico di gomma, lo sollevo’ malgrado la sua notevole pesantezza, togliendolo e appoggiandolo a ridosso del muro esterno. Il rumore era stato quasi inesistente e I coniugi Vaughan dormivano tranquillamente all’interno della stanza. La donna scavalco’ agilmente ed entro’ nella camera dirigendosi prima dalla signora Vaughan. Le mise una mano sulla bocca e con l’altra le afferro’ il collo stringendo fino a quando senti’ che l’anziana donna era svenuta. Si sposto’ poi dall’ex direttore e ripete’ l’operazione con la medesima efficacia. I due coniugi ora continuavano a dormire svenuti a causa della pressione che lei aveva esercitato su di loro. Ora doveva affrontare tre uomini. Non sarebbe stato facilissimo ma la sua preparazione atletica era perfetta. Fece un respiro profondo. Era pronta per l’atto finale.

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #35 il: 03 Aprile 2020, 20:25:38 »
Trentaquattresimo episodio

La donna si affaccio’ lungo un corridoio constatando che non c’era nessuno e lo percorse sapendo che l’avrebbe portata proprio davanti alla porta d’ingresso della villetta. Si accorse che ce ne erano solo due. Rushford e Stunridge erano con gli occhi fissi verso la porta ma cominciavano ad essere stanchi. Erano ormai diverse ore che facevano la guardia in attesa che accadesse qualcosa ed i loro riflessi si erano leggermente annebbiati ma soprattutto non si sarebbero aspettati di essere presi alle spalle. Il colpo di taglio alla base del collo che scivolo’ pesantemente su Stunridge lo fece passare immediatamente dalla noia all’incoscienza. Rushford si ralzo’ di scatto incredulo. Da dove era sbucato quel tizio? Cerco’ di prendere l’arma che aveva sul tavolino ma la giovane donna con un calcio fece cadere sia il tavolo che le due armi. Il secondo calcio prese in pieno l’agente che barcollo’ visibilmente. Era un uomo alto circa un metro e ottantacinque e ben piazzato ma quel calcio era stato dato con una violenza ed una precisione incredibile. Vedeva avanzare ora quella figura che aveva tolto il cappuccio ma aveva una strana maschera nera sul volto che gli impediva di capire addirittura se fosse uomo o donna. Provo’ comunque a rispondere con un pugno ma la donna si scanso’ quel poco che le servi’ per evitare di essere colpita e quindi contrattacco’ con esito micidiale. Ancora un calcio volante e quindi due pugni in rapida successione che spedirono il poliziotto nel mondo dei sogni. Erano trascorsi meno di dieci secondi, il tempo di una finale olimpica dei cento metri piani.
Jim Stolkes era andato in cucina a preparare il caffe’ quando aveva sentito dei rumori provenire dal punto in cui aveva lasciato i suoi colleghi. Con il cuore in gola si diresse in quel punto dopo aver preso dalla fondina la sua pistola ma appena si affaccio’ la visione gli procuro’ un brivido di terrore. I due poliziotti giacevano a terra inanimati. Si giro’ per cercare l’autore di una simile impresa ma riusci’ soltanto a vedere una gamba che si muoveva alla velocita’ della luce per riapparire proprio sul suo braccio armato. Stolkes emise un grido sordo lasciando cadere la pistola. Guardo’ poi la figura. Ecco, aveva l’assassina a portata di mano. O forse l’assassino? Non capiva se fosse un uomo o una donna. L’abbigliamento era tipicamente maschile ma il resto era indecifrabile. Se fosse stato un uomo, avrebbe potuto definirlo leggermente piu’ alto della media e piuttosto magro. Ma se fosse stata una donna si sarebbe trattata di una femmina molto alta. Avanzava verso di lui. Cerco’ di imprimersi nella mente i pochi particolari che vedeva del suo volto ma era impossibile considerando quella strana maschera sul volto. Solo gli occhi, di un azzurro talmente intenso da sembrare irreali, erano riconoscibili. Era sicura, conscia dei propri mezzi mentre continuava ad avanzare. Non era armata ma da come aveva eliminato a mani nude i due agenti dell’ F.B.I. sembrava proprio non averne bisogno ma stavolta non ci sarebbe stata una persona che avrebbe potuto stendere dopo una manciata di secondi. Lui sapeva lottare. Attese la prima mossa dell’avversario, chiedendosi contemporaneamente come aveva fatto ad evitare i suoi quattro colleghi che stazionavano fuori dalla villetta. E la mossa arrivo’ sotto forma di un calcio che lo avrebbe preso in pieno se lui non lo avesse parato all’ultimo momento. Contrattacco’ cercando un paio di pugni che pero’ la donna evito’ in modo superbo per poi partire al contrattacco e stavolta per il sergente si mise male. Un violento calcio allo stomaco bissato da un altro che lo colpi’ in pieno volto lo fecero cadere rovinosamente a terra. Si rialzo’ asciugandosi il sangue che gli colava dalla bocca con il dorso della mano. Gli aveva rotto il labbro ma soprattutto gli aveva fatto comprendere come quella figura fosse molto piu’ brava di lui. Non poteva competere sul piano della tecnica e della velocita’ ma forse poteva farlo su quello della forza fisica. Uomo o donna che fosse, era molto inferiore come stazza rispetto a lui e doveva sfruttare questo vantaggio. Si rialzo’ e si getto’ di scatto verso l’avversario portandolo con se a terra. La donna rimase per una frazione di secondo interdetta. Si aspettava una cosa del genere ma non aveva saputo porre un rimedio. Avrebbe dovuto finirlo dopo averlo mandato a terra ed invece gli aveva dato il tempo di rialzarsi per la troppa fiducia nei propri mezzi. O forse erano altre le sensazioni che le avevano impedito di finirlo. Ed ora lui era sopra di lei con il braccio alzato e pronto a colpirla con un pugno che per lei avrebbe quasi sicuramente significato la fine. Afferro’ pero’ entrambe le braccia costringendo Stolkes a cambiare piano. Il sergente si accorse infatti che malgrado la sua stazza decisamente superiore, la forza fisica era pressoche’ pari. Anzi, le sue braccia indietreggiavano lentamente ma inesorabilmente allontanandosi sempre di piu’ dal corpo dell’avversario fino al punto di arrivare all’altezza delle sue spalle. Per la donna era il momento di chiudere la pratica. Sollevo’ il corpo del suo avversario aiutandosi con la gamba destra e, sempre tenendo ferme le due mani del sergente, alzo’ anche la gamba sinistra per dare una forte ginocchiata alle parti intime di Stolkes che per un attimo gli fece abbandonare quasi completamente la concentrazione. Era cio’ che la donna voleva e che rovescio’ completamente la situazione mandando Stolkes sotto di lei per colpirlo quindi con due pugni che distrussero completamente la resistenza dell’uomo. La donna lo rialzo’ di quel poco che le permise di mettersi dietro di lui, afferrargli il collo col suo braccio destro e cominciare a stringere. Stolkes era intontito ma ancora sveglio mentre quel braccio gli stava facendo mancare il respiro. Provo’ a divincolarsi e poi a cercare di togliere quel braccio ma era tutto inutile. In quei secondi interminabili gli vennero in mente tre cose. La prima era che sperava che non lo uccidesse limitandosi a farlo svenire, la seconda che aveva fallito e la terza che Pratt, il collega di Schmidt, il secondo uomo ucciso, aveva perfettamente ragione quando aveva affermato che la persona che l’aveva neutralizzato era una donna. Anche lui sentiva quel profumo. Non un profumo particolare ma il dolce ed inebriante profumo della pelle femminile. E questa fu l’ultima cosa che penso’ prima di svenire.

Kate Bilson si tolse la maschera nera. Sospiro’ profondamente. Non ci voleva che Jim si mettesse a fare la guardia anche lui a quel porco di Vaughan. Le aveva reso tutto piu’ complicato. Ma per fortuna, anche uno come il sergente, bravissimo nella lotta corpo a corpo, nulla poteva contro di lei. Si era allenata per venti lunghissimi anni per giungere a questo livello e non sarebbe stato certo Jim a poterla fermare. Si inginocchio’ per vedere se gli aveva causato troppi danni e se gli aveva rovinato quel bel viso maschio che tanto le piaceva e noto’ con piacere che aveva semplicemente il labbro rotto e gli occhi cerchiati di viola a causa degli ultimi due pugni che gli aveva inflitto. Povero Jim, sarebbe stata dura per lui questa sconfitta. Bacio’ dolcemente quel labbro rotto pensando che per alcuni giorni difficilmente lo avrebbe potuto fare senza causargli un bel po’ di dolore e quindi si mise all’opera. Dopo dieci minuti, il look da ragazzo amante della hip hop aveva lasciato il posto ad una splendida figura femminile inguainata nel lattice, con gli stivali col tacco a spillo e truccata perfettamente, pronta all’ultimo atto della sua vendetta. Nessuno si sarebbe svegliato prima di due ore ma non poteva correre rischi. Sapeva che qualche inconveniente poteva sempre starci e non era il caso di perdere ulteriore tempo. Afferro’ lo zaino e prese delle siringhe con del sonnifero per addormentare definitivamente i tre che aveva messo ko e quindi si diresse nella camera da letto guardando Franklin Vaughan e sua moglie ancora svenuti. Sorrise. Era giunto il momento che attendeva da venti, lunghissimi anni.

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #36 il: 07 Aprile 2020, 17:48:46 »
Trentacinquesimo episodio

Kate Bilson afferro’ l’ex direttore Vaughan e lo trascino’ al bagno dove lo risveglio’ con il getto d’acqua della doccia. L’ex direttore scosse la testa e poi soffermo’ lo sguardo sulla bellissima figura femminile che troneggiava dinanzi a lui. Scoppio’ nervosamente a ridere
“ Katherine Bilson? Ma certo! Chi altri poteva essere stata se non tu? Tu, la piu’ bella, la piu’ intelligente di tutte le altre messe insieme. Davvero complimenti. Sei riuscita ad eliminare sette uomini da sola. Da ragazzina promettevi bene ma hai superato tutte le aspettative”
“ Devo ringraziare te Franklin. Senza l’odio che nutrivo verso di te e verso gli altri, forse non sarei riuscita a farcela”
“ Sette uomini! Sei davvero forte e brava. Mi sarebbe piaciuto vedere come hai fatto”
“ Oh beh, a parte il mio fidanzato che e’ un abile lottatore, con gli altri e’ stata semplice routine. L’unico problema era evitare che gridassero ma per il resto sono troppo forte per loro e per chiunque si metta sulla mia strada”
“ Ti rinnovo i miei complimenti, Katherine. Ma stavolta hai fatto male i tuoi calcoli”
“ Davvero Franklyn? E perche’ mai?” rispose la donna alzandosi il cappuccio della tuta di lattice. I suoi occhi, l’unica parte visibile sembravano due fari illuminanti in piena notte
“ Cosa puoi fare? Uccidere me e mia moglie? Io sono malato e mi restano pochi mesi di vita. Come pensi di poterti vendicare di me? Uccidendo mia moglie? Ti conosco bene, Katherine. Tu vuoi vendicarti ma non puoi uccidere una donna innocente. Sono certo che non lo faresti. E quindi, se mi ucciderai, eliminerai solamente la mia agonia” Kate Bilson sorrise
“ Devo dire che mi aspettavo una considerazione maggiore da parte tua. Ed e’ gia’ la seconda volta che lo fai. L’hai fatto anche ieri mattina durante la nostra chiacchierata, ricordi? Mi hai appena definita molto intelligente e poi mi credi cosi’ idiota da non sapere che uccidendoti ti farei un favore? Pero’ su una cosa hai ragione. Non uccidero’ nessuno che non sia colpevole, compresa tua moglie” Vaughan sospiro’ sollevato. La sorte di sua moglie era quella che gli stava piu’ a cuore. Quanto a se stesso, tutte le sofferenze che Katherine gli avrebbe potuto infliggere avrebbero al massimo pareggiato quelle che si apprestava ad avere a causa del suo cancro. Guardo’ Kate Bilson sorridendo
“ Lo immaginavo, Katherine. Quei due anni che ti ho frequentato mi sono bastati per capirti. Hai uno strano senso della giustizia ma sempre di giustizia si tratta. Bene, mia bellissima Kate, sono pronto” La detective osservo’ Vaughan sorridendo a sua volta e scuotendo la testa
“ Non avere fretta. Sai Franklin, quando ho pensato alla mia vendetta, ho sempre saputo che nel momento in cui ti avrei ucciso saresti stato anziano. Sai, morire da fastidio a tutti, anche a chi ormai ha pochi anni dinanzi a se, ma vuoi mettere quando si hanno davanti a se diversi anni oppure pochi come ne avresti avuti te anche se non avessi avuto il cancro?”
“ E allora?”
“ E allora considerando che non ho nessuna intenzione di uccidere tua moglie che ha l’unica colpa di essere stata a fianco di un essere ignobile come te, la mia vendetta nei tuoi confronti doveva essere diversa. Oh certo, morirai. Io ti ammazzero’ con le mie mani ma non sara’ questa la mia vendetta. Troppo comodo per uno come te. Aspettami qua, Franklin. Oh beh, sei debole ma potresti anche farcela a fuggire. Meglio prevenire” fece la detective mettendo la sua mano dinanzi alla bocca dell’uomo e poi schiacciando violentemente la sua gamba destra col tacco affilatissimo che penetro’ nella carne di Vaughan lacerandola. La Bilson sorrise di nuovo ma non era un sorriso che prometteva niente di buono per l’uomo che vide allontanarsi l’atletica figura che riapparve dopo qualche secondo con in mano il telefono cellulare dell’uomo. Vaughan la guardo’ perplesso malgrado il dolore lancinante che aveva alla gamba
“ Che vuoi farci col mio telefonino, puttana? Pensi di intimorirmi massacrandomi?” Per tutta risposta Kate lo afferro’ per la giacca del pigiama per sferrargli un violentissimo pugno allo stomaco. L’uomo si affloscio’ di nuovo a terra
“ Siamo all’inizio, Franklin”
“ Se pensi che dalla mia bocca possa uscire una sola parola di pieta’ nei tuoi confronti, ti sbagli di grosso. Puoi massacrarmi come vuoi. Lo so che mi ucciderai e non vedo l’ora. Mi stai facendo un favore, Katherine” farfuglio’ l’uomo. La Bilson osservo’ il telefono cellulare dell’uomo e poi un sorriso che pero’ il cappuccio di lattice copri’ in parte, le riempi’ il bellissimo viso”
“ Ci siamo, caro Franklin. Mancano dieci secondi e poi ci sara’ un collegamento speciale e potrai vedere una persona che ti sta particolarmente a cuore” prosegui’ imperterrita Kate che fece scorrere i pochissimi secondi fino a quando l’immagine che attendeva riempi’ lo schermo del telefono cellulare. Afferro’ il collo dell’ex direttore costringendolo ad osservare il filmato che scorreva sul suo telefonino. L’uomo sbianco’ in volto mentre la Bilson sospiro’ soddisfatta “Hai capito ora quale sara’ esattamente la mia vendetta?” Franklin Vaughan spalanco’ gli occhi terrorizzato
“ No, lui no. Non c’entra niente”
“ Ma davvero? Pensavi che non avessi scoperto che quel ragazzo, quel giovane che si aggiunse a voi nel violentarci, era tuo figlio?” Vaughan scosse la testa
“ Ti prego Katherine. Lui no. Faro’ qualunque cosa vorrai ma le sue colpe sono limitate. Fui io ad insistere. Era un ragazzino, aveva poco piu’ della vostra eta’ ed io lo convinsi che fare esperienza su…….. Su un gruppo di ragazzine come voi poteva essere l’ideale. Ti scongiuro” Kate Bilson cominciava ad assaporare il sapore della sua vendetta completa
“ Oh Franklin, ma che fai? Prima mi dici che non uscira’ mai una parola di pieta’ nei miei confronti e dopo dieci secondi ti rimangi tutto? Ah gia’ secondo te lui non e’ colpevole. Doveva fare le sue esperienze” La Bilson afferro’ l’uomo per il pigiama rialzandolo senza fatica “Porco schifoso. Quelle che tu chiami esperienze erano violenze carnali. Lo vedevo Tommy come provava piacere mentre noi eravamo legate, mentre ci toccava, mentre ci baciava. A me faceva schifo, Franklin. Avevo meno di quattordici anni e sognavo un ragazzo che mi volesse bene, che mi amasse, che mi dicesse quanto fossi bella ed invece dovevo sopportare te, i tuoi luridi compagni e tuo figlio. Guardalo Tommy com’e’ ridotto? E’ lui ad essere legato adesso e non puo’ opporre resistenza. E lo vedrai morire. A meno che……”
“ A meno che, cosa? Dimmi Katherine. Ti scongiuro, aveva solo diciotto anni anni. Non e’ colpevole”
“ Ma certo, come no? E a diciotto anni non si ha la maturita’ necessaria per comprendere quello che si sta facendo? No, lui si eccitava di fronte ai nostri corpi nudi come tutti gli altri. Pero’ io voglio la mia vendetta, Franklin e tu sei il fautore di tutto. Tu morirai comunque ma forse lui lo posso salvare. Voglio che tu strisci come un verme implorando la mia pieta’, baciando le mie scarpe e riconoscendo la mia superiorita’. Queste sono le mie regole per salvare Tommy. Hai dieci minuti dinanzi a te per convincermi, dopodiche’ io decidero’ se salvarlo o no. Come gli imperatori romani. Se tu sarai stato convincente, il mio pollice sara’ indirizzato verso l’alto, altrimenti assisterai alla sua morte. E posso garantirti che non sara’ una morte indolore” Franklin Vaughan era ancora a terra ed i suoi occhi ora mostravano il vero terrore. Non per se stesso ma per la sorte del suo unico figlio. L’aveva sottovalutata. Aveva pensato che mai e poi mai Katherine e le altre potessero scoprire che quel ragazzo fosse suo figlio. Che idiota che era stato! Come aveva potuto pensare che una ragazzina cosi’ sveglia e intelligente non comprendesse che quel giovanotto, autentico pesce fuor d’acqua in quel riformatorio femminile, non fosse figlio di uno di loro? Per una poliziotta era stato un gioco da ragazzi trovarlo. E adesso la vita di Tommy dipendeva da lui. Forse l’avrebbe davvero risparmiato. Forse avrebbe capito che in fondo le sue colpe erano limitate rispetto alle sue. Katherine Bilson possedeva uno strano senso della giustizia, come aveva appena sottolineato, e forse voleva solamente terrorizzare lui e suo figlio. Oh si, per lui non vedeva alcuna possibita’ di salvezza ma per Tommy forse ce ne era una. In ogni caso, fosse pure solo una possibilita’ su un milione, doveva tentare. Striscio’ ai piedi di Kate baciandole quegli altissimi stivali che la facevano assomigliare ad una statuaria dea della vendetta. Lo fece per alcuni interminabili minuti, attendendo un ordine da parte della donna ma invece gli arrivo’ un violento calcio in faccia. Sentiva il sangue colargli sul viso senza riuscire a comprendere da dove il dolore provenisse, tanto era sparso per tutto il corpo. Katherine Bilson lo guardo’ con un sadico sorriso
“ Ora leccali” gli ordino’ e Vaughan obbedi’ prontamente, facendo scorrere la sua lingua su quegli stivali e assaporando, oltre al sapore orrendo della vernice, anche quello per lui insolito della totale sottomissione. Si dedico’ a qualla pratica per altri inteminabili minuti poi la donna gli ordino’ di strisciare seguendola. Pote’ quindi vedere i corpi inanimati dei tre poliziotti sconfitti da Kate, uno ancora sulla sedia con il capo reclinato e gli altri due miseramente in terra con varie ecchimosi. Quella donna non conosceva ostacoli. L’odio nei suoi confronti l’aveva fatta diventare un’autentica macchina da guerra che non si fermava dinanzi a nulla. Prosegui’ a strisciare seguendo la detective fino a quando lei si fermo’. Il cuore gli sembrava uscire dal torace, sia per la fatica improba che un uomo nelle sue condizioni di salute aveva dovuto compiere e sia per la sorte di suo figlio. Si accascio’ completamente a terra
“ Ti prego, basta. Sono stanco” mormoro’ con estrema fatica. Kate lo sollevo’ prendendolo per il collo e sbattendolo al muro
“ Non sono piu’ la ragazzina che deve stare ai tuoi ordini” gli disse girandolo mentre stringeva la sua mano sul collo dell’uomo “Ora la situazione si e’ invertita. Quando parli con me lo devi fare con il dovuto rispetto. Per te io sono miss Bilson. O vuoi che il mio pollice sia rivolto verso il basso?” Vaughan scosse la testa in segno di diniego
“ No, miss Bilson. La scongiuro, la prego. Sono tanto stanco. Mi uccida, lo merito, ma salvi mio figlio. E’ un bravo ragazzo” Kate scoppio’ a ridere
“ I bravi ragazzi non violentano le ragazzine legate. Lui godeva come godevate voi. Era insensibile alle nostre grida, ai nostri pianti come lo eravate voi. Lo vedi il mio pollice, Franklin?” gli disse mostrandoglielo. L’uomo scoppio’ in un pianto dirotto
“ No, la prego, miss Bilson. Lui no” La donna non rispose. Gli mise il pollice della sua mano destra a pochi centimetri dal volto e poi, pian piano, lo fece roteare
“ Condanno te e tuo figlio a morte per mezzo di sevizie indicibili. Il mio giudizio e’ insindacabile, Franklin. Osserva come muore il tuo amato Tommy. Osserva le sue sofferenze” concluse la donna mettendo il telefonino che apparteneva proprio all’ex direttore dinanzi ai suoi occhi. Vaughan li chiuse per non vedere ma poteva sentire le urla quasi disumane di suo figlio, poteva sentire sulla sua pelle le torture che stava subendo, mentre le sue lacrime che uscivano copiose si mescolavano al sangue. Tommy Vaughan esalo’ il suo ultimo respiro dopo dieci interminabili minuti di violenze di ogni tipo e le sue sofferenze erano state atroci. Anche lui aveva pagato per il suo passato. Franklin aveva sperato fino all’ultimo che quelle atrocita’ si fermassero ma aveva visto cio’ che nessun genitore vorrebbe vedere. Cerco’ di lanciarsi verso la sua aguzzina nel momento in cui questa lascio’ il suo collo
“ Maledetta! Me l’hai ucciso. Hai ammazzato mio figlio” disse cercando in modo improbabile di colpire Kate che blocco’ facilmente i suoi polsi. La forza della giovane donna era enormemente superiore a quella del vecchio direttore e per la Bilson fu un gioco da ragazzi costringere l’uomo in ginocchio
“ Sei patetico. Potrei ucciderti semplicemente soffiandoti addosso, lurido verme. Ora ho avuto la mia vendetta. Manchi solo tu all’appello. Consolati, stai per raggiungere il tuo adorato figliolo e i tuoi compari” gli disse stringendo ancora i polsi dell’uomo e torcendoglieli improvvisamente fino a sentire il lugubre crac delle ossa che si rompevano. Vaughan scivolo’ per l’ennesima volta a terra e Kate alzo’ la sua gamba per colpire la gamba sinistra dell’uomo, penetrando con il suo tacco nella carne e lacerandola al momento della fuoriuscita. Franklin Vaughan respirava affannosamente. I suoi pensieri erano offuscati mentre la detective lo tirava su per l’ennesima volta
“ Uccidimi, bastarda” le disse. La donna sorrise
“ Stavolta te li faccio io i miei complimenti. Odioso fino all’ultimo. Bene, ti accontento ma farai una brutta fine, mio caro” Kate Bilson sollevo’ di nuovo l’uomo, chiuse la mano a mo’ di pugno e poi scatto’. Il suo pugno colpi’ il pomo d’Adamo di Vaughan che si accascio’ a terra non appena la poliziotta lo lascio’ andare “Hai circa cinque minuti di vita, Franklin. L’aria entrera’ con sempre maggiore difficolta’ nei tuoi polmoni e posso garantirti che sara’ una morte orrenda, proprio come meritavi. Ti manchera’ il respiro e i tuoi occhi li sentirai quasi uscire dalle orbite. Ed io me ne staro’ qui ad osservare ed ogni secondo della tua agonia sara’ un secondo meraviglioso per me. Te l’avevo detto vent’anni fa’, ti ricordi? Ti dissi che me l’avresti pagata con gli interessi e tu sorridesti. Erano parole dette da una ragazzina ma avresti dovuto capirlo che io non ero una ragazzina normale. Oh si, l’hai sempre immaginato ma non credevi fino a questo punto. Beh, le parole servono a poco, a questo punto, anche perche’ tu non puoi rispondermi ed il mio diventa un monologo” La donna afferro’ una sedia mettendosi di fronte a Vaughan che, con gli occhi sbarrati, aveva sempre maggiori difficolta’ a respirare. Kate accavallo’ le gambe togliendosi il cappuccio per farsi vedere mentre gioiva delle sofferenze di Vaughan ed osservando l’uomo mentre moriva lentamente. Franklin Vaughan pregava Dio di morire. Il respiro era ormai limitatissimo e la sofferenza enorme. Aveva ragione Katherine quando aveva detto che avrebbe penato enormemente. La guardo’, bella come una dea, sorridente ed impassibile di fronte a lui che moriva lentamente. I suoi occhi si riempirono di lacrime al pensiero di suo figlio e di quanto anche lui aveva sofferto. Si, ricordava le parole di Katherine appena quattordicenne che gli diceva che lui l’avrebbe pagata ed aveva ragione. Aveva vinto lei. Lei e le sue amiche bastarde.
Kate aveva osservato con pazienza che Vaughan morisse ed era quasi dispiaciuta quando questo avvenne. Avrebbe voluto vedere la sofferenza sul suo volto ancora per diversi minuti. Ma ora non aveva senso perdere tempo inutile. La sua vendetta era completata e conveniva affrettarsi. Si spoglio’ della sua sensuale tuta di lattice indossando di nuovo i jeans larghi e la felpa. Ovviamente si tolse anche gli altissimi stivali con i quali aveva inflitto pesanti torture al suo vecchio direttore, prese il telefono cellulare di Vaughan ed usci’ dalla villetta dopo essersi messa le scarpe da ginnastica ed il suo zaino, non senza aver dato un’ultima occhiata al suo amato Jim e agli altri due agenti. Anche i quattro che aveva facilmente messo a dormire al di fuori della villetta di Vaughan dormivano ancora beatamente. Li aveva colpiti con precisioni scientifica frutto di tantissimi anni di strenuo allenamento, ben sapendo che si sarebbero dovuti svegliare fra circa un’ora ma era stata talmente previdente da drogarli per evitare brutte sorprese. Le precauzioni non erano mai troppe anche perche’ tutta la polizia di Los Angeles era allertata ed era meglio affrettare l’andatura. Raggiunse il luogo dove aveva lasciato la sua macchina, o almeno quella presa a noleggio che le era stata necessaria per arrivare fin quasi al quartiere di Vaughan, mise in moto fermandosi per bruciare gli abiti indossati al momento della vedetta, compresi i jeans e la felpa che erano stati notati dai poliziotti contro i quali aveva combattuto e indossando altri abiti che aveva con se nello zaino ed inserendo anche questo tra le cose da bruciare. Getto’ poi il telefonino di Vaughan con il quale aveva fatto vivere al suo ex direttore i momenti della brutale uccisione di Tommy, nel fiume Los Angeles insieme a tutti gli altri oggetti usati nella villetta e quindi torno’ finalmente a casa. Kate Bilson aveva completato la sua vendetta. Era andato tutto secondo i suoi piani? Ripercorse mentalmente ogni momento. Si, qualcosa non era andato per il verso previsto e doveva capire il motivo ma per il resto era profondamente fiduciosa. Se anche qualcuno avesse sospettato qualcosa, sarebbe stato impossibile per chiunque collegare i vari fatti . Sorrise compiaciuta. Doveva solo attendere gli eventi ma era pienamente soddisfatta.

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #37 il: 10 Aprile 2020, 18:27:40 »
Trentaseiesimo episodio

SEI MESI PIU’ TARDI
Jim Stolkes entro’ nell’ufficio di Kate Bilson. Era piuttosto su di giri
“ Chiudi la porta, sergente” L’uomo si affretto’ ad obbedire tornando verso la detective che lo scruto’ attentamente “Come mai tutta questa allegria?” aggiunse poi la donna
“ Niente di particolare se non che stasera sono libero. Che ne diresti di una cenetta io e te?” La donna guardo’ il poliziotto mentre il suo viso fece una smorfia
“ Oh no Jim. Proprio oggi avevo spostato i miei allenamenti. Andro’ in palestra alle venti. Mi dispiace” Il sergente guardo’ la donna che amava allargando le braccia
“ Questo e’ il problema che si ha quando si e’ innamorati di una donna fissata con la palestra” Kate mise un broncio infantile
“ Non sono fissata. Mi piace allenarmi e tenermi in forma. Non si vede?”
“ Oh certo che si vede. E’ la cosa che piu’ salta agli occhi di te. Ovviamente compreso il tuo meraviglioso viso, il tuo seno le tue……..”
“ Alt, basta cosi’ sergente e tieniti questi elogi per quando saremo da soli a casa. Voglio che tu me li faccia di nuovo” Stolkes sorrise e poi si fece serio
“ D’accordo. Piuttosto, pronta per il gran giorno?” La detective alzo’ le spalle
“ Mah! Ci credo poco. Temo che il mio flop su quegli omicidi mi precludera’ il passaggio a capitano”
“ Voci di corridoio dicono invece che ce la farai. Sono sicuro che stai per diventare capitano, Kate” Il tenente alzo’ le spalle
“ Dopo quello che e’ accaduto forse non lo merito”
“ Non dire cosi’. Li abbiamo fatto tutti degli errori. Io addirittura le ho prese di brutto permettendo a quella donna di uccidere Vaughan”
“ Gia’. Sempre convinto che si tratti di una donna?”
“ Piu’ che mai, Kate. Anche se era vestito da uomo. Ma certe sensazioni ce le ho ancora dentro di me” La Bilson si alzo’ di scatto dalla sedia
“ Ehi sergente, sto diventando gelosa. La descrivi come una donna perfetta” fece Kate tra l’ironia ed un pizzico di serieta’
“ No, ti amo troppo. Ma quella era una donna. Ci scommetto la mia pensione”
“ E le hai prese di brutto da una donna”
“ Non ricordarmelo, ti prego. Vorrei dimenticare quel momento. Quella donna mi ha fatto sentire una nullita’ al suo cospetto”
“ Addirittura. Non e’ da te, Jim”
“ Beh, anche te non ci scherzi”
“ Non vorrai paragonarmi a quell’assassina, spero”
“ Certo che no ma sono sicuro che se combattessi contro di te le prenderei sonoramente. Ti ho visto in azione e so che sei diversi livelli superiore a chiunque di noi. Ed anche i tuoi comportamenti sono…… Come definirli? Piuttosto dominanti nei miei confronti. Pero’ li adoro” Kate sorrise
“ L’importante e’ questo. Ad ogni modo, tornando a quel discorso, quella tipa ha fatto fare una figura barbina a tutti noi della polizia e addirittura all’F.B.I., non soltanto a te”
“ E gia’! Ci ha manovrati a suo piacimento. Ed ogni omicidio senza mai lasciare una singola traccia a parte le impronte delle sue scarpe”
“ Impronte che secondo me ha volutamente lasciato”
“ Bah! Ormai ha poca importanza. Abbiamo proseguito le indagini per diversi mesi e non abbiamo fatto nessun passo avanti ed ora si sono miseramente arenate. Chiunque sia stata, ha avuto quello che voleva e credo che non ne sentiremo piu’ parlare. La cosa buffa e’ che sono venute a galla le violenze che quegli uomini facevano e i media ne hanno fatto una specie di eroina, una vendicatrice solitaria, la portabandiera di tutti i torti subiti dalle donne” La detective si rimise seduta
“ In fondo, un po’ e’ cosi’. Stavo leggendo che dopo questi omicidi le violenze ai danni delle donne sono drasticamente diminuite”
“ Non si puo’ dire che qualcosa di buono non abbia fatto” aggiunse Stolkes
“ C’erano altri modi. E chissa’ se la scomparsa del figlio di Vaughan puo’ definirsi collegata a questo caso. Non se ne e’ saputo piu’ niente, non e’ vero?”
“ Non che mi risulti. Scomparso nel nulla”
“ Secondo me” intervenne Kate “quello e’ scappato per la vergogna. Dopo aver saputo di cosa si era macchiato il padre non ha avuto il coraggio di affrontare la vita e adesso se ne stara’ sotto falso nome da qualche parte”
“ Pare la soluzione piu’ logica. Col risultato che quella povera donna della moglie di Vaughan si ritrova contemporaneamente vedova e con il figlio che non da piu’ notizie di se. L’assassina ha ucciso Franklin Vaughan ma nello stesso tempo ha fatto soffrire la moglie. Una doppia vendetta” Kate sorrise. Il suo uomo non sapeva che la vendetta era stata veramente doppia ma non in quel senso e le sofferenze della vedova Vaughan le poteva considerare semplicemente come danno collaterale. Si fece poi seria corrucciando il suo bel volto
“ Quello che mi da piu’ fastidio di tutta questa faccenda e’ che ho perso la stima delle mie vecchie amiche. Ormai e’ assodato che loro non potevano essere le colpevoli mentre io le ho trattate come assassine” Jim Stolkes si avvicino’ a Kate
“ Erano le logiche sospettate. Non fartene un cruccio. E comunque, cerca di riallacciare il rapporto con loro. Se ci tieni tanto, rintracciale, chiedi loro scusa e vedrai che se c’era vera amicizia ti perdoneranno”
“ Tu dici?” domando’ la detective
“ Almeno provaci. Ormai il caso, pur se ancora non puo’ considerarsi completamente chiuso, si e’ arenato. Non ci sono testimoni, a parte Pratt, la Gaudino e noi e l’unica cosa che possiamo dire e’ che forse si trattava di una donna piuttosto alta. E nemmeno abbiamo la certezza di questo. Un po’ poco. Io credo che tu abbia tutto il diritto di interagire con loro anche se sono state sospettate” Kate Bilson si adagio’ sulla sedia quasi rilassandosi
“ Grazie Jim. Hai sempre le parole giuste nei miei confronti”
“ Felice di darti supporto morale. Beh, ora vado. Ho un paio di cose da fare e poi me ne vado a casa visto che la mia fidanzata non vuole trascorrere la sera con me” concluse l’uomo voltandosi per uscire. La voce imperiosa della detective lo fece pero’ voltare
“ Sergente Stolkes, torna indietro. Ancora non ho concluso con te” gli disse
“ Ai tuoi ordini, tenente Bilson” fece stando al gioco “In cosa posso esserti utile?”
“ Baciami idiota”
“ Qui al distretto?”
“ Si, qui. E’ un ordine” Jim non se lo fece ripetere e bacio’ dolcemente ma appassionatamente la donna che amava. Al diavolo se qualcuno li vedeva attraverso la porta a vetri
“ Mi telefoni dopo che hai terminato di allenarti?”
“ Si. Ora puoi andare. Ah Jim”
“ Si Kate?”
“ Ti amo, sergente” Stolkes rimase quasi pietrificato
“ L’hai detto finalmente” esclamo’ infine
“ E tu cosa rispondi?”
“ Che ti amo pazzamente anch’io. A stasera, amore mio” Stavolta il tenente non interruppe l’uscita del sergente rimanendo da sola nel suo ufficio. Rimase un paio di minuti godendosi quell’appagante momento poi prese un borsone da palestra situato sotto la scrivania, usci’ dal suo ufficio salutando i colleghi che incontrava ed usci’ dal distretto. Aveva un appuntamento improrogabile.

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Re:LE BASTARDE
« Risposta #38 il: 14 Aprile 2020, 20:10:50 »
Ultimo episodio

Kate Bilson parcheggio’ la sua macchina. Il luogo era decisamente fuori mano e si trattava di un vecchio capannone alla periferia della citta’. Sorrise nel rivederlo dopo tutto quel tempo. Quante sere aveva trascorso in quel posto! Almeno quattro a settimana per tanti anni. Scese dalla vettura e si diresse verso l’edificio ed appena vi fece ingresso quattro figure femminili si avventarono su di lei. Ma non c’era violenza in quel comportamento bensi’ tanto affetto. Dopo alcuni secondi di abbracci, Kate riusci’ a divincolarsi. Osservo’ le sue quattro amiche e quasi aveva le lacrime agli occhi
“ Che bello rivedervi, ragazze”
“ E che bello rivedere te senza fingere di odiarti” rispose Abigail Czatkis, appoggiata da Carollyn Gruenbaum, Shauna Flack e Audrey Pollack
“ Ormai possiamo stare tranquille, Katherine?” chiese Carolyn
“ Direi di si ma non dimenticatevi che i casi di omicidio non si chiudono mai e comunque mai in breve tempo e ancora si faranno delle indagini”
“ Dopo che tu hai ucciso Vaughan ci hanno fatto il culo” intervenne Shauna
“ Ehi rossa, sei sempre la solita. Ce la fai ad usare un linguaggio piu’ consono ad una donna?” la rimprovero’ Audrey scherzando
“ Uff. No, sono fatta cosi’. Dicevo che hanno ricontrollato i nostri alibi, ci hanno fatto mille domande. Ci hanno chiesto se noi cinque ci eravamo riviste e se avevamo mai incontrato quei maledetti che abbiamo ucciso”
“ Era normale ma non hanno niente a cui aggrapparsi. Il nostro piano era proprio quello. Ognuna di noi ne doveva uccidere uno ed avere un alibi per gli altri omicidi. Nessuna giuria condannerebbe una di noi. Per tutti, gli omicidi sono stati commessi dalla stessa donna. Per di piu’ siamo state bravissime a non lasciare tracce a parte quelle che noi volevamo lasciare. Siamo state anche fortunate che proprio io sono stata incaricata delle indagini. Speravo che questo accadesse visto che sono una detective della omicidi ed il mio distretto era quello piu’ vicino al luogo del primo omicidio. Ma comunque non sarebbe stato un dramma e saremmo dovute passare al piano alternativo ma certo questo ci ha facilitate, soprattutto nei confronti del dottore che altrimenti la nostra amica Shauna avrebbe dovuto uccidere in modo diverso”
“ Nemmeno quel gran bel pezzo di poliziotto che adesso passa nel tuo letto ha avuto dubbi?” chiese a sua volta Abigail. Kate sorrise
“ Se ti avvicina ad un metro dal mio Jim io ti rovino quel meraviglioso visetto che ti ritrovi, Abigail. Quella e’ proprieta’ privata. Mi appartiene”
“Stavo scherzando, tranquillizzati. Lo sai che non ruberei il fidanzato di una delle mie amiche bastarde. Con le altre non mi faccio scrupoli ma con voi no. Pero’ dai, ho solo fatto un apprezzamento”
“ Meglio prevenire” prosegui’ sorridendo il tenente Bilson “ Comunque no, non ha mai sospettato. Forse all’inizio, nei primi due omicidi ma era calcolato. Durante il terzo sarebbe dovuto essere proprio lui a fornirmi l’alibi e quindi ho unito l’utile al dilettevole. Sapevo che era innamorato di me, a me piaceva e quindi…..”
“ E quindi te lo sei fatto” intervenne Audrey
“ Uh come sei volgare. La vicinanza di Shauna ti sta rovinando. Diciamo che ne ho approfittato per iniziare la nostra storia d’amore. Piuttosto, voglio sapere come sono andate le cose col nostro amico Tommy”
“ Non lo hai visto il video?” fece a sua volta Carolyn
“ Certo che l’ho visto e soprattutto lo ha sentito il nostro comune amico Franklin perche’ lui non ce l’ha fatta a guardare lo spettacolo”
“ Tutto come previsto” disse Abigail “Mi e’ bastato incontrarlo, sbattere le ciglia e Tommy era gia’ cotto ed innamorato di me. Quando gli ho telefonato col telefonino usa e getta per dargli un appuntamento, l’ho fatto entrare nella mia macchina, gli ho dato un bel colpo di karate al collo ed il giovanotto e’ immediatamente svenuto. Quando si e’ risvegliato, dopo aver gettato il suo telefonino, si e’ ritrovato con Carolyn, con Shauna e con Audrey, oltre che con me nel casolare abbandonato che avevamo individuato. Lo abbiamo pestato per bene e poi gli abbiamo dato contemporaneamente il colpo di grazia mentre lo riprendevamo col telefonino che poi abbiamo gettato e quindi lo abbiamo seppellito all’esterno del casolare”
“ Mi sarebbe piaciuto esserci ma in quel momento ero impegnata col padre. Ottimo lavoro ragazze. E pensare che quando sono venuta a cercarvi per parlarvi della mia idea di vendetta, avevo dei dubbi ed invece avete accettato tutte immediatamente”
“ La maggior parte del merito e’ tua, Katherine” la interruppe Carolyn “Sei tu che ci hai allenate duramente proprio qui dove ci troviamo adesso, facendoci diventare delle vere e proprie super women. Non credevo di poter essere in grado di fare certe cose ed invece tutto mi veniva spontaneo”
“ Si, siete state veramente delle allieve eccezionali ed avete svolto il vostro lavoro alla perfezione. Avete recitato in modo perfetto davanti alla polizia e soprattutto avete compiuto la vendetta nei confronti di quei maledetti in modo esemplare. Tutte. A proposito Audrey, come mai hai spostato il luogo del ritrovamento? Mi e’ preso un colpo quando ho visto che il luogo non era quello che avevamo programmato” La giovane donna sbuffo’
“ Accidenti a quel piccoletto. Mi stava scappando e mi sono dovuta mettere a rincorrerlo. L’ho acciuffato buttandomi su di lui ma nella caduta mi sono strappata un pezzo della tuta di lattice. Mi sono leggermente ferita ed ho dovuto improvvisare cambiando il luogo del ritrovamento. Avrebbero potuto trovare anche tracce del mio sangue”
“ Ben fatto, Audrey. Avevi un compito difficile e l’hai brillantemente portato a termine”
“ E perche’ il mio e’ stato semplice?” s’intromise Shauna
“ Assolutamente no. D’altronde sei stata tu a volere il dottore. E’ stato in effetti molto complicato in quanto la sincronizzazione tra me e te doveva essere perfetta. Io avevo il compito di distrarre gli uomini di guardia alle 22.30 precise e tu avevi una manciata di secondi per approfittarne dal momento in cui ti mandavo l’avvertimento tramite il telefonino che poi ho provveduto a gettare”
“ E gia’. Appena ho visto l’agente nero che si allontanava dal portone ho atteso il tuo avvertimento telefonico e poi sono scattata. Tutto e’ andato alla perfezione. Piuttosto, come hai fatto a distrarli tutti e tre?” Kate sorrise
“ Beh, non c’e’ solo Abigail che batte le ciglia e fa fare agli uomini cio’ che vuole. Tutte noi donne siamo capaci. I due poliziotti di guardia li ho fatti voltare per offrire loro il panino col caffe’ mentre a Jim ho chiesto il favore di raccogliermi il panino che avevo fatto cadere. Bloccavo il panino con la mia gamba per complicargli il ritrovamento. E’ stato allora che ho fatto partire lo squillo”
“ Che genio del crimine” disse la rossa Shauna con notevole ammirazione. Quanto al dottore, si, l’ho voluto io. Dovevo essere io ad ucciderlo”
“ Ti ricordava il tuo amore per il bel dottorino” chioso’ Abigail
“ Amore tramutatosi in odio” preciso’ Shauna che poi prosegui’ “E comunque c’era anche la donna che lui si scopava. Dovevo seguirla, anticiparla e colpirla senza ucciderla. Se qualcuno fosse passato nel momento in cui la donna stazionava sul pianerottolo, avrei dovuto cambiare sistema”
“ Ma per fortuna non e’ passato nessuno e tu sei stata perfetta. Veramente brava, Shauna” la complimento’ Kate
“ Ed io? A me non dici niente?” fece a sua volta Carolyn fingendo di mettere il broncio
“ Oh tesoro, sei stata meravigliosa anche tu” rispose la poliziotta
“ Si, nel filmetto hard col suo ex ragazzo” intervenne con ironia Abigail ricordando il filmato che la polizia aveva trovato sul telefonino della sua amica
“ E che c’e’ di male? Mi piace riprendermi mentre faccio sesso. E’ molto eccitante. Dovreste provare anche voi”
“ Hai capito Biancaneve? E’ diventata Grimilde” prosegui’ con la stessa ironia la solita Abigail “Dai Katherine, di alla nostra Carolyn quanto e’ stata brava cosi’ e’ contenta
“ E’ stata brava anche lei. Anche il suo non era un compito facile. Doveva agire con perfezione assoluta soprattutto sull’altra guardia del corpo, facendolo svenire senza ucciderlo. Senza considerare che Peter Schmidt era un uomo alto, robusto ed avvezzo alla lotta. Lavoro svolto perfettamente. Bravissima anche tu, Carolyn”
“ Grazie Katherine. E poi avevo quelle maledette lenti a contatto azzurre che mi davano fastidio. Mi hanno fatto penare di piu’ quelle cose agli occhi che Schmidt. Con le tue lezioni, anche con uno robusto come lui e’ stato facile” Abigail le sorrise e poi cerco’ lo sguardo di Kate
“ Manco solo io, Kate. Il mio compito era quello piu’ facile. Ero la prima ed il luogo dove uccidere Poster era piuttosto isolato”
“ Poster doveva essere tuo, Abigail. Sappiamo tutte quanto ci tenessi ad ucciderlo personalmente. Si, forse il tuo compito era apparentemente piu’ semplice ma tu hai rischiato andando allo scoperto quando si e’ trattato di circuire Tommy. La polizia vi teneva tutte sotto controllo ed era molto pericoloso per te agire con il figlio di Vaughan” Abigail sorrise compiaciuta
“ Beh, non per vantarmi ma dubito che ci sia un maschio capace di resistermi. E’ stato un gioco da ragazzi circuirlo. Il difficile semmai stava nel cercare di conoscerlo in un posto dove non ci fossero testimoni che avrebbero potuto dire che prima della scomparsa lui era stato avvicinato da una donna, soprattutto considerando che non sono proprio il tipo che passa inosservata. Pero’ con l’aiuto di un trucco diverso e una parrucca, a quanto pare, ci sono riuscita visto che considerano Tommy Vaughan semplicemente scomparso e non sotto un metro di terra. Per la seconda parte e’ stato piu’ semplice. Dovevo soltanto passare a prenderlo e poi metterlo a nanna. Si, credo che siamo state tutte brave ma il compito piu’ difficile rimaneva il tuo, Katherine. Per uccidere Vaughan dovevi combattere contro un esercito di agenti e nessuna di noi avrebbe potuto farlo. Solamente tu eri in grado di fare cio’ che hai fatto”
“ Senza contare tutto il resto” intervenne Audrey “ Il piano che e’ riuscito alla perfezione e’ stato ideato da te”
“ Dovevamo sapere esattamente cosa facessero, quali fossero le loro abitudini, i loro orari. Abbiamo cosi’ scoperto l’amante del dottore e gli orari di lavoro di Schmidt e di Mc Coy, dove andava Tommy dopo il lavoro. Tutto doveva essere perfetto”
“ Al millesimo di secondo. Con Shauna dovevi avere un sincronismo perfetto. E poi dovevi fare le indagini e contemporaneamente darci modo di agire indisturbate” Kate scoppio’ a ridere
“ E si, dovevo far pedinare Abigail che era quella che aveva gia’ compiuto il primo omicidio e poi togliere il pedinamento per darle modo di agire con Tommy, convincere gli altri miei colleghi che Shauna poteva essere lasciata indisturbata in quanto aveva gli alibi per gli altri due omicidi, e impedire a Jim di perlustrare anche la casa dell’amante di Jefferson”
“ Non solo. Dovevi anche investire la mia collega per farmi prendere il suo posto. Senza fargli troppo male” intervenne a sua volta Shauna
“ A proposito, come sta quella donna? Mi e’ dispiaciuto molto doverla investire per darti l’alibi”
“ Sta bene, tranquilla. Ha gia’ ripreso il lavoro da diverso tempo” Abigail diede un buffetto alla sua amica dai capelli rossi
“ Tutta colpa tua, Shauna. Ma non ti potevi semplicemente scopare un uomo e farti l’alibi come ho fatto io?”
“ Era quello che dovevo fare ma col tipo che avevo abbordato un mese prima avevo chiuso e non mi andava di mettermi a fare la puttana per trovarmi un alibi per una sera. Mi piacciono i maschi ma non me la sentivo. L’idea di investire la mia collega e’ stata di Kate. Se ci fossero stati problemi mi sarei sacrificata per il bene comune”
“ E certo, me lo immagino che sacrificio sarebbe stato per te portarti a letto un bel ragazzo” fece Carolyn
“ Ehi bimbetta, non ti permettere sai. Ma tu guarda questa. Si e’ svegliata tutta insieme” concluse Shauna che poi abbraccio’ la sua amica. Kate sorrise nel vedere quella scena e prese di nuovo la parola
“ Siamo state tutte molto brave. Le bastarde in gruppo sono imbattibili e noi rimarremo unite per sempre, stavolta” Le altre quattro donne rimasero con gli occhi spalancati
“ Vuoi dire che possiamo finalmente frequentarci alla luce del sole?” chiese un’esterrefatta Audrey
“ Si ragazze. Ho parlato col mio fidanzato ed e’ stato lui stesso a dirmi che vi devo chiedere scusa per il mio comportamento per riallacciare il nostro rapporto. Fra qualche giorno, io vi telefonero’ e vi daro’ appuntamento a casa mia sotto gli occhi di Jim. Sapete come dovrete comportarvi?”
“ Ma certo. Siamo diventate professioniste della bugia” rispose Abigail “Dovremo fingere di detestarti per come ti sei comportata e poi, dopo le tue scuse, far vedere che siamo disposte a perdonarti”
“ Perfetto. E’ chiaro anche a voi, ragazze?” Le altre donne annuirono. Per alcuni istanti, ci fu un silenzio quasi irreale. Sembrava si fossero dette tutto quello che c’era da dire ma poi Abigail si avvicino’ alla detective
“ Come e’ stato dover picchiare il tuo uomo?” Kate fece un mezzo sorriso
“ Complicato. Dovevo stare attenta a non fargli troppo male ma dovevo comunque toglierlo di mezzo. Avrei preferito che non ci fosse stato”
“ Io parlavo della sensazione che hai avuto” La poliziotta allargo’ il sorriso
“ Io sono abituata a comandare, Abigail. Ho diversi uomini sotto di me e se divento capitano avro’ il comando dell’intero distretto. E anche col mio fidanzato mi comporto di conseguenza. Lui sa che sono piu’ forte di lui e sa che comando io anche nella vita privata ma cerco di non farglielo pesare troppo. Voglio avere con lui un rapporto quasi normale ma amo essere io la parte dominante. Perche’ mi hai fatto una domanda del genere?”
“ Beh, forse tu sei abituata a comandare ma uccidere un uomo dopo averlo fatto strisciare ai miei piedi, averlo picchiato senza pieta’ e vedere come se la facesse sotto dalla paura, mi ha regalato delle sensazioni inspiegabili. Non e’ stato cosi’ anche per voi ragazze?” Carolyn, Audrey e Shauna annuirono nuovamente
“ E’ stata una sensazione che ho avuto anch’io” ammise Carolyn
“ A me addirittura e’ capitato Mc Coy che ci godeva nel baciarmi i piedi” intervenne Audrey
“ E non ti piaceva?” chiese Shauna “ No, perche’ anch’io ho avuto la stessa sensazione di onnipotenza mentre il bel dottorino era sotto i miei piedi”
“ Ed infatti mi piaceva ma poi ho scoperto che si stava eccitando e non mi andava piu’ bene. Non lui, almeno. Con un altro, perche’ no? Ho gia’ cambiato alcune regole col mio uomo. L’idea di detenere il potere non mi dispiace affatto”
“ Beh, vedo che ancora una volta le bastarde vanno d’amore e d’accordo” disse Kate sorridendo “ Abbiamo tutte le medesime sensazioni. Tra di noi c’e’ un’alchimia che va al di la’ della semplice amicizia. Ma attenzione ragazze. Non mettetevi a picchiare qualcuno. Ricordatevi che avete detto di non aver mai frequentato una palestra di arti marziali. Solamente io non potevo negare visto che i miei colleghi poliziotti mi hanno vista in azione decine di volte, cosa che comunque serviva anche per far dirottare i sospetti su di me per poi trovare l’alibi che mi scagionasse. Pertanto, se volete divertirvi coi vostri uomini, fatelo con criterio e senza esagerare ma non mettete in mostra la vostra bravura”
“ Peccato” intervenne Audrey. Non mi dispiacerebbe affatto mostrarmi piu’ forte rispetto ad un uomo”
“ Gia’ ” intervenne Abigail “E’ un vero peccato. Sapere di essere superiore a qualsiasi maschio e non poterlo dimostrare”
“ Andiamo ragazze. Non avete bisogno di picchiare un uomo per sapere di essere superiori a loro. Capisco le vostre sensazioni ma io ad esempio non ho bisogno di lottare contro il mio uomo per sapere di essergli superiore. Lo so io e lo sa lui e ad entrambi piace questa situazione. Avete altri mezzi per far fare agli uomini cio’ che volete” fece Kate aspettando che le sue amiche annuissero. Era di vitale importanza. Nessuno doveva scoprire che loro quattro avevano le capacita’ per uccidere un uomo a mani nude
“ Ok, va bene, ci staremo attente. Ma non ci alleniamo piu’? Io voglio continuare a frequentare questo posto che e’ stata la nostra palestra in tutti questi anni, dove abbiamo messo a punto il piano dettagliato per uccidere quei maledetti” fece una sconsolata Carolyn
“ Non potremo piu’ vederci quasi tutti i giorni come facevamo prima. Ma, appena avremo ristabilito un rapporto anche agli occhi degli altri, ci potremo rivedere almeno un paio di volte a settimana per allenarci duramente e non perdere la nostra forma perfetta ed in piu’ ognuna di noi potra’ continuare ad allenarsi in privato. E quando ci rivedremo qui possiamo dire ai nostri uomini che andiamo semplicemente per fatti nostri a mangiare qualcosa. Il mio Jim non dira’ niente ma non credo che i vostri obietteranno. Siamo belle e decise e sappiamo come rigirare i maschi. E chissa’ che anche i nostri compagni non possano diventare amici tra loro”
“ Datemi il tempo di trovarne uno” disse sorridendo Shauna “In questo momento sono senza”
“ Conoscendoti, rossa, il tempo di andare al bar e ti ritroverai fidanzata” disse sorridendo la solita Abigail
“ Tutta invidia, la tua” rispose piccata Shauna
“ La piantate, ragazze. Sembra che voi due non possiate stare cinque minuti senza beccarvi di continuo come due galli nel pollaio. Dai, dobbiamo festeggiare la riuscita del piano. Avete portato lo champagne?” S’intromise Kate. Era sempre stata il loro capo, le aveva sempre sapute controllare ed anche una come Abigail le riconosceva quel titolo. Per tutte loro, Kate era quella che meritava di decidere e lei sapeva come prenderle. Erano tutte donne dotate di spiccata personalita’, alcune che non si facevano problemi ad esporla come appunto Abigail e Shauna, ed altre invece solo apparentemente piu’ introverse come Carolyn e Audrey. Erano cinque ragazze che avevano fatto dell’amicizia una cosa piu’ unica che rara. Audrey prese lo champagne e riempi’ il bicchiere delle altre sue amiche, tra urla di gioia, e gridolini
“ Alle bastarde” disse Kate innalzando il suo bicchiere pieno
“ Alle bastarde” replicarono le altre quattro splendide donne che si abbracciarono con un pizzico di commozione. Bevvero lo champagne brindando alla loro vittoria e poi la detective riprese la parola
“ Bene ragazze. Fra pochi giorni vi contattero’ e voi accetterete il mio invito a rifare la pace”
“ Solo se ti inginocchi ai miei piedi” la interruppe ridendo Abigail
“ Si, col cavolo. Facci mettere il tuo uomo. Sara’ pure troppo che dovro’ chiedervi scusa davanti al mio uomo. Non vorrei che se ne approfittasse pensando che mi sto ammorbidendo e decidesse di non obbedirmi piu’ ”
“ L’ho visto in faccia. E’ pazzamente innamorato di te” le disse Carolyn
“ Si, credo che tu abbia ragione. Ma non mi va ugualmente di sembrare troppo morbida. Lui si e’ innamorato di me anche per il mio carattere duro e autoritario e non ho nessuna intenzione di ammorbidirmi”
“ Fatti un guinzaglio, cosi’ lo tieni ancora piu’ legato a te” intervenne Abigail scoppiando a ridere. Kate alzo’ le spalle
“ Ve l’ho detto ragazze. Non ho bisogno di lottare con lui o di mettergli il guinzaglio. Ho tante altre frecce nel mio arco per fargli fare cio’ che voglio, proprio come tutte voi”
“ Soprattutto una bella freccia in mezzo alle gambe” disse a sua volta Shauna, facendo scoppiare tutte le altre ragazze in una sonora risata
“ Oh beh, e’ la stessa freccia che avete anche voi. Bene ragazze, e’ meglio che andiamo. Tornate alla vostra vita normale ed aspettate la mia chiamata” concluse Kate Bilson. Abbraccio’ con gioia ognuna di loro che si abbracciarono a loro volta e dopo appena un paio di minuti, la sala rimase vuota. Si mise seduta sospirando profondamente. Non credeva che ci sarebbe riuscita. Un piano apparentemente semplice. Ognuna di loro ne avrebbe ucciso uno fornendo l’alibi perfetto a tutte le altre. E tutte loro avrebbero partecipato alla vendetta prendendosi una fetta di merito. Era stata lei ad allenarle duramente, insegnando loro tutti i segreti dei combattimenti corpo a corpo, facendo diventare il loro corpo una perfetta macchina da guerra. Aveva preteso che fossero uccisi a mani nude. Voleva che ognuna delle sue compagne sfogasse il proprio odio in modo totale ed un’arma da fuoco sarebbe risultata troppo asettica anche se avrebbe semplificato la cosa. Non sarebbe dovuta essere una morte indolore ed avevano deciso di ucciderli facendoli tremare di paura, facendo sentire loro il massimo del dolore possibile, senza nessuna pieta’. Si erano vestite da dominatrici per questo, aumentando forse le difficolta’ ma la scena per gli omicidi prevedeva anche un abbigliamento che li mettesse in soggezione. Senza contare che le tute di lattice, i guanti ed il cappuccio, coprendole interamente le avrebbero salvaguardate impedendo loro di fornire involontariamente tracce del loro dna e che i tacchi a spillo sarebbero dovute essere un’arma in grado di seviziarli atrocemente. Kate sorrise pensando che le sue amiche erano rimaste colpite da questa situazione che aveva tirato fuori il loro lato dominante gia’ piuttosto sviluppato e difficilmente avrebbero intrapreso una relazione senza far rigare dritti i loro uomini. Come del resto faceva lei con Jim. Dovevano pero’ fare ancora attenzione e forse il fatto di volersi rivedere a tutti i costi poteva essere un rischio ma era un rischio che valeva la pena di correre perche’ lei alle sue amiche non avrebbe rinunciato mai piu’. In fondo, un sospetto in piu’ o in meno non avrebbe cambiato niente. Sapeva che qualcuno aveva ancora il dubbio che potesse essere stata lei malgrado gli alibi del penultimo e terzultimo omicidio e forse le avrebbe precluso il passaggio a capitano. O forse lo sarebbe diventata ugualmente. In fondo, un flop sul lavoro, in un lavoro come quello di tenente della omicidi, era possibile ed era addirittura diventata piu’ umana agli occhi di alcuni suoi colleghi che l’avevano sempre vista come un’infallibile poliziotta dotata di doti quasi incredibili. Non sapevano che quelle doti lei le aveva usate invece dall’altra parte della barricata, inventandosi un piano perfetto per uccidere sei uomini che meritavano di morire. Si, tutto era andato perfettamente. Il suo piano era stato calcolato fin nei minimi dettagli, compresa la macchina che avevano preso a noleggio in un altro stato e che era servita a tutte loro per giungere nei punti dove poi avevano commesso l’omicidio oppure per andar via da quel luogo. E se la vettura serviva solamente per tornarsene a casa, come nel caso dell’omicidio compiuto da Audrey, un’altra avrebbe dovuto far trovare la macchina al posto giusto. Piu’ complicato era stato trovare sempre un tragitto ed evitare le innumerevoli telecamere ma anche quel compito era stato portato a termine brillantemente. Si alzo’ sorridendo, prese il suo telefonino e digito’ un numero
“ Jim?”
“ Amore. Dimmi”
“ Sto arrivando. Mi prepari qualcosa per cena?”
“ Si amore. Ti preparero’ una cenetta fantastica”
“ No dai, non esagerare. Solo qualcosa da mettere in bocca”
“ Ok, come vuoi tu”
“ Grazie Jim, grazie amore, sto arrivando” concluse la telefonata, chiuse il capannone e monto’ in macchina per dirigersi verso casa. Il capannone era l’unica cosa che poteva far risalire a loro ma aveva deciso ugualmente di non privarsene. Era stato comprato in contanti e con documenti falsi, in modo che non risultasse intestato a nessuna di loro. Sarebbe continuato ad essere il loro covo, il luogo dove allenarsi e dove poter spettegolare, prendersi in giro ed abbracciarsi amichevolmente. Cinque ragazze bellissime unite da un triste passato ma forse unite anche in un futuro roseo senza piu’ quei maledetti fantasmi. Sorrise e respiro’ profondamente. Quei fantasmi che avevano accompagnato ogni sua notte fin da quando era bambina erano scomparsi. Si, avevano fatto la cosa giusta. L’unica cosa da fare.